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War of the Roses - Recensione

Inviato il da Andrea "Zumcens" Centini
Pubblicato da Paradox Interactive e sviluppato dalla talentuosa software house Fastshark, team indipendente svedese con sede a Stoccolma già autore di titoli come Krater, Bionic Commando Rearmed 2 e l'ottimo Hamilton's Great Adventure, War of the Roses è un simulatore di guerra medievale - in terza persona - plasmato sull'atroce conflitto inglese del XV secolo noto come la “Guerra delle due Rose”. Dopo la scomparsa della famiglia dei Plantageneti le due potenti casate dei Lancaster e degli York, rispettivamente rosa rossa e rosa bianca, consumarono un fratricida conflitto trentennale (1455-1485) col fine di conquistare il trono d'Inghilterra: con la morte di Riccardo III il 22 agosto 1485 sul campo di battaglia di Market Bosworth - i cui resti sono stati trovati il 12 settembre di quest'anno - ed un matrimonio che ha sancito l'ascesa della dinastia dei Tudor, si è conclusa una delle pagine più buie della storia inglese, raccontata da Shakespeare e da oggi anche su un videogame. “Raccontata” è tuttavia una parola grossa, dato che il titolo dei ragazzi di Fatshark propone pochissimo dal punto di vista narrativo (solo qualche breve descrizione delle mappe ed uno striminzito cappello introduttivo nel tutorial), concentrandosi sul ruvido ed affascinante campo di battaglia ricreato fedelmente.
 
Votato al multiplayer
I semplicistici ma efficaci menù della schermata introduttiva includono una panoramica completa dell'offerta ludica di War of the Roses, che propone un limitato ed evanescente tutorial, la modalità multiplayer - il fulcro del prodotto -, l'editor del proprio profilo e le immancabili impostazioni di gioco. Senza troppi giri di parole, quella che poteva essere una interessante campagna single player è invece un bistrattato tutorial di addestramento, col solo scopo di introdurci ai comandi principali ed alle varie classi disponibili. Si tratta fondamentalmente di uno spaccato del multiplayer che, attraverso cinque mappe, si conclude in un'oretta di gioco contro bot dotati di un'intelligenza artificiale non degna di codesto nome. Per chiunque ritenesse fondamentale una campagna farebbe bene a guardarsi altrove, poiché in quella di War of the Roses troverà inconsistenza ludica, bug, longevità da rabbrividire ed una descrizione storica degli eventi, purtroppo, solamente accennata. Superato il “trauma” del tutorial, tuttavia utile per prendere confidenza e trovare il giusto feeling con le classi a disposizione (fante, arciere, balestriere e cavaliere), è possibile gettarsi nella mischia - nel vero senso della parola - del multiplayer, che, come nel congenere Mount&Blade dei TaleWorlds, rappresenta il cuore pulsante dell'intera produzione. Nonostante la pochezza di modalità disponibili, ovvero le sole Team Deathmatch e Conquest fino a 64 giocatori, War of the Roses si fa tuttavia apprezzare per il profondo sistema di combattimento, in grado di offrire scontri all'arma bianca davvero avvincenti, a volte un poco rozzi e “caciaroni” ma dannatamente divertenti se affrontati col giusto spirito.

