Inviato il da Andrea Cavazza Essere videogiocatori accaniti spesso ci costringe a compiere, in ordine all’acquisto dei nostri mezzi di intrattenimento preferiti, una serie di scelte: talvolta queste scelte sono obbligate, derivanti dalla natura effimera del nostro tempo -e del nostro denaro-, altre volte invece sono condizionate dal massiccio bombardamento a cui è sottoposta la nostra volubile mente che, senza opporre strenua resistenza, depone le armi di fronte allo strapotere dell’influenza di mass market e pubblicità . Così, tronfi della nostra esperienza e saggezza videoludica, ci rechiamo spavaldamente dal negoziante di fiducia o dallo store di riferimento avendo già un idea ben definita del prodotto che stringeremo tra le mani una volta fuori dal negozio. Tale pratica da vita a quella che è una vera e propria “selezione naturale”, dinamica che sancisce la supremazia sempre e solo di una determinata categoria di prodotti. Naturalmente stiamo parlando dei c.d. titoli tripla a, i grandi sequel, produzioni caratterizzate da ingenti costi di sviluppo e da una grande esposizione mediatica; videogames la cui uscita è ammantata da un fitto alone di hype e che spesso sulla confezione sfoggiano un titolo che avvicina un nome storico e altisonante dell'industria ad una cifra, di solito compresa in una forbice numerica che svaria dal quattro al tredici. Quindi, mentre il mercato ci spinge a convergere le nostre attenzioni su questa categoria di prodotti, in questa selezione naturale rimane escluso un universo di produzioni di cui il videogiocatore è a malapena a conoscenza o di cui addirittura ignora l’esistenza, titoli che non sopravvivono alla feroce crudeltà della “legge della giungla” (il videogame più forte mangia quello più debole) che li relega ingiustamente sotto la mesta etichetta di “gioco di nicchia”.
La trama, che getterà il giocatore in un mondo fantasy, non brilla certo per originalità : in King’s Bounty vestirete i panni della giovane principessa in armi Amelie che, nel tentativo di difendere il proprio regno dall’invasione dell’oscuro Signore Baal, intraprenderà un viaggio attraverso il tempo e lo spazio per approdare nel mondo parallelo di Teana alla ricerca del paladino Gilbert, leggendario cavaliere custode del potere necessario per respingere la minaccia che incombe sul regno di Endoria.
Come si è detto, la trama non costituisce certo il punto forte di questo titolo ma è solo la giustificazione per proiettare il giocatore in un mondo da vivere all’insegna dell’esplorazione e dei combattimenti. A conferma di quanto appena affermato, la storia è narrato con modalità unicamente testuali; quindi scordatevi spettacolari e cinematografiche cut scene che illustrino le vicende relative alla trama e all’evolversi della situazione sul campo di battaglia; scordatevi dialoghi e una sceneggiatura profonda che arricchiscano di spessore il profilo dei protagonisti. La trama infatti si dipanerà solo attraverso la proposizione di dialoghi fastidiosamente verbosi e rigorosamente in forma scritta che, già dopo le prime battute, difficilmente non invoglieranno il giocatore ad abbandonarsi allo skip cieco e sommario. L’elemento narrativo, come detto pretestuoso e di mero contorno, respira affannosamente in un mondo di gioco invece egregiamente disegnato e popolato da orchi, barbari,pirati,sciamani,elfi,maghi,non morti e chi più ne ha più ne metta. Sotto questo aspetto è lodevole l’impegno degli sviluppatori nel creare una realtà che, per quanto conforme agli stilemi del genere fantasy, esibisce un aspetto ammaliante e dai soffici toni fiabeschi. Dal punto di vista grafico, non ci troviamo propriamente di fronte ad un manifesto tecnocratico; tuttavia il motore di gioco, pur non mettendo in mostra nulla di nuovo o che faccia gridare al miracolo, merita una lode per il look sgargiante e colorato di cui fa sfoggio: ogni isola del mondo di Teana è un piccolo fazzoletto di terra che costituisce un micro mondo a se stante, una lucente perla che sorge dalle profondità degli abissi e si distingue per una propria impronta stilistica e un’eccellente direzione artistica.
