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L'amante inglese - Recensione

Inviato il 04/03/2010 da Elena Pedoto
L'amor fou, sentimento folle che scava nel solco dell'instabilità umana portando spesso alla luce malesseri psicologici più profondi, è una costante nella produzione francese, letteraria o cinematografica, da sempre fucina di opere affini al tema dell'amore irrazionale. Dalla Madame Bovary di Flaubert, passando per La signora della porta accanto di François Truffaut (film che la regista Corsini sfrutta anche per costruire la trama musicale del suo lavoro), per arrivare alla produzione coeva, nella quale s'inserisce anche quest'ultimo L'amante inglese (più felice la scelta del titolo originale Partir) della semisconosciuta Catherine Corsini, sono moltissime le opere che sondano il terreno impervio della fragilità sentimentale. E in effetti il cinema francese sembra rappresentare, meglio e più intensamente di altri, quello sgretolarsi della ragione in virtù dell'emozione che quasi sempre sfocia nella parabola drammatica per eccellenza, la via del cuore alla follia. La regista d'oltralpe affronta dunque una tematica per nulla nuova al grande schermo, con sguardo femminista sotteso di inquietudine, inseguendo nella carica passionale dei suoi protagonisti una rilettura del dramma, ma inserendo altresì assunti classici, che si collocano nell'alveo della cultura ottocentesca e che abbracciano in parte anche l'epoca moderna. I costumi bigotti di una borghesia insipida e saccente, il ruolo di subordinazione della donna, economico e non solo, il romanticismo venato di malinconia tipico di certe storie maledette, e la forza travolgente di grandi icone femminili sulla falsa riga di Anna Karenina o della stessa Bovary. Il tutto viaggia sui binari logori di un stato d'animo che rifugge dalla razionalità per rincorrere invece il flusso tempestoso del rapporto senza mezze misure, che si consuma in un frenetico sgommare di macchine e cuori impazziti, dove l'unica vera massima è nec tecum nec sine te.
Gabbie dorate
L'amante inglese - recensione - Cinema Suzanne (Kristin Scott Tomas) è una donna che ha lasciato fin da giovane l'Inghilterra per trasferirsi in Francia, dove ha conosciuto e sposato un medico, borghese e conservatore. La sua vita, una dimora con ogni comfort e vestiti rigorosamente griffati, si tinge di toni sempre più sbiaditi man mano che il tempo passa, i due figli (ormai adolescenti) crescono, e lei si sente sempre più imprigionata in una gabbia dorata dove ogni decisione è già stata presa al posto suo e la sua libertà è relegata nella claustrofobia di quelle mura, tappezzate di quadri d'autore. Per assecondare il desiderio di Suzanne di riprendere l'attività di fisioterapista, non senza farle pesare la cosa, il marito Samuel (Yvan Attal) farà rimettere a nuovo un locale della casa che dovrebbe trasformarsi nello studio della moglie. Ma galeotto sarà quel lavoro di ristrutturazione che metterà Suzanne di fronte a Ivan (Sergi Lopez), due anime sole (inglese lei, spagnolo lui) in una terra straniera. Disperatamente in fuga dalla sua vita repressa, Suzanne vedrà nel rude manovale con passato e presente molto turbolenti, la sua unica via di fuga da un'esistenza soffocante.
Una tragedia annunciata
L'amante inglese - recensione - Cinema Un percorso annunciatosi infido, ma che Suzanne affronterà con caparbietà e naturalezza, incurante dei risvolti funesti che le sue scelte comporteranno, sostenuta dalla sua determinazione, in partenza lucida poi sempre più offuscata, e da una passione fisica che di fatto supera il rapporto in sé, denunciando malesseri di vita molto più radicati, ai quali lei non vuole più soggiacere. Il timido approccio iniziale (forse una tra le scene migliori, in cui nel buio della strada assistiamo al primo avvicinamento, imbarazzato e indefinito di corpi che si sfiorano soltanto) non è che il prologo di quello che sarà il prosieguo follemente fisico del loro rapporto. Rapporto che, ovviamente, sarà osteggiato con ogni mezzo - soprattutto economico - dal potente marito, incapace di accettare il rifiuto della ‘sua donna'. Da quel punto in poi l'evolversi è piuttosto scontato: il marito rappresenta il potere mentre loro sono due cuori senza nemmeno una capanna, costretti a fare i lavori più umili e poi infine a mercificare la loro dignità di esseri umani, riducendosi perfino a 'rubare' e svendere quadri e gioielli di Suzanne pur di sopravvivere. E se la tragedia annunciata aleggia nell'aria sin dalla prima scena, attraverso il riverbero di quello sparo che diventa indizio propedeutico a un finale atteso ma in qualche modo sorprendente, ciò che nutre il film è il senso di leggerezza e ostinata determinazione con cui Suzanne si riappropria della sua vita, trascinando Ivan in quell'amore folle che per lei significa salvezza.