Il gioco propone un sistema di crescita e perks alla stregua di titoli come Call of Duty e Battlefield, rendendo disponibili le prime classi con un limitato numero di punti esperienza (XP) ma offrendo gli armamenti migliori e gli slot di configurazione personalizzata solo a livelli più alti. La curva di apprendimento è estremamente ripida - per volere stesso degli sviluppatori - ed i novizi che si troveranno a fronteggiare cavalieri a piedi (corazzati di tutto punto e armati di asce e mazze) non avranno assolutamente vita facile. Ciononostante il peculiare e simulativo modello di combattimento, almeno negli uno contro uno, permette anche ai semplici fanti - armati di spada e scudo - di avere la meglio in battaglia se si è sufficientemente bravi e tattici.
L come laco ti sancue!
Il gameplay di War of the Roses differisce sostanzialmente in base al tipo di arma utilizzata; se da un lato gli arcieri ed i balestrieri quando “puntano” (tasto destro del mouse) offrono una visuale in prima persona con controllo del respiro e ricarica non dissimile - nel concetto - da quanto visto negli fps, nel combattimento all'arma bianca esso propone rigore e personalità. Gli affondi, i colpi dall'alto o gli efficaci sgualembri (colpi di taglio portati dall'alto verso il basso in diagonale, a sinistra o a destra) sono gestiti da movimenti repentini del mouse uniti alla pressione del tasto sinistro per imprimere la forza. Se dapprincipio il sistema appare macchinoso e poco dinamico rispetto a quello di un classico hack'n slash arcade, dopo essersi impratichiti ci si innamora del modello studiato dai ragazzi di Fatshark, che risulta simulativo, avvincente e in grado di valorizzare il tatticismo degli scontri, soprattutto grazie al realistico peso delle armi. Quando si affrontano uno, al massimo due soldati nemici contemporaneamente, il modello appare gestibile e ben calibrato, ciononostante l'anima “rozza” dello scontro all'arma bianca porta spesso ad azzuffate con decine di giocatori che si massacrano senza soluzione di continuità. L'equilibrio è minato anche dalla possibilità di guarire gli alleati caduti e soprattutto dalle truculente esecuzioni (200 punti di XP e 200 monete d'oro da spendere nel negozio), che spesso portano i giocatori ad ammucchiarsi in caotiche zuffe per improvvisarsi medici o implacabili boia.

In questo “laco ti sancue”, tradotto in un vortice di rianimazioni e mazzate, chi gode sono i tiratori da lontano, che spesso sfruttano questi momenti per tendere agguati alla stregua del celebre cecchino del Full Metal Jacket di Stanley Kubrick. Particolarmente temibili in queste circostanze sono gli arcieri, dotati di ottima velocità di ricarica ma che di contro si stancano presto con la freccia incoccata e tesa per la massima gittata. I balestrieri, invece, sono penalizzati dall'incredibile lentezza della ricarica - coadiuvata da una sorta di minigame - ma i loro dardi quando fanno centro risultano particolarmente letali. Discorso a parte va fatto per i cavalieri, laddove la gestione del cavallo e la precisione necessaria per colpire in corsa diventano una sottile arte, da mettere in pratica nelle mappe aperte del gioco. Curiosa l'implementazione della corsa tenendo premuto il tasto direzionale in avanti: più si tiene premuto e più il proprio alter ego virtuale accelera, facendo dannare tutti quegli ostacoli invalicabili col salto. Nonostante la poca raffinatezza scenica dei confronti - minata anche da animazioni non sempre eccezionali - il gameplay nel complesso risulta estremamente solido ed equilibrato, in grado di premiare il giocatore più appassionato ed attento alla strategia. E' freschissima la notizia che Paradox Interactive abbia deciso di dedicare al gioco un team completo per futuri aggiornamenti ed espansioni, spinta dagli ottimi dati di vendita riscontrati e all'attivissima community. Già si parla dell'aggiunta di una modalità assedio/difesa (congeniale al genere ed incredibilmente assente nel pacchetto base), di nuove mappe e continui aggiornamenti per migliorare l'esperienza di gioco. Sono già diverse le piccole patch già rilasciate su Steam e la speranza è che vengano sbloccate anche le mod.
Axes'n Roses
Il buon lavoro compiuto dagli sviluppatori nel comparto gameplay cozza un poco con l'ottimizzazione tecnica tutt'altro che certosina, sebbene non manchino spunti e scorci di sicuro interesse. A differenza di Mount&Blade, che ricordiamo esser stato sviluppato e plasmato sull'idea di una coppia di giovani ragazzi turchi, il titolo Fatshark propone un livello tecnico al passo coi tempi con supporto alle DirectX11, motore fisico PhysX e motore grafico proprietario “BitSquid Engine”, già ammirato in quel piccolo capolavoro che è Hamilton's Great Adventure. Le rurali ambientazioni della campagna inglese sono estremamente curate, laddove spiccano nella realizzazione i castelli diroccati ed i villaggi circondati da rovine ed elementi naturali, come negli scenari Bamburgh Castle o in Mortimer's Cross. Meno ispirate le mappe con ambientazioni aperte (Barnet), dove tuttavia fanno sfoggio discreti effetti di illuminazione. Peculiari le mappe St. Alban, incastonata all'interno di un villaggio in fiamme sotto la nebbia, e London Tournament, caratterizzata da un ampio piazzale dove si compiono copiosi e cruenti massacri sotto il tiro di arcieri e balestrieri, arroccati sulle difese circostanti. In tutto sono disponibili 7 mappe, sufficienti - ma già ne sono previste altre - per contenere la furia gladiatoria di ben 64 giocatori contemporaneamente. L'impatto visivo globale, buono ma senza troppi fronzoli, ricorda il capolavoro di Tripwire Red Orchestra.

