Final Fantasy IV DS > Recensione
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Final Fantasy IV DS - Recensione

Inviato il da Francesco "Gazpacho" Dagostino
I moventi dietro la release di porting o remake possono essere molteplici.
Si va dallo sfruttamento di un brand a fini puramente lucrativi alla promozione di una serie in vista dell'uscita di un episodio totalmente nuovo (un pò come sembra stia accadendo con Dragon Quest IX). Ovviamente esiste anche il raro caso di celebrazione dei fan, in cui l'affetto della software si traduce in atto d'amore per i giocatori più fedeli.
Sembrerebbe quest'ultilmo il motore che ha portato all'uscita di Final Fantasy IV su DS, in occasione del ventennale della saga, e a soli due anni di distanza dall'uscita del celebre porting per GBA.
In' quest'atmosfera di revival, oltre al remake nato sulla scia del successo di Final Fantasy III, è stato realizzato anche un seguito, rilasciato però purtroppo solo in Giappone su cellulari (chissà che a seguito dei recenti sviluppi di cui sono stati protagonisti Final Fantasy Agito XIII e The 3rd Birthday, non ne venga anche presa in considerazione un'uscita più "tradizionale").
Non bisogna stupirsi più di tanto di questo ritorno di fiamma, in quanto Final Fantasy IV è un importantissimo tassello della saga Square-Enix, comunemente annoverato tra i suoi più riusciti esponenti assieme al sesto e settimo capitolo e, più in generale, celebrato come uno dei migliori RPG dell'era 16bit.
Questa nuova incarnazione portatile, oltre ad un look completamente rivisto, è dotata anche di alcune novità in grado di arricchire sia la storia che il gameplay originale. Per scoprire se tutto questo sarà sufficiente a liberare il titolo dalle pesanti ed arrugginite catene che lo legano inevitabilmente al 1991, anno del suo esordio sul mercato, continuate a leggere.
We're on the road to nowhere
Final Fantasy IV DS - recensione - NDS Il quarto episodio di Final Fantasy segue, come molti sapranno il cammino di Cecil Harvey, Dark Knight e capitano della flotta di aeronavi del regno di Baron.
E' un cammino arduo quello di Cecil, che devia dal percorso tracciato da un monarca senza scrupoli quando il protagonista, a seguito dell'invasione del pacifico villaggio di Mysidia, inizia ad interrogarsi sulla giustizia delle sue azioni.
Le troppe domande e la perdita di fiducia nella causa di Baron portano Cecil a divenire un reietto, perseguito dal paese che l'aveva accolto orfano, in continua fuga, alla ricerca di se stesso e di un modo per espiare i propri peccati. Così Cecil imbocca un sentiero fatto di tradimenti, tragedie, ma sopratutto di redenzione, grazie a cui riuscirà ad investirsi di ruolo di paladino della giustizia e, con l'aiuto di un gruppo di fidi compagni, porterà nuovamente la pace nel mondo.
Final Fantasy IV fa parte di quell'antica scuola di giochi in cui i protagonisti non dovevano necessariamente essere un gruppo di bellocci dall'aspetto efebico, agghindati ambiguamente e tutti rigorosamente sulla soglia del teen-ager.
Il cast del titolo, maturo ed estremamente variegato, è formato da 12 tra gli eroi più riusciti dell'intera serie, tra cui l'indimenticato saggio Tellah e il carismatico rivale-amico Kain Highwind, il nerboruto Yang, esperto di arti marziali e il paffuto costruttore di aeronavi Cid Pollendina.
Sebbene non sia possibile gestire il gruppo a proprio piacimento, sarà la sceneggiatura del gioco a concedere spazio a tutti i vari personaggi, cambiando senza sosta i compagni di viaggio di Cecil, variegando in modo interessante sia il tono delle vicende, che spesso concederanno divagazioni per sondare background, motivazioni e psicologia dei protagonisti, che il gameplay.
Grazie a questo escamotage la trama guadagna in originalità, riuscendo a sorprendere anche dopo più di 10 anni, malgrado clichè tipici degli anni '90 ed un pò d'ingenuità. Purtroppo però l'altro lato della medaglia è che alcuni personaggi non riescono a ritagliarsi sufficiente spazio nella storia, come il principe Edward, che resta tutt'oggi uno degli eroi dal poteziale più ingiustamente inespresso dell'intera saga. Non si tratta però esclusivamente di un "difetto" imputabile alla sceneggiatura, quanto ad una conseguenza, in un certo qual modo realistica, del conflitto in cui i protagonisti sono coinvolti, che non risparmierà al giocatore alcune situazioni davvero disperate e toccanti e vittime in gran quantità.
Una nuova traduzione riveduta e corretta (esclusivamente in inglese, almeno per il momento) e la presenza massiccia di cutscene dirette in modo eccelso e sovente dotate di un doppiaggio (ancora una volta in inglese) tutto sommato soddisfacente non riescono però a svecchiare completamente il comparto narrativo del titolo, ancora pesantemente incapace di liberarsi da un ritmo ed una gestione degli eventi ancora evidentemente retrò, che potrebbe far storcere il naso ai giocatori più giovani.
Active Time Battle
