TRON Legacy > Recensione
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TRON Legacy - Recensione

Inviato il da Andrea Bedeschi
"I've got all the patterns down, up until the ninth key.
I've got Speedy on my tail, and I know it's either him or me.
So I'm heading out the back door and in the other side;
Gonna eat the cherries up and take them all for a ride."


Pac-man Fever, Buckner e Garcia

Gli anni 80 non sono stati caratterizzati solo dalle improbabili cotonature di Pete Burns dei Dead or Alive e gli altri gruppi pop e new wave e dalle guerre stellari di Ronald Reagan. I favolosi '80s sono stati il periodo in cui il medium videoludico ha iniziato la sua scalata di quella vetta che lo avrebbe poi portato a superare il giro d'affari dell'industria cinematografica. Quegli aggregati di pixel noti come Pac-Man, Frogger, Q-Bert e Donkey Kong, mossi, all'epoca, da dei microprocessori che oggi impallidirebbero di fronte all'iPhone che teniamo in tasca, stavano entrando con forza nell'immaginario collettivo, in tempi in cui l'America e il resto del mondo riuscivano ancora a cibarsi e vivere di ottimismo perché esisteva ancora la possibilità di sperare in un domani migliore, anche se i territori oscuri, legati alla minaccia tecnologica della guerra nucleare, minavano questa incondizionata visione positiva del futuro. L'America stava poi assistendo ad un cambio generazionale del volto dei suoi portabandiera del settore economico: da sempre legato al comparto automobilistico ed industriale e, conseguentemente a beni "tangibili", venne rivoluzionato con la nascita di Silicon Valley, l'ascesa dei tycoon nerd Bill Gates e Steve Jobs, due facce di una stessa, rivoluzionaria medaglia. Due film in particolare hanno saputo esprimere al meglio questa temperie: WarGames di John Badham, in cui un giovanissimo Matthew Broderick, giocando a una sorta di variazione sul tema Asteroids, rischiava di scatenare una guerra termonucleare, e TRON, diretto da Steven Lisberger e prodotto da una Disney in crisi che stava tentando disperatamente di ritrovare il suo ruolo di punta all'interno di una factory che l'aveva relegata nell'angolo, remunerativo quanto si vuole, ma enormemente limitato e limitante, dell'intrattenimento familiare. Uscita nel 1982, la pellicola di Lisberger venne finanziata dalla casa di Topolino dopo essere stata rimbalzata da tutti gli altri maggiori studi hollywoodiani. Non fu un vero e proprio flop, ma ebbe di certo una tiepida accoglienza: il pubblico rimase spiazzato da una pellicola Disney che di disneyano aveva davvero ben poco. Giudicandolo col senno di poi, con occhi abituati (e forse anche anestetizzati) da anni ed anni di computer grafica sempre più spettacolare, la ventata d'innovazione portata da Lisberger rischierebbe di non ricevere la giusta attenzione e forse è vero che, specie a causa di una sceneggiatura tutt'altro che di spessore, TRON sia invecchiato peggio di altri cult anni ottanta (come il coevo Blade Runner). L'importanza seminale della pellicola, però, è, in un certo modo, aumentata nel tempo: è stata la prima storia a mettere di fronte lo scontro e il rapporto fra l'uomo e la tecnologia digitale tratteggiando un affresco in cui il conflitto fra le due parti si risolveva in maniera ottimistica.
Sono trascorsi ben 28 anni dal primo TRON e quello che ci domandiamo è come potrebbe risolversi in pieno 2010 una storia che pone di nuovo l'elemento umano in contrasto con quello informatico?
Into the grid
