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Una lunga notte in compagnia di Crown of the Ivory King
DmC: Devil May Cry > Recensione
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DmC: Devil May Cry - Recensione

Inviato il da Alessandro Sordelli
Che l'industria videoludica giapponse sia in crisi non è certo una novità. Dalla nascita e la scoperta negli anni '80 al successo del decennio '90, fino a un inizio del nuovo millennio sulla cresta dell'onda, la fantasia e il talento delle tanto decantate softco giapponesi è andato scemando fino al triste e un po' sconfortante scenario attuale, che vede l'isola nipponica come un mondo che vive di vita propria, producendo e consumando quasi esclusivamente quello che è made in japan. Ma dove sono finiti i perfect score che facevano titoli come Final Fantasy, Castlevania, Tekken o Resident Evil? Degustibus non est disputandum, ma le recenti produzioni (anche importanti) provenienti dal Giappone, non hanno riscosso l'approvazione di pubblico e critica sperate: l'esempio lampante è proprio Resident Evil 6, amato e odiato al tempo stesso, esempio di una saga che si è evoluta sotto molteplici punti di vista, ma probabilmente non nella giusta direzione.
È per questo motivo che alcuni produttori hanno optato per una rivisitazione dei propri brand, radicale, profonda, che desse una vera e propria rilettura dei personaggi e delle ambientazioni. Forse non tutti sono d'accordo con questa filosofia, ma rivedere dei soggetti e dei personaggi della cultura videoludica giapponese, riletti in chiave occidentale, è innegabilmente interessante. DMC: Devil May Cry non è il primo videogioco a subire una sostanziosa reinterpretazione: Castlevania è andato incontro alla stessa "sorte", quando Konami ha affidato il progetto del capitolo Lord of Shadows (2010) al team spagnolo MercurySteam. Ma anche l'occidente ne è un esempio, con l'imminente reboot di Tomb Raider ad opera di Crystal Dynamics e Square Enix.
L'esperimento ha funzionato così bene, che anche le più importanti software house giapponesi e i nomi più importanti dell'industria del sol levante si sono complimentati con i ragazzi di Ninja Theory per l'ottimo lavoro portato a termine con Devil May Cry. Dopo aver attentamente analizzato la controparte console, vediamo cosa ha da offrirci la versione PC.
 
