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The Dark Eye: Chains of Satinav - Recensione

Inviato il da Enrico Spadavecchia
Chi anni fa aveva decretato la definitiva estinzione delle avventure grafiche punta e clicca, ha avuto ragione di ricredersi nel corso degli ultimi anni, di fronte a capolavori indiscussi come Machinarium e Botanicula ma anche a piccoli successi come The Whispered World. Proprio agli sviluppatori tedeschi di Daedalic Entertainment, che abbiamo già visto all’opera sulle cupe schermate di Whispered World, è stata affidata la realizzazione di Chains of Satinav, ultimo prodotto ispirato al mondo di “Dark Eye”.
 
Das Schwarze Auge
Quello che in Italia è conosciuto come “uno sguardo nel buio” non è altro che uno dei primi -e pochi- concorrenti europei del famoso gioco di ruolo cartaceo Dungeons & Dragons, che cercò di proporre una modalità di gioco più aperta e meno legata alla complessità delle regole, salvo poi finire nel dimenticatoio, schiacciato dall’incalzante successo del gioco di Gary Gygax e Dave Arneson; le scorribande nella terra di Aventuria hanno ispirato, oltre che il recente RPG Drakensang, un’intera collana di librigame, quei simpatici volumetti “interattivi” diffusi in italia a metà degli anni ’80, che, a seconda delle scelte del lettore di fronte a dei bivi, portavano a finali differenti, o addirittura rappresentavano spunti per vere e proprie “ruolate” in solitaria.
Chains of Satinav è un’avventura grafica che prende vita dalle accurate descrizioni dei luoghi incantati dell’universo di Das Schwarze Auge e dai suoi caratteristici artwork: Geron, giovane apprendista del cacciatore Gwinnling, non è ben visto nella città di Andergast per via di un’oscura maledizione che grava su di lui da quando era bambino, sempre scansato da tutti e vittima degli scherni degli scorbutici compaesani; tuttavia l’impassibile ”acchiappauccelli”, dotato del potere di distruggere a distanza fragili oggetti di vetro o di creta, si mostra determinato a salvare la sua tormentata reputazione e decide di partecipare ad una caccia al tesoro, che premia il vincitore con un riconoscimento ufficiale del sovrano in persona.

Questa è la premessa, tutt’altro che avvincente, dell’ultima avventura grafica disponibile sulla piazza. Ma la trama è destinata a decollare di lì a poco. A dir la verità è proprio il personaggio di Geron che, sulle battute iniziali, manca di appeal, almeno finchè non verrà a contatto con la sua controparte speculare, l’affascinante e svampita Nuri, fata in grado di riassemblare oggetti mandati in frantumi (molto spesso proprio dallo stesso Geron). Grazie all’interazione con la giovane Nuri e all’abilità di Geron di gestire la disarmante ingenuità della fata sarà impossibile per il giocatore non affezionarsi al curioso duo.
Il gameplay di Dark Eye: Chains of Satinav sfrutta il tipico sistema ormai utilizzato da tutti i punta e clicca di stampo classico di recente uscita, con la possibilità di osservare o interagire con gli oggetti (rispettivamente tasto destro e tasto sinistro del mouse) e con l’apertura dell’inventario possibile semplicemente avvicinando il cursore al bordo inferiore dello schermo. Alcune aggiunte sono state inserite nell’interfaccia classica, come la possibilità di evidenziare tutti gli oggetti con i quali è possibile interagire all’interno della schermata, tenendo premuta la barra spaziatrice, e la possibilità di “impugnare” i diversi oggetti dell’inventario semplicemente muovendo lo scroller del mouse, per un accesso più rapido.
Ci si ritroverà a risolvere enigmi in spazi che, per il modo in cui sono disegnati, appaiono come sconfinati, ma molto spesso l’azione di gioco si svolgerà in non più di 3-4 schermate per location, riducendo di molto l’aspetto esplorativo dell’avventura. Gli enigmi, che vanno dalla più semplice prova di logica spicciola ai più astrusi e contorti rompicapi -ai quali gli avventurofili sono certamente avvezzi-, sono sempre superabili nel giro di qualche minuto, anche grazie alle agevolazioni sopra citate, senza incombere nel tipico delirio da utilizzo-di-tutto-con-tutto.
Nonostante l’innovazione data dalla compresenza delle abilità di distruzione e riparazione dei due protagonisti, si ha l’impressione che tali poteri siano spesso poco presenti nella risoluzione degli enigmi, finendo per esprimere solo una piccola parte del loro potenziale. Poco sfruttata è anche la presenza dei personaggi secondari, che si limiteranno a brevi (e spesso drammatiche) apparizioni, o a fondersi con gli sfondi delle città e dei paesaggi.
Tuttavia Chains of Satinav è un’avventura grafica ben studiata e dalla trama incalzante, dalla discreta durata -difficilmente potrà essere portata a termine in meno di 10 ore di gioco- e con una forte carica emotiva, che terrà il giocatore incollato alle linee di testo fino alle battute finali.
Anche l’occhio oscuro vuole la sua parte
E’ subito ben chiara l’intenzione degli sviluppatori di attenersi ai canoni classici delle avventure grafiche: niente grafica 3D e appeal visivo che fa perno esclusivamente sulla qualità degli artwork. Il risultato finale pare prendere vita direttamente dalle matite fra le pagine di quei lussuosi manuali da gioco di ruolo, che riempivano le librerie di tutti gli appassionati di fantasy negli anni ’90. Le musiche, sempre pacate e mai invasive, fanno da sfondo ad idilliaci paesaggi sconfinati e a cupi sotterranei infestati dalle più inquietanti creature.

Qualche tentennamento lo si può notare nel doppiaggio, disponibile esclusivamente in inglese e non sempre all’altezza, in alcune incertezze nelle animazioni dei personaggi, spesso impacciate. Nonostante l’assenza di elementi grafici a tre dimensioni e di particolari fronzoli grafici, abbiamo riscontrato alcuni ingiustificati rallentamenti e cali di fps, oltre all’eccessivo tempo di caricamento delle schermate, su una macchina di fascia medio-alta; tuttavia il prodotto risulta di buona fattura sotto il profilo tecnico.
E’ ingiustificato premiare un’avventura grafica solo per la carenza, oggigiorno, di titoli incolonnati sotto tale genere; non è il caso di Chains of Satinav, che, nonostante faccia perno su parecchi clichè della tradizione fantasy, riesce a tirare fuori una storia tutt’altro che banale e forte di una possente carica emotiva. Decisamente consigliato agli amanti del genere, ma anche a chi ha apprezzato, a suo tempo, l’ambientazione legata al poco conosciuto Das Schwarze Auge.
VOTOGLOBALE7.5
Enrico Spadavecchia è un avido collezionista ed esagitato videogiocatore dai tempi del Commodore 64 e delle sue righe colorate. Ex giocatore accanito di Counter Strike, in giovane età ha compiuto la stupidissima impresa di completare Quake II a livello hard senza scendere mai sotto i 100 punti ferita. Ostinato retrogamer e sostenitore delle produzioni indipendenti, non disdegna le offerte del mercato attuale, soprattutto FPS e avventure grafiche. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

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The Dark Eye: Chains of Satinav

Disponibile per: PC
Genere: Avventura Grafica
Sviluppatore: Daedalic Entertainment
Distributore: Distribuzione digitale
Sito Ufficiale: Link
Data di Pubblicazione: 22/06/2012
The Dark Eye: Chains of Satinav
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13 voti
6.6
ND.
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