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Thomas Was Alone - Recensione

Inviato il da Francesco Fossetti
Thomas Was Alone è un titolo all'apparenza fatto con poco. Linee sintetiche, forme stilizzate, una sobria essenzialità delle scelte cromatiche. Ma non appena si viene investiti dal piglio recitativo della voce narrante, si scopre che c'è molto di più, in questo piccolo capolavoro Indie sviluppato da Mike Bithell. C'è, ad esempio, tutta l'arte del saper raccontare, condensata con brillante economia in una "storia" che sa essere allo stesso tempo epica, e dimessa, e intimamente personale. C'è una divertita tipizzazione dell'indole degli uomini, una semplice "galleria caratteriale" in cui si incontrano strani personaggi inconsistenti. E c'è la forza di una creatività straripante, che si diverte (e ci diverte) a creare le regole di un mondo geometrico, e poi ad espanderle, mescolarle, scomporle e riassemblarle in forme nuove. Thomas Was Alone è un titolo particolare, che si propone come un classico platform/puzzle, e si fa vettore di un intrattenimento quasi "matematico", schematico. Mentre ogni schermata è animata in qualche modo dalla forza del racconto e dalla poesia musicale che la accompagna. Per tutti questi motivi Thomas Was Alone risplende vistosamente nel panorama delle produzioni Indie e, ben oltre, in un mercato fatto di troppi stereotipi.
Up. And to the right.
Thomas Was Alone - recensione - PC "Thomas Was Alone" è il primo pensiero dell'insolito protagonista di questo insolito racconto: un'Intelligenza Artificiale creata quasi per gioco da un ozioso team di sviluppo, inserita all'interno di un programma buggato e scadente. Un "fallimento totale", ci informano le sintetiche linee di testo all'inizio dell'avventura: un ammasso di codici rotti, e stringhe, e inservibili monconi di byte. E Thomas è lì dentro, solo. La sua forma rettangolare delimita forse l'area di memoria virtuale che si trova ad occupare. Il suo colore rosso, chissà, una burla calcolata in un mondo bidimensionale fatto di pareti nerissime.
"Il colpo d'occhio di Thomas Was Alone è scarno ed essenziale. Ma non per questo poco evocativo. Gran parte del lavoro di caratterizzazione, bisogna ammetterlo, lo fa soprattutto la colonna sonora composta da David Housden. Un insieme di brani ispiratissimi, di sonorità elettroniche smussate e delicate, di note tenute e riff che scivolano mollemente lungo i declivi sinusoidali dei sinth"
Thomas è solo, e non può far altro che muoversi e osservare. Il suo flusso di pensieri insoliti ci viene raccontato da un narratore esterno, perchè lui -Thomas- di voce non ne ha, da buona IA. Thomas osserva, e impara. Il mondo esterno, pensa Thomas, che continua ad opporgli baratri apparentemente insuperabili e ostacoli da saltare, si determina proprio per renderlo in qualche modo migliore, per "addestrarlo". E Thomas impara, e continua a muoversi, arrivando ai portali che lo conducono in stanze sempre nuove e, per qualche strano motivo, sempre nella stessa direzione: in alto, e a destra.
Bastano pochi minuti per innamorarsi perdutamente di Thomas Was Alone. Le linee di testo che accompagnano l'avanzamento, recitate in un inglese espressivo e comunicativo, non aspettano oltre per declinare tutto l'arguto e divertito umorismo con cui indagano i tempi più disparati: l'affermazione di sé, le trite banalità del mondo dei videogiochi, i meccanismi con cui un "io informatico" si impegna ad auto-determinarsi. Questo racconto d'accompagnamento ha la capacità di rendere pieno e significativo ogni movimento, andando oltre lo scheletrico concept di base, che vede nel salto l'unico e solo strumento del giocatore.
Poi, d'improvviso, le cose si complicano. Appare un'altra IA nel mondo di gioco. Ha i tratti goffi di un quadrato giallo, i suoi salti sono più impacciati, come se lo slancio fosse in qualche modo frenato dal suo perimetro tozzo e regolare. E proprio non sopporta Thomas, che sembra inorgoglito della sua elevazione. La convivenza è difficile, ma necessaria. Per proseguire negli stage bisogna che entrambe le IA raggiungano i portali al termine del livello, aiutandosi a vicenda. Saltando sopra a Thomas il "nuovo arrivato" può superare i dislivelli che lo bloccano, mentre la sua mole ridotta gli permette di infilarsi nei cunicoli più stretti, magari per premere i pulsanti che modificano la conformazione del livello. E proprio quando le cose cominciano a farsi in qualche modo familiari, ecco che compare un terzo rettangolo. Alto e dinoccolato, costantemente alla ricerca della massima espressione del suo gesto atletico, che si esplica in salti altissimi, proiettati verso l'infinito.
Poco a poco, il gameplay di Thomas Was Alone prende forma. Gli stage si fanno sempre più complessi, ed il giocatore deve usare tutte le sue risorse cerebrali per superare i puzzle che scandiscono l'avanzamento. Alternandosi al controllo delle varie IA, si procede saltando e usando i corpi dei personaggi come strumenti per permettere alla squadra di proseguire.