INFERNO E PARADISO
DmC: Devil May Cry - recensione - PC Prequel o reboot, rivisitazione o remake, comunque si voglia considerarlo, DMC: Devil May Cry non è solo il primo episodio della saga a vedere la luce su Personal Computer, ma è anche il primo titolo di Ninja Theory ad approdare sulla piattaforma videoludica più potente di sempre. Quale migliore occasione se non questa, per mostrare al pubblico cosa sono in grado di fare i ragazzi della softco di Cambridge.
Pur trovandoci in ambito PC, molti di voi conosceranno già la storia: Dante è un Nephilim, un potente essere nato dall'unione di un demone (il padre, Sparda) con un angelo (la madre, Eva), una creatura avvolta nel mistero e nella leggenda, tanto potente quanto temuta. Peccato che quel ragazzo sfrontato e dalla capigliatura corvina, non conosca assolutamente nulla del suo passato e di chi sia realmente, almeno fino a quando Kat, una giovane strega umana, non entrerà improvvisamente nella sua vita. Ma non passerà molto tempo, solo qualche primo combattimento di rodaggio, prima di fare la conoscenza di un'altra importante personalità della saga di Devil May Cry: Virgil, fratello gemello di Dante che aprirà le porte di un universo misterioso e sconosciuto, fatto di mondi nascosti popolati da creature demoniache bramose di potere. Come nello specchio di Alice, il mondo dei demoni è uguale e contrario a quello reale, speculare, sottosopra, rivoltato...pericoloso. La minaccia più grande è Mundus, un demone che ha saputo farsi largo nel mondo terreno attraverso un complesso sistema capitalistico di multinazionali e controllo dei media, una fin troppo evidente riflessione sulla società di oggi.
La tradizione è quella di Ninja Theory, con una impostazione narrativa di stampo cinematografico, dai tagli, alle inquadrature, fino all'ottima direzione di un cast attoriale attorno al quale solitamente ruotano le produzione del noto team inglese. Il motion capture è davvero di alto livello, con volti molto più espressivi della media, e attori fortemente comunicativi e perfettamente calati nella parte.
IL TRILLO DEL DIAVOLO
DmC: Devil May Cry - recensione - PC L'equipaggiamento di Dante è composto da ben otto diverse armi, di cui una standard, quattro speciali e tre a distanza. Come da prassi, iniziamo l'avventura con la sola dotazioni delle due armi standard: la spada Rebellion per il combattimento in mischia e le pistole Ebony and Ivory per l'attacco a distanza. Le prime due armi "speciali" vengono sbloccate quasi immediatamente, un'eredità di famiglia che aiuterà il protagonista a ricostruire il suo passato dimenticato; le altre le otteniamo solo successivamente, sconfiggendo due dei boss che avranno la sfortuna di incrociare il cammino di Dante. Quando parliamo di armi in questo genere di action game, ci troviamo di fronte ad un sottile equilibrio che decreta la buona riuscita del gioco stesso. Devil May Cry di Ninja Teory dimostra di essere un titolo bilanciato e ben fatto: il battle system è infatti suo punto di forza e di massima espressione, vero protagonista di un gioco che, nonostante tutto, non riesce a esprimersi molto sotto il profilo narrativo, a causa di una trama decisamente poco sviluppata, lineare, oggettivamente banale e sprovvista di particolari colpi di scena. Sin dai primi minuti di gioco, muovere Dante sul campo di battaglia, farlo saltare, correre e incedere contro i diabolici nemici che si frappongono al suo obiettivo, regala un sacco di soddisfazioni. Nessun quick time event fortunatamente, totalmente soppressi da Ninja Theory in favore di un gameplay meno guidato e più vivace. Rebellion è l'arma standard di Dante, mediamente potente, leggera a tal punto da poter sferrare attacchi con una discreta velocità. Arbyter ed Eryx sono le arme demoniache impugnate dal giovane Nephilim: la prima è una potente ascia donata da Sparda a suo figlio, in grado di attaccare i nemici con colpi lenti ma molto potenti, Eryx sono invece dei guantoni da combattimento che possono scaraventare in aria i nemici con un sol colpo. Osiris ed Aquila sono invece gli oggetti di natura angelica che accompagneranno Dante nel suo viaggio nelle profondità degli abissi diabolici: Osiris è una falce rapida e veloce, molto utile quando ci troviamo accerchiati da molti nemici e dobbiamo allontanarli per salvarci la pelle; gli Aquila sono una sorta di boomerang dotati di pericolose e affilatissime lame in gradi di affettare rapidamente i nemici più deboli.
"La musica del nuovo capitolo di Devil May Cry è parte fondamentale di un impianto artistico e ludico attentamente studiato, tanto che potremmo addirittura considerare il gioco di Ninja Theory un gioco musicale fatto e finito."
