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The Spirit - Recensione

Inviato il 27/12/2008 da Daniele Daccò
The Spirit - recensione - Cinema Facciamo un salto indietro di settant'anni.
1940: Superman è una novità, la Grande Depressione ormai un ricordo e Will Eisner pubblica uno dei suoi primi lavori su un quotidiano. "The Spirit" fa capolino nell'immaginario comune e lascia un segno indelebile in tutti gli appassionati di fumetti. Le storie dell'investigatore noir "Danny Colt" continueranno ininterrottamente fino al 1952, riscuotendo un enorme successo, tanto da venir ristampate fino ai nostri giorni.
Eisner, pur reputando concluso l'arco narrativo del suo Spirit, ha continuato il suo personale viaggio nel mondo dei fumetti firmando numerose Graphic Novel e libri d'analisi della cosiddetta Arte Sequenziale.
Ma, cosa ancora più importante, Eisner è stato il mentore di uno dei più grandi fumettisti degli anni ottanta/novanta, Frank Miller. Il giovane pupillo, dopo una folgorante carriera garantita dal suo stile ispirato alla golden age superoeroistica, raggiunge il culmine artistico con Sin City opera che esprime il suo modo di vedere il mondo, un luogo dove il bianco è nettamente separato dal nero e il male, pur rimanendo ben delineato, prevale sul bene.
E poi nel 2002 venne il film.
"Sin City - The Movie" è una linea di confine, uno spartiacque tra due diversi modi di intendere i film "tratti" da un fumetto.
Proprio come i lavori cartacei di Miller, la pellicola, piaccia o non piaccia, ha passato un colpo di spugna sui lavori precedenti, aprendo gli occhi a chi non credeva che comic e cinema potessero essere una cosa sola.
Con migliaia di fans soddisfatti e fortemente motivato, Miller volle continuare questa "sfida cinematografica" addentrandosi tra i vicoli di un'altra città: Central City.
Portare alla vita il più grande character del suo mentore poteva essere, e sicuramente lo è stato, un pesante fardello, un lavoro complicato.
"The Spirit" è una pellicola di difficile lettura, un'opera che richiede una profonda conoscenza, non solo del lavoro di Eisner ma anche della realtà fumettistica degli anni 60 e dei lavori dello stesso Miller.
In un clima cinematografico dove ormai "qualità" è, a volte, sinonimo di "credibilità" un film come "The Spirit" trova difficile la sua collocazione senza un bagaglio culturale adatto alla sua interpretazione. A differenza di "Sin City", "The Spirit" possiede un background talmente imponente da risultare una pazzia assistere alla proiezione senza uno studio di esso.
Sappiamo che una pellicola del genere non suggerisce l'idea di essere stata girata solo per alcuni "eletti", anzi, sembrerebbe un controsenso portare alla luce un'icona tanto datata senza "svenderla" per aiutare a fare incetta di denaro.
Ma per chi segue il lavoro di Miller questo modo di fare non è per nulla strano: girare un lungometraggio o scrivere un fumetto totalmente al di fuori del clima classico, controcorrente e unico è il suo stile.
"The Spirit" è un'opera che agli occhi di uno spettatore occasionale potrebbe apparire come superficiale, banale o perfino trash, ma che in realtà nasconde un profondo rispetto verso una carriera decennale, un prodotto guarnito dallo stile ponderato di un allievo entusiasta.
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Lo Spirito del Natale Presente
The Spirit - recensione - Cinema Spirit (Gabriel Match) lavora con la polizia di Central City per fermare il crimine nella sua città. Un tempo conosciuto come Danny Colt, ora si muove tra le ombre per sventare gli oscuri piani di Octupus (Samuel L. Jackson), folle genio pazzoide che cerca l'immortalità.
Da anni i due acerrimi nemici combattono senza riuscire ad eliminarsi: entrambi per qualche strano motivo continuano a rigenerarsi e non morire.
Spirit è sulle tracce della verità, Octopus e la sua fredda assistente Silken Floss (Scarlett Johansson), invece, di un misterioso vaso.
I loro destini si intrecceranno quando si ritroveranno faccia a faccia con una delle ladre più famose della città, Sand Saref (Eva Mendes).
Una donna che pare avere un ruolo nel passato di Danny Colt.
Spirit riuscirà a scoprire la verità sulla sua situazione e a fermare Octopus?
Lo Spirito dei Natali Futuri
The Spirit - recensione - Cinema "The Spirit", come tutti i lavori di Miller, è bianco o nero.
In parole povere: o lo si apprezza totalmente, o lo si odia con tutto il cuore, ma, dicerto, non si può rimanere indifferenti.
Se lo analizziamo dal punto di vista commerciale (cioè della capacità di successo e della vendita al pubblico), risulta talmente ostico da non poter essere nemmeno preso in considerazione.
Se invece lo scomponiamo secondo le reali motivazioni che hanno messo in moto il regista, ci troviamo davanti ad un capolavoro.
Il lungometraggio inizia e già dalle prime inquadrature rimaniamo disorientati, nel bene o nel male, da uno stile fotografico marcato, spruzzi di luce che delineano contorni secchi e spigolosi, molto diversi da quelli visti in Sin City.
