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Wall-E - Recensione

Inviato il 20/10/2008 da Andrea Bedeschi
Wall-E - recensione - Cinema “Per molti versi la professione del critico è facile. Rischiamo molto poco, pur approfittando del potere che abbiamo su coloro che sottopongono il proprio lavoro al nostro giudizio. Prosperiamo grazie alle recensioni negative, che sono uno spasso da scrivere e da leggere. Ma la triste realtà a cui ci dobbiamo rassegnare è che nel grande disegno delle cose, anche l’opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio, che la definisce tale. Ma ci sono occasioni in cui un critico qualcosa rischia davvero, ad esempio nello scoprire e difendere il nuovo! Il mondo è spesso avverso ai nuovi talenti, e alle nuove creazioni. Al nuovo servono sostenitori! Ieri sera mi sono imbattuto in qualcosa di nuovo, un pasto straordinario di provenienza assolutamente imprevedibile. Affermare che sia la cena, sia il suo artefice abbiano messo in crisi le mie convinzioni sull’alta cucina è a dir poco riduttivo. hanno scosso le fondamenta stesse del mio essere. In passato, non ho fatto mistero del mio sdegno per il famoso motto dello Chef Gusteau ‘Chiunque può cucinare’, ma ora, soltanto ora, comprendo appieno ciò che egli intendesse dire. Non tutti possono diventare dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in chiunque!”.

Anton Ego,inflexible critique culinaire.

