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The Legend of Zelda: Spirit Tracks > Recensione
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The Legend of Zelda: Spirit Tracks - Recensione

Inviato il da Lorenzo "Kobe" Fazio
Un prologo occupato dalla narrazione di una leggenda, il risveglio di un protagonista a cui noi stessi siamo chiamati a dare un nome, e guai se è diverso da Link, uno strumento musicale dai poteri magici e l’onnipresenza della Sacra Triforza, elemento cardine dello sconfinato pantheon di saggi e divinità minori che di volta in volta gestiscono l’ecosistema del Regno di Hyrule. Cosa sono questi se non elementi cardine di una leggenda, quella di Zelda, che da più di dieci anni incanta e commuove generazioni di videogiocatori? Iterazione dopo iterazione abbiamo imparato a non tentare una disposizione cronologica dei vari episodi, ma di apprezzarli per quello che sono: diverse narrazioni della medesima storia, quella della lotta del Bene contro il Male.
Certo, l’eccezione c’è sempre e in questo caso si chiama Majora’s Mask, diretto seguito del capolavoro Ocarina Of Time. Per la prima volta nella storia della saga si aveva a che fare due volte con lo stesso Link, cosa che sarebbe poi successa nuovamente con Wind Waker per Game Cube e il più recente Phantom Hourglass per DS.
Con il qui analizzato Spirit Tracks sembra quasi che Nintendo abbia intenzione di creare una saga nella saga. Confusi? Spaesati? Preoccupati? Coraggio, continuate a leggere.
Zelda’s drama
The Legend of Zelda: Spirit Tracks - recensione - NDS Non solo Spirit Tracks si rifà alle medesime meccaniche del capitolo precedente per DS, non solo riprende il toon shading visto in Wind Waker, ma la sua stessa trama prolunga il filo narrativo ben oltre i due episodi appena citati.
L’inizio, del resto, è con il botto. Fare luce su uno qualsiasi degli aspetti della trama, sarebbe indubbiamente un reato di cui non vogliamo macchiarci, ma rivelarne i più superflui risvolti è necessario per la progressione dell’analisi. Innanzi tutto dovete essere pronti a diversi riferimenti a personaggi e situazioni che avete vissuto in Phantom Hourglass. In qualche modo infatti il regno del capitolo precedente e quello di Spirit Tracks sono collegati, e in questo caso è facilmente determinabile un ordine cronologico tra i due episodi.
La situazione poi, non perde tempo per peggiorare e presentarci immediatamente il compito da portare a termine. La Torre Degli Spiriti è andata in pezzi, indebolendo la barriera magica che impedisce all’oscuro signore del Male, Malladus, di fare il suo ritorno. L’unico modo per riportare l’ordine è ripristinare le Spirit Tracks del titolo, ovvero la fitta rete ferroviaria che non serve solo per permettere il passaggio dei treni, ma anche per catalizzare l’energia magica e convogliarla nella torre appena nominata. Tutto estremamente familiare e già sentito, se non fosse per la forza drammatica con la quale sono rese le primissime ore dell’avventura. Abituati ai toni tenui e fanciulleschi tanto cari alla saga, lo shock emotivo sarà tanto più forte quando il nemico di turno sarà presentato con un fare così luciferino da far apparire Ganon un simpatico bricconcello. Ancora più incredibile il personaggio della Principessa Zelda. Negli anni, con la sola eccezione di Ocarina Of Time, siamo stati abituati a vederla come una combattiva, ma pur sempre pacata ed elegantissima nobile. Genererà stupore allora vederla perdere il controllo in più di un’occasione, vederla, per una volta, umanamente più attaccata alla sua sorte che a quella del suo Regno e del suo popolo. E’ un vero peccato dunque, che una tale forza drammatica venga persa per un lungo tratto dell’avventura, prima del finale anch’esso molto forte emotivamente. L’azzardo riuscitissimo dell’incipit infatti, lascia presto il posto a una narrazione ancora dominata dai classici dialoghi fanciulleschi propri di un mondo sempre in pericolo, ma mai del tutto cosciente delle forze maligne che lo abitano. In più manca l’irrefrenabile simpatia del pirata Linebeck, che in Phantom Hourglass aveva dato un brio inaspettato alla sceneggiatura.