E' un lavoro di cooperazione indispensabile, contrappuntato dalla voce narrante che rivela i pensieri di ogni membro di questo improvvisato "team". Questo narratore onnisciente e quasi "scientifico" puntualizza i sentimenti nascosti di tutti i partecipanti, l'invidia stizzita o l'individualismo egoista. Dapprima l'effetto è quello di una comicità dimessa, ma poi interviene qualcosa a rendere il tutto più significativo: il racconto si trasforma in una storia d'accettazione di sé, quello di un viaggio grazie al quale tutte le IA arriveranno a comprendere che la loro unicità è importante, bella, significativa per una crescita che non sia solo individuale.
Thomas Was Alone è da questo punto di vista un titolo profondissimo, le cui gioie si riveleranno purtroppo solo agli anglofili. Ma anche sul fronte ludico si può stare tranquilli: come anticipavamo la forza di Thomas Was Alone è quella di non diventare mai meccanico e ripetitivo. Quando le possibili interazioni fra le IA sembrano prossime ad esaurirsi, quando il level design sembra aver esplorato ogni combinazione o disposizione, ecco che arriva un nuovo personaggio. Un rettangolo "disteso" che permette agli altri di rimbalzare, un altro che può saltare a mezz'aria, uno che riesce a galleggiare sull'acqua per la sua flebile densità. Tutti hanno le proprie caratteristiche, dimensioni specifiche, ed una personalità svelata con puntualità dal narratore. E non è facile capire quale sia l'alchimia che dipinge in maniera così perfetta il "carattere" di questi personaggi, perfettamente evidenziato anche dalle dimensioni, dalle forme, dai colori.
Analizzando quindi il level design e la qualità della componente enigmistica, non si può che rimanere incantati dal meticoloso lavoro di Mike Bithell, che propone stage sempre stimolanti, creativi, machiavellici, raggiungendo in qualche momento addirittura i vertici di Portal 2. Perchè il meccanismo alla base delle due produzioni è sempre lo stesso: combinare elementi noti al giocatore in maniere sempre nuove, inimmaginate, diverse. Thomas Was Alone lo fa costantemente, ed anche quando sembra esser giunto al termine, stupisce con un nuovo guizzo, che prolunga di qualche ora la longevità (comunque ridotta, o meglio: ben misurata).
Peccato solo per un finale un po' meno pregnante di quello che ci si potesse aspettare, vista l'eccellente narrativa della produzione. Ma anche così Thomas Was Alone è un puzzle brillante, spiritoso, creativo.
Molteplicità e Consistenza
Thomas Was Alone - recensione - PC Il colpo d'occhio di Thomas Was Alone è scarno ed essenziale. Ma non per questo poco evocativo. Gran parte del lavoro di caratterizzazione, bisogna ammetterlo, lo fa soprattutto la colonna sonora composta da David Housden. Un insieme di brani ispiratissimi, di sonorità elettroniche smussate e delicate, di note tenute e riff che scivolano mollemente lungo i declivi sinusoidali dei sinth. La Soundtrack ufficiale (acquistabile a questo indirizzo) mescola fascinazioni Lounge con la faccia più melodiosa dell'elettromusic, ed i risultati si sentono. Ma ad un impatto scenico che non vuole farsi mancare niente contribuiscono anche dettagli che caratterizzano la produzione, animata dall'engine Unity e poco esosa in termini di specifiche minime. Una macchina di fascia medio/bassa può tranquillamente massimizzare le performance di un titolo che si presenta comunque molto scalabile, e permette di selezionare un'ampia rosa di risoluzioni e livelli qualitativi. Selezionando le configurazioni preimpostate che preferiscono la velocità al colpo d'occhio si disattivano l'anti aliasing e si impoveriscono gli sfondi, ma anche a livello "Fantastic" Thomas Was Alone può girare senza cali e intoppi su tutti i computer moderni (il titolo è disponibile anche in versione Mac).
A rendere la produzione densa anche dal punto di vista stilistico ci pensano poi tutti gli accorgimenti del suo sviluppatore: l'effetto dell'acqua che sembra emanare un tenue bagliore radioattivo, le figure che si muovono sullo sfondo, le ombre dei rettangoli, che si allungano seguendo le linee di fuga che partono da un unico punto di fuga. Così come c'è una meraviglia della complessità, insomma, Thomas Was Alone ci ricorda che c'è sempre anche una poesia della sintesi, una bellezza della semplicità.
Thomas Was Alone è uno nuovo capolavoro dello sviluppo indipendente. Essenziale e creativo e brillante. E' un titolo stratificato, che può essere inquadrato come un ottimo puzzle game, oppure “letto” come un breve racconto corale, che affronta con una inaspettata leggerezza temi particolari. Un limpido esempio di come anche in questi tempi si possano trovare nuove forme narrative, e rivitalizzare le forme classiche del videogioco puntando sull'ingegno e sulla creatività.
VOTOGLOBALE9
Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

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Thomas Was Alone

Disponibile per: PC
Genere: Platform
Sviluppatore: Mike Bithell
Distributore: Distribuzione digitale
Thomas Was Alone
7.5
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13 voti
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ND.
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