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GTA: Chinatown Wars > Recensione
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GTA: Chinatown Wars - Recensione

Inviato il da Saimon Paganini
Il viaggio è piuttosto lungo, quindi meglio levarsi dalle scarpe eventuali sassolini: non sia mai che vadano a pungolare dubbi inopportuni. Ergo, ci rivolgiamo in prima battuta a chi s’è lasciato sfuggire il nostro recente hands on, andando a definire quello che GTA Chinatown Wars innanzitutto non è. Tanto per capirci, non è la rilettura tascabile di GTA IV. Ne consegue che è tutto fuorché un mero sforzo commerciale. Eppure, non è meno ambizioso del confratello next gen, nonostante non ne riprenda -giocoforza- le velleità cinematografiche. Non è infine un compromesso tecnico evidente. Quindi? Quindi si sta parlando di una gemma preziosa, che brilla nella line up di Nintendo DS come fulgido esempio di cosa è possibile trarre dalla piattaforma quando si stanziano budget adeguati, allocandoli in progetti di respiro ben diverso rispetto ai semplici porting che affastellano gli scaffali dei negozi, reparto portatili.
GTA Chinatown Wars è un vero GTA. Esiste forse un complimento migliore? Eccessivo e slabbrato sul versante dello script; esteticamente d’impatto e scompaginato dalla cosmesi-media dei giochi per DS; ricco di feature esclusive che sfruttano le peculiarità del due schermi confluendo armoniosamente nel gameplay. E, soprattutto, capace di propinare divertimento in quantità industriali.
Un prodotto dunque vicino alla perfezione formale, un’autentica e quanto mai rara killer application. Ammettendo che nel mercato attuale tale definizione valga ancora qualcosa.
Armatevi a puntino, branco di mangia-involtini: Liberty City vi aspetta.
Grand Theft Auto: Chinatown Wars - recensione - NDS C’è poco da fare. Quando le cose viaggiano su un binario storto, è normale che tendano ad andare di male in peggio. Una storia come tante quella di Huang Lee. Il padre donnaiolo e cocainomane assassinato da ignoti, e il cuore che grida vendetta. In testa, mille pensieri che strillano come poppanti. Il primo? Parcheggiare le chiappe gialle a Liberty City, possibilmente sane e salve. Il secondo, consegnare la spada di famiglia Yu Jiang allo zio, così che possa donarla al cadavere ambulante del vecchio capo della Triade, prossimo a quel tipo di pensione che puzza di riposo eterno, rimediandoci -con una botta di fortuna- un posto al sole in quella fogna a cielo aperto che è Liberty. Magari ci scappa addirittura la leadership dell’organizzazione. Gran bella cosa il sogno americano. Vero?
Un sogno, appunto. Perché il giovane, appena atterrato al Francis Int. Airport, si imbatte subito negli squali che circondano le acque della metropoli. Pronti via, ed un simpatico confetto di piombo gli accarezza il cranio. Andato? No, solo svenuto. Una piccola pausa di riflessione mentre i tizi del comitato d’accoglienza lo fanno accomodare sul sedile posteriore di un’auto. Auto destinata ad un bagnetto con tutti i crismi tra le acque morte del porto. E’ stato un piacere, Huang.
Veloci tocchi con lo stilo, e il lunotto posteriore s’incrina, per poi infrangersi del tutto. Libero. Ma adesso? La spada è persa, lo zio Kenny Lee incarognito come pochi e la verità su chi ha ucciso il padre lontana anni luce. Una cosa è certa: i suoi aguzzini, lo credono morto. Almeno un punto lo ha segnato. E la partita comincia adesso. Ovvio, come inizio è uno schifo mica da ridere.