Matrix Software, che si è già occupata poco più di un anno fa della realizzazione dell'edizione DS di Final Fantasy IV, si è assicurata, almeno sulla carta, di non lesinare sui contenuti inediti, ben conscia (avendo già sulle spalle il lavoro di rifacimento di Final Fantasy III) che non basta un lifting grafico a raccogliere consensi tra i giocatori di vecchia data, stanchi dei soliti remake.
Non è però stato toccato lo scheletro del gioco, che si basa come al solito sullo squilibrato bilanciamento tra fasi esplorative e combattimenti casuali.
Squilibrato perchè gli scontri, veramente troppo frequenti, sono ora sovente davvero difficili: mostri ordinari sono potenziati, e i boss sono spesso quasi inaffrontabili senza sessioni di paziente grinding.
Non aiuta il fatto che il giocatore, come già detto, non disponga, durante la prima metà dell'avventura, del sufficiente controllo sul party. Capita spesso che un personaggio venga sostitito durante uno scontro con un boss a causa di un colpo di scena (è il caso dell'entrata in scena di Rosa contro Barbariccia), privandoci magari di un prezioso alleato e lasciandoci al suo posto un protagonista di livello eccessivamente inferiore.
Per facilitare il compito del giocatore, è stato aggiunta una feature apparentemente molto importante del gameplay, ovvero la gestione degli Augment: questi sono oggetti chiave che, se consumati, forniscono ad un solo personaggio un'abilità aggiuntiva, che può essere l'utilizzo automatico di pozioni o addirittura una command ability appartenente ad altri personaggi (come ad esempio le bardsong di Edward).
Alla luce di questa novità, il gioco assume un inedito aspetto di personalizzazione del party, che garantisce una certa flessibilità ed una maggior varietà d'azione (limitando al tempo stesso il cordoglio per la perdita di un personaggio dotato di skill particolarmente gustose). Purtroppo però, a dimostrazione che il gioco era già perfetto quindici anni fa, il party funziona perfettamente con le sue skill di default. Questo però non priverà di un certo piacere nel permettere a Cecil di eseguire contrattacchi automatici, o a Kain di disporre di abilità curative.
La bellezza del gioco, dunque, non risiede in questa nuova caratteristica, ne tantomeno nell'introduzione di un'elementare sistema di automatizzazione delle battaglie (utile per sconfiggere velocemente i mob più deboli), ma nella classica rigidità dello stilema originale, e nell'attenta dedizione riposta nella caratterizzazione delle abilità dei personaggi.
Parliamo di tocchi di classe come i parametri fisici di Tellah che scendono ad ogni level up a causa della sua vecchiaia, o il doppio attacco di Palom e Poron (un'antenato delle Tech viste nel sempre modernissimo Chrono Trigger).
Tornando alle novità, come non citare un migliore bilanciamento delle abilità (impossibile ora abusare della Dark Sword di Cecil, che funziona in modo completamente diverso), e l'introduzione di una nuova evocazione, chiamata Whyt, che fa scendere in campo un personaggio completamente controllato dalla CPU che prenderà momentaneamente il posto di Rydia, e la cui potenza dipenderà dalla nostra bravura nel completare una serie di minigiochi che fanno il verso all'allenatore di Cervelli Nintendo.
La componente multiplayer del gioco è interamente legata a Whyt: potremo farlo scendere in campo contro altri 3 amici, e personalizzarlo dotandolo di costumi sbloccabili e disegnandone il volto.
Quanto alle peculiarità dell'handheld Nintendo, il pennino è praticamente inutilizzato (durante l'esplorazione è possibile adottalo esclusivamente per muovere i personaggi), mentre il touch screen mostra una mappa delle varie location che si disegnerà automaticamente. Completando le varie mappe verremo premiati con alcuni oggetti come pozioni e phoenix down.
Quanto agli scontri, questa volta non ci saranno menu e finestre ad occupare la nostra visuale: statistiche, barra dell'active time battle e comandi saranno visualizzati unicamente sullo schermo inferiore (saranno comunque utilizzabili unicamente tasti e croce direzionale per impartire i comandi).
Inizialmente questa scelta potrebbe però generare un pò di confusione, poichè non è facile tenere d'occhio due schermi contemporaneamente mentre un'orda di mostri di turno sta attentando alla sopravvivenza del nostro party.
Il feeling old style del gameplay, malgrado la pesantezza generale (ahimè come non sentirla) e il supporto non efficiente dei menu, troppo lenti e macchinosi, non impedirà all'appassionato di rpg medio di godere del titolo per tutta la sua durata, che si assesta sulla trentina di ore, ne tantomeno di prolungare la presenza della SD nello slot superiore del DS per completare tutte le sotto quest del caso.

Final Fantasy IV DS

Disponibile per: NDS
Final Fantasy IV DS - NDS
Genere: Rpg Giapponese
Tipo: ND.
Sviluppatore: Matrix Software
Pegi: 3+
Lingua: Inglese con Sottotitoli in Italiano
M. Online: Wi-Fi Connection
Final Fantasy IV DS
8.5
6.5
7.5
7.5
50 voti
7,4
ND.
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