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Lincoln - Recensione

Inviato il da Luca Chiappini
A distanza ravvicinata con Django Unchained di Tarantino ecco uscire un film, diametralmente opposto ma della stessa area storica: la schiavitù e la discriminazione razziale negli Stati Uniti della pre-secessione e guerra di secessione. Quanto più ironico, post-moderno e citazionista (ma con discrezione e eleganza) è il film di Tarantino, tanto più serio, adatto agli argomenti alti della storia nazionale e di un momento cruciale e delicato, celebrativo ma a luci ed ombre, è il film di Spielberg. Uno Steven Spielberg che, è bene ricordarlo, negli ultimi vent’anni sembra essere votato ampiamente al recupero di memorie della propria identità, intesa come nazionale (caso emblematico nel War Horse, sorta di horse road trip attraverso le tappe della Grande Guerra come messaggio onnicomprensivo di pace e uguaglianza, e Salvate il soldato Ryan che ha compiuto in modo molto più efficacia qualcosa di simile, ma molto più soldier e meno moralista, nella cornice della seconda guerra mondiale), personale (Le avventure di Tin Tin, quasi contemporaneo a War Horse e curiosamente contestualizzando in un segmento temporale ravvicinato) e vie di mezzo, come La guerra dei mondi, in cui è stato in grado di tracciare una perfetta circolarità intertestuale recuperando il romanzo di H. G. Welles e ispirandosi a Orson Welles, coniugando il tutto nella contemporaneità e sembrando spazzare via i confini terreni sotto l’incombente minaccia di pericoli più grandi. Per approdare poi a casi di memoria storica come Schindler’s List (ricorre quest’anno il ventennale) e Munich, pietre tombali oscure nel cuore marcio e nutrito di tenebre del secolo breve. In parole povere, uno Spielberg che si è fatto le ossa, che è maturata e il cui talento, già provato fin dai suoi primissimi film, è andato unendosi a tematiche sempre più delicate e concrete, con un apprezzabile sforzo temi e lezioni universali. In un altro momento decisivo e cruciale come quello che stiamo vivendo, e soprattutto che stanno vivendo gli USA, tra Occupy Wall Street e crisi economica, e quando le elezioni presidenziali erano ancora un’incognita all’orizzonte, stretta fra Obamacare e Mitt Romney, Spielberg è ambiziosissimo e si dedica con tutte le sue energie a un impegnativo biopic su uno dei grandi presidenti statunitensi: Abraham Lincoln, passato alla storia, tra le altre cose, per l’abolizione della schiavitù e la guerra di secessione, assassinato lo stesso anno di approvazione del XIII° emendamento, nel 1865, e uno dei simboli americani per eccellenza. Nell’anno delle elezioni (il film in America è uscito a novembre 2012), Spielberg consacra a uno dei pilastri della democrazia statunitense il suo ambizioso Lincoln. Che ora è dato per favorito agli Oscar 2013.
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Lincoln - recensione - Cinema A cavallo tra 1864 e 1865, la guerra di secessione sta per concludersi. Lo scottante teatro delle dispute politiche è più che mai cruciale per tentare con ogni mezzo di approvare il XIII° emendamento che prevede l’abolizione della schiavitù. Abraham Lincoln è stato rieletto per un secondo mandato e i suoi tassi di popolarità sono alle stelle, ma è stretto in un’intricata trama di giochi politici nel tentativo di abolire la schiavitù prima che la guerra civile arrivi alla pace: riconciliarsi con il Sud eminentemente schiavista prima dell’approvazione della legge, infatti, significherebbe mandare il progetto in fumo. Lincoln, il collaboratore Seward e il deputato Stevens battono tutte le strade per tentare di scavalcare le opacità e le arretratezze di pensiero e mettere la parola “fine” a un penoso capitolo di storia, ratificando a livello federale una legge entro la riunificazione. Si sceglie dunque una formula biografica insolita, ritraendo Lincoln nei suoi ultimi (e determinanti) mesi di vita, restando certo un biopic che nella sua raffinata sceneggiatura riesce abilmente a gettare luce sulla vita di questo politico carismatico, ma relegandosi di fatto agli ultimi mesi del ’64-’65, tanto da essere più un biopic di questa fondamentale svolta storica (abolizione della schiavitù) che del Presidente in senso stretto. Nel seguire questa formula, audace e apprezzabile (si opta per una rigida selettività, mentre non si contano i film biografici che spaziano da alfa a omega, ricoprendo l’intera esistenza e spesso sacrificando notevolmente l’efficacia drammaturgica globale, si veda recentemente J. Edgar di Clint Eastwood), ma anche toccante per il nodo storico che Spielberg (e soprattutto lo sceneggiatore Kushner e il romanzo di Goodwin) va a toccare, come ritorno alle origini, recupero di un Sogno Americano che deve essere rafforzato nel cuore e nelle menti in anni così cinici e disillusi come quelli a noi contemporanei.
