
La celebre scienziata Helen Benson (
Jennifer Connelly) viene pesantemente prelevata dalla sua abitazione per un emergenza nazionale: un oggetto non identificato sta per scontrarsi col pianeta Terra. Il velivolo alieno atterra mentre tutti gli sguardi esterrefatti della popolazione sono puntati su di lui. Helen Benson è il primo essere umano a ritrovarsi faccia a faccia con l'alieno chiamato Klaatu (
Keanu Reeves), che ha viaggiato nell’universo per avvertire l’umanità di una imminente crisi globale. Quando delle forze che sfuggono al controllo di Helen ritengono ostile l’extraterrestre e gli negano la possibilità di parlare ai leader del mondo come aveva richiesto, lei e il figliastro Jacob, con cui è in cattivi rapporti, scoprono rapidamente le conseguenze mortali della frase di Klaatu, che si reputa “un amico della Terra”. Ora Helen deve trovare un modo di convincere questa entità inviata per distruggerci che l’umanità in realtà merita di essere salvata. Ma potrebbe essere troppo tardi. Il processo, nel mentre, ha avuto inizio.

Ad essere cambiata, oggi, è la civiltà. L'idea per il film nasce dalla paura legata al fatto che il modo in cui viviamo potrebbe portare a delle conseguenze disastrose per il pianeta. L'ultimatum alieno non è che una proiezione del nostro Io il quale ci intima di frenare la nostra voglia di distruzione prima che questa distrugga noi stessi. Il messaggio portato avanti dallo sceneggiatore
David Scarpa è di tipo emozionale, non più di critica sociale. Perché soltanto toccando il punto più basso della nostra esistenza troveremmo la forza per cambiare e migliorarci. E' uno sfogo di tipo emotivo, sensazione a cui Klatuu si legherà per mezzo del bambino di Helen - interpretato da
Jaden Smith - raggiungendo la convinzione secondo la quale, forse, la Terra può ancora sopportare un peso minore per valorizzarne uno maggiore. L'amore in tutte le sue forme e nelle sue stereotipe rappresentazioni si manifesta in dialoghi stirati a forza, mentre rappresentazioni decisamente pittoresche definiscono l'aspetto soprannaturale e tecnologicamente avanzato della razza aliena. Questa concentrazione di alta tecnologia robotica legata a un aspetto fortemente "mistico" finisce per far insorgere delle crepe sulla struttura narrativa e sulla reale motivazione della stessa, rendendo tutto piatto e poco straordinario. La regia si dimostra altrettanto goffa nel gestire certe inquadrature ad ampio respiro, scegliendo alla fine scelte preimpostate o troppo logiche per suscitare stupore o anche semplice curiosità.
Keanu Reeves è ambiguo tanto quanto il suo personaggio: inespressivo e freddo anche nei momenti 'teoricamente' toccanti. La scelta di utilizzare il punto di vista narrativo dell'alieno fa si che a risaltare sia il suo pensiero prim'ancora che la sua figura, anche nei confronti di Gort, l'androide che nel romanzo originale comandava Klatuu in veste di servitore robotico della pace. Ciò allontana lo spettatore dal pensare come un "umano" per abbracciare una filosofia differente ma povera di sfaccettature.
Jennifer Connelly purtroppo non migliora la situazione, colpa del fatto che sia il suo personaggio ad essere scritto con troppa superficialità e supponenza.
Ultimatum alla Terra nonostante le buone intenzioni, rimane un blockbuster natalizio incapace di centrare anche uno solo dei bersagli preventivati a favore di tanto buonismo ecologico e staticismo cronico. Probabilmente perché i tempi cambiano, le guerre non cessano ma la paura si evolve; resta il fatto che il remake di Derrickson non esalta, non emoziona, non avvolge né coinvolge. Verrebbe da pensare che, oggi, non è tanto l'alieno proveniente da un'altra galassia a far tremare le menti quanto l'essere alieno contenuto in ognuno di noi.