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The Burning Plain - Il Confine della Solitudine - Recensione
Inviato il 07/11/2008 da Vito Sugameli
Non è un cinema facile quello di Alejandro González Iñárritu, impasto di silenzi e luoghi aridi, né tanto meno è semplice coinvolgere raccontando una realtà romanzata che per inciso non sa di nulla. Allora perché ostinarsi? Perché Guillermo Arriaga, supporter e sceneggiatore storico di Iñárritu (suoi sono 21 Grammi - Il peso dell'anima e Babel) lo sa far bene. Per lui, importante (e internazionale) esordio alla regia, The Burning Plain rappresenta una grossa sfida, quella di coniugare le parole - sulle quali ha costruito la sua importante carriera di sceneggiatore - in immagini. Oggettivamente il film non segue una particolare filosofia di pensiero, insegue piuttosto lo stile del collega alleggerendo di molto i tempi morti. Non si racconta in modo originale ma sa come portare a compimento un'idea senza cadere in fallo. Si diletta a comunicare attraverso le immagini nonostante tenga all'importanza della parola e diluisce il tempo in voluminosi spazi vuoti, bilanciati da impercettibili movimenti di camera.
La storia è di valore e lo svolgimento ad incastro funziona giacché mantiene costante l'attenzione dello spettatore fino ai titoli di coda. L'artifizio riesce, e come ogni cosa che viene falsificata per stupire, rimane indelebile nella mente finché non ci si accorge del trucco.
Sempre che non si preferisca la finzione alla plausibilità.
La fuga è malattia
Il Confine della Solitudine - recensione - Cinema Un camper in fiamme. Stacco.
Una donna, Sylvia.
Emotivamente instabile, il suo passato è coperto da nuvole nere. Gestisce un ristorante molto frequentato dove, se si presenta l'occasione, adesca nuovi clienti per portarseli a letto. La sua apparentemente immotivata voglia di intrattenere rapporti sessuali con uomini sempre diversi non sembra disturbarla più di tanto. Consuma, piange e si ferisce all'inguine con delle pietre. Un giorno però, un uomo misterioso comincia a pedinarla...

Stacco. Le fiamme si sono affievolite.
La carcassa del camper rimane isolata sotto i riflettori di un sole sempre più cocente. Mariana e Santiago sono due ragazzi giovani che scoprono di amarsi in un momento tragico della loro vita: durante i funerali del padre di lui e della madre di lei. La situazione è anche molto delicata considerato il frangente (che non sveliamo per ovvie ragioni) ma ogni personaggio descritto nella sceneggiatura nasconde un segreto. Storie apparentemente diverse che confluiscono in un unico finale.
Arriga non si smentisce.
Il potere del dolore
Il Confine della Solitudine - recensione - Cinema Il film è, in verità, un progetto nato e sviluppato lungo 15 interminabili anni, durante i quali il regista messicano non ha fatto altro che rimaneggiare la storia, i personaggi e arricchire la sceneggiatura di elementi simbolici volti a rendere un sostanziale dramma familiare, un motivo di sperimentazione esistenziale. Nel mentre, si concetrava sui lavori di Iñárritu fino a quando il legame si è sfaldato e ha preferito realizzare le proprie idee da sé. La storia si basa sui quattro elementi naturali quali fuoco, terra, acqua e aria attraverso i quali quattro personaggi esplorano le conseguenze di un atto estremo. Il rimorso e il senso di colpa, col tempo, possono portare ad un malessere che trasforma le persone in mostri, gettandoli in un abisso dal quale sarà sempre più difficile uscirne. Eppure la redenzione è possibile se, messa da parte la sconfitta, si riprova a vivere in nome dell'amore.
Il regista si lascia sopraffare da una continua ricerca d'autorialità che non sempre riesce a venir fuori a comando. The Burnin Plain quindi si identifica nel filone cinematografico potenzialmente elitario ma che, per ragioni puramente contenutistiche, non riesce a competere sullo stesso piano con i suoi lavori precedenti.
A ben vedere, la vera forza della pellicola sono le splendide performance degli attori, senza le quali sarebbe risultato un banale esercizio di stile. Una stiratissima ma sempre affascinante Kim Basinger si alterna alla bellezza in decadenza di Charlize Theron, solita a imbruttirsi per far risaltare la sua invidiabile bravura. Sorprendenti i due giovani J.D. Pardo e Jennifer Lawrence; è soprattutto lei, giovanissima, ad accollarsi un peso che per qualsiasi altra attrice della sua età sarebbe stato insostenibile oltre che di difficile interpretazione. Nonostante questo, Guillermo Arriaga arricchisce l'opera con i suoi marchi di fabbrica più convincenti (il tessuto psicologico applicato ad ogni singolo character, l'alienazione, la speranza) e anche dietro la macchina da presa scava fino a raggiungere un realismo romanzato mai stucchevole. La visione del cineasta però si completa nel finale, retorico si, ma che nella sua struttura preconfezionata lascia più di un brivido per costruzione e atmosfera. In quei due minuti finali, in un semplice scambio di battute, unito a un montaggio ispirato, comunica quella verità che fino a quel momento la sceneggiatura aveva solo timidamente accennato. E come pezzi di un puzzle, l'incastro perfetto completa una tragedia morale, toccante e commovente.
 
The Burning Plain è un film che sa raccontarsi, anche - o forse sarebbe più opportuno dire, soprattutto - per mezzo di un cast eccezionale. La regia precede per gradi senza mai sopraffare nessun altro comparto tecnico, in virtù del fatto che il paesaggio, con la sua vegetazione, le luci e gli animali, è abbastanza matura da comunicare senza alcuna presenza di virtuosismi fine a se stessi. Buona la fotografia e convincente la (poco invadente) colonna sonora composta da Omar Rodriguez-Lopez e Hans Zimmer.
VOTOGLOBALE7
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Il Confine della Solitudine

Il Confine della Solitudine - recensione - Cinema Distributore: Medusa Film S.p.A.
Genere: Drammatico
Regia: Guillermo Arriaga
Interpreti: Charlize Theron, Jennifer Lawrence, Kim Basinger, Joaquim de Almeida, Danny Pino, Diego J. Torres
Sceneggiatura: Guillermo Arriaga
Nazione: Usa
Durata: 147 min
Produttore: 2929 Productions, Parkes/MacDonald Productions
Data Uscita ITA: 07/11/2008
Il Confine della Solitudine
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ND.
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