The Legend of Zelda: Phantom Hourglass > Recensione
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The Legend of Zelda: Phantom Hourglass - Recensione

Inviato il 20/10/2007 da Francesco "Gazpacho" Dagostino
The Legend of Zelda: Phantom Hourglass - recensione - NDS Se si esclude Minish Cap, non è affatto sbagliato affermare che gli episodi portatili della serie Zelda siano tra i migliori mai realizzati. Sopratutto i meno giovani ne hanno da sempre decantato la qualità della trama, l'elevato livello di sfida e le ambientazioni evocative, ma sopratutto il feeling "vecchia maniera".
Per questo motivo non stupisce affatto l'attesa che gravava tra i cosiddetti hardcore gamer per l'uscita della prima incursione su DS di Zelda che, partito come versione portatile di Four Swords, si è trasformato nel corso dei mesi in un episodio effettivo, addirittura seguito di uno dei titoli più controversi e apprezzati della saga fantasy di punta di casa Nintendo.
Ritorno
The Legend of Zelda: Phantom Hourglass segue il filo narrativo apparentemente concluso con Wind Waker, capitolo della serie che vide luce su Gamecube non troppi anni fa.
Lo stile grafico, un delizioso cel shading, non è l'unico retaggio di Wind Waker, con cui il titolo DS condivide anche la caratterizzazione dei personaggi e dell'ambientazione, un incrocio tra il mondo di Hyrule a cui tutti siamo abituati e le produzioni dell'acclamato regista e animatore giapponese Hayao Miyazaki.
Link vaga per i mari in cerca di avventure e tesori accompagnato dalla giovane e spericolata Dazel (o se preferite Tetra) e della sua ciurma di pirati. Un bel giorno l'allegro gruppetto sconfina nella parte di oceano soprannominata "regno di Mar", ove si imbatte in un'imbarcazione misteriosa nota come "il Vascello Fantasma". Leggende narrano che questa nave sia zeppa di tesori, ma anche che chiunque vi si avvicini svanisca nel nulla. Dazel, da brava e spavalda amante dell'avventura, si lancia all'abbordaggio, mentre la sua ciurma attanagliata dalla paura resta immobile a guardare. Ma quando un grido si leva dalla nebbia, Link vince i suoi timori e salta immediatamente dalla barca dei compagni: Dazel è di nuovo in pericolo...
Sfortunatamente il nostro eroe finisce in mare e perde i sensi. Si risveglierà su una spiaggia sconosciuta grazie all'immediato soccorso di una fatina di nome Sciela, il primo di una nutrita schiera di comprimari con cui unirà le forze nel tentativo di svelare i misteri dietro il Vascello Fantasma ed il regno di Mar.
La trama di Phantom Hourglass è sorprendentemente divertente, ricca di colpi di scena e personaggi ben caratterizzati, veramente memorabili. E' una cosa rara per un sequel mantenere alte le aspettative che inevitabilmente si trascinano da eventuali episodi precedenti, eppure questa nuova avventura di Link riesce a tenere incollato il giocatore al portatile Nintendo anche e sopratutto grazie alla perfetta alchimia tra il gameplay ed una sceneggiatura che si scopre lentamente grazie a semplici dialoghi e brevi cutscene, evitando il rischio di annoiare con lunghe sequenze animate.
Una scommessa azzardata
The Legend of Zelda: Phantom Hourglass - recensione - NDS Il gioco è organizzato in modo analogo a quanto visto in Wind Waker: dovremo muoverci attraverso un certo numero di isole in cerca di dungeon da esplorare, guadagnando nuovi strumenti e mappe nautiche con cui ampliare sempre più il nostro raggio di azione.
Nei panni di un Link inizialmente disarmato, sarà nostra priorità munirci di spada, scudo ed un battello per poter tornare a solcare i mari. Ma prima ancora, occorrerà impratichirsi con il nuovo sistema di controllo: le intenzioni dei programmatori con questo Phantom Hourglass sono quelle di valorizzare le proprietà peculiari della console portatile Nintendo, sfruttandole per sovvertire completamente i canoni della serie. Fortunatamente la prima isola che avremo modo di esplorare, oltre ad essere abitata da gente pacifica ed estremamente disponibile, è disseminata di consigli e tutorial grazie a cui apprendere le basi del nuovissimo sistema di controllo.
Inizialmente questa scelta potrebbe sembrare azzardata, e di fatti si tratta di una scommessa non da poco. Privare Zelda di quello che da sempre ne ha determinato la qualità è un grandissimo rischio, una follia, qualcosa che in molti nemmeno tenterebbero, vista la possibilità di allontanare fan e quindi potenziali acquirenti. Eppure dopo un inziale, inevitabile smarrimento, lentamente ci si accorge di quanto semplice e intuitivo sia compiere qualunque azione utilizzando praticamente solo il pennino al posto di tutti quei tasti a cui eravamo abituati.
Muoversi è quanto di più scontato si possa immaginare. Basta puntare una direzione qualunque sullo schermo e Link la seguirà, variando la velocità in base alla distanza tra lui e il punto selezionato. Spostando rapidamente indietro e poi di nuovo avanti il pennino, come a disegnare un minuscolo cerchietto, faremo una capriola. I salti sono invece -come al solito- automatici. Per esaminare oggetti, parlare con personaggi non ostili o sollevare vari elementi (vasi, barili e via discorrendo) e successivamente lanciarli, basta puntarli con lo stylus.
