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Horn - Recensione

Inviato il da Alessandro "Neon" Mazzega
Molti utenti di dispositivi Apple si ricorderanno di The Dark Meadow, uno dei primi giochi ad utilizzare l'Unreal Engine per poter produrre titoli di alto rilievo tecnico, con tempi di sviluppo ridotti come il mercato mobile impone.
The Dark Meadow è stato il primo grande successo per Phosphor Games, studio di Chicago ormai specializzato in titoli di fascia alta per smartphone e tablet, con però un passato legato a Xbox 360 e Kinect, in quanto a loro si deve il minigioco nello spazio incluso in Kinect Adventures, raccolta facente parte del bundle di vendita della periferica.
Dopo il successo di The Dark Meadow, quindi, ecco arrivare sull'App Store e su Google Play il nuovissimo Horn, action adventure che evolve il concetto del titolo precedente, sfruttando nuovamente le tecnologie sviluppate da Unreal Technologies.
Tra Ico e Fable
Il primo impatto con Horn porta alla mente due titoli di grande importanza del mondo del gaming su console: Ico e Fable.
Dal primo capolavoro di Fumito Ueda Horn prende il prestito il protagonista, un ragazzino che vive in un ridente villaggio, che dopo un periodo di guerre tra le contee vicine ha finalmente trovato la pace.
Il giovane vive con la zia e la aiuta nei lavori di tutti i giorni, mentre nel centro abitato sta rifiorendo la civiltà, grazie all'abbandono della violenza e alla riscoperta dello studio della scienza e dell'arte.

La sezione narrativa iniziale, quindi, accomuna Horn al primo Fable, per stile, impatto e modalità: la storia viene raccontata con tavole animate e un narratore fuori campo spiega le vicende che hanno portato il villaggio alla situazione attuale, dispensando dettagli che, in seguito, si potranno ulteriormente approfondire grazie ad elementi collezionabili quali note e diari, da raccogliere e leggere se si vuole saperne di più.
Anche l'introduzione vera e propria, che mostra il villaggio, fa respirare un'atmosfera molto vicina a quella di Fable, anche se una volta che la storia prenderà il suo corso le cose precipiteranno rapidamente.
Da umani a Pygon
Il giocatore potrà finalmente prendere il controllo del protagonista solo dopo che quest'ultimo si sarà svegliato, senza ricordare con precisione chi è e dove si trova ma con la strana sensazione che qualcosa di terribile sia accaduto.
L'incontro con la zia, ormai invecchiata, confermerà i sospetti del ragazzo, che si tramuteranno in realtà una volta raggiunto nuovamente il villaggio, ormai in rovina e depredato dai Pygon, esseri biomeccanici che l'uomo non è riuscito a fermare in alcun modo.
Rapidamente si scoprirà che a tutti gli effetti i Pygon racchiudono al loro interno animali ed altre creature viventi, che verranno liberati una volta sconfitti. Raggiunta tale consapevolezza il protagonista deciderà di imbarcarsi in un'epica avventura per liberare la sua terra dai Pygon, scoprendone la vera natura e riportando la pace.
Touch adventure
Malgrado utilizzino lo stesso motore, graficamente Horn non può reggere il confronto con il secondo capitolo di Infinity Blade, ancora superiore soprattutto per qualità delle texture ed effetti visivi, ma dalla sua la produzione di Phosphor Games offre una vera e propria libertà nell'esplorazione degli ambienti.
La soluzione scelta dal team, però, si allontana da quella classica, quindi non è presente su schermo alcun d-pad e per muovere il protagonista basta semplicemente toccare lo schermo in un punto a scelta sul terreno. In questo modo i movimenti saranno automatici e solamente durante gli scontri, che partiranno quando ci si avvicinerà ad un Pygon, compariranno dei veri e propri elementi di interfaccia, facenti capo alle schivate laterali e al salto.

