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Resonance - Recensione

Inviato il da Alessandro "Neon" Mazzega
Le avventure grafiche rappresentano un genere che era dato per morto, soprattutto da tutti i sostenitori del successo del mercato console a scapito di quello PC. La storia, invece, ha confermato che il PC come piattaforma ludica è tutt’altro che deceduto e, anzi, sta trainando una crescita nata soprattutto dalla spinta di molte produzioni indipendenti, rivelatisi dei fenomeni commerciali negli ultimi anni.
Anche le avventure grafiche, quindi, dopo che i grandi nomi del passato sono scomparsi o hanno dedicato i loro sforzi a produzioni differenti, basta pensare a Sierra e Lucas, sono tornate ad essere prodotte da team ridotti o piccolissimi, mantenendo una quota di mercato che parrebbe destinata ad espandersi nuovamente, dopo il successo di Gemini Rue, pubblicato poco più di un anno fa, e l’evento mediatico dell’anno: la campagna di crowdfunding ad opera di Double Fine, che ha ottenuto una cifra milionaria proprio per lo sviluppo di una nuova avventura grafica.
Ad un’anno di distanza da Gemini Rue, quindi, il micro publisher Wadjet Eye Games, capitanato da Dave Gilbert, ci riprova, con un titolo nuovamente ideato e sviluppato da un team di sei persone, che ha dedicato ben cinque anni della propria vita per vederlo finalmente nascere.
Resonance è il frutto di tanti sforzi.
Futuro prossimo
Adventure Game Studio
La storia di Wadjet Eye Games è legata a doppio filo a quella di Adventure Game Studio, celebre motore gratuito per creare avventure punta e clicca: AGS è stato utilizzato per la serie Blackwell, che ha fatto conoscere il publisher in tutto il mondo, e anche per Gemini Rue.
Anche Resonance, quindi, è stato completamente scritto utilizzando il noto motore e le prime conferme giungono guardando le schermate iniziali: anche Resonance ha uno stile retro’, quasi anni ’90, che piacerà subito a chi con le avventure grafiche è cresciuto e che, malgrado la situazione attuale del mercato, ne rimpiange la ricchezza dei tempi d’oro.
Resonance è ambientato in un futuro prossimo decisamente plausibile, nel quale la scienza ha fatto degli ulteriori passi avanti e la tecnologia è un po’ più avanzata e pervasiva rispetto a quella che conosciamo; si tratta però di un’ambientazione che prende le distanze da quella proposta da Gemini Rue, volutamente fredda e malinconica, ma che invece ha un temperamento caldo, sia per la presenza di un certo umorismo di fondo, sia per i colori, ricchi e profondi.
Come in Gemini Rue i personaggi sono più di uno e in questo caso avremo a che fare con ben quattro individui differenti: il gioco si apre con Ed, un giovane laureato che lavora fianco a fianco con il Dr. Morales, eminente fisico che ha effettuato una scoperta incredibile, in grado di cambiare per sempre l’umanità. Ed viene letteralmente buttato giù dal letto alle sei del mattino di una Domenica qualunque proprio dallo scienziato, in grande stato di agitazione a causa della propria scoperta: le equazioni che ha lasciato ad Ed in modo che le risolvesse sono la conferma di quanto sospettato e la potenza di Resonance, di cui il giocatore è completamente all’oscuro, è tale da richiedere una decisione drastica. Occorre rendere pubblica la ricerca, con la dovuta cautela, o distruggere tutto il materiale in modo da evitare che finisca nelle mani sbagliate?
Quello che sembra un incipit non particolarmente brillante, sebbene ben scritto, è invece il punto di partenza per una trama di altissimo livello, che andrà quindi a coinvolgere
"Quello che sembra un incipit non particolarmente brillante, sebbene ben scritto, è invece il punto di partenza per una trama di altissimo livello"
Anna, la nipote del Dr. Morales, Bennet, un poliziotto disilluso e dai metodi molto diretti, e infine Ray, giornalista in cerca di uno scoop che possa finalmente garantirgli un salto di qualità per la sua carriera.
La storia dei quattro protagonisti si avviterà su sé stessa, svelando dettagli sul loro presente e passato, facendo uso di flashback e altri espedienti ma mantenendo comunque una narrazione fluida e assolutamente coinvolgente, molto matura per le tematiche e il modo in cui vengono trattate.
Inoltre la presenza di quattro personaggi diversi non è giustificata solo dalla trama ma anche dal gameplay, in quanto potremo utilizzare un solo personaggio alla volta ma passando il controllo da uno all’altro, collaborando per risolvere gli enigmi.
Personalità multiple
La struttura di gioco è abbastanza classica, quindi caratterizzata da enigmi da risolvere sfruttando oggetti trovati all’interno degli scenari e dialoghi a scelta multipla, ma offre almeno due particolarità: la collaborazione tra i protagonisti e il sistema dei ricordi.
Man mano che la trama procederà, infatti, il giocatore otterrà il controllo diretto di Ed, Anna, Bennet e Ray, con la possibilità quindi di alternarli nella risoluzione degli enigmi, potendo anche sceglierne uno e chiedere ad un altro di seguirlo, raggiungendo quindi luoghi specifici con una vera e propria squadra di intervento.
In questo modo la soluzione dell’avventura si apre ad approcci differenti che tuttavia possono in parte spiazzare, in quanto a troppe opportunità fa direttamente eco un certo senso di smarrimento. Per fortuna i dialoghi
"Lo stile visivo di Resonance richiama alla mente quello delle avventure grafiche storiche, del periodo d’oro della Lucas. L’impatto, però, è più avvicinabile agli Indiana Jones rispetto al più moderno Full Throttle."
vengono in aiuto del giocatore e spesso danno consigli non del tutto espliciti sul da farsi, come nella scena in cui i protagonisti si riuniscono tutti per la prima volta e decidono un piano d’azione, parlando quindi indirettamente al giocatore che capirà chi mandare dove, per cercare di trovare una risposta ad ogni quesito lasciato aperto.
Il sistema di ricordi, invece, si innesta nella struttura degli enigmi, in parte rivoluzionandola: ad ogni evento viene quindi associato un ricordo che può essere a corto o lungo termine. Quelli a lungo termine rappresentano gli snodi portanti della trama e vengono automaticamente inseriti nell’apposito menu; quelli a corto, invece, sono fatti di minor importanza che il giocatore può utilizzare, semplicemente trascinando un elemento sensibile dello scenario, un personaggio o un oggetto nella parte superiore sinistra dell’inventario di gioco. Ogni ricordo creato, quindi, potrà essere utilizzato in un dialogo, in modo da mettere al corrente di un fatto l’interlocutore di turno, oppure domandando aiuto per l’utilizzo di un determinato oggetto.

