Road to nowhere > Recensione
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Road to nowhere - Recensione

Inviato il da Francesco Lomuscio
Classe 1932, il regista newyorkese Monte Hellman è una figura che, a partire dall'esordio datato 1959 Beast from haunted cave, prodotto da Roger Corman, ha lasciato un'impronta indelebile nel panorama del cinema indipendente a stelle strisce.
Autore di validi titoli come il western La sparatoria e il road movie interpretato da James Taylor Strada a doppia corsia, rispettivamente del 1967 e del 1971, lo abbiamo visto l'ultima volta alle prese con un lungometraggio nel 1989, ai tempi di Silent night, deadly night 3: Better watch out!, terzo capitolo della saga horror incentrata su un Babbo Natale assassino.
Da allora, infatti, pur avendo ricoperto il ruolo di produttore esecutivo nel tarantiniano Le iene ed essendo stato impegnato nello sviluppo di vecchi progetti, ha arricchito il suo curriculum registico soltanto con Stanley's girlfriend, del 2006, episodio incluso nel collettivo Trapped ashes, le cui altre firme furono Sean S. Cunningham, John Gaeta, Joe Dante e Ken Russell. Il 2010, però, sembra aver rappresentato l'anno decisivo del suo ritorno al film vero e proprio con Road to nowhere, presentato presso la sessantasettesima Mostra d'arte cinematografica di Venezia e prodotto insieme alla figlia Melissa, di cui dice: "Melissa si è innamorata di questa sceneggiatura e ha deciso che era tempo di prendere in mano le nostre vite e non aspettare che qualcun altro ci desse il permesso di fare film. Abbiamo fatto un budget e, quando abbiamo fatto solo la metà di questo, Melissa, semplicemente, ha deciso di andare avanti comunque. Quando, come previsto, siamo rimasti a corto di denaro nel bel mezzo del film, lei non l'ha detto a nessuno e, dato che avevamo già i biglietti aerei, ha semplicemente deciso di andare ancora avanti. Perché come capitano non abbandonava la nave che affonda, la nave non è mai affondata. Era un po' preoccupante a volte, ma il Signore la ama, siamo ancora a galla".
Film a doppia corsia
Road to nowhere - recensione - Cinema Ne è protagonista la bella Shannyn Sossamon vista in 40 giorni e 40 notti di Michael Lehmann ma anche in diversi b-movie, tra cui Devour-Il gioco di Satana e Catacombs-il mondo dei morti, qui nei panni della sconosciuta Laurel Graham che, al posto delle più grandi attrici di Hollywood, viene ingaggiata dal giovane regista americano Mitchell Haven alias Tygh Runyan, interessato a realizzare un film basato su una vera crime story riguardante un vecchio politico del North Carolina e la sua collaboratrice Velma Duran, forse sua amante, di molti anni più piccola. Una crime story culminata con il suicidio della coppia in seguito al fallimento di un piano truffaldino e all'uccisione di un vicesceriffo, elementi che ossessionano di interrogativi Haven, il quale comincia ad avvertire che la storia personale di Laurel sia oscura quanto quella che sta tentando di ricostruire nella finzione.
Mentre s'innamora della ragazza, incredibilmente somigliante a Velma, e una serie di indizi cominciano a venire a galla.
A Monte della situazione
Road to nowhere - recensione - Cinema E sono inclusi anche il nostro Fabio Testi e il prevalentemente televisivo Cliff De Young nel cast di queste circa due ore di visione che, a partire dall'affascinante connubio di musica e immagini in apertura, lasciano immediatamente intuire che dietro la macchina da presa si trovi uno che conosce bene il significato della parola "cinema".
Intuizione presto confermata anche dall'improvvisa caduta in acqua di un piccolo aereo, situazione destinata a rimanere impressa nella memoria dello spettatore, coinvolto in quello che, fondendo la realtà con la storia ricostruita in finzione dal protagonista, non sembrerebbe essere altro che un film nel film.
Sembrerebbe, appunto, perché Road to nowhere, interamente concentrato sui diversi, interessanti personaggi e basato su una narrazione a tratti lenta, ha un significato in realtà molto più complesso di quello della storia che racconta, caratterizzata da un poco comprensibile epilogo inevitabilmente capace di generare un focolaio d'interpretazioni.
Mentre apprendiamo, tra l'altro, che il casting rappresenta il 90% della lavorazione di un film, quella che scorre davanti ai nostri occhi non assume altro che le fattezze di un'allegoria su celluloide relativa alla carriera professionale dello stesso Hellman, qui interessato a realizzare il titolo più personale della sua filmografia, ma anche il più libero, tanto che, durante le riprese, pare che la sceneggiatura sia stata cambiata molte volte insieme agli attori stessi.
Quindi, è inutile porsi domande sul perché di quel finale, il quale lascia quasi individuare una certa simbolica rappresentazione della linea che divide la realtà che si trova al di qua dell'obiettivo di ripresa dalla finta rappresentazione posta al di là di esso, in quanto l'intento del regista è solo quello di fornire il suo elogio alla libertà su pellicola.
Elogio alla libertà immerso nella bella fotografia di Josep M. Civit, dispensatrice di un look piuttosto seventies, e del quale lo stesso Hellman, parlando dei suoi lavori, osserva: "Credo che il tema ricorrente sia l'eroe che, per qualche ragione, è incapace di comunicare in modo sufficiente con l'oggetto del suo amore per soddisfare il suo bisogno di collegamento. Ma, diversamente, Road to nowhere è un terreno completamente nuovo per me. Lo sento come la mia prima immagine, e tutto quello che ho fatto prima era semplicemente una prova".
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A oltre vent’anni dall’horror Silent night, deadly night 3: Better watch out!, del 1989, lo storico regista indipendente Monte Hellman torna ad occuparsi di un lungometraggio attraverso una vicenda atipicamente costruita sullo schema del film nel film.
Lungometraggio che coinvolge ed affascina, grazie anche a un look generale che ricorda non poco gli anni Settanta, conducendo però ad un poco comprensibile epilogo del quale risulta inutile tentare di capire il significato. Infatti, pare che l’intenzione del regista fosse solo quella di realizzare il film più libero e personale della sua carriera, della quale i 121 minuti di visione non sembrano essere altro che una metafora.
VOTOGLOBALE6.5

Road to nowhere

Road to nowhere - Cinema
Genere: Drammatico
Regia: Monte Hellman
Interpreti: Tygh Runyan, Shannyn Sossamon, Cliff De Young, John Diehl, Waylon Payne, Tygh Runyan, Fabio Testi, Bonnie Pointer, Lathan McKay, Mallory Culbert, Gregory Rentis, Rob Kolar, Nic Paul
Sceneggiatura: Steven Gaydos
Nazione: USA
Durata: 121 min
Produttore: Steven Gaydos, Melissa Hellman, Monte Hellman
Road to nowhere
39 voti
6,1
ND.
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