Tirando le somme la trama di Spirit Tracks è un esperimento incredibilmente affascinante e per lo più riuscito. Là dove la forza drammatica viene meno purtroppo manca un personaggio come Linebeck a mantenere viva l’attenzione del videogiocatore. Così com’è, l’avventura per una buona parte vive più per le meccaniche del gameplay che per la sceneggiatura. Che non manca mai di interessare e intrattenere, certo, ma pecca leggermente di quel quid che avrebbe potuto regalarci uno degli Zelda più intriganti mai giocati.
Touch-screen, pennino e microfono: ecco la nuova Triforza
Il Flauto di Pan
Come da tradizione anche in questo capitolo Link potrà contare sui poteri magici di uno strumento. Questa volta la scelta è caduta sul Flauto di Pan. Per suonarlo dovrete preoccuparvi di soffiare sul microfono, mentre con lo stilo farete scorrere le canne di bambù dove appunto Link emetterà il fiato. Semplice e divertente per quanto ogni canzone non vi richiederà che un paio di note.
Sul gameplay invece Nintendo non ha assolutamente voluto giocare d’azzardo. Delusione per gli amanti delle novità a tutti i costi, sentita approvazione per i più pragmatici, che non vedono motivo per stravolgere meccaniche tutto sommato sfruttate per un solo episodio.
Anche Spirits Track dunque, abbandona per lo più l’utilizzo di pulsanti vari, per affidarsi all’accoppiata touch-screen e pennino. Toccare un punto dello scenario si tradurrà in uno spostamento di Link verso la direzione designata e tracciando linee e semicerchi sui nemici si potrà sfoderare la spada e esibirsi in combo e schivate varie. Il sistema necessita di un breve periodo di adattamento e, pur non permettendo la varietà di attacchi degli episodi pubblicati sulle console casalinghe, si rivela sufficientemente articolato e preciso per rendere ogni scontro intrigante e mai scontato. Anche raccogliere e lanciare gli oggetti richiederà l’uso dello schermo tattile, così come le armi secondarie dove capirne il funzionamento e intuire tutti i loro diversi utilizzi è un gioco nel gioco.
Come già accaduto in Phantom Hourglass gli enigmi si adattano alla perfezione alla nuova anima di Zelda. Ancora una volta spesso sarà necessario scarabocchiare note sulla mappa e certe leve si attiveranno solo dopo aver soffiato potentemente sul microfono. Non mancano le porte sulle quali tracciare determinate linee, così come le sezioni in cui il boomerang sarà l’unico strumento in grado di colpire in rapida successione interruttori distanti tra loro.
I veterani della serie, insomma, non tarderanno a rintracciare qualche ripetizione o, semplicemente, qualche variazione sul tema, ma la qualità degli enigmi è indubbia e cristallina. Il livello di difficoltà è leggermente aumentato, ma non aspettatevi di dover ricorrere frequentemente a delle guide: persino un neofita non faticherà mai eccessivamente. Ciò che importa, tuttavia, è che i dungeon non deludono affatto e anzi, rappresentano un ulteriore passo avanti.

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The Legend of Zelda: Spirit Tracks

Disponibile per: NDS
Genere: Avventura
Sviluppatore: Nintendo
Distributore: Nintendo
Pegi: 7+
Lingua: Tutto in Italiano
M. Offline: Multiplayer offline fino a 4 Giocatori - SystemLink
Sito Ufficiale: Link
Data di Pubblicazione: 11/12/09
The Legend of Zelda: Spirit Tracks
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70 voti
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ND.
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