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Drakensang: The Dark Eye > Recensione
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Drakensang: The Dark Eye - Recensione

Inviato il da Gianluigi Briguglio
Coloro che sono cresciuti con i primi giochi di ruolo in scatola hanno sempre trovato artificiose e inadeguate le tra trasposizioni videoludiche operate dalla varie software house, vuoi per la troppa semplicità di questi titoli o per i gusti troppo difficili dei giocatori di vecchia data. Solo la grande Bioware ha saputo unire il “vecchio“ con il “nuovo“, creando una serie di prodotti con una qualità assoluta, che ricordano in qualche modo le complesse meccaniche dei veri giochi di ruolo (cartacei). Titoli come Baldur’s Gate (1998) e NeverWinter Nights (2002) sono l’esempio del classicismo applicato al videogioco, ma sono anche due prodotti che non hanno avuto un lascito in questa generazione, scomparendo del tutto dalla scena videoludica, divorati da pseudo GDR piatti, semplicistici, e decisamente alla portata della massa. A riportare l’old style in questi tempi così “popolari” ci ha pensato FX Interactive, proponendoci “Drakensang“ trasposizione videoludica del vecchio “The Dark Eye“ (uno scatolato che non ha riscosso successo in Italia e che assomiglia vagamente a Dungeons & Dragons).
Classico ad ogni costo
La narrazione del gioco è un misto di clichè delle più classiche storie fantasy, ma tutto sommato risulta di ottima fattura. La terra su cui si svolgerà la nostra storia si chiama Adventuria. Il nostro alter-ego è un rinomato eroe a cui viene fatta richiesta d’aiuto da un suo vecchio amico di nome Ardo. Parte così la missione principale, nella quale incontreremo centinaia di personaggi, sfideremo bestie, demoni, incontreremo varie corporazioni, sette e soprattutto Draghi. Una buona parte della trama, come lascia presagire anche la titolazione, è incentrata proprio sulla presenza degli squamosi sputafuoco. Pur non lesinando qualche colpo di scena interessante, la trama si prefigura come un pretesto per creare, quasi meccanicamente, una serie di situazioni-tipo da affrontare con il protagonista, per esplorare fino in fondo il mondo di gioco e tutte le sue sfaccettature. Insomma, come nei più classici giochi di ruolo, la voglia di avventura è il motore stesso della progressione.

Classica è la trama e classico è anche il gioco. Dopo il filmato introduttivo in computer grafica potremo affrontare la selezione del personaggio: questa non prevede un editing completo (quindi niente personalizzazione fisica e facciale); al contrario potremo scegliere il genere (maschio, femmina), la razza (nano, umano ed elfo) e la classe. Proprio quest'ultima selezione sarà fondamentale: le classi, seppur molto “standard” risultano varie e ben diversificate: ad affiancare il solito guerriero, mago ed arciere troveremo anche l’amazzone, il pirata, l’esploratore, il ciarlatano, il ladro. Tutte saranno caratterizzate al meglio, e influiranno efficacemente sullo stile di gioco da adottare. Questo editor “ristretto“, comunque, può risultare antipatico ai più, e soprattutto la mancanza di personalizzazione è una grave pecca per chi ama costruire l’alter-ego “a propria immagine”. A conti fatti, tuttavia, la modifica fisionomica ci pare comunque marginale, nell'economia di un gioco davvero (e profondamente) ruolistico. Se si cerca la profondità, basti sapere che Drakensang si concentra ancora una volta sulle modifiche legate ad aspetti di gameplay: usando la “modalità esperto“ potremo infatti decidere le abilità iniziali da dare al nostro personaggio.
Una volta cliccato su “inizia la partita“ saremo subito catapultati nel mondo di Adventuria e potremo iniziare la nostra storia.
Gestione del personaggio e del party
Drakensang: The Dark Eye - recensione - PC La prima ora abbondante di gioco ci servirà per prendere totale confidenza con l’interfaccia e con il sistema di gioco. Molto approfondito è infatti l'aspetto che regola la crescita del personaggio, ricco di variabili e possibilità.
Il menù del personaggio ci presenterà le varie skill e le statistiche. Notiamo subito che oltre ai normali punti esperienza avremo a disposizione anche i punti avventura. I primi serviranno per potenziare gli attributi, i valori di base, i talenti (divisi in fisico, natura, conoscenza, sociale, artigiano), nonché i talenti di combattimento o quelli magici, a seconda della nostra classe. I secondi segneranno il nostro livello, importantissimo perché traccia un limite entro il quale non si può potenziare un certo talento. Nel “foglio” del personaggio troveremo anche le abilità speciali, che potranno essere acquistate con soldi e punti esperienza dal maestro della nostra classe. L’ultima voce invece riguarda il libro dei metodi, diviso in forgia, alchimia e arcieria: rappresenterà le nostre abilità lavorative che potranno essere acquistate dai vari vendor sparsi per Adventuria.
Insomma, si capisce fin da subito che l'esplorazione e l'adempimento di Sub Quest sono elementi fondamentali nell'economia di gioco, ora per reperire personaggi chiave in grado di svelarci i segreti del combattimento e della magia, ora per aumentare il proprio livello, regolato non soltanto dall'uccisione di nemici, ma dalla risonanza delle nostre gesta.

Ovviamente, per mettersi subito all'opera, non si dovrà faticare molto. Basta girare per la prima cittadina per incontrare una cospicua serie di abitanti del villaggio, pronti ad offrici le più disparate missioni secondarie. Cercando di proseguire nella trama principale, si scoprirà subito che per raggiungere Fedok e rispondere all' “invito di un vecchio amico”, avremo bisogno della “raccomandazione“ di almeno due rispettabili cittadini della città di Avestrue. Il consiglio è dunque quello di cercare da subito dei compagni con i quali far gruppo. Drakensang, infatti, permette id gestire un party di quattro personaggi (protagonista incluso), com'è opportuno per un titolo del genere. Nonostante questo limite durante la nostra avventura troveremo tantissimi personaggi che vorranno intraprendere il cammino con noi, e gli sviluppatori hanno ben pensato di aggiungere un “nascondiglio“ dove potremo depositare i compagni che non sono utili in quel momento: per mandare i membri del party in eccesso al nascondiglio basterà parlargli e chiedere loro di farsi da parte. Questa scelta sembra opportuna per assicurare anche una discreta varietà, stimolando il ricambio continuo del proprio gruppo.

Non passa molto tempo, insomma, affinchè si delinei un profilo ludico decisamente sopra le righe, ricchissimo e molto gradevole per chiunque abbia vissuto a pane e D&D. Esplorazione meticolosa, grande ricchezza di SubQuest, personalizzazione efficacissima dei caratteri ruolistici sono i punti di forza del titolo. L'unica pecca in una struttura eccellente è la pessima organizzazione della mappa (che si fa sentire proprio per il peso dei viaggio nell'economia di gioco): affatto intuitiva e al contrario molto dispersiva e poco dettagliata, necessita di molta esperienza per potersi muovere con cognizione di causa.

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Drakensang: The Dark Eye

Disponibile per: PC
Drakensang: The Dark Eye - PC
Genere: Action RPG
Sviluppatore: FX Interactive
Distributore: THQ
Pegi: 12+
Data di Pubblicazione: 04/06/09
Sistema Operativo: Windows XP / Vista
Processore: 2.4 GHz
RAM: 1.5 GB
Scheda video: 256 MB (GeForce 6600 o superiore)
DirectX: Versione 9.0c o superiore
Drakensang: The Dark Eye
7.5
8.5
9.5
7
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7.4
ND.
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