Resident Evil: Afterlife > Recensione
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Resident Evil: Afterlife - Recensione

Inviato il da Marco Lucio Papaleo
La software house nipponica Capcom è tra le più storicamente importanti, e questo è indubbio. Dopo aver prodotto numerosi e popolarissimi action game negli anni '80-90 come Bionic Commando e la serie di Megaman, ha trovato la sua fortuna nei giochi di combattimento, che fossero beat'em up a scorrimento come Final Fight e Captain Commando o picchiaduro 1vs1 come Street Fighter, forse la più celebre tra le sue produzioni. Ma c'è un altro franchise Capcom noto -e spesso idolatrato- in tutto il mondo: quello di Bio Hazard, altrimenti conosciuto, in Occidente, come Resident Evil.
Quando uscì, nel 1996, sulla prima PlayStation, fu una piccola rivoluzione: insieme a Metal Gear Solid della rivale Konami, rivoluzionò di fatto l'approccio ai giochi d'azione, con un utilizzo funzionale e integrato degli ambienti 3D nelle meccaniche di gioco e un'altissima dose di cinematograficità, allora in fase pienamente sperimentale nell'industria videoludica. L'impatto che il gioco ebbe sul mondo videoludico fu notevole: giochi con la stessa tematica ne erano stati creati già prima (dallo Sweet Home della stessa Capcom ad Alone in the Dark), ma solo da RE in poi, de facto, saranno considerati come un genere a sé stante, denominato Survival Horror.
Era solo questione di tempo prima che il mercato cinematografico mettesse le mani su un potenziale blockbuster come quello delle (dis)avventure dei vari Chris, Jill, Leon e Claire alle prese con zombie, mutazioni genetiche e complotti per conquistare il mondo: e difatti, nel 2002, il film su Resident Evil diventa realtà. Non per mano del maestro del genere zombie George Romero, come a lungo, e invano, sperato dai fan, ma grazie a Paul S.W. Anderson, giovane e attento regista di pellicole d'azione, fautore tra l'altro nel 1995 della bella trasposizione su celluloide di Mortal Kombat, icona -nel bene e nel male- dei gaming videoludico anni '90.
Zombie e ombrelli
Resident Evil: Afterlife - recensione - Cinema L'elemento in comune fra la saga cinematografica e quella videoludica di Resident Evil, il filo conduttore, è l'Umbrella Corporation: una multinazionale i cui prodotti sono in tutte le case, e vista come una delle società più avanti nella ricerca di soluzioni che permettano di migliorare la vita dell'uomo. La verità è che dietro la facciata si nasconde una lobby senza scrupoli, che conduce segretamente esperimenti genetici e batteriologici al di fuori di ogni etica e morale per puro tornaconto personale. Mentre nei videogiochi Capcom fa scoprire gli orrori delle macchinazioni Umbrella tramite ambientazioni spaventose mutuate dalla cultura horror cinematografica americana degli anni '80 (e i riferimenti non sono solo a Romero), Anderson decide per un approccio ben più fantascientifico, rendendo la magione protagonista del primo gioco nient'altro che un simulacro per la vera sede dell'azione, il futuristico Alveare nel quale vediamo la nostra eroina Alice muoversi agilmente e con fare deciso e mortale. Forse ancora più schockante del cambio dell'ambientazione è proprio il cambio del protagonista: Anderson mantiene solo alcuni elementi di plot e personaggi, ma rielabora tutto a modo suo, scartando i protagonisti Chris Redfield e Jill Valentine in favore di un personaggio di nuova concezione, Alice, per l'appunto, interpretato per l'occasione dalla Milla Jovovich che in tante altre prove aveva dato la dimostrazione di essere degna erede del -raro- prototipo femminile dell'action hero visto in Alien o in Tomb Raider, altra saga di derivazione videoludica. Anderson segna così il punto del successo commerciale, spiazzando tuttavia pubblico dei fan del videogioco originale e critica, che si ritrova davanti un film meta-genere (in bilico fra azione, horror, thriller e fantascienza) ben realizzato nonostante i pochi mezzi e appassionante, ma in sé distante dalla fonte di ispirazione originaria.
Tanto che per il capitolo successivo, non più diretto ma solo sceneggiato da Anderson, questi farà marcia indietro, omaggiando il videogioco con le stesse atmosfere, visuali e persino meccaniche di svolgimento della saga in versione interattiva. E dopo un terzo episodio piuttosto scialbo e mal realizzato, eccoci infine alla quarta incarnazione del franchise, probabile inizio di un nuovo ciclo di storie.
Dopo l'estinzione, un'altra vita
Alice Fletcher
Scherziamo sempre sul fatto che quando la vedi arrivare la prima cosa che pensi è di scappare”, commenta Paul Anderson riguardo la sua eroina, Alice. “Anche se lei dice 'mi prenderò cura di te', è probabile che per la fine del rullo tu sia morto. È come nel telefilm La signora in giallo. Se la signora Fletcher viene a casa tua per trascorrere un weekend, allora è meglio scappare perché qualcuno sta per essere assassinato”.
Dopo essere riuscita a mettere in salvo quel che restava della carovana di sopravvissuti guidata da Claire Redfield (Ali Larter) e Carlos Oliveira nel terzo episodio, Alice (Milla Jovovich) aveva liberato un piccolo esercito di suoi cloni dalla base nordamericana della Umbrella, giurando vendetta. Vendetta che non tarda ad arrivare: bella e letale come non mai, si dirige in Giappone alla ricerca di Albert Wesker (Shawn Roberts) e degli altri alti dirigenti della mega-corporazione, inseguendo anche lei il sogno di potersi affrancare, un giorno, dalle fatiche nella misteriosa terra di Arcadia verso cui si sono diretti i suoi amici. Ma la Umbrella ha in serbo per lei ben altri progetti...

L'articolo continua a pagina 2!

Resident Evil: Afterlife

Distributore: Sony
Genere: Horror
Regia: Paul W.S. Anderson
Interpreti: Milla Jovovich, Ali Larter, Kim Coates, Shawn Roberts, Sergio Peris-Mencheta
Sceneggiatura: Paul W.S. Anderson
Nazione: U.S.A.
Durata: 97
Produttore: Constantin Film Produktion, Impact Pictures
Sito Ufficiale: Link
Resident Evil: Afterlife
93 voti
6,7
ND.
INCASSO ITALIA: 1.021.537 €
Aggiornato al 26/09/2010
INCASSO USA: 52.019.000 $
Aggiornato al 26/09/2010
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Silver89
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