Tron Legacy - recensione - Cinema L'anno scorso, siamo rimasti parecchio impressionati dal constatare come nelle sale fosse arrivato un film in mocap, A Christmas Carol, a tinte marcatamente horror prodotto da Walt Disney. Oggi stiamo qua a parlare del seguito di un film cult da ogni tecnofeticista del globo. Segno che forse qualcosa a Burbank era definitivamente cambiato da quando Henry Selick e Tim Burton dovettero rilasciare il loro Nightmare Before Christmas sotto etichetta Touchstone poiché gli executive dello studio non volevano associare il marchio principale dello studio ad un cartoon "gotico". Quando abbiamo incontrato Steven Lisberger a Venice presso gli studi di Digital Domain, è stato lui stesso a ricordare che la filosofia di quel genio del cinema e della finanza noto come Walt Elias Disney era "I don't make movies to make money. I make money to make movies" ("Non faccio i film per fare i soldi. Faccio i soldi per fare i film"). TRON Legacy nasce da un'intuizione narrativa tanto semplice, quanto geniale. Kevin Flynn, una volta diventato CEO della software house ENCOM ha continuato imperterrito ad entrare ed uscire dalla Rete per seguire la sua visionaria idea di un mondo in cui la tecnologia avrebbe drasticamente migliorato la vita di tutto il genere umano. Una sera, dopo aver salutato suo figlio Sam, di appena 9 anni, non ha più fatto ritorno a casa. 20 anni dopo, il ragazzo è ormai cresciuto, ha degli ovvi problemi di relazione con le autorità precostitute, ed è azionista di maggioranza della softco. Ditta della quale si disinteressa in maniera quasi totale se non fosse per l'annuale hackerata ai danni del nuovo OS e, di conseguenza, del consiglio d'amministrazione. Il suo padre putativo Alan Bradley gli rivela, un giorno, di aver ricevuto una chiamata al suo cercapersone ("hai ancora un cercapersone?") proveniente dal numero della Sala Giochi Flynn, inattivo da ben vent'anni. Spinto da curiosità si reca nella Flynn's Arcade e, fortuitamente, riesce a trovare il laboratorio segreto di suo padre, punto di accesso a quella rete in cui si troverà catapultato lui stesso. Ma molti cicli sono trascorsi da quando suo padre e TRON (il programma del suo collega e amico Alan) si avventuravano all'interno del Grid e la rete ha continuato a crescere ed evolversi. Diventando sempre più pericolosa.
Who's your User?
Tron Legacy - recensione - Cinema Dopo un anno di battage mediatico incessante in cui Disney ha dispiegato una mole gargantuesca di materiali virali e non, con una campagna marketing che definire titanica è poco, il rischio di rimanere bruciati è alto. In una stagione in cui la major ha acquisito alcuni dei suoi maggiori successi al botteghino, Alice in Wonderland e Toy Story 3, ma anche due film dalle performance decisamente al di sotto delle aspettative, Prince of Persia e L'Apprendista Stregone, come finirà per porsi questa nuova creatura cinematografica? In attesa di scoprire la risposta del botteghino (che a sua volta darà definitivamente una rotta allo sviluppo futuro del brand TRON) dedichiamoci al film in sé perché ci sono parecchie cose su cui disquisire, sia in positivo che in negativo. Ma dato che la bilancia tende nettamente a favore delle prime, diamo prima spazio alle seconde.
Uno dei concetti su cui l'esordiente Joseph Kosinski e gli sceneggiatori Horowitz&Kitsis hanno voluto fondare lo script è il rapporto padre-figlio. Il risultato finale è troppo debole e privo d'incisività, malgrado il promettente incipit ambientato nel 1989 a casa Flynn, in cui viene posta una base emotiva e relazionale che poi non viene minimamente sviluppata. Un po' a causa di un Garrett Hedlund incapace di reggere la parte in maniera credibile, un po' per colpa di un Jeff Bridges dai piedi scalzi, pseudo-zen, troppo imbolsito ed eccessivamente posticcio nelle scene in cui compare ringiovanito al di fuori del Grid, un po' per l'oggettivo demerito della sceneggiatura, l'agire dei personaggi "in carne ed ossa" appare estremamente più programmato rispetto a quello dei programmi di sintesi della rete, più "umani" ed imprevedibili. La stessa utopia di CLU, il doppio malvagio di Kevin Flynn, è scarsamente articolata e tutto, compreso il finale, pare voler fare