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Far Cry 3 - Recensione

Inviato il da Alessandro Sordelli
Il gioco in prima persona è uno dei più apprezzati degli ultimi anni; ecco perché nel corso della recente storia è stato proprio il first person shooter a subire numerose contaminazioni da parte di altre tipologie e generi, nello specifico il free roaming (per la sua complessità strutturale e libertà d'azione) nonché i tecnicismi e le sfumature del gioco di ruolo, in un trittico che spesso e volentieri si riassume in prodotti di qualità e successo. Come Far Cry 3. Far Cry è un brand insolito, che oltre ad aver subito un importante passaggio di testimone da Crytek a Ubisoft, ha da sempre denotato una natura episodica che trascende la normale continuity temporale e di personaggi che solitamente caratterizza le attuali produzioni videoludiche. Questo terzo episodio della famosa serie non ha infatti nulla a che vedere con il capitolo datato 2008 e ambientato in Africa, ma vede invece protagonisti un gruppo di giovani ragazzi americani alle prese con un gruppo di narcotrafficanti in un'isola sperduta nell'Oceano Pacifico. Annunciato e mostrato per la prima volta al pubblico nel corso dell'edizione 2011 dell'E3 di Los Angeles, Far Cry 3 è immediatamente entrato nella lista dei most wanted per gli appassionati del genere sparatutto e del sandbox. La rivoluzione degli sparatutto free roaming passa da qui?
 
ISOLE DIGITALI
L'isola è un concetto che ritroviamo molto spesso nel contesto videoludico, sia per quanto riguarda l'iconografia e la rappresentazione della stessa, che per l'idea di uno spazio circoscritto e delimitato, che si sposa perfettamente con la necessità di costruire un ambiente realistico e credibile, che accompagni un gameplay funzionale e divertente. Nel caso di Far Cry 3 l'isola ha una doppia valenza simbolica: quella di piccolo paradiso tropicale, idilliaco e ideale, ma soprattutto quella di trappola e prigione; un ambiente "recintato" dal quale il nostro protagonista non può assolutamente fuggire, obbligato a scontrarsi con le sue paure e i suoi limiti. Jason Brody è un normale ragazzo sulla trentina che ama la bella vita e passare il tempo libero con i suoi amici. E a chi non piace? L'incipit ci fornisce uno sprazzo di quel che ha portato Jason e i suoi amici a vivere la più terribile avventura della loro vita: una vacanza in un paesaggio stupendo trasformata in un vero e proprio incubo, in mezzo a trafficanti di droga e animali selvaggi, in una giungla irta di pericoli. Ce l'hanno già mostrato i numerosi trailer rilasciati nel corso dei mesi scorsi: la pace e la quiete di un piccolo paradiso tropicale, brutalmente interrotta da un gruppo di criminali senza scrupoli, capeggiati da un signore della guerra sadico e imprevedibile.
Rook Island è un posto dimenticato da tutti, situato in un punto imprecisato tra l'Oceano Pacifico e l'Oceano Indiano, un posto dove l'anarchia regna sovrana e nel quale gli abitanti combattono una feroce lotta contro il cartello della droga. A pochi secondi dal primo avvio, veniamo catapultati immediatamente nel vivo dell'azione, con il senso di vendetta di Jason che cresce anche dentro di noi, corroborando l'azione frenetica e un gameplay al cardiopalma. Il soggetto di Far Cry 3 è davvero vincente, forte di un protagonista con il quale è molto facile immedesimarsi, e un plot insolito ma originale, contestualizzato in un'ambientazione già vista e riproposta oggi in chiave leggermente diversa dai soliti canoni. Ma nessuna storia è raccontata dal solo protagonista; ecco perché i ragazzi di Massive Studios hanno inserito dei personaggi di supporto e dei comprimari in grado di fare davvero la differenza.
Durante l'avventura avremo modo di vivere in prima persona dei flashback che ci racconteranno gli eventi che hanno preceduto il rapimento, svelando pian piano i misteri che aleggiano intorno all'intera vicenda, con delle atmosfere messe in opera con incredibile maestria dal team di Ubisoft. Pur non osando troppo nel mistico e nel fantascientifico, la sceneggiatura scritta per questo terzo capitolo di Far Cry ammicca alla grandiosità delle migliori serie televisive (qualcuno ha detto LOST?) nonché le migliori produzioni hollywoodiane, non solo in un susseguirsi di avvenimenti ritmati e appassionanti, ma anche in linee di dialogo molto ben scritte e magistralmente doppiate. A tal proposito troviamo alcune battute un po' scontate e cariche di una volgarità forse gratuita, che tuttavia non sminuiscono assolutamente una sceneggiatura davvero ben confezionata. Diversamente dal secondo episodio della serie, la componente narrativa è sempre in primo piano, parte preponderante e imprescindibile della nuova avventura targata Ubisoft. Alle tematiche del rapimento con riscatto e del traffico di droga si aggiungono altri elementi di contorno che non sfigurano mai nel contesto: storia antica, vecchi reperti archeologici, antichi riti tribali: tutti parte di un substrato narrativo che si intreccia a doppio filo con le vicende vissute in prima persona dal nostro protagonista.
UN TATUAGGIO PER UNA NUOVA IDENTITÀ