In questo modo Resonance allenta l’attenzione sugli scenari, non arrivando mai a situazioni di puro pixel hunting, favorendo invece un approccio alla cui base c’è molto ragionamento, fattore sottolineato anche dall’importanza dei dialoghi che, spesso, mettono il giocatore davanti a scelte importanti e che denotano una qualità di scrittura eccezionale, sottolineata anche da un ottimo doppiaggio inglese.
Proprio per quanto riguarda il parlato Resonance offre una sorpresa a tutti gli appassionati di titoli indie che, molto probabilmente, rimarranno sbalorditi alla prima battuta recitata dall’ispettore Bennet.
Retro’ ma non troppo
Lo stile visivo di Resonance richiama alla mente quello delle avventure grafiche storiche, del periodo d’oro della Lucas. L’impatto, però, è più avvicinabile agli Indiana Jones rispetto al più moderno Full Throttle. Una parte del motivo è sicuramente da ricercare in scelte stilistiche ben precise mentre l’altra metà è dovuta ad Adventure Game Studio, motore sicuramente ben rodato e supportato da una community particolarmente attiva ma che non rappresenta la punta di diamante per la produzione di avventure punta e clicca.

La risoluzione di gioco, infatti, si ferma al canonico 640x480, generando pixel immensi sui moderni monitor dai ventiquattro pollici in sù e creando invece numerosi problemi a chi gioca su laptop non particolarmente versatili: ad esempio su un vecchio MacBook in policarbonato con installato Windows il gioco non partirà nemmeno, in quanto la risoluzione minima dello schermo è 800x600.
Sono quindi i limiti intrinseci di AGS gli unici difetti di Resonance, che però non riescono a scalfire un’avventura che da tutti i punti di vista, dalla narrazione ai personaggi, fino alle innovazioni del gameplay, è quasi un punto di arrivo per una filosofia di sviluppo che sembrava scomparsa, quando anche Tell Tale, i nuovi alfieri delle avventure grafiche, sta spostando le proprie mire verso una commistione tra narrazione e action.
Resonance è un nuovo centro per Wadjet Eye Games: parte da quanto di buono ha offerto Gemini Rue espandendo il cast a quattro personaggi, dando grande libertà risolutiva al giocatore.
La trama sorregge in maniera esemplare tutto il gioco, partendo con un ritmo lento ma accelerando rapidamente e mantenendosi su livelli altissimi fino a uno dei due finali, decisamente riusciti e che soddisfano completamente il giocatore, dopo una decina abbondante di ore di gioco.
In attesa che si sappia di più sulla prossima avventura di Double Fine, quindi, Resonance è una scelta quasi obbligata, adattissima alle nottate estive da passare davanti al PC con un ventilatore ben puntato, magari provando la demo presente sul sito ufficiale, nel caso non si sia convinti fino in fondo dallo stile grafico old school.
VOTOGLOBALE9
Alessandro "Neon" Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente ai videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di gaming in ambito mobile e aziendale. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

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Resonance

Disponibile per: PC
Genere: Avventura Grafica
Sviluppatore: Wadjet Eye Games
Distributore: Steam
Costo Digidelivery: 9,99$
Lingua: Tutto in Inglese
Sito Ufficiale: Link
Data di Pubblicazione: 15/06/2012
Resonance
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7.8
ND.
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