Fin qui niente di nuovo, già altri titoli hanno proposto qualcosa di simile, su tutti Animal Crossing. Ma adesso viene il meglio. Phantom Hourglass conserva tutte le mosse presenti nei capitoli "tradizionali" della serie. Toccando un nemico, Link si scaglierà all'attacco, tirando un fendente in automatico, toccando più volte eseguiremo brevi combo. Puntando l'avversario da distanza invece, effettueremo un attacco in salto, mentre disegnando una linea dritta davanti a noi o tra noi e il malcapitato, eseguiremo rispettivamente un affondo o un fendente. Tracciando velocemente un cerchio attorno al piccolo protagonista, ci esibiremo nel tipico attacco rotante.
La naturalezza con cui tutte queste azioni vengono eseguite è disarmante. Probabilmente taluni giocatori, durante la prima mezz'ora alle prese con il nuovo sistema di controllo, si troveranno lievemente in difficoltà a gestire le battaglie contro più avversari, oppure riscontreranno problemi nell'eseguire l'apparentemente complessa manovra per la capriola (non di vitale importanza dopotutto), ma dopo poco più di un'ora il margine di errore si annulla del tutto: Link risponde persino meglio che con l'ausilio di tasti e pad.
La meccanica di gioco diventa poi gradualmente ancor più profonda mano a mano che si entra in possesso delle armi secondarie. Non sono molte a dir la verità, soltanto sette, ma se inizialmente questo potrebbe deludere gli appassionati della serie, una volta scoperti i molteplici usi di ognuna di esse è impossibile non rimanere completamente soddisfatti. Per usare il boomerang ad esempio, basterà tracciare una linea di qualunque tipo (curva, dritta, persino una spirale), che sarà prontamente seguita dall'arma. La bomba invece è ora uno strumento di precisione "millimetrica" in quanto può essere lanciata esattamente dove si desidera entro il proprio campo visivo. Probabilmente l'oggetto più divertente da usare è il Rampino, che oltre a permettere di aggrapparsi ad oggetti pesanti o trascinarne di leggeri può trasformarsi in un'improvvisata fune per acrobazie funamboliche o addirittura essere usata per aumentare la distanza dei salti.
Ovviamente tutte queste possibilità hanno permesso ai programmatori di sbizzarrirsi con enigmi estremamente creativi grazie anche al saltuario utilizzo del microfono e al saggio impiego di un'altra, geniale feature del titolo che permette di trasformare le mappe del gioco in un utilissimo blocco note: è possibile segnare qualunque cosa, ovunque. La mappa, normalmente visibile sullo schermo superiore, può essere momentaneamente portata sul touch screen, dove potremo scrivere o cancellare a piacimento note, simboli e quant'altro. Ovviamente il gioco ci spingerà più volte a risolvere enigmi sfruttando questa possibilità, facendoci disegnare X per contrassegnare punti un cui scavare, forme geometriche per indicare in che ordine premere pulsanti e così via.
Per spostarsi da un'isola all'altra dovremo muoverci per mare con il battello del nostro infido amico Linebeck. Anche in questo caso tutti i comandi sono affidati al touch screen. La nave si sposterà seguendo la rotta che disegneremo sulla mappa, mentre una volta entrati in possesso del cannone, toccando sullo schermo potremo sparare con precisione a mostri ed ostacoli sulla nostra strada. Gestire la telecamera è semplicissimo, basta tenere il pennino sul touch screen e la visuale si sposterà secondo le nostre esigenze. Con il procedere del gioco, poi, si sbloccheranno altre funzioni, tutte eseguibili grazie ad un piccolo menu dei comandi posizionato nella parte bassa dello schermo inferiore: potremo saltare ostacoli, pescare o usare il gancio della nave per recuperare tesori, semplicemente toccando la giusta icona.
Sebbene non sia possibile comandare il nostro alter ego tramite i tasti ed il d-pad, potremo comunque utlizziare alcuni pulsanti come shortcut per evitare di perdere tempo a spostare il pennino sulle icone dei menu. Quest'aggiunta si rivela particolarmente utile poichè non esistono schermate di selezione di armi e accessori vere e proprie, e quindi il gioco procede sempre in tempo reale senza interruzioni di sorta.
Il rischio enorme corso da Nintendo si è dunque trasformato in una scommessa vincente. Dopo un'oretta di pratica, il gioco si governa alla perfezione: questa è senza dubbio una piccola rivoluzione che potrebbe cambiare il modo di concepire gli adventure su DS.

The Legend of Zelda: Phantom Hourglass

Disponibile per: NDS
Genere: Action RPG
Sviluppatore: Nintendo
Distributore: Nintendo
Pegi: 7+
Lingua: Tutto in Italiano
The Legend of Zelda: Phantom Hourglass
9
9.5
8.5
7.5
85 voti
8,5
ND.
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