La solitudine dei numeri primi > Recensione
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La solitudine dei numeri primi - Recensione

Inviato il da Francesco Lomuscio
Figlio del popolarissimo giornalista e showman dai baffi Maurizio Costanzo, il romano classe 1975 Saverio Costanzo, autore tra il 1999 e il 2002 del documentario Caffè mille luci, Brooklyn, New York e della docu-fiction in sei episodi Sala Rossa, vincitrice della menzione speciale della critica al festival internazionale di Torino, abbiamo avuto modo di vederlo cimentarsi per la prima volta con il lungometraggio cinematografico tramite il tanto osannato quanto sopravvalutato Private, che, in maniera piuttosto soporifera, raccontò nel 2004 la vicenda di una famiglia musulmana residente tra un villaggio palestinese e un insediamento israeliano, la quale si vedeva occupare la casa da un gruppo di soldati di Gerusalemme.
Esordio cui fece seguito due anni dopo l'opera seconda In memoria di me, incentrata su un giovane di belle speranze deciso a sottoporsi al noviziato a causa dello stato di smarrimento portatogli dall'impatto con il mondo e le sue infinite strade.
Per il suo terzo film destinato alle sale cinematografiche, invece, Costanzo parte dal romanzo La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano (anche co-sceneggiatore insieme a lui della pellicola), del quale osserva: "E' la storia dei corpi di Alice e Mattia. Del loro stravolgimento nel corso di un ventennio".
Divisibilindivisibili
Infatti, è in un periodo di tempo sospeso tra il 1984 e il 2007 che seguiamo la vicenda dei due protagonisti, divisibili solo per uno e per se stessi, nonché sospettosi e solitari, proprio come i numeri primi.
Lui, con le fattezze dell'esordiente Luca Marinelli, segnato dalla perdita della sorella gemella, lei, con quelle della Alba Rohrwacher recentemente vista in Cosa voglio di più (2010) di Silvio Soldini, portatrice di un difetto alla gamba arrecatole da un incidente sugli sci.
Un'amicizia speciale che ha inizio durante l'adolescenza, nei corridoi della scuola, quando i due sono interpretati da Vittorio Lomartire e Arianna Nastro, e che sembra essere destinata a proseguire anche dopo che Mattia, laureatosi in fisica, decide di accettare un posto di lavoro all'estero; in quanto provvede una serie di eventi a ricongiungerli per portare in superficie una quantità di emozioni mai confessate, costringendoli a chiedersi se due numeri primi potranno mai effettivamente trovare un modo per essere insieme.
Non è tutto Argento quello che luccica
E, con Maurizio"Sanguepazzo"Donadoni e Isabella"Velluto blu"Rossellini inclusi in un cast decisamente in forma, Costanzo sembra adottare una chiave di racconto su celluloide piuttosto atipica nel trasferire su pellicola le pagine scritte, Infatti, quella che, per ambientazione e protagonisti, poteva quasi lasciar pensare ad una storia giovanile alla Federico Moccia in salsa più seriosa, non impiega molto tempo a sfoggiare un look generale tutt'altro che distante dalla miscela spesso alla base dei thriller.
Non a caso, se la lunga sequenza in discoteca trasmette non poca angoscia grazie anche alla martellante musica, non possiamo fare a meno d'individuare una certa influenza da parte del maestro del brivido tricolore Dario Argento già a partire dai titoli di testa, commentati da un tema composto proprio dai Goblin autori delle soundtrack di Profondo rosso (1975) e Tenebre (1982). Per non parlare del brano composto da Ennio Morricone per L'uccello dalle piume di cristallo (1970), qui recuperato al fine di fargli accompagnare diverse delle situazioni, impreziosite dalla bella fotografia ad opera di Fabio"L'uomo nero"Cianchetti dispensatrice di atmosfere cupe e contrasti sapientemente distribuiti. Elementi fondamentali all'interno di una vicenda tempestata di paure, dolori e - come il titolo stesso suggerisce - solitudini, la quale, pur senza spingere a gridare al capolavoro e costruita su una struttura narrativa tutt'altro che classica, viene confezionata con taglio piuttosto originale ed "orecchiabile" da Costanzo (tra le sequenze migliori, quella sulle note di Bette Davis eyes di Kim Carnes), che sintetizza giustamente: "Credo che La solitudine dei numeri primi sia un horror sentimentale sulla famiglia e sulla sua impossibile emancipazione, accompagnato dalle note blu elettrico di un synt analogico".
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Per il suo terzo lungometraggio cinematografico, dopo Private (2004) e In memoria di me (2006), Saverio Costanzo decide di trasporre su pellicola La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano, facendosi supportare dallo stesso in fase di sceneggiatura. Con evidenti influenze dal cinema di Dario Argento, il risultato finale è un testo drammatico affrontato sullo schermo in maniera tutt’altro che distante da quella solitamente sfruttata per confezionare horror. E ciò, conferendo all’insieme un look una volta tanto distante dall’infinità di produzioni tricolori d’inizio XXI secolo tutte uguali tra loro, non può che giovare ad un’operazione che si lasciava immaginare soporifera e facilmente stucchevole e lacrimevole.
VOTOGLOBALE6.5

La solitudine dei numeri primi

Uscita nelle sale Italiane: 10/09/2010
Distributore: Medusa
Genere: Drammatico
Regia: Saverio Costanzo
Interpreti: Alba Rohrwacher, Luca Marinelli, Isabella Rossellini, Filippo Timi
Sceneggiatura: Paolo Giordano, Saverio Costanzo
Nazione: Italia - Francia - Germania
Durata: 118 min
Produttore: Mario Gianani, Philipp Kreuzer, Anne-Dominique Toussaint
La solitudine dei numeri primi
38 voti
5,8
ND.
INCASSO ITALIA: 2.962.764 €
Aggiornato al 26/09/2010
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