Pokèmon Platino - Recensione
Inviato il
19/05/2009 da
Nicolò Carboni Da qualche anno a questa parte recensire un gioco dei
Pokémon è diventato un esercizio critico fine a se stesso. Con sorprendente regolarità nuovi capitoli della saga escono a cadenza pressoché costante, perfezionando un modello di gameplay ormai vicino alla saturazione.
Dopo il dittico
Diamante/Perla ,
Nintendo ci propone questo mezzo sequel che continua la tradizione di
Pokémon Giallo ,
Cristallo e
Smeraldo . Come tutti i fan dei mostriciattoli tascabili sanno fin troppo bene, queste versioni 1.5 dei giochi non rappresentano dei veri e propri titoli nuovi, quanto un affinamento dei capitoli precedenti, correggendo qualche piccola imperfezione e aggiungendo alcune caratteristiche pensate per gli utenti più esperti. Si tratta di un lavoro di lima più che di scalpello, e gli scultori hanno tutto l'interesse a non intaccare il cuore pulsante del gioco che, detto francamente, non subisce alcuna revisione da tredici anni.
Frontiera di Battaglia
La storyline di
Pokémon Platino è pressoché la stessa di Diamante e Perla, con solo qualche lievissima modifica: ora non riceveremo più il nostro starter (sempre un
Piplup , un
Turtwig o un
ChimChar ) nei pressi del Lago Verità , ma ci sarà consegnato direttamente dal professor Rowan sul Percorso 201, e incontreremo alcuni personaggi in fasi diverse della nostra avventura (per esempio lo scontro con Fantina, quarto capopalestra in D/P, avverrà come terzo, invertendosi di posto con Maylene). Per quanto riguarda i nuovi comprimari, faremo la conoscenza dell'Osservatore, un ufficiale di polizia incaricato di controllare le attività del
Team Galaxy , e di
Charon , uno scienziato che avrà un ruolo fondamentale nella nostra avventura.
Passando ai
Pokémon , i leggendari introdotti in Diamante e Perla, ovverosia Dialga e Palkia, saranno entrambi catturabili, insieme -ovviamente- a
Giratina (Mascotte di questo episodio). Al di là di queste aggiunte tutto sommato poco interessanti, Game Freak, con questo nuovo episodio finalmente s'è decisa a sistemare l'algoritmo del Battle System, rendendo le battaglie molto più veloci rispetto agli episodi precedenti. Modificando alcune animazioni e riequilibrando le statistiche sia degli stessi
Pokémon che delle mosse attuabili, gli sviluppatori hanno reso il gioco molto meno frustrante rispetto a D/P (che, in alcuni casi, a fronte di una difficoltà media piuttosto bassa, presentava dei picchi tignosi davvero insensati), avvicinandolo alla perfezione di Oro e Argento, ad oggi ritenuti ancora i migliori titoli della serie mai sviluppati. Se l'avventura principale non ha subito grossi cambiamenti, le sub quest e le zone esplorabili sono enormemente aumentate: dopo aver concluso la modalità storia, infatti, potremo letteralmente perderci per
Sinnoh , completando una miriade di nuovi compiti, esplorando aree nascoste o, più semplicemente, allenando sempre di più i nostri
Pokémon . Dopo aver sconfitto i superquattro della Lega Pokémon, infatti, avremo accesso alla
Battle Frontier , una versione riveduta, corretta ed ampliata della Battle Tower già presente in Diamante e Perla. In questa nuova area, gli allenatori più forti potranno testare le loro capacità in una serie completamente nuova di scontri: nella già nota Battle Tower dovremo sconfiggere sette allenatori consecutivamente con tre
Pokémon al livello 50; nella Battle Factory, potremo scegliere tre
Pokémon "in affitto" e, dopo ogni combattimento, scegliere di scambiarli con quelli dell'avversario battuto; nel Battle Castle, dovremo battere sempre sette allenatori, ma, dopo ogni vittoria, riceveremo dei punti da spendere per migliorare le caratteristiche dei nostri Pokémon e via di questo passo.
Fra oggi e domani
L'aggiunta di questa area, insieme al nuovo
Distortion World , un mondo completamente tridimensionale in cui dovremo risolvere una serie di Puzzle per riuscire a catturare Giratina, farà di certo la felicità dei fan più coriacei. Ma tutti gli altri? Ha senso acquistare Platino dopo aver giocato a fondo Diamante e Perla? La risposta non è delle più semplici. Ad un occhio poco attento il gioco parrà semplicemente una copia carbone, leggermente riveduta e imbellettata, di un prodotto uscito ormai due anni fa. Le critiche che allora furono mosse a Nintendo sono ancora tutte più che valide: il non aver sfruttato a fondo il touch screen, l'aver optato di nuovo per una visuale dall'alto nonostante le potenzialità grafiche del DS, la limitatezza delle opzioni di scambio Wi-Fi e il riciclo di una meccanica di gioco con ormai troppi anni sulle spalle restano argomenti di scottante attualità (tanto più che in questi giorni Nintendo ha annunciato i Remake per
DS di
Oro e
Argento ). Ma, per parafrasare Tomasi di Lampedusa
"Bisogna che tutto cambi, affinché nulla cambi" ; Nintendo sta seguendo esattamente questa strada: ad ogni nuovo gioco sembra ci siano enormi stravolgimenti, nuovi Pokémon, isole da esplorare, attacchi, misteri. Ma alla fine le fondamenta sono sempre quelle, ed è proprio per questo che i Pokémon hanno successo; i vecchi giocatori trovano rassicurante non dover ricominciare da zero ad ogni nuova uscita, mentre i nuovi si trovano davanti uno schema di gameplay semplice ed efficace, in grado di appagare sia i giocatori casuali (quelli che, per intenderci, abbandonano il gioco dopo aver finito la storia) sia quelli che cercano un
RPG su cui passare, letteralmente, i mesi a venire.
Nintendo, dunque, ci dimostra ancora una volta la grandezza dei suoi studi interni, in grado di sviluppare algoritmi ludici che resistono fin troppo bene al passare degli anni, ma, volendo vedere il rovescio della medaglia, ci consegna un gioco ingessato, ormai prossimo alla mummificazione, perfetto ma sempre più anacronistico. Difficile dire se sia un bene o no, oggettivamente non ci sono critiche pesanti da muovere, dal punto di vista prettamente ideologico, però, ci piacerebbe vedere un po' più di coraggio da parte di Nintendo, sperando che al prossimo giro cerchi veramente di cambiare qualcosa in una formula che ormai, data tutta la sua gloria, meriterebbe un po' di riposo.