Quando per forza di causa maggiore non possiamo avvicinarci al nostro nemico, dobbiamo ripiegare sulle armi da fuoco, curiose armi umane di derivazione diabolica. Veniamo introdotti al gioco con Ebony e Ivory, delle veloci pistole che ricordano nel disegno e nella forma le celebri Desert Eagle israeliane; quando queste non bastano più contro le orde di demoni inferociti, ecco che riusciamo a mettere le mani su Revenant, un fucile a pompa molto efficace e potente sulla breve distanza. Infine troviamo Kablooey, un lanciagranate in grado di lanciare potenti proiettili esplosivi che si attaccano al corpo dei nemici, detonando tra schizzi di sangue e fuochi d'artificio. Come avviene un po' in tutti i giochi del genere, ottenere le armi non significa poterne padroneggiare tutte le tecniche: ecco perché potremo sbloccare nuove mosse e combo sempre più potenti, mano a mano che proseguiremo nel gioco, scalando i livelli e uccidendo demoni.
I nemici che ci troviamo a combattere sono tantissimi e d'ogni tipo, da quelli lenti e potentissimi, a quelli tanto rapidi da non riuscire quasi a vederli. Per uscire dalle situazioni più ostiche dovremo dare il meglio di noi, dosando attentamente tutte le armi del nostro repertorio, prima evitando un colpo mortale e allontanando i nemici per poi colpirli con un colpo deciso e potente. Così tutto si trasforma in un balletto, una danza fatta di artigli, lame, fuoco e ghiaccio; in combattimenti che, a modo loro, ricordano il damerino sbruffone dei vecchi episodi della saga di Capcom, quello che si faceva beffe dei demoni danzando allegramente mentre era impegnato in combattimento.
Alle sessioni di combattimento si alternano quelle platform, nelle quali dovremo saltare da una piattaforma all'altra sfruttando il grapling a nostra disposizione, stando attendi a sincronizzare bene i salti e quindi la pressione dei pulsanti.
Inutile dire che è caldamente consigliato l'utilizzo di un controller joypad dotato di levette analogiche, croce direzionale e grilletti, in modo da poter combinare al meglio le numerose mosse del repertorio di Dante. Giocare con la tastiera non è certo impossibile, sia chiaro, ma una volta sbloccati i livelli di difficoltà avanzati, sarà ardua proseguire senza un input device che offra rapidità e manneggevolezza sul campo di battaglia. La mappatura dei controlli sul joypad è completa, motivo in più per preferirlo ad una tastiera sulla quale si rischia di intrecciar troppo le dita. I livelli di difficoltà sono ben sette, tre selezionabili sin da subito, gli altri quattro sbloccabili solamente portando a termine il gioco più volte, step-by-step. Ogni livello di difficoltà a salire, significa gruppi di nemici più forti, rapidi e numerosi, un discreto incremento dell'intelligenza artificiale e mosse di Dante più deboli, tutte variabili che riescono a rendere il gioco quasi diverso ad ogni nuovo passaggio. All'ultimo stadio, Inferno e Inferno, incassare un sol colpo decreterà l'inesorabile fine della partita, un vero invito per tutti gli hardcore gamers in cerca di una sfida impegnativa. Quasi assenti gli enigmi, che fanno una breve comparsa verso la fine del gioco, senza aggiungere nulla di particolare ad un titolo che verte al solo combattimento.
DEVILS MAY DANCE
DmC: Devil May Cry - recensione - PC La musica del nuovo capitolo di Devil May Cry è parte fondamentale di un impianto artistico e ludico attentamente studiato, tanto che potremmo addirittura considerare quello Ninja Theory un gioco musicale fatto e finito. In quasi tutte le sequenze di combattimento, una soundtrack potente ma mai invasiva accompagna un battle system ricco e ben costruito, nello stile che ci ha abituato il talentuoso team di sviluppo inglese. Sebbene non si riesca - per ovvi motivi - a costruire una situazione di sinestesia tanto ricercata nei giochi music-based, Devil May Cry riesce a instillare il senso del ritmo al giocatore davanti allo schermo, tanto da farci sentire più coinvolti e partecipi.
Tutto ciò non sarebbe stato possibile se non ci fosse stata la partecipazione di due importanti nomi della scena musicale techno: Noisia, trio di DJ olandesi attivi dal 2002 e celebri per le numerose partecipazioni a produzioni videoludiche di rilievo (Wipeout HD, MotorStorm: Apocalypse, Gran Turismo PSP, Far Cry 3 e altri), e Combichrist, band electro-industrial norvegese famosa per il sound aggressivo e i ritmi ipnotici, divenuti importanti sull'onda di gruppi stilisticamente simili, tra i quali spiccano i tedeschi Rammstein. La combinazione di questi artisti nord europei ci regala una miscela esplosiva che si sposa splendidamente con un gioco ad alto tasso adrenalinico, fatto di combattimenti veloci e combo potentissime. Certo, ad alcuni la techno potrebbe non piacere, ma dobbiamo rendere atto che la scelta di Ninja Theory è stata davvero azzeccatissima. Il capitolo X ambientato in discoteca, corona definitivamente il nuovo DMC come uno dei giochi con colonna sonora più coinvolgente della recente scena videoludica.
URBAN STYLE

