Il Max Payne di Rockstar -scritto e voluto da Dan Houser- non è poi così diverso da quello concepito oltre dieci anni fa dalla penna di
Sam Lake: è sicuramente invecchiato e stanco, ma più di ogni altra cosa è rassegnato alla convivenza forzata con l'ossessione per la morte della moglie e della figlia. Si presenta insomma come la naturale evoluzione del Max Payne di nove anni fa che noi tutti conosciamo. Sebbene
le vicende di New York, dell'NYPD e della DEA facciano parte di un passato devastante e drammatico, Max non vuole dimenticare, preferisce diluire il dolore con fiumi di alcol e riempire il vuoto con gli antidolorici piuttosto che tradire il ricordo della famiglia persa. In
Max Payne 3 tutto ha inizio in
un bar del New Jersey.
"L'antieroe è mosso da un conflitto interiore irrisolto che ormai si trascina da un decennio: la volontà di redimersi e nello stesso tempo il bisogno di soddisfare un'insana sete di autodistruzione"
Il nostro, noncurante delle conseguenze, dopo una breve lite pianta una pallottola nel petto dell'arrogante Anthony De Marco, unico figlio del boss locale. Aiutato dall'ex compagno di accademia Raul Passos -incontrato per caso poco prima- Max riesce a cavarsela. Tuttavia, conscio di aver
scatenato l'ira dell'intero clan mafioso, non ha molte alternative per salvare la pelle se non accettare la proposta dell'amico sudamericano: lavorare come guardia del corpo al servizio della famiglia di Rodrigo Branco, un miliardio brasiliano di São Paulo che teme di finire nel mirino di qualche gang. Costretto a feste mondane e nauseanti per scortare Fabiana -moglie di Rodrigo- Max passa la maggior parte del tempo
anestetizzato da un mix di whiskey ed analgesici e il binomio, per quanto devastante, sembra l'unica soluzione per
soffocare il disprezzo verso il mondo che l’ha privato dei suoi affetti, lasciandolo solo ad affrontare un presente paradossalmente peggiore del vecchio Hoboken. La solita routine si interrompe quando un gruppo organizzato, di nome
Comando Sombra, irrompe durante una festa in discoteca portando via Fabiana. Da questo momento la situazione comincia a precipitare inesorabilmente, innescando una serie di eventi disastrosi che ingoieranno Max in un intreccio complesso e subdolo.
Rockstar ci consegna
Max Payne in un ruolo inedito e decontestualizzato: completamente alienato e disgustato dal presente non può comunque fare a meno di lanciarsi all'inseguimento di Fabiana attraverso una São Paulo ostile e sconosciuta. L'antieroe è mosso da
un conflitto interiore irrisolto che ormai si trascina da un decennio: la volontà di redimersi e nello stesso tempo il bisogno di soddisfare un'insana sete di autodistruzione lanciandosi in imprese disperate e senza via di uscita. Durante questo complicato percorso assisteremo ad una vera e propria evoluzione/involuzione a 360 gradi del protagonista. Il processo viene raccontato con abilità tramite l'uso di
continui flashback che fanno riferimento a periodi antecedenti agli avvenimenti del Brasile. Tutto coadiuvato dalla passione per il cinema dei fratelli Houser che si riflette sulle numerose cutscene in gioco con una regia astuta e dinamica, ripresa dalla
tecnica splitscreen già vista nella serie televisiva
24. Una trovata geniale che, mostrando la contemporaneità di
diversi piani narrativi, aggiunge valore all'enorme lavoro svolto sulla caratterizzazione dei personaggi. Sotto questo aspetto l'ultima fatica di Rockstar, con la sfacciataggine di chi è consapevole di aver tracciato una linea guida di riferimento per le produzioni future, prende di prepotenza posto nell'olimpo di questa generazione. Ad imporsi all'attenzione del giocatore non è soltanto Max con le sue rughe espressive ed il continuo monologo interiore disilluso e cinico, ma pure
i comprimari ed i villain pretendono -ed ottengono- la loro parte.
I timori di una trasposizione Rockstar poco fedele ai capitoli di Remedy svaniscono dopo nemmeno cinque minuti di gioco. Nonostante le novità introdotte
il gameplay non tradisce assolutamente l'anima bodycount ed headshot tipica della serie.
Il bullet time marchio di fabbrica di Max Payne è lo stesso di undici anni fa con l'aggiunta di migliorie imposte dal progresso dell'hardware e del software: durante il classico Shootdodge -un salto con bullet time attivo- Max si scontrerà in modo dinamico e verosimile con gli oggetti che lo circondano,
"L'eccezionale feeling che si crea con il sistema di controllo di mouse e tastiera spinge il giocatore ad adottare uno stile di gioco aggressivo e dinamico, nonché scenografico."
quindi impattare con una sedia o con una scrivania comporterà le dovute conseguenze. Inoltre l'effetto del tempo rallentato
si attiverà automaticamente quando Max (con ancora degli antidolorifici nell'inventario) verrà ferito a morte. In questo caso una manciata di secondi concederà all'ex piedipiatti di
uccidere con un ultimo disperato colpo il suo avversario: se mancare il bersaglio equivale al game over, centrarlo significa proseguire. L'altra novità è data dall'inserimento del tanto criticato
cover system. In realtà risulta ben implementato e per nulla invasivo e non rivoluziona in alcun modo meccaniche di gioco tutt’ora funzionanti. La maggior parte delle coperture è fragile e cede rovinosamente sotto la pioggia di pallottole, senza contare una
IA aggressiva che produce routine comportamentali difficili da arginare e prettamente old school: già dal livello Facile gli ostili -del tutto in controtendenza con le più recenti produzioni- vantano una precisione invidiabile e riescono a sfruttare
la netta superiorità numerica aggirando il riparo o stanandoci con granate esplosive e fumogene. Dunque viene spontaneo procedere ad armi spianate verso il mucchio di nemici, evitando le centinaia di proiettili con tutte le dinamiche di dodge a disposizione.
L'eccezionale feeling che si crea con
il sistema di controllo di mouse e tastiera spinge il giocatore ad adottare uno stile di gioco aggressivo e dinamico, nonché scenografico. La fluidità dei movimenti, unita alla precisione del mouse, permette
una gestione dello spazio incredibile: il risultato che si ottiene è coinvolgente e spesso induce il giocatore a schivare le pallottole con un leggero movimento laterale della testa (riflesso involontario, conseguenza di una totale immersione). Il leggero delay avvertito durante i
Quick Time Event -altra aggiunta suggerita dalla spettacolarizzazione moderna- non riesce minimamente a penalizzare un'esperienza di gioco magnetica ed appagante, che diventa esaltante quando Max si trova al centro di sequenze scriptate per effetto pari ad una produzione cinematografica hollywoodiana.