L'avventura è suddivisa in 38 capitoli, che possono essere intervallati da numerose e differenti attività: lo svelamento della mappa ci fa dono delle numerose opportunità ludiche, le stesse che hanno reso famosa la serie Far Cry. Le principali attività da svolgere in questo contesto tropicale sono la liberazione degli avamposti occupati dalle truppe del nemico, e non meno importanti le missioni secondarie, generalmente affibiate dagli abitanti del posto. Si parla di attività davvero marginali, che talvolta non trovano nemmeno posto all'interno della storia principale. In una di queste missioni dovevamo pedinare un uomo per conto della moglie, in un'altra scattare delle fotografie con la nostra reflex; piccole missioni d'una brevità quasi istantanea, che però riescono a contribuire all'economia di gioco senza spezzare eccessivamente un'esperienza ben costruita e sempre bilanciata. In linea di massima abbiamo sempre possibilità di affrontare le situazioni di gioco con un approccio diretto e votato all'azione, oppure uno meno caotico e d'impronta stealth. Le armi -39 in tutto- non hanno il feedback realistico che potremmo trovare in uno sparatutto di stampo militare, ma all'atto pratico funzionano davvero bene, con un sistema di puntamento, mira e rinculo sicuramente frutto di un attento sviluppo e dell'evoluzione del franchise. Lo spazio inventariale per le munizioni è decisamente limitato, ragione per cui dovremo dosare i colpi ad ogni scontro e raccogliere ricariche ad ogni occasione. Un altro strumento molto utile è la macchina fotografica, che possiamo estrarre per fare il punto della situazione prima di attaccare un avamposto nemico. La nostra fidata reflex ci permette infatti di marchiare e tracciare la posizione degli ostili sulla piccola mappa dell'hud, rendendo più semplice approcciare il nemico di soppiatto per un'azione stealth.
"Far Cry 3 presenta anche un'inedita modalità cooperativa per quattro giocatori. Meno "entusiasmante" del multiplayer competitivo, questa presenterà una sorta di prologo per le vicende narrate dalla Campagna vera e propria"
Pur non innovando nulla sul piano ludico, le contaminazioni ruolistiche in Far Cry 3 vengono proposte in maniera brillante ed efficace, con i talenti e le abilità del personaggio che vengono raccontati attraverso un tatuaggio tribale che si disegna sull'avambraccio dello stesso, mano a mano che proseguiamo nell'avventura. Ottenendo punti esperienza con l'uccisione dei nemici e portanto a termine le varie missioni dislocate sulla mappa, sblocchiamo punti abilità con i quali avere accesso a nuove mosse, incrementare le resistenze o diminuire i tempi di reazione e di caricamento delle armi da fuoco. Ma il tatuaggio non è un mero abbellimento estetico, quanto un simbolo della cultura e del popolo che ha accettato e accolto Jason, trasformando un ragazzo giovane e impaurito in un uomo forte e senza paura. Questo marchio indelebile sulla pelle è un vero e proprio passepartout che guida il nuovo guerriero tra gli avamposti e i membri della resistenza, facendogli guadagnare la fiducia di un popolo che, presto o tardi, diventerà parte di lui.
A questo si aggiunge il sistema di crafting, che ci permette di realizzare oggetti di svariata natura da portare con noi e utilizzare nel momento del bisogno. Raccogliendo erbe e fiori possiamo confezionare utili siringhe medicinali, repellenti per tenere alla larga animali feroci, oppure esche per attirare le bestie quando andiamo a caccia. Uccidendo cinghiali, orsi ed altre creature, possiamo invece ottenere pelli per realizzare equipaggiamento indossabile e contenitori.
Il sistema di salvataggio è esattamente identico a quello di un qualsiasi FPS su console, ovvero quasi del tutto automatico e indissolubilmente legato ai checkpoint prestabiliti: un elemento penalizzante che sovente ci costringe a ripercorrere intere sequenze di gioco, vincolando anche l'utente ad uscire dalla sessione non prima di aver completato la sequenza in corso, raggiungendo il più vicino punto di salvataggio.

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Far Cry 3

Disponibile per: PS3 | XBOX 360 | PC
Genere: FPS - Sparatutto in Prima Persona
Sviluppatore: Ubisoft Montreal
Sito Ufficiale: Link
Data di Pubblicazione: 29/11/2012
Far Cry 3
9.5
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73 voti
8.4
ND.
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