Indipendentemente dall'hardware che state utilizzando, dalla scheda video che il vostro computer equipaggia e dal sistema operativo installato sul vostro disco rigido, il nuovo Devil May Cry gira sotto DirectX 9 e a 32 bit, un elemento che mette in evidenza ancora una volta la centralità delle console nell'attuale scenario videoludico, con software house che considerano il gaming su PC come qualcosa in secondo piano. Sebbene questi pochi elementi non pendano certo a favore sull'ago della bilancia, dobbiamo riconoscere che il risultato ottenuto da Ninja Theory è di tutto rispetto, tanto nella versione console quanto in quella PC.
Stilisticamente parlando ci troviamo di fronte ad un gioco frutto di attenti studi di design, nonché ad una particolarissima ricontestualizzazione di personaggi e storia, in quella che sembra una città fatta di sudici sobborghi disabitati e pericolosi quartieri dell'underground cittadino. Il tutto è raccontato attraverso delle inaspettate architetture neoclassiche, "sporcate" da un tratto pop disegnato in spray art, fatto proprio di graffiti, murales e lerciume sparso quà e là per dare il senso di una metropoli vissuta e incontrollabile.
Le ambientazioni sono ricchissime di dettagli, elementi animati, effetti di luce e bump delle texture per una resa visiva all'altezza delle aspettative. Anche i modelli sono ottimamente realizzati, seppur le inquadrature molto ravvicinate denotino un livello di dettaglio decisamente migliorabile, sia in termini di complessità poligonale che di definizione delle superfici.
Sfortunatamente il gioco non è esente da difetti. Come prima cosa denunciamo una certa lentezza nel caricamento delle texture - anche nei sistemi più performanti - un problema che Unreal Engine si porta dietro da sempre e che non è mai stato completamente risolto, in questo caso peggiorato solo dal limite di supporto alle DirectX e all'assenza della modalità a 64 bit. A questo si aggiunge uno spiacevole ed evidente effetto tearing, particolarmente pronunciato durante le cut scene realizzate con motore grafico in game. I requisiti minimi richiesti sono più popolari che mai, con una GeForce 8800GTS o similare, un processore dual-core da 2.4 GHz e due GB di memoria RAM.
Il debutto di Ninja Theory su PC è davvero ottimo, il perfetto passaporto per un futuro roseo anche in un ambito dominato da altre tendenze videoludiche, in particolare shooter, strategici ed MMO. Grazie ad un combat system davvero ben realizzato, nel quale si riflettono Heavenly Sword ed Enslaved: Odyssey to the West, DMC: Devil May Cry sublima il meglio del genere e conquista l'utente PC con un titolo adrenalinico e accattivante, fatto di azione allo stato puro.
È tuttavia un peccato se pensiamo che avrebbe potuto ambire a diventare uno dei migliori action in terza persona prodotti in questa generazione videoludica, se solo fosse stato condito da una trama più ricca e meno scontata, con l'aggiunta di un colpo di scena o di una variabile imprevista a decorare il tutto. Imperdibile per tutti gli amanti del genere, che troveranno sicuramente un titolo appagante e difficile al punto giusto sotto il profilo del gameplay; consigliato a chi è in cerca di un action game console-oriented, per i videogiocatori esteti amanti degli stilemi pop o della musica trance.
VOTOGLOBALE8.5
Alessandro Sordelli inizia la sua avventura videoludica ereditando un leggendario Commodore 64 a cassette magnetiche, computer che gli apre le porte ai giochi di ruolo e tutto ciò che è fantascienza. Pur nutrendo da sempre un particolare amore per la piattaforma PC, non disdegna il panorama console. E' in giro su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

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DmC: Devil May Cry

Disponibile per: XBOX 360 | PS3 | PC
Genere: Azione
Sviluppatore: Ninja Theory
Distributore: Halifax
Publisher: Capcom
Pegi: 16+
Data di Pubblicazione: 15/01/2013
Requisiti Minimi:

Sistema Operativo:Win Xp 32
Processore: Core 2 Duo E4600 2.4GHz
RAM: 2 GB
Scheda Video: GeForce 8800 GTS
Scheda Audio: DirectX 9.0c-compatible
Hard Disk: 9 GB

Requisiti Consigliati:

Sistema Operativo: Win 7 64
Processore: Core 2 Quad Q9450 2.66GHz
RAM: 4 GB
Scheda Video: GeForce GTX 560 Ti 448 Edition
Scheda Audio: DirectX 9.0c-compatible
Hard Disk: 9 GB
Altro: Joypad
DmC: Devil May Cry
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ND.
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