Ogni bravo responsabile di qualsiasi testata passa molto tempo ricordando ai propri redattori, vessandoli indicibilmente il più delle volte, quanto sia importante mantenere un certo distacco da ciò che s’intende esaminare, poiché questa è la regola prima per chi decide di mettersi di fronte ad un’opera d’ingegno umana, sia esso un manufatto artistico pregiato o una tazzina da caffè delle più comuni, col desiderio di trasmettere ad un uditorio le proprie impressioni. E’ necessaria una grande quantità di freddezza, che si può acquisire solo col tempo e con l’esercizio e, molto spesso, questo si traduce in un lavoro che sembra dimenticare i sentimenti, il trasporto emotivo.
“And all men kill the thing they love” scriveva Oscar Wilde dopo la sua scarcerazione e questa è una situazione, invero spiacevole e triste, che un critico vive quotidianamente. Stendiamo il cadavere del film sul tavolo autoptico e poi procediamo alla dissezione dopo aver drenato ogni liquido. Tuttavia, ogni tanto può accadere qualche evento strano, magico, talmente denso di significato che l’atto di sedersi al buio di una sala cinematografica circondati da trecento sconosciuti, non è più il momento in cui tirare fuori il taccuino per le annotazioni da scrivere nella penombra, quanto un istante, di durata più o meno variabile, in cui tutti i pregiudizi, tutte le velleità critiche possono tranquillamente sparire. In quell'attimo ciò che conta è cibarsi dell’Arte che ci sta scorrendo di fronte agli occhi, come se si trattasse di una qualche prelibatezza di un banchetto di divinità pagane a cui siamo stati inaspettatamente e chissà per quale motivo invitati.
Il coppiere di questo lauto pasto però, non ha le fattezze apolinee di un fanciullo dell’Ellade antica, quanto quelle di un robot mezzo arruginito, dall’indole estremamente curiosa e umana.
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WALL*E.
Wall-E - recensione - Cinema Solo. Tutto solo in compagnia di una blatta che ha una smodata passione per i plumcake. WALL*E (acronimo di Waste Allocation Load Lifter Earth Class), trascorre le sue giornate su un pianeta ormai deserto, costruendo enormi grattacieli di rifiuti ed esplorando i cumuli d’immondizia, eredità lasciata dal genere umano che ormai da secoli ha abbandonato il pianeta, diventato invivibile a causa dell’emergena spazzatura. Non si sa mai quale misterioso ed affascinante oggetto possa scappare fuori da quegli ammassi di pattume, e così WALL*E è alla continua ricerca di quello che per i suoi occhi è ammantato da un aura di bellezza: può essere un utensile che è a metà fra una forchetta e un cucchiaio, o la custodia di un anello. Tutto serve a farlo sentire meno solo e un po’ più umano, così come il guardare e riguardare di continuo una vecchia vhs di Hello, Dolly! gli fa capire quanto sia importante avere qualcuno da amare vicino a sé. Solo che quel qualcuno per lui non c’è ancora e, data la sua situazione, forse non ci sarà mai. Un giorno però, accade qualcosa d’inaspettato: una grande astronave atterra sul pianeta. Dal suo interno viene rilasciata la bellissima robottina EVE (Extraterrestrial Vegetation Evaluator) che, inizialmente, rischia quasi d’incenerire WALL*E. Lui, dal canto suo, si è innamorato di lei al primo sguardo. Inizialmente EVE resta impassibile di fronte alle richieste d’attenzione del piccolo WALL*E, intenta solo a proseguire la sua missione (ovvero, trovare tracce di vita organica sul pianeta), ma poi fra i due inizierà ad accendersi una specie di scintilla. Quando il tenero compatta rifiuti mostra alla bianca robottina una piantina che aveva casualmente trovato durante una delle sue indagini, questa immagazzina il vegetale al suo interno ed entra in stand by, in attesa di essere recuperata dalla nave di ricognizione. Arrivata l’astronave, WALL*E, ormai del tutto innamorato e desideroso di avere EVE al suo fianco, la seguirà aggrappandosi alla navicella fino ad arrivare alla AXIOM, una gigantesca nave colonia dove risiedono i discendenti degli esseri umani. Lì, WALL*E, oltre a conoscere altri bizzarri robottini, scoprirà che gli epigoni dei suoi creatori sono diventati degli obesi invertebrati (a causa della microgravità della nave) quasi incapaci di muoversi e del tutto assuefatti al cibo ipercalorico, ma, con l’aiuto di EVE, riuscirà a cambiare le cose.
Direttiva?
Apple e Pixar.
Il fatto che Apple e Pixar condividano molto, tanto a livello di filosofia aziendale quanto in termini di uomini simbolo (Steve Jobs, CEO di Apple ex proprietario di Pixar, detentore ora del 7% del pacchetto azionario Disney che lo rende, di fatto, il maggiore azionista della casa di Topolino) è storia nota. I mac-maniaci gongoleranno scoprendo tutte le varie citazioni dal mondo "melistico" presenti in WALL*E. Dall'iPod che il robottino tiene nella sua "tana" fino al suono d'avvio di WALL*E, lo stesso dello start-up di MacOs, gli omaggi alla mela non mancano di certo!
Rimanere impassibili o indifferenti di fronte ad un film come WALL*E significa avere più silicio che cuore. Andrew Stanton e la sua squadra di creativi sono riusciti a confezionare un’opera d’arte talmente densa e pregna di significati artistici e morali da lasciare a bocca aperta. La prima parte del film in tal senso è davvero magnetica, per come riesce a calamitare l’attenzione dello spettatore che si ritrova a seguire con la curiosità d’un bimbo le peregrinazioni, le esplorazioni fatte da WALL*E attraverso quella grande pattumiera che è diventata il pianeta Terra. E’ il cinema nella sua forma più pura, è immagine, è poesia in movimento tanto che la narrazione viene del tutto affidatà alla impressionante capacità comunicativa, sonora e mimetica, del piccolo robottino. Paradossale come la manifestazione cinematografica più tecnologica che ci sia (l’animazione in CG), riesca a recuperare quell’universalità di linguaggio tipica del cinema degli albori o dei grandi maestri dell’uso espressivo del rumore come Jaques Tati. WALL*E vive, per cause di forza maggiore, ai margini di una società che lo ha letteralmente confinato su un pianeta deserto per settecento lunghi anni e tutto quello che gli resta da fare è studiare i rimasugli dell’idiozia umana, carpendone i segreti, cogliendone la bellezza intrinseca.
Mentre gli uomini superstiti vivono a bordo di una mega-astronave perdendo quasi del tutto la capacità di camminare, dato che ormai si limitano a bere bevande ipercaloriche a bordo di poltrone a levitazione gravitazionale fornite di ogni comfort (casse stereo e visori olografici per vedere la TV e usare Internet), WALL*E apprende il significato dell’amore da una vecchia vhs di Hello, Dolly!, ricordandoci che la vera bellezza sta nell’alta definizione di un cielo stellato e non in quella delle nostre TV a 80 pollici. La AXIOM, inquietante incrocio fra una nave da crociera e un grande centro commerciale, è una rappresentazione, magari un po’ troppo caricaturale, ma proprio per questo così efficace, del peggio del peggio offerto dalla nostra evolutissima società: centri benessere, bevande zuccherine, cinema, internet point, tutti a portata di mano, come se si trattasse di una gigantesca gabbia per criceti in cui il cibo è mischiato allo svago, percorsi obbligati in cui la felicità è a portata di bancomat e per averla basta una strisciata nel POS. Microcosmi dove pensiamo di avere tutto ciò che ci serve, ma nei quali, in realtà, la nostra essenza d’esseri umani va a farsi friggere in un olio riciclato mille volte, come le patatine Vertigo comprate al McDonald’s situato giusto alla fine della scala mobile che porta al secondo piano del grande magazzino. E l’allegria diviene più superficiale dell’abbronzatura comprata al centro wellness. Definisci “Festa Campestre!”. Una realtà non così distante se si pensa che le gite in campagna sono state ormai soppiantate dall’escursione domenicale fra le sponde dei letti Malm e dei mobili porta TV Benno del più vicino magazzino IKEA.

Wall-E

Uscita nelle sale Italiane: 17/10/2008
Uscita nelle sale USA: 27/06/2008
Distributore: Walt Disney Studios Motion Pictures International
Genere: Animazione CG
Regia: Andrew Stanton
Nazione: USA
Produttore: Walt Disney Pictures, Pixar Animation Studios
Wall-E
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8,9
ND.
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Galaga
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