Everyeye After - Folklore e GTA 4 > Rubrica
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Everyeye After - Folklore e GTA 4 - Rubrica

Inviato il 05/10/2009 da Francesco Fossetti
L'operazione critica non è mai spoglia da influenze esterne. I facili entusiasmi per un gioco ricevuto in anteprima, la pressione delle aspettative, le opinioni dei colleghi. Le potenziali lamentele dei lettori.
Everyeye ha sempre mantenuto la testa alta e la sua indipendenza, cercando di salvaguardare un'obiettività basta su criteri di giudizio rigorosi. Ma molto spesso è difficile scrutare oltre la scintillante realtà del momento, intravedere in un prodotto potenzialità sopite o caratteristiche sopravvalutate, rispettivamente destinate ad influenzare il mercato del futuro o ad essere dimenticate senza pietà. Ed allora è bello, ogni tanto, guardare al passato e provare a strutturare un'analisi "col Senno di Poi".
In questa rubrica ci preoccuperemo di inquadrare con occhio critico non tanto i prodotti, quanto le nostre recensioni antiche. E vedremo se, "a mente fredda", sarà possibile confermarle o meno. Vedremo se i prodotti che abbiamo glorificato sono davvero quelli che hanno lasciato un segno, se i titoli che abbiamo condannato agli inferi meritavano davvero un trattamento così severo.
Non sarà mai una sorta di elogio funebre, come i "Post Mortem" che popolano i siti d'oltre oceano. Anzi, sarà un percorso vitale, alla ricerca di una traccia lasciata dai videogiochi più importanti; una traccia ancora rigogliosa e florida. Brutta o bella che sia: perchè il ricordo si modifica ed evolve, ed ogni singolo gioco può essere ripensato come una perla rara, come il nuovo revisore di un genere, o come una bruttura spacciata fortunosamente per un grande capolavoro.
Folklore
Everyeye After - rubrica - videogioco Dopo un'opportuna pausa estiva, torna Everyeye After, una sorta di retrospettiva critica sui titoli più importanti di questa generazione e sulla loro ricezione. Aspettative ed attese di pubblico e stampa, reazioni (ordinate o meno) degli organi d'informazione e degli avventori dei forum, e tracce lasciate sull'operazione stessa di Game Design sono gli indizi attraverso cui ripercorriamo le alterne fortune dei prodotti in esame. A chi si fosse perso le prime due puntate consigliamo di dare un'occhiata all'indice presente nel primo paragrafo, prima di avventurarsi fra le spinose questioni che, sicuramente, solleverà anche questo episodio.


Folklore. Ai tempi in cui il prodotto vide la luce, la situazione per Sony Computer Entertainment non era certo delle più rosee. Perduti i brand storici e tutti i confronti con la diretta concorrente, la neonata Ps3 si trovava con una Line Up senza carattere, svuotata, priva di qualsiasi segno distintivo che potesse in qualche giustificare un'adesione spassionata al marchio Playstation. Con Gran Turismo sparito nelle nebbie vaporose dei rimandi, e Killzone 2 che doveva lavorare per non mostrarsi al di sotto del famigerato “E3 Trailer”, a rallegrare l'anima dei giocatori si trovavano ben pochi prodotti. Sarebbe nato di lì a poco il mito di Uncharted, mentre i semi di Motorstorm e Resistance erano stati piantati accuratamente, ma per il resto non c'era da star felici. Non con Heavenly Sword che, con le sue demo pubbliche e private, denunciava un'inconsistenza di fondo preoccupante quanto mai. E allora, ecco che Sony tira fuori dal cilindro una misconosciuta produzione firmata Game Republic, team perdonato in fretta e furia per il Flop clamoroso di Genji 2 e subito dirottato al lavoro su questo strano Action RPG.
Il concept di gioco non era male. L'idea era quella di un protagonista che potesse catturare le anime dei nemici sconfitti, per poi utilizzare le loro mosse peculiari, creando così un set di abilità che crescesse dinamicamente. Il sogno di ogni amante del Fantasy, in pratica, con quel pizzico di maniacalità per il collezionismo a stimolare un sentito interesse.
Data la (previdente) brevità delle versioni di prova, i giornalisti ed il pubblico lavorarono d'immaginazione, credendo di trovarsi di fronte ad un nuovo, piccolo capolavoro di game design. Lo stile inconfondibile con cui venivano tratteggiati personaggi, il fantasy cupo e distorto che delineava le silhouette dei mostri, lasciavano per altro molto compiaciuti, e nell'arco di qualche mese (nel tempo che separava l'E3 dalla GDC di Lipsia) vennero a crearsi profondissime aspettative.
Sull'onda di quell'entusiasmo diffuso, le prime recensioni (in esclusiva) assegnarono al titolo voti fuori dall'ordinario, solleticando gli appetiti della fetta più ostinata e risoluta del popolo videoludico: gli amanti degli RPG. Ovvero, di quei cantilenati titoli iterativi che possono anche toglierti la vita sociale, con il loro grinding sfrenato, e che ai loro fan sfegatati sembrano trasmettere, soprattutto, un'assoluta dedizione per la causa, e per la difesa a spada tratta di ogni esponente del genere.
Quel che successe quando Everyeye riconobbe al prodotto una meritata sufficienza è scritto a fuoco nelle pagine del nostro forum: gli assalti e le stoccate dell'utenza bruciavano quanto le scaramucce redazionali, che furono prepotentissime.
Eppure, a guardarlo col senno di poi, Folklore non è certo gran che. Ancorato ad una concezione di gioco tremendamente “Old Gen” (mentre dietro l'angolo di pochi mesi si preparavano Assassin's Creed e Gears of War), proponeva meccaniche ludiche stancanti e fiacche, ed una narrazione strapazzata e incomprensibile. E Sony ci ha anche provato, a mantenere vivo l'interesse sul suo nuovo titolo, rilasciando DLC (gratuiti e non) che ne espandessero l'offerta, con un supporto davvero esemplare, per l'epoca. Eppure, nulla da fare: mentre i mesi passavano e l'incontrovertibile giudizio del “MetaScore” (sempre sia dannato) si abbassava, Folklore evaporava anche dall'immaginario collettivo. Bastò un Natale a cancellarlo dalla memoria. E ancora adesso che l'avventura di Nathan Drake ci pare attuale e salvifica, quel titolo che uscì solo un mese prima rispetto ad Uncharted è macchiato dall'oblio di una distanza immane, la stessa che divide le nuove dalle vecchie generazioni.

Ed allora possiamo dire che, al tempo, forse avevamo visto giusto. E per averlo fatto ci siamo che dovuti difendere. Del resto, Sony aveva davvero bisogno di un'esclusiva, e con lei tutta l'utenza Playstation 3. Folklore doveva essere un gran gioco, per rassicurare dirigenze e popolino. E così, almeno per qualche settimana, e contro i riscontri del buon senso, è stato, sulle pagine accese delle community e nei pezzi firmati dai grandi d'oltre oceano.
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