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Cryostasis - Recensione


Inviato il da Andrea "Andrea_23" Da Roit
Cryostasis - recensione - PCFino a quando le oscure fondamenta della nostra natura, sinistra nel loro egoismo che giunge ovunque, folli perché fanno diventare quell'egoismo realtà, perché divorano tutto e fanno sì che tutto si definisca da solo, fino a quando quelle fondamenta saranno visibili e fino a quando il peccato originale continuerà a esistere tra noi, non abbiamo nessun diritto e non vi è alcuna risposta logica alla nostra esistenza.

Immagina un gruppo di persone tutte cieche, sorde e leggermente ritardate. Improvvisamente uno tra la folla chiede: 'Cosa stiamo facendo qui?' L'unica risposta possibile è: 'Cerchiamo una cura'. Fino a quando non verrai curato, non c'è niente che tu possa fare. E, dato che non credi di essere ammalato, non ci può essere alcuna cura


Vladimir Solovyov


La citazione a sfondo nichilistico del filosofo sovietico qui riportata, posta come sigillo all'epilogo delle vicende di Alexander Nesterov, definisce inequivocabilmente i termini della ricerca introspettiva dell'animo umano che Action Forms ha cercato di condurre tramite la sua creazione più importante. Quel Cryostasis che, grazie alla “spinta mediatica” di Nvidia e delle sue librerie Phys-X, è divenuto famoso più come benchmark di simulazione fisica, che non come prodotto ludico a tutto tondo. Un errore di valutazione madornale, e curioso è oltretutto il fatto di come spesso, citandolo, venga omesso, volontariamente o meno, il sottotitolo. Altra citazione particolarmente attinente alle tematiche trattate dal gioco, riferita ovviamente alla celebre acquaforte del Goya.
Сон разума
Cryostasis - recensione - PC Durante l'accidentato peregrinare dello sfortunato meteorologo attraverso le budella metalliche della rompighiaccio “Vento del Nord” non verrà mai e poi mai spiegato esplicitamente il perché quest'ultima sia popolata da mostruosità provenienti da incubi della peggior specie, o meglio ancora, quale sia la fonte del male, sicché la struttura narrativa assume ben presto i connotati dell'investigazione giallistica. Di primo acchito potrebbe apparire ingenuo trascurare lacune di questo tipo nell'economia generale della struttura narrativa, mentre in realtà ci si renderà conto ben presto di avere a che fare con dei narratori di razza: attingendo dalle memorie scritte (ma non solo) lasciate dall'equipaggio, materiale per ricostruire il quadro generale degli eventi e farsi un'idea su cosa sia successo esattamente tredici anni prima in quei luoghi dimenticati da Dio, non mancherà. Disseminate un po' ovunque lungo i locali del colosso arenato, saranno le pagine di diario strappate del capitano a farla da padrone, talvolta inframezzate da una leggenda popolare illustrata, che rivelerà ben più di qualche semplice analogia con la tragica vicenda occorsa ai disgraziati che popolavano la nave. Altrettanto determinanti saranno i copiosi flashback, che daranno modo di rivivere in prima persona, e da più punti di vista, lo speronamento dell'iceberg ai danni della rompighiaccio. Senza entrare nei più minuti dettagli per non rovinare la sorpresa, uno splendido esempio di come il lavoro del team ucraino funzioni egregiamente si ha nel livello “Il Gelo”, ambientato nei dormitori mentre all'esterno impazza la tormenta di neve. Una sezione del gioco perlomeno unica, dove all'azione tipica da sparatutto frammisto di elementi horror che caratterizza gran parte dell'esperienza di gioco, viene sostituita un'esperienza più contemplativa e cerebrale, in un forsennato “zapping” tra passato e futuro, con la ciurma inerme, aggrappata ai propri giacigli, nella speranza che l'inevitabile tragedia venga evitata dall'abilità del Capitano, ignorando del tutto la realtà dei fatti. Angosciante.
Mars
Cryostasis: Il Sonno della Ragione si pone idealmente a metà strada tra Condemned e Doom 3. Il lavoro di Monolith è rintracciabile nei ritmi lenti di esplorazione e combattimento, che ben si sposano con la verve horrorifica del titolo, grazie anche alla predilezione per le potenti armi da mischia, vista l'estrema imprecisione delle armi da fuoco. Queste ultime sono letteralmente piagate dalla - voluta - mancanza di un sistema di puntamento a schermo e conseguentemente dall'imprescindibilità dell'ironsight (tutt'altro che affidabile oltre una certa distanza), da tempi di ricarica biblici (si avrà a che fare con pezzi dell'anteguerra, perlopiù arrugginiti) e dall'esigua resistenza del personaggio alla corsa (la barra “stamina” si esaurisce nel giro di una manciata di secondi) che lo costringerà ad affrontare le minacce a cortissimo raggio. L'ascia, l'agile catena ed una grossa valvola offriranno di conseguenza un supporto vitale, quando l'alternativa sarebbe di stendere degli ammassi putrescenti di carne, che nel migliore dei casi - mancandovi - si schianteranno contro le pareti (tale è la loro veemenza), con un Mosin Nagant del 1891... buona fortuna.
Del secondo sono ripresi dei livelli solo apparentemente organici, che nascondono in realtà modalità di risoluzione totalmente lineari e che puniscono di conseguenza qualsiasi iniziativa o intuizione personale trascendenti i dettami stabiliti a priori in fase di sviluppo. Ed esattamente come in Doom 3 il meccanismo prediletto per incutere timore nel giocatore è lo quello che andrebbe definito come “script infame”, che scatta nei momenti e nei posti più imprevedibili, per non dire improbabili, facendo apparire dal nulla abomini infernali.

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Cryostasis

Disponibile per: PC
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Cryostasis
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7
9
24 voti
7,5
ND.
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