La trama di GTA Chinatown Wars, quantunque vada a toccare temi non insoliti per la saga (un revival di cliché sempre gran ben orchestrato), rinnega il lirismo psicologico del quarto capitolo, con le sue brave venature drammatiche (si pensi al passato di Niko Bellic), tratteggiando invece i bordi di un climax esilarante, sul cui sfondo si muove un carnet di personaggi eccessivi e smisuratamente grandi nelle loro bassezze, uniti da dialoghi pungenti e sopra le righe.
Il punto di vista del giocatore è quello del sardonico protagonista: insieme si divertono a scoprire quanto gretti, grezzi e stupidamente ripugnanti possono essere i figli di una società malata.
Le linee di testo, intersecate a sequenze da comic book decisamente ispirate (perlopiù statiche o comunque graziate da animazioni essenziali), tagliano come lame ben affilate. Sfottò a sfondo sessuale, razziale e sociale si sprecano senza sosta, e rappresentano giustamente un prezioso valore aggiunto.
Grand Theft Auto: Chinatown Wars - recensione - NDS Dimenticate gli svaghi, i divertimenti accessori, il cazzeggio sbracato caldeggiati da GTA IV.
Niente tv, locali di dubbia moralità o cellulare con cui programmare una sbronza in compagnia.
Essendo un tributo ad una saga seminale, GTA Chinatown Wars sposa un tipo di approccio vecchia scuola, che infarcisce le dinamiche del passato con le nuove possibilità date da Nintendo DS.
Via libera quindi al munifico numero di missioni che sostanziano la modalità in single, in grado di mantenere un ritmo serrato per tutte le quindici-venti ore necessarie al suo completamento. Come al solito, la parola d’ordine rispettata da Rockstar (Leeds, in questo caso) è varietà: l’azione non si adagia mai su un canovaccio di convenzioni che alla lunga possono venire a noia, ma tende a diversificarsi quanto più possibile: obiettivi multipli, collaudata tendenza a differenziare il set delle missioni (per strada, in volo o in mare), ampia libertà decisionale lasciata al giocatore -sulle strategie da adottare-.
Nel medesimo solco strutturale, ritornano i piaceri secondari tipici dei lavori part time di GTA come vigilante, taxista, pompiere, paramedico o spaghetti express, tutti guarniti col tocco DS quel tanto che basta per renderli sempre nuovi e stimolanti. Si pensi alle corse in ospedale: e se il paziente dovesse accusare un improvviso arresto cardiaco? Semplice, si utilizza il sangue freddo congelato dai tempi di Trauma Center e si parte con un vigoroso massaggio al petto. Quello del touch screen del DS, ovviamente.
La diversificazione negli utilizzi dello schermo tattile è esemplare. Un esempio calzante è rappresentato dal modo in cui si prende in prestito un’auto. Cacciavite nel blocchetto d’accensione? Collegamento dei cavi? Bypass del dispositivo di sicurezza elettronico? Il tempo è comunque ristretto, ed è bene agire in fretta se non si vuole incappare nel blocco del mezzo o nel grido stridulo dell’allarme.
L’inventiva palesata dagli sviluppatori è davvero sconfinata, e parimenti non fine a sé stessa. L’obiettivo è quello di incrementare il fattore immersivo, parcheggiando il giocatore all’interno della realtà di gioco mantenendone l’attenzione ad uno stadio febbrile. Si pensi, ad esempio, ai tentennamenti del motore di una barca nel bel mezzo di un inseguimento, da ristabilire a colpi di pennino. Problematiche estemporanee che rendono frizzanti anche le missioni apparentemente più convenzionali. E ancora il fissaggio di esplosivi, di cimici, il montaggio di un fucile da cecchino, la possibilità di fischiare per chiamare un taxi, sono per citare i più ovvi.
Se la struttura compositiva è limpida e non dissimile da un qualsivoglia GTA, le meccaniche che foraggiano il gameplay di Chinatown Wars sono invece del tutto peculiari.
Visuale dall’alto ed sistema di controllo legittimano la riproposizione sia della schizofrenia dei primi due GTA apparsi su PSone, sia di una fetta delle lezioni apprese dal quarto capitolo, unite alle dinamiche “da lancio” proprie di questa iterazione per NintendoDS.
Tramite A si spara/colpisce, dando inizio ad una carneficina interessante gli esseri umani più prossimi all’avatar. Il tasto dorsale R attiva invece un utile sistema di lock on. Non esistendo un sistema di copertura “reale”, durante le sparatorie è facile farsi prendere la mano dalla frenesia dell’azione e uscirne così massacrati (letteralmente). I nemici, per quanto facciano leva più sulla forza dei numeri -agendo spesso in gruppo-, difficilmente rimangono fermi nello stesso punto ed anzi spesso si producono in manovre elusive (salti all’indietro, ad esempio, per evitare di essere investiti da un’auto) che li portano a cercare riparo dietro mezzi, o strutture architettoniche. Pertanto il giocatore è invitato a fare altrettanto, se non vuole perire anzitempo. Inoltre, per portare a casa la pelle è più che necessario bilanciare risorse e tattiche. Inutile sprecare preziose munizioni per far esplodere una macchina: meglio optare per una calda molotov, appena confezionata al distributore di benzina più vicino. Il lancio di bottiglie incendiarie o granate è ovviamente gestito dallo schermo inferiore di Nintendo DS: direzione e gittata diventano fin da subito controllabili, sebbene gli effetti delle esplosioni divengano difficili da calcolare soprattutto quando in campo sostano diversi veicoli.
E’ chiaro che una molotov risulti perfetta per riscaldare le idee di interi gruppi di nemici; sotto il profilo strategico, oltretutto, utilizzarle per andare a colpire, con una subdola palombella, quegli avversari a cui piace ripararsi dietro il cemento infrangibile di un muro, diviene ben presto un’opzione ben più che accessoria.
Le armi (una trentina in tutto; da segnalare la “doppia pistola”, dedicata agli estimatori di John Woo, e l’implacabile minigun, per giovani terminator in erba - doppio senso assolutamente non intenzionale) sono ovviamente utilizzabili anche a bordo dei veicoli; se nel caso dell’accoppiata molotov/granate la precisione di lancio è assicurata dal touch screen, il fuoco automatico con le armi convenzionali è parso fin troppo arbitrario, poco indirizzabile e funzionale. Peccato.

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Grand Theft Auto: Chinatown Wars

Disponibile per: NDS | PSP | iPhone | iPad
Grand Theft Auto: Chinatown Wars - NDS
Genere: Azione/Avventura
Sviluppatore: Rockstar Games
Distributore: Take2 Interactive
Costo iPhone: http://a56€
Costo iPad: 7,99€
Pegi: 18+
M. Online: Wi-Fi Connection
Data di Pubblicazione:
NDS: 20/03/09   
PSP: 23/10/09   
iPhone: 18/01/2010   
iPad: 09/09/2010   
Grand Theft Auto: Chinatown Wars
9
9
8.5
8
138 voti
8
ND.
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