affidamento su delle pretese di serializzazione multimediale (cosa che sembrerebbe confermata dal piacevolissimo cameo iniziale, che non vi riveleremo, fatto da un giovane attore estremamente valido, e ancora troppo poco sfruttato dal cinema, che si propone come potenziale nuovo villain del sequel di Legacy). Per non parlare dei didascalici rimandi ai temi come quelli delle epurazioni razziali naziste, anche se la potenza visiva dell'adunata in cui CLU arringa al suo esercito di programmi è notevole (e con questo arriviamo a due richiami in 16 anni alla follia del Reich rappresentata all'interno di un film Disney, dopo quella di Scar e delle iene con tanto di passo dell'oca ne Il re Leone). Probabilmente, sarà proprio la sceneggiatura il punto in cui le critiche al film tenderanno a convergere e su cui i detrattori insisteranno con più veemenza, anche se Legacy, proprio come il primo TRON (anch'esso molto lacunoso sotto questo punto di vista) basa la sua forza su altro. Gli elementi positivi di TRON Legacy stanno tutti nella veicolazione di un messaggio che arriva tramite l'essenzialità, la simmetria e la precisione della composizione visiva e della sinergia fra immagini e musiche. Chiaramente, su questo siamo pronti a mettere la mano sul fuoco, molti avranno da ridire sul fatto che la pellicola di Kosinski non segni un'effettiva rivoluzione estetica per il cinema, magari tirando in ballo paragoni con altri sci-fi di successo, uno su tutti Matrix. Ovviamente, questa si tratta di una semplice congettura che chi vi sta parlando in questo momento non può confermare con matematica certezza, dato che ha evitato come la peste bubbonica le recensioni del film che arrivavano da oltreoceano e oltremanica (ad eccezione di quelle scritte da Empire, che infatti tirava in ballo il film dei Wachowski, ed HitFix). Fermo restando che Matrix poteva apparire rivoluzionario solo a chi non aveva mai sentito parlare della telecamera virtuale di Super Mario 64, di Ghost in the Shell e degli Shaw Brothers, TRON Legacy non è e neanche poteva essere rivoluzionario: si basa sull'espansione di un universo ideato 28 anni fa (non è che il nome TRON Legacy sia stato scelto a caso). La Rete del film si è ingrandita ed è progredita tecnologicamente e strutturalmente in maniera assolutamente credibile e coerente: è come assistere all'evoluzione del Mushroom Kingdom di Super Mario, passato dalla bidimensionalità del coin-op del 1985 alla tridimensionalità di Super Mario Galaxy. La logica su cui si basa TRON, ieri come oggi, è quella dell'evoluzione tecnologica, fatta di upgrade e miglioramenti, piuttosto che di "revolutions". In senso lato, è come parlare della mutazione stessa avvenuta nella tecnologia e nei suoi (più o meno) addicted: negli anni '80 il nerd era una figura identificata col sociopatico sfigato che al posto di andare dietro alle ragazze preferiva veder comparire il proprio nome al primo posto della vanity board di Pac-Man e, quando stava a casa, trascorreva il tempo nella sua cameretta a giocare con l'Atari prima e col Nes poi. Oggi i tempi sono cambiati.

L'articolo prosegue a pagina 2
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Tron Legacy

Uscita nelle sale Italiane: 29/12/2010
Uscita nelle sale USA: 17/12/2010
Distributore: Walt Disney Studios Motion Pictures International
Genere: Fantastico
Regia: Joseph Kosinski
Interpreti: Jeff Bridges, Garrett Hedlund, Olivia Wilde, Bruce Boxleitner, James Frain, Beau Garrett e Michael Sheen
Sceneggiatura: Richard Jefferies, Adam Horowitz, Edward Kitsis
Nazione: Usa
Durata: 125
Produttore: Sean Bailey, Jeffrey Silver, Brigham Taylor, Steven Lisberger
Sito Ufficiale: Link
Tron Legacy
130 voti
7,9
ND.
INCASSO ITALIA: 5.765.746 €
Aggiornato al 16/01/2011
INCASSO USA: 166.746.000 $
Aggiornato al 30/01/2011
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