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D2 - Recensione

Inviato il da Angelo "Moteuchi_Yota" Baffa
Emblema della mediocrità, il primo D: pubblicato su Psx e Saturn non più di un decennio fa, rappresentava malamente ciò che avrebbe dovuto essere il survival horror, rielaborato dalla folle mente di Kenji Eno, un visionario e, a detta di molti, un mentecatto. A poco più di un anno da allora, in Giappone è il delirio: Enemy Zero, sequel illegittimo di D, si rivela un prodotto pregevolissimo, grazie ad una struttura investigativa già sperimentata e ad un plot narrativo che rielabora in modo sapiente il concetto di paura partorito dal genio Ridley Scott sul finire degli anni '70, con il suo "Alien"; Kenji Eno non è ora considerato un mentecatto, ma l'aggettivo "visionario" rimane profondamente radicato nel collettivo, e a giusto diritto. Immancabilmente, dunque, l'attesa per D2 diviene spasmodica, in Giappone e, seppur in misura minore, nel lontano Occidente.
E una gestazione difficile...
Inizialmente ideato per lo sconosciuto e, forse fortunatamente, mai nato M2 (il 64 bit 3DO che, almeno sulla carta, avrebbe spopolato nel settore del videoludo, nel bel pieno degli anni '90), D2 rimase così in una sorta di limbo, e per svariati mesi nessuno seppe nulla, in merito. Questo, fino alla presentazione ufficiale del progetto Dreamcast (E3 1998), durante il quale fu mostrato un breve filmato in real time di D2, capace di sbalordire per una qualità visiva per allora quantomeno stordente. La trilogia si sarebbe ufficialmente conclusa, nel bene o nel male. Drammaticamente, una gestazione tanto lunga quanto travagliata non giovò alla notorietà del team Warp e al progetto D2 in toto. Questo è male: Kenji Eno avrebbe lasciato alla storia, di lì a due anni, uno dei più geniali titoli che la antologia videoludica tutta avrebbe mai potuto accogliere in grembo.
La prima impressione è quella che conta!
Ciò che stupisce profondamente e solletica il senso della vista, in prima istanza, è la qualità dell'opening che, lo confessiamo, ci esalta profondamente a priori, lasciando presagire una trama che certamente donerà preminenza a colpi di scena e a scelte narrative assolutamente geniali: un uomo si trova a peregrinare sulla neve, nonostante evidenti ferite che spruzzano sangue a fiotti sulla candida neve; il sangue, dal suo naturale rosso rubino, muta senza ragione alcuna in un verde che non lascia presagire nulla di buono. Dissolvenza al nero. Un aereo sorvola una zona innevata e assolutamente inclemente del Canada: la camera ci presenta Laura Praston (protagonista dei due prequel sopra menzionati), concentrata nel visionare lo schermo del suo LapTop, fino a che non si paventa una improvvisa sonnolenza. Laura dorme, ma si ridesta presto: un intraprendente coetaneo le porge ciò che potrebbe sembrare un orologio da taschino, rendendoglielo: "You wouldn't want to lose it. It was from your mother, wasn't it, Laura?". Da qui in poi, sarebbe per tutti noi un reato svelarvi altro, perchè sappiatelo, questo titolo gode di una delle migliori trame di sempre: pregna di significati, manifesti filosofici e messaggi profondi. Un esempio di semiotica multimediale di proporzioni indicibili.
Un gioco che gioco non è...
Senza lasciare intuire altro sulla narrazione, ci limiteremo ad esporre un aspetto del titolo paradossalmente non rilevante, come vedremo a breve: il gameplay. Nonostante siffatta affermazione possa provocare ilarità, visto il contesto, v'è da dire come tale aspetto non sia volutamente un fulcro del prodotto analizzato: propedeutico al semplice evolversi degli eventi narrati, il gameplay si paventa quale semplice commistione di più generi, spaziando dall'avventura in prima persona fino al più scontato degli fps, omaggiando sommariamente il genere degli rpg. Il tutto si muove altresì su binari ben definiti, e non resterà al basito giocatore che viaggiare di locazione in locazione, risolvendo enigmi, sopprimendo (con relativa semplicità, tra l'altro) osceni esseri sub-umani o fauna locale (in modo da nutrire la giovane Laura, nella speranza che una sana digestione possa distrarla da una probabile ipotermia) e, fortunatamente, assistendo ad intermezzi a volte grotteschi e dannatamente splatter (l'estimatore avrà certamente di che gioire, tra tentacoli fallici violentatori e spargimenti di membra a profusione), a volte di una dolcezza e un calore indescrivibili. V'è da notificare, purtroppo, come la versione Americana del gioco sia parzialmente menomata, per via di censure forse inevitabili (ci riferiamo, logicamente, ai tentacoli di cui sopra): starà al giocatore stabilire il compromesso tra una ugualmente giocabile versione Giapponese (che necessiterà quantomeno di uno script in inglese, facilmente reperibile in rete) e una incompleta ma intelligibile versione Americana dello stesso. Probabilmente le nostre raccomandazioni non basteranno, ma vi consiglieremmo ugualmente di fruire della versione completa di D2, perchè siamo pericolosamente vicini al definire il suddetto quale appartenente al controverso girone dell'arte contemporanea, e l'arte non omette nulla. Questo mai.

D2

Disponibile per: DC
D2 - DC
Tipo: ND.
D2
9.5
6
8
8.5
13 voti
7,6
ND.
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