Ma un titolo concettualmente promiscuo come questo difficilmente può essere privo di qualche sbavatura, sia di natura strutturale, derivanti dalla difficile amalgama di due generi così differenti, sia imputabile a qualche piccola disattenzione degli sviluppatori. Nel primo caso, la contraddizione che stride maggiormente con l’anima rpg del prodotto, è la reale mancanza di una trama che possa mantenere l’interesse -o almeno l‘attenzione- del giocatore attorno alle vicende che riguardano la nostra giovane eroina in armi. Lo sbilanciamento verso la componente strategica non può certo giustificare la completa inesistenza della componente narrativa, condizione per lo più aggravata dalla presenza di dialoghi noiosi quanto inutili. Infatti non ci pare blasfemo affermare che, nel malaugurato caso in cui il giocatore non venga assorbito dall’eccellente gameplay a compartimenti stagni (esplorazione e combattimento, ancora esplorazione e ancora combattimento), è escluso che riesca a trovare nella trama un solido punto di appoggio che lo sostenga fino alle ultime ore di una campagna, affrontabile unicamente in singleplayer, la cui longevità si attesta sulle trenta ore di gioco variabili a seconda del livello di difficoltà selezionato. Altre piccole fragilità di suddetto titolo investono aspetti meno rilevanti. Per cominciare King's Bounty è caratterizzato da un'esplorazione molto rapida e dinamica delle aree di gioco, per cui il giocatore si troverà a muovere agilmente la sua "pedina" lungo i tortuosi sentieri che serpeggiano tra le varie isolette del mondo di Teana; il rapido procedere tra questo impervie vie vi costringerà spesso a cambiare l’angolo della telecamera; questa però potrà essere fatta ruotare solo attraverso la pressione del tasto destro del mouse, accompagnata dal simultaneo spostamento del mouse stesso: da ciò si comprende come sia difficoltoso avanzare e nello stesso momento ruotare la telecamera per poter seguire, in modo dinamico, l'ubriacante zigzagare dei percorsi. Ovviamente non si tratta di un difetto vero e proprio bensì di una soluzione un po’ scomoda a cui gli sviluppatori avrebbero potuto porre rimedio semplicemente assegnando la rotazione della telecamera alle frecce direzionali della tastiera. Inoltre bisogna rilevare che ogni tanto, nelle fasi di esplorazione della mappa, il personaggio potrebbe bloccarsi prima di raggiungere il punto scelto come destinazione o addirittura incastrarsi tra gli elementi dello scenario spezzando, nel primo caso, il ritmo dell’esplorazione e costringendo il giocatore, nel secondo caso, a qualche salto mortale per disincagliare la povera Amelie
King’s Bounty probabilmente non è un capolavoro: non ha nemmeno lontanamente la capillare struttura strategica di un qualunque episodio della serie Total War ne un trama (anziÂ...ne è totalmente privo) profonda come i grandi gdr Bioware. Inoltre la sua particolare natura non riesce proprio a evitargli l’ingenerosa etichetta di “gioco di nicchia”,fattore discriminante che sicuramente lo perseguiterà come una marchio maledetto e indelebile. Nonostante ciò si tratta di un titolo straordinariamente ricco sia dal punto di vista quantitativo (per longevità , molteplicità di quest e subquest, tesori da scovare) sia qualitativo, per l’eccellente gameplay “a dondolo”che alterna sezioni di libera esplorazione a battaglie dall’alto coefficiente strategicoÂ...il tutto proposto ad un prezzo veramente irrisorio se confrontato alla ricchezza di contenuti che esso propone.
Quindi chi verrà sedotto dallo spessore strategico dei combattimenti e chi rimarrà investito dal travolgente vortice dell’aumento di livello, troverà in Armored Princess un titolo incredibilmente appagante e anche sufficientemente accessibile ai meno avvezzi al genere. In conclusione, se uscite da un tormentato rapporto con il Final Fantasy o il Resident Evil di turno e avete perso la fiducia nel mondo dei videogiochi: non disperate! e date una chance a King’s BountyÂ...perchè l’amore arriva sempre quando uno meno se lo aspetta