Buoni anche i modelli dei soldati dal punto di vista poligonale, equipaggiati con armature ed armi che riflettono la luce (in una sessione siamo rimasti praticamente accecati dal bagliore del nostro spadone a due mani portato in difesa del viso) ed impreziositi da numerosi dettagli, alcuni dei quali - come colori, stemmi e loghi - sono personalizzabili nel gustoso editor. Meno buono il comparto delle animazioni, spesso poco aggraziate e legnose soprattutto nei movimenti direzionali. Le truculente esecuzioni, scriptate, sono invece animate egregiamente, sebbene spesso e (mal)volentieri vengano interrotte bruscamente durante le battaglie più abbondanti. Pur non offrendo la magnificenza tecnica dei prodotti tripla A, l'ottimizzazione poco raffinata è causa di rallentamenti anche su macchine potenti che, in teoria, dovrebbero gestire agevolmente il tutto al massimo del dettaglio in 1080p, come nella nostra configurazione di prova (i5 750 O.C. 4,00 Ghz con Crossfire di HD5870 ed 8 Giga di Ram). Col nostro secondo sistema di test, un notebook Acer Aspire 5750G con processore i5, Nvidia GT540M e 4 Giga di Ram, è necessario scendere a compromessi con qualche filtro, tuttavia la presenza della GPU Nvidia favorisce gli elementi interessati dal PhysiX. Dal punto di vista audio segnaliamo campionamenti nella media ed una soundtrack abbastanza orecchiabile (un paio di tracce ricordano quelle del Signore degli Anelli), quasi del tutto assente il doppiaggio, che è in lingua originale. Nel complesso, tuttavia, si nota una certa sovrapposizione dei vari canali e la poca incisività degli effetti sonori, che avrebbero giovato ancor di più a ricreare la tipica atmosfera da battaglia medievale. Chiudiamo il discorso tecnico sottolineando l'eccezionale lavoro svolto sul netcode ed il numero impressionante di server (sempre pienissimi) dove potersi dare battaglia.
War of the Roses si inserisce a pieno titolo tra i migliori esponenti del proprio peculiare genere di appartenenza, ovvero quello dei combattimenti simulativi all'arma bianca (online). Grazie al supporto continuo degli sviluppatori, assicurato da Paradox Interactive da un team creato ad hoc, saranno limate e perfezionate tutte quelle piccole mancanze che attualmente impediscono al gioco di meritarsi l'8 pieno, tra le quali spicca il risicato numero di modalità competitive a disposizione, che tuttavia ben presto sarà rimpinguato. Tecnicamente gradevole ma non impressