
Katy Courbet (
Eva Mendes) è l'ideatrice di diversi programmi di successo. Sulla cresta dell'onda, ossessionata dagli indici d'ascolto e dalla competizioni con gli altri network, concepisce il programma televisivo di maggior successo della storia americana: un reality show basata sulla roulette russa in prima serata. Forte del tema estremo col quale punta ad accalappiare l'interesse del suo pubblico, imporrà la sua scelta al network. Prima di raggiungere il suo scopo dovrà pero' scontrarsi con le leggi della Costituzione, convincere gli inserzionisti pubblicitari e abbattere il muro più alto, quello dei dirigenti del canale televisivo. Giunto il momento della diretta, sei sfidanti rischiano la vita per una cospicua somma di denaro. Cinque torneranno a casa milionari, uno pagherà la sfida con la vita.
6 concorrenti. 5 milioni di dollari. 1 solo proiettile.

Live!, come dicevamo, non è la prima opera cinematografica a colpire lo spettatore mettendo a nudo lo scenario amorale dei reality show: si pensi a
The Thruman Show con
Jim Carrey o a
My Little Eyes di
Marc Evans, ispirato al successo, soprattutto in Italia, del Grande Fratello. Ma non solo: estendendo il discorso alla morte come spettacolo attrattivo, la serie
Saw ne ha fatto il suo cavallo di battaglia, mentre
Nella rete del serial killer ha in parte puntato il dito sugli effetti della televisione come vetrina preferenziale nel mercificare la violenza, rendendola spettacolare e fonte di enormi guadagni.
Bill Guttentag - premio Oscar per i due cortometraggi "You Don’t Have To Die" del 1989 e "Twin Towers" del 2003 - dirige con camera a mano anteponendo alla realtà uno specchio riflessivo, che indaga sul potere di distorcere la realtà dei media. Uno stile documentaristico che vorrebbe catturare il caos, l'ossessione della notorietà in contesti asettici, dove regna lo share e la novità commerciale.
Eva Mendes - qui attrice e produttore esecutivo - interpreta Katy: una bellezza mozzafiato, forte e decisionista. La sua personalità lotta costantemente con la volontà di diventare qualcuno, così le viene in mente un programma televisivo che non tiene conto di alcuna etica. L'obbiettivo è abbattere la concorrenza e diventare un simbolo per le generazioni future. Purtroppo queste mire espansionistiche la porteranno a scontrarsi con gli effetti della sua creazione, in un crescendo emotivo culminante in tragedia. In una scena topica, come una moderna Eva, Katy mangia la mela e la porge al regista. Lui ne gusta il sapore. Si guardano intensamente e insieme abbracciano il male, trasformando un probabile sogno in un terribile incubo.
Concentrando la tensione negli ultimi minuti finali, quando ciascun concorrente si punta la pistola alle tempie, il dito tremante fatica a premere il grilletto e il tempo si ferma. Questo, unico evidente momento di reale coinvolgimento, si scontra con una prima parte deludente, eccessivamente lunga e banale, volutamente focalizzata sul dietro le quinte. La domanda, inquetante, che solleva è una: fino a che punto spettacolarizzeremo la nostra esistenza?