Lincoln - recensione - Cinema Colpisce dunque la storyline, un vivace ma delicato valzer attorno a un Lincoln magistralmente interpretato da Daniel Day-Lewis (anche se già onorato da due premi Oscar, questa è una delle interpretazioni migliori e potrebbe segnare una tripletta, temendo solo la valida concorrenza del Joaquin Phoenix di The Master), ritratto riflessivo ma carismatico, ricco di racconti carismatici che ipnotizzano gli spettatori (sia quelli presenti nel film sia noi) e riassumono il suo credo e la sua personalità, e che si completa in una triplice sinestesia con la Camera, teatrino politico dove si gioca il futuro della Costituzione a stelle e strisce, e il difficile momento storico con gli spargimenti di sangue in tutto il Paese. Proprio con la Guerra di Secessione, rappresentata cruenta e senza riserve, si apre il film. I suoi angoscianti lamenti ci feriscono già dai titoli di testa, per poi svelare le immagini di un atroce bagno di sangue con la battaglia che infuria in un lago di fango, sembrando quasi uno di quegli affreschi di atroci guerre medievali che tanto han fatto scuola nella storia dell’arte. S’innesca una storia a più livelli, singolarmente giocata da più personaggi (non di rado a portare avanti l’azione sono altri personaggi, meccanismo non consueto in un biopic), nella quale Lincoln è celebrato e a tratti vagamente mitizzato, ma è anche ritratto nelle sue debolezze: attaccato su ogni fronte, compresi i suoi collaboratori politici (preoccupati che perseverare sul fronte dell’abolizione della schiavitù lo renderà impopolare) e talvolta la sua famiglia, con le pressioni della guerra e di un doloroso passato (emerge il peso della storia familiare), il film è insieme celebrazione ed epitaffio. E se rincorre più volte una devozione classicamente hollywoodiana, anche nelle musiche (magistralmente composte dall’affezionato John Williams nel suo strenuo giocare coi topoi della tradizione), si salva dal rischio del cadere nella mitizzazione grazie alla splendida interpretazione del cast (e Day-Lewis in testa) e sequenze particolarmente ruvide e aggressive, soprattutto i dialettici e agguerriti scontri alla Casa Bianca, il gioco oltre-politico che non tenta di dipingersi come puro ma svela senza lusinghe il vero volto di un mondo di pianificazioni sotterranee (talvolta quasi al confine con l’illegalità e l’anticostituzionalità) e complicati ingranaggi, e lo sfondo lugubre e funereo della Guerra di Secessione, che sembra diventare triste metafora dell’attuale condizione occidentale, di una grande guerra civile che sta mietendo troppe vittime. Una piccola curiosità: Daniel Day-Lewis, che qua interpreta Lincoln, nel 2002 interpretava Bill Il Macellaio in Gangs of New York, ambientato nel medesimo momento storico, nel quale gridava più volte a gran voce insulti spregevoli sull’Unione, sull’abolizione della schiavitù e i neri, entrando in un bizzarro cortocircuito.
Sicuramente uno dei grandi film della stagione, un film biografico di portata storica e umana profonda, capace di commuovere e di far riflettere, di muovere il senso critico delle persone e di rispecchiarsi in discorsi di cronaca che, anche se pronunciati quasi centocinquant’anni fa, non sono invecchiati e restano attualissimi. Un film godibile, nonostante le due ore e mezza di durata, che amalgama i tratti stilistici tipici dell’entertainment hollywoodiano a un racconto disilluso dei giochi politici, tributando con una mano e condannando con l’altra. E’ dato per favorito agli Oscar 2013 ed è effettivamente un valido concorrente, uno di quei titoli generalmente molto apprezzati dall’Academy. Eppure la sua vittoria non è così scontata e anche il modello spielberghiano talvolta sente dei cali, con tratti monotoni e alcuni cliché tipici del genere, ma riuscendo in ultima analisi ad orchestrare molto bene il lavoro.
VOTOGLOBALE7.5
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Lincoln

Uscita nelle sale Italiane: 24/01/2013
Uscita nelle sale USA: 16/11/2012
Distributore: 20th Century Fox
Genere: Biografico
Regia: Steven Spielberg
Interpreti: Daniel Day Lewis, Joseph Gordon Levitt, Sally Field, Tommy Lee Jones, Hal Holbrook, James Spader, John Hawkes, Tim Blake Nelson, Bruce McGill, Joseph Cross, David Costabile, Byron Jennings, Dakin Matthews, Boris McGiver, Gloria Reuben, Jeremy Strong, David Warshofsky, David Strathairn, Walton Goggins, Lee Pace, Jackie Earle Haley, David Oyelowo e Jared Harris
Sceneggiatura: Tony Kushner
Durata: 150
Produttore: DreamWorks Pictures, Twentieth Century Fox Film Corporation, Reliance Entertainment
Sito Ufficiale: Link
Lincoln
15 voti
7,9
ND.
INCASSO ITALIA: 5.821.320 €
Aggiornato al 17/02/2013
INCASSO USA: 170.787.000 $
Aggiornato al 03/02/2013
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