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Mystery Case Files : MillionHeir - Recensione

Inviato il da Lorenzo "Kobe" Fazio
La Touch! Generation ormai ha raggiunto una certa fama tra videogiocatori assidui e non. Se inizialmente aveva attirato su di sé le antipatie dei sedicenti hardcore gamer, proponendo unicamente software alternativi e pensati per il nuovo pubblico di Nintendo, progressivamente la collana si è espansa fino a comprendere un ventaglio di generi videoludici inaspettatamente ampio. Dai puzzle games come Actionloop e Tetris DS, ai giochi musicali, di cui Elite Beat Agents e Electroplankton sono due ottimi esponenti, per terminare con il rinato filone delle avventure grafiche, l’offerta della Touch! Generation è talmente variegata che difficilmente il possessore di un Nintendo DS, non ha nella sua collezione almeno un titolo appartenente a questa collana.
Da oggi, poi, entra in quest’ambiente anche Mystery Case Files: MillionHeir che, prodotto dalla stessa Nintendo, altro non è che l’ultimo episodio di una serie che ha saputo crearsi in breve tempo un buon seguito di fan.
To Seek & Solve.
La saga dei Big Fish Games nasce nel novembre del 2005, in ambito PC. Sin dal primo episodio, sottotitolato Huntsville, si era richiamati ad impersonare un detective e a risolvere un particolare mistero contando sulle proprie capacità e sull’aiuto del Crime Computer, un computer dotato di un’intelligenza artificiale in grado non solo di servire da vera e propria HUB, ma anche di ricoprire il ruolo di spalla per l’intera avventura.
Mystery Case Files: MillionHeir mantiene per lo più inalterati tutti ii tratti tipici della serie, proponendoci anche in questo episodio un mistero da risolvere pennino alla mano. I primi secondi della modalità Storia, tuttavia, possono confondere e spiazzare. Sembra infatti di essere di fronte a un’avventura grafica molto classica che, nello stile, strizza l’occhio a Professor Layton And The Curious Village. Sebbene il titolo in esame condivida con quest’ultimo un’atmosfera surreale, le affinità si fermano qui. Il prodotto Big Fish Games, infatti, è più giustamente accostabile ai puzzle games.
Basta il tutorial, del resto, per rendersene conto. P.T. Rich, un paffuto ed elegante signore, chiederà il vostro intervento, per ritrovare in pochi attimi alcuni oggetti che sta cercando nel suo caotico studio. Tra i tanti cimeli che tiene lì custoditi, infatti, ha bisogno che individuiate proprio quelli che deve restituire al Louvre per esporli in una mostra. Sullo schermo superiore, così, sarà sempre visibile la lista di ciò che dovrete reperire e una panoramica della stanza nella quale vi trovate, mentre in quello inferiore vedrete, ingrandita, una porzione della stessa. Affidandovi al pennino, o alla croce direzionale, potrete cambiare il vostro punto di vista osservando l’ambientazione centimetro per centimetro nel tentativo di scovare gli oggetti.
Il tutorial, insomma, chiarisce sin da subito che non ci troviamo di fronte a un’avventura grafica di stampo classico, quanto a un gioco che vi pone di fronte una serie di quadri in cui dovrete scovare una serie di elementi, ovviamente toccandoli con il pennino una volta individuati.
Trova l’oggetto e ne saprai di più.
Terminato il tutorial, verrete introdotti alla storia vera e propria. Un anno dopo dal vostro primo incontro, P.T. Rich, sparirà misteriosamente. Toccherà a voi, accompagnati dal Crime Computer, HUB e vostro aiutante, ritrovarlo e scoprire l’eventuale rapitore.
La vostra indagine partirà proprio nello studio del ricco signore. Qui scoverete una lista di persone che, in qualche modo, ha avuto a che fare con lo scomparso. Naturalmente sarete chiamati ad indagare sui rapporti che lo legavano con i vari personaggi, e una volta raggiunti i luoghi in cui si trovano e incontrati i comprimari, non resterà che far venire a galla la verità a suon di interrogatori e indizi. Anche in questi casi gli interlocutori parleranno con il protagonista solo dopo che questi avrà trovato una serie di oggetti spostandosi tra varie stanze.
Questa formula, che rimane pressoché invariata fino alla fine dell’avventura, di tanto in tanto viene rinfrescata con piccoli diversivi. Dovrete per esempio utilizzare una particolare torcia che permette di individuare degli oggetti altrimenti coperti da altri. Oppure dovrete ricomporre piccoli puzzle o, ancora, trovare le differenze tra due figure. Queste variazioni, tuttavia, non riescono a stupire particolarmente per inventiva e, soprattutto, si riducono a occupare una parte minima del gioco.
La ricerca degli oggetti all’interno di scenari caotici e surreali, poi, rappresenta anche la base del gameplay della modalità a più giocatori . E’ infatti possibile sfidare altri tre amici per decretare il detective più veloce a ritrovare gli oggetti richiesti. Pur in tutta la sua semplicità, questa modalità riesce a divertire, anche se non per moltissimo tempo. Se quindi l’avventura principale potrà durarvi al massimo una settimana, con il multiplayer potrete prolungare l’utilizzo del gioco di appenaqualche giorno.

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Mystery Case Files : MillionHeir

Disponibile per: NDS
Genere: Puzzle Game
Sviluppatore: Big Fish Games
Distributore: Nintendo
Pegi: 3+
Lingua: Tutto in Inglese
M. Offline: Multiplayer offline fino a 4 Giocatori - SystemLink
Sito Ufficiale: Link
Mystery Case Files : MillionHeir
7.5
6
6
8
10 voti
6.2
ND.
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