L'amor fou très français
L'amante inglese - recensione - Cinema Merito della regista Corsini, che confeziona un'opera molto appetibile ai palati festivalieri, è sicuramente quello di narrare la storia con una regia asciutta, coadiuvata da una fotografia molto cruda e vivida, avvolta dalla luce della città di Nîmes, senza perdersi nei meandri del cliché drammatico, quindi senza enfatizzare, ma puntando invece su una messa in scena scarna e sul decadente realismo del rapporto, che si palesa anche attraverso la bellezza sfiorita (e quindi umana) di Suzanne. E infatti una delle punte di diamante del film è proprio l'interpretazione di Kristin Scott Thomas che, dismessi i panni dell'algida inglese che ha molte volte indossato (dagli esordi con la fragile Fiona di Quattro matrimoni e un funerale fino all'altezzosa Veronica Whittaker di Un matrimonio all'inglese) sfodera in questa prova il meglio della sua glaciale sensualità, mischiando bellezza eterea e fragile malinconia in un personaggio che è la vera forza motrice del film, risultando perfino più intensa del caliente Sergi Lopez, cha appare a tratti un po' fuori parte. Piuttosto bravo anche Yvan Attal, nei panni del marito pedante, visto di recente in Les Regrets - altro film tres francais sull'amor fou - duettare con la Tedeschi Bruni in un 'uroboro' di passioni irrazionali, e che appare qui più incisivo che nel film di Cédric Kahn. Il ritmo narrativo è buono, sempre sostenuto da quel senso di disagio esistenziale, e rende l'opera generalmente scorrevole. Ciò che manca, però, è la consistenza strutturale dei personaggi che si riversa nelle loro scelte, elemento che invece costituiva l'anima di un film come La signora della porta accanto di Truffaut, un'ossessione mentale che si nutre scena dopo scena di piccoli dettagli e frasi sospese dal forte significato simbolico, in un climax narrativo vertiginoso. Concentrandosi al contrario sulla sola forza fisica del rapporto, peraltro molto ben tratteggiata, la Corsini perde di vista l'approfondimento del lato psicologico e mentale sia dei due protagonisti che del loro rapporto, lasciando la storia in balia di se stessa. Ivan sembra strappato di forza al suo mondo e proiettato in una relazione che forse neanche sente fino in fondo, una lacuna strutturale che non permette al film di veleggiare verso quel crescendo emotivo capace di giustificare il coup de théâtre finale. E di fatto non bastano l'intensità della Thomas, e le apprezzabili scelte stilistiche a colmare il vuoto interiore di certi passaggi narrativi, che rendono il film godibile ma un po' altalenante, non riuscendo a coinvolgere in maniera significativa.
La pellicola della regista francese Catherine Corsini, intrisa di rimandi letterari e ispirata a icone femminili tipicamente ottocentesche, una fra tutte la Madame Bovary di Flaubert che condivide con la protagonista quella stessa voglia di emancipazione da un mondo che non le appartiene, tratteggia la storia di un’eroina tragica seguendo la linea drammaturgica classica della follia amorosa capace di proiettare nel mondo ‘fatato e fatale’ delle emozioni. La messa in scena è scarna, essenziale e insieme alla fotografia rievoca un realismo partecipe che, purtroppo, non trova riscontro in uno sviluppo psicologico attento dei protagonisti. Ne deriva un’opera gradevole, intensa in alcuni frangenti, ma che nel complesso non coinvolge come dovrebbe, visto anche il tenore del modello tragico cui s’ispira.
VOTOGLOBALE6.5

L'amante inglese

Uscita nelle sale Italiane: 05/03/2010
Genere: Non disponibile
Regia: Catherine Corsini
Interpreti: Kristin Scott Thomas, Sergi López, Yvan Attal, Bernard Blancan
Sceneggiatura: Catherine Corsini con la collaborazione di Gaelle Macé
Nazione: Francia
Durata: 85 min
Produttore: Michel Seydoux, Fabienne Vonier
L'amante inglese
32 voti
5,3
ND.
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