Garou: Mark of the Wolves > Recensione
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Garou: Mark of the Wolves - Recensione

Inviato il 08/02/2007 da Angelo "Moteuchi_Yota" Baffa
Garou: Mark of the Wolves - recensione - DC Come riuscire, in pieno 2007, a parlarvi di un beat'em up bidimensionale senza, immancabilmente, provare un minimo di imbarazzo? Il sentore che si possa esser relegati, immediatamente, nella nicchia dei "retrogamers" è forte, ma ci piace pensare che, dall'altra parte dello schermo, ci stia leggendo della gente intelligente, capace di ergersi al di sopra degli standard imposti da chissà quale ingorda softco mangiasoldi. Ci piace credere che ancora oggi si possa definire un titolo quale attuale, benchè caratterizzato da un bidimensionale che, lo ammettiamo, non è più modaiolo, in mezzo a icone videoludiche altamente texturizzate, con una fedina penale alquanto lercia o, più semplicemente, calate nel mai troppo abusato - si direbbe - contesto poligonale ad alta risoluzione, che nulla ormai lascia alla fantasia del videogamer. Un mondo difficile per chi, decadi orsono, spendeva un numero indicibile di monetine in un qualsivoglia cabinato da sala, purchè contenesse un picchiaduro massiccio, oltremodo stiloso, dannatamente "anni '80". Erano i tempi di C+VG quando giunse su Super Famicom, Pc Engine e Mega Drive il porting dell'immortale Street Fighter 2 di Capcom, che fu immediatamente catalogato come "arcade perfect". Già, al tempo noi videogamers eravamo di bocca buona, per così dire, e bastava un porting che rispecchiasse il gameplay da sala, perchè fosse considerato "arcade perfect". Final Fight su Snes era arcade perfect, Out Run su Pc Engine era arcade perfect, Metal Slug per Saturn era arcade perfect. Inutile dire che ciò, logicamente, era quantomeno lontano dal vero, e i facoltosi possessori di un sistema Neo Geo Aes lo sapevano di certo; altrimenti, ci domandiamo, quale altra variabile potesse portare tali individui a spendere mezzo milione di lire per cartuccia. In effetti, il Neo Geo fu una macchina tecnicamente inimitabile, nell'ambito del bidimensionale: gli stessi portings di titoli Snk giunti su hw Saturn e Psx, tristemente, non potevano che sembrare pallide imitazioni delle enormi e indistruttibili carts da sala o per Neo Geo. Ma andava tutto bene: noi comuni ragazzini "mortali" vivevamo di paghette settimanali, e lo Snes e il Mega Drive furono ugualmente degli ottimi compagni di gioco, nonostante rimanesse il rammarico del non poter giocare, in casa, un VERO titolo da sala, pixel per pixel. Questo stato di cose, ormai passivamente accolto nelle nostre menti, venne del tutto rivoluzionato con l'immissione sul mercato del 128 bit Sega: l'enorme quantitativo di ram video, unito ad una struttura flessibile e "bitmap friendly", riuscì a gestire le schede Neo Geo (Snk), Cps2 e Cps3 (Capcom) con una facilità ineffabile, portando nelle nostre case, per la prima volta, ogni singolo pixel visualizzato in un cabinato da sala. Sgomento. Tra montagne di portings perfetti, si insinuava nelle nostre menti l'idea e la convinzione che si sarebbero visti, di lì a breve, dei portings fedelissimi delle ultime produzioni da sala di Capcom, con Street Fighter 3, ed Snk, con il qui trattato Mark of the Wolves. Così fu, inesorabilmente.
Una nuova generazione di lottatori!
Garou: Mark of the Wolves - recensione - DC Suddetto titolo, appartenente alla nota saga di Fatal Fury, è ambientato anni dopo il grandioso Real Bout: Terry Bogard, dopo la dipartita di Geese Howard (indiscussa nemesi, nei precedenti titoli della saga), alleva il figlio di quest'ultimo, Rock; logicamente, lo scorrere del tempo non avrà risparmiato anche gli altri noti personaggi presenti nei precedenti capitoli (difatti, delle vecchie figure, l'unica ancora selezionabile sarà un più maturo ma sempre aggressivo Terry Bogard), rimpiazzati dai rispettivi allievi, i quali conseguentemente disporranno di tecniche non molto dissimili da quelle adoperate dai propri maestri; in questo scenario, viene calata la figura di Kain Heinlein, che puntualmente provvederà a rimpiazzare degnamente il già abbastanza folle Geese Howard; ciò comporta, quindi, un immenso lavoro di restyling e un dispiego di risorse elevatissimi, che confluiranno in un chara design da applausi, un level design artisticamente irreprensibile e una rielaborazione delle combo certosina. Ci sarebbe da commuoversi.

Garou: Mark of the Wolves

Disponibile per: DC
Garou: Mark of the Wolves - DC
Tipo: ND.
Garou: Mark of the Wolves
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9
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7.5
15 voti
8,5
ND.
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