Rimandi espliciti ai lavori di Bruce Timm (autore famoso in Italia per i cartoni animati di Batman) dove la lumonosità traccia i lineamenti dei protagonisti idealizzandoli, come uno schizzo affrettato su un foglio.
Rendendoli al contempo plasticosi e vivaci, ci appaiono come macchie di colore senza sfumature accostate l'una alle altre, con, a separarle, solo marcati contorni neri.
Una scelta che su carta può sembrare ovvia, ma che su pellicola ha del coraggioso.
L'intera opera è impreziosita da momenti fotografici unici. Da questo punto di vista, il perno visivo di tutto il film però è racchiuso in un'inquadratura che dura non più di sei secondi. L'assoluta genialità di quei brevi istanti lascia stupefatti e convince: ci riferiamo al momento che introduce il flashback della morte del protagonista (quando viene crivellato e rotea lentamente su fondo nero) in cui Miller riesce a dare il senso di profondità nonostante il semplice utilizzo del bianco e del nero, un connubio di CG e capacità di sintesi artistica unica (i più attenti avranno colto la connessione con il Daredevil cartaceo dell'autore di 300).
Anche se gran parte del merito della pellicola è da ricondurre alla fotografia e all'utilizzo cromatico della luce, una speciale attenzione è da riservare anche alla recitazione e ai dialoghi. Se il cast femminile risulta assolutamente convincente e calato nelle parti, quello maschile non è da meno. Samuel L. Jackson è in splendida forma, ogni suo gesto o espressione è talmente sopra le righe e stereotipato da sembrare partorito direttamente dalla matita dello stesso Eisner. I suoi rimandi ai malvagi vecchio stile (come nei cartoons di Max Fleischer degli anni 30) sono palesi: dai costumi appariscenti alla fissazione per le metafore.
L'inspiegabile abnegazione dell'aiutante di Octopus (molto più intelligente e scaltra di lui) è una chiara traccia di una sceneggiatura fumettistica d'antàn, in cui i sidekick sono spesso più "svegli" dei protagonisti o dei "datori di lavoro".
Anche per questo ogni character (Spirit e Octopus in particolare) ci appare come un clichè piatto, ma dobbiamo tenere presente che negli anni 40 questo stile era una linea guida da seguire dettata dall'intuito di Eisner.
Quindi non possiamo considerare come errore una precisa scelta registica e compositiva, anzi, è ammirevole cercare di riproporre al pubblico caratteri entrati nella mentalità comune come "banali" e fuori moda.
Un'altra piccola sorpresa per gli appassionati è la rilettura di un personaggio minore come Lorelei (la bellissima Jamie King) nel ruolo di dea della morte: la sua gestualità eterea è abilmente enfatizzata dagli effetti speciali e aiuta lo spettatore ad approfondire il legame tra il protagonista e la sfera femminile.
Gabriel Match è un ottimo Spirit. Le sue figuracce alternate a momenti di seria introspezione sottolineano e diversificano i momenti "Miller" da quelli "Eisner". Istanti che lottano per tutta la pellicola per poi trovare la perfetta alchimia in scene come quella del nazismo (vedere per credere).
Le scenografie perfette, ovattate e un poco futuriste, sono cullate da una colonna sonora sempre presente, ma mai invadente, con maggior risalto per gli effetti sonori piuttosto che per le note.
Miller ha osato molto; ha centrato il bersaglio, ma probabilmente non riceverà il giusto encomio da parte del grande pubblico, troppo abituato ad uno stile che riproduce la realtà comune per notare il genio nella pazzia.
Forse Miller alzerà il calice al cielo brindando al suo vecchio mentore Eisner, ridendo di tutti quelli che non capiranno.
Nulla è lasciato al caso in "The Spirit". Un'ode ad un fumetto degli anni quaranta non può che sembrare superficiale e ridicola agli occhi di uno spettatore occasionale.
Ma, d'atro canto, è difficile accettare un tipo di cinema non adatto a tutti, rivolto solo ad un target specifico. Il pensiero che subito balza in mente è “fallimento” se una pellicola con tanti effetti speciali fa l'occhiolino solo a pochi invece che a tutti.
Ma in questo caso non è così.
Il lavoro e la profondità dei temi che sta dietro ad ogni scelta (anche al piede clonato, ebbene si) è troppa per venire ignorata.
E con una fotografia tanto vigorosa e un'interpretazione come quella di Octopus potrebbe volare anche qualche premio, se non cinematografico almeno fumettistico.
VOTOGLOBALE9

The Spirit

Uscita nelle sale Italiane: 25/12/2008
Uscita nelle sale USA: 25/12/2008
Genere: Fantastico
Regia: Frank Miller
Interpreti: Gabriel Match - Scarlett Johansson - Samuel L. Jackson
Sceneggiatura: Frank Miller
Nazione: USA
Durata: 120 Min
Produttore: Lyonsgate
Anno di uscita su supporto: 2009
Numero dischi: 1
Tipo Supporto: Blu-Ray
Formato Video: 2.35:1
Tracce Audio: Italiano, Inglese, Spagnolo
Sottotitoli: Italiano, Danese, Inglese, Spagnolo, Finlandese, Ebraico, Norvegese, Svedese
Extra: Presenti (cfr. articolo)
The Spirit
51 voti
6,6
ND.
INCASSO USA: 19.806.188 $
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