Se quindi l'esplorazione si basa su semplici tocchi sul touch screen, affiancati da gesture utili a muoversi lentamente su un crinale roccioso e per non perdere l'equilibrio in passaggi particolarmente complessi, i combattimenti ripropongono la formula di Infinity Blade, con però l'opportunità di rotolare lateralmente in modo da evitare gli attacchi avversari, cercando nel contempo il punto debole da colpire per massimizzare il danno, con rapidi swipe che simulano l'uso della spada.
Occasionalmente, quindi, è possibile saltare un affondo nemico, contrattaccando poi per stordirlo, in modo da guadagnare del tempo per riposizionarsi e colpire nuovamente.
Al mix di esplorazione e combattimento va ad aggiungersi l'uso della fionda, montata direttamente sull'avambraccio destro del protagonista e da utilizzare muovendo un dito della mano sinistra sullo schermo, mentre con la destra è possibile tendere la corda e lasciarla per far partire un colpo, La fionda avrà quindi sarà utile sia in determinati scontri sia per raggiungere sezioni soprelevate altrimenti inarrivabili.
Visivamente sontuoso
Horn appare sontuoso sin dai primi fotogrammi, grazie alle bellissime ricostruzioni delle rovine del villaggio, da attraversare per esplorare tutta la regione in cerca dei sigilli utili a svelare il mistero dei Pygon.
L'uso dell'Unreal Engine si nota soprattutto nella resa dell'acqua che riempie i ruscelli che attraversa la regione, molto simile a quella presente in altre produzioni che utilizzano il motore di Epic su piattaforma iOS.
Meno convincente il frame rate, non sempre stabile e in netto calo soprattutto durante i primi istanti di esplorazione di un nuovo ambiente, mentre la resa a video è molto buona soprattutto sulla nuova generazione di iPad, device sul quale il gioco riesce a dare il meglio di sé.
Un altro comparto in cui Horn svetta è quello musicale: la colonna sonora originale è stata composta da Austin Wintory, nome che ha guadagnato popolarità in quanto compositore principale di Journey, successo per Playstation 3 prodotto da Thatgamecompany.
L'accompagnamento musicale è sicuramente un fiore all'occhiello dell'intera produzione e supera anche il massiccio impatto grafico, con l'opportunità per gli appassionati di poter acquistare le tracce sull'account Bandcamp dell'autore.
Horn è una produzione che va ben oltre la media per quanto riguarda il mercato di giochi per iOS: l’Unreal Engine permette di rendere ambienti vivi e pieni di dettagli, che accompagnano il giocatore durante tutto il lungo viaggio per liberare il villaggio dai Pygon.
Il punto debole di molte produzioni create con il motore di Epic, però, è il gameplay e l’interattività pura; da questo punto di vista Horn rappresenta un netto passo avanti, grazie alla libertà esplorativa che concede, malgrado poi gli scontri siano comunque ancorati ad un format che ha stancato e che sembra ormai senza più nulla di originale da offrire.
La lunghezza dell’avventura è invece un pregio e un difetto: in parte giustifica il prezzo per il download del gioco, tra i più alti sull’App Store, ma d’altra parte mette in luce una ripetitività di fondo che alla lunga emerge tanto negli ambienti quanto nel gameplay, limitato comunque malgrado l’approccio migliore rispetto alla concorrenza.
Horn è quindi un action adventure completo e tecnicamente ottimo, che soddisferà chi cerca un titolo in stile console per i propri device portatili ma che, nuovamente, conferma tutte le limitazioni dell’uso di dispositivi touch only, senza alcun controllo fisico.
VOTOGLOBALE8
Alessandro "Neon" Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente ai videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di gaming in ambito mobile e aziendale. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

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Horn

Disponibile per: iPhone | iPad
Genere: Avventura
Sviluppatore: Phosphor Games Studio
Link Download: Scarica Qui
Costo iPhone: 5,49€
Costo iPad: 5,49€
Data di Pubblicazione: 16/08/2012
Horn
9
7
7.5
8
14 voti
7.5
ND.
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