I'm a cyborg, but that's ok > Recensione
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I'm a cyborg, but that's ok - Recensione

Inviato il da Maurizio Encari
Prima del, dal sottoscritto già ampiamente elogiato su queste pagine, Thirst, un altro progetto dalla genesi bizzarra ha percorso i meandri della psiche di quel genio dagli occhi a mandorla che risponde al nome di Park Chan-wook. E' infatti quattro anni orsono, nell'ormai "lontano" 2006, che vede la luce l'ennesima trovata di celluiloide del Maestro di Seul. Già il titolo porta a pensare quale ennesima fantasticheria abbia partorito il regista coreano, e pochi sono stati così esplicativi e allo stesso tempo spiazzanti come I'm a cyborg, but that's ok. Il film ha ricevuto consensi pressochè umaninimi, aggiudicandosi anche il premio Alfred Bauer per l'opera più innovativa al Festival del Cinema di Berlino. E come dar torto ai giurati, trovatisi di fronte a un'opera ricca e profonda, capace di condensare in cento minuti una miriade di idee visive e registiche che ormai da anni consacrano Chan-wook al gotha del Cinema che conta. Ovviamente (detto con sottile ironia, pervasa da una velata tristezza) la distribuzione italiana ha ignorato questa ennesima perla d'Oriente, ed è da sperare almeno in una ritardataria ma fondamentale uscita home video, magari sulla scia della possibile apparizione nelle nostre sale di Thirst. Chi ha voglia di immergersi in questo misto di classe e follia, può tranquillamente continuare a leggere...
Donna o cyborg?
I'm a cyborg, but that's ok - recensione - Dvd Un giorno, al lavoro, la giovane Young-goon (Su-jeong Lim) si taglia le vene e inserisce nella ferita dei cavi elettrici. Viene ricoverata in manicomio, poichè si tratta dell'apice della sua malattia mentale: fin da piccola infatti la giovane crede di essere un cyborg e parla con gli apparecchi elettronici. Una patologia a quanto pare ereditaria, visto che anche sua nonna venne mandata in una casa di cura anni addietro perchè credeva di essere la madre di alcuni topi, e lo shock per il distacco avvenuto ha provocato l'innescarsi dei problemi della nipote. Al'interno della struttura ospedaliera fa la conoscenza di diversi personaggi dai comportamenti più disparati: da chi ha un'insana mania per il ping-pong, a chi cammina all'indietro e si scusa per ogni gesto, a chi mangerebbe fino a scoppiare. L'incontro che più influenza la vita della ragazza è però quello con Park Il-sun (Jeong Ji Hoon), un misterioso giovane che sostiene di rubare l'anima della gente, imitandone gli atteggiamenti e lasciando i "malcapitati" derubati infelici della loro normalità. Il rapporto tra i due all'inizio è distante, ma ben presto Park II-Sun diventa ben più di un amico, nonchè l'unico a capire come aiutare la povera "ragazza cyborg". Quest'ultima intanto viene "istigata" dalla radio a uccidere tutti i dottori, responsabili della separazione dalla nonna, ed è convinta nella sua immaginazione di adempiere alla missione omicida. Riuscirà l'amore di Park II-Sun a salvare la vita di Young-goon, la cui salute nel frattempo è a forte rischio visto la sua reticenza a cibarsi?
Fulminante genio d'autore
I'm a cyborg, but that's ok - recensione - Dvd Ogni volta è una sorpresa. Impossibile abituarsi al Cinema di Park Chan-wook, tale il suo estro e la sua fantasia finiscono per creare sempre prodotti diversi e originali, seppur accomunati dalle scelte registiche. I'm a cyborg, but that's ok è l'ennesima dimostrazione di come si possa rinnovare un genere, rivisitarlo totalmente e creare un'opera degna di essere vista più e più volte. Se con Thirst il regista aveva rivisitato a modo suo il cinema dei vampiri, con questo precedente tassello indaga il filone dei film sui manicomi, plasmando da un incipit emblema della semplicità una storia dai risvolti molteplici, incapace di esser catalogata nel suo continuo viaggiare e cullarsi nei generi. E' una commedia o un dramma, un delirio del nonsense di impronta lynchiana o un intenso ritratto trasfigurato di questa triste realtà di "detenzione" curativa, è un videogame/film o un riuscito sfoggio di talento? E' tutto e il contrario di tutto, un caos di segmenti schizzati ad alta velocità che formano però un puzzle di visione sublime, intaccando le radici stesse dell'Arte cinematografica. Una pellicola che diverte e commuove, capace di far pensare e allo stesso tempo di lasciare inebetiti i cineasti meno smaliziati per il suo sapore tipicamente kawaii. Già dall'inizio incominciamo a intravedere la portata visiva, figurativa ed emozionale dell'intera storia: in un ambiente plumbeo, decine di ragazze vestite di rosso sgargiante, lavorano a stretto contatto con apparecchi elettronici, apparendo indistintamente all'occhio di chi guarda come una sorta di produzione in serie, a sottolineare come essere normali molto spesso non sia la scelta migliore. La fotografia giocherà un ruolo importante ai fini dell'Opera, rivelandosi protagonista nel destreggiarsi con maestria nei bianchi ed etereii luoghi di cura, metaforicamente prigioni senza chiave dell'animo umano. E' perciò interessante, nonchè incredibilmente appagante, vedere il contrasto tra l'immaginazione di Young-goon e la realtà, irrazionale e velata di una violenza fine ed edulcorata la prima, triste e senza speranze la seconda. Unico appiglio diventa perciò il rapporto tra i protagonisti, unico legame che profuma di verità in un mondo che agli occhi della ragazza appare trasfigurato della sua reale essenza. Non mancano le scene toccanti, pregne di quell'alito di desiderio affettivo ed emotivo che raggiunge con grande facilità e maestosa potenza le corde del cuore. A tal riguardo va fatto un sonoro plauso alle splendide performance degli attori, che dai principali fino ai semplici comprimari, offrono una prova sentita e sincera, con volti non nuovi a chi ha visionato le produzioni passate del regista. Sugli scudi ovviamente gli interpreti dei ruoli principali, dalla genuina spensieratezza e disinteressato altruismo di un simpatico e bel (anche il pubblico femminile non rimarrà deluso) Jeong Ji Hoon, al delicato e ingenuo equilibrio mentale di Su-jeong Lim, "lookata" al meglio ed entrata con una morbosa e interessante ossessione nella parte. Di eccezione anche il comparto musicale, mai invasivo ma perfetto accompagnatore delle immagini, che in alcune scene prendono a piene mani dal mondo dei videogiochi, sulla scia di quanto accaduto con il secondo capitolo della trilogia della vendetta, ovvero il culto Old Boy. Influenze e invenzioni che sono amalgamate senza straripamenti in giusta quantità, per un cocktail irresistibile che ha forse come unico difetto il risultare totalmente fuori di testa, e quindi incapace di attrarre le masse occidentali. Mai eccessivo in nessuno dei suoi volti, commuovente ma non patetico né retorico, divertente senza sfruttare gag abusate o dialoghi sprezzanti, il film ha il grande pregio di risultare a tutt'oggi un'opera unica. Intendiamoci, che il mondo d'Oriente (e non solo) abbia regalato riuscite escursioni fuori dagli schemi classici è cosa nota, perciò I'm a cyborg ha sicuramente dei simili, ma ben pochi e(u)guali. In fondo, anche se siete dei cyborg, alla fine va tutto bene.
L'ennesima dimostrazione di una mente florida di idee e di una mano maestra nel plasmare e riplasmare le convenzioni cinematografiche. I'm a cyborg, but that's ok è un film irresistibile, impossibile da catalogare, narrante una storia pregna di tenerezza e di follia, di amore e violenza (immaginata). Lo stile di Park Chan-wook è sempre quello, ricco di soluzioni sempre nuove, che non nascondono di essere influenzate da altri settori ma trasformano un semplice omaggio in un colpo di genio. Il regista coreano è entrato a pieno diritto nel gotha dei Grandi, e ogni suo nuovo film è una sorpresa degna d'esser scartata, rimpacchettata e riscartata di nuovo, per notarne ogni singola scalfitura di questo Cinema che si può a pieno diritto considerare Arte. Prima di Thirst, dopo la trilogia della vendetta: in mezzo a passati e futuri d'alto livello, I'm a cyborg, but that's ok si conferma un recente presente che non lascia indifferenti i fortunati fruitori della sua essenza.
VOTOGLOBALE8.5

I'm a cyborg, but that's ok

Genere: Commedia
Regia: Chan-wook Park
Interpreti: Su-jeong Lim, Rain, Hie-jin Choi, Byeong-ok Kim, Yong-nyeo Lee
Sceneggiatura: Chan-wook Park
Nazione: Corea del Sud
Durata: 105 min
Produttore: Moho Films
I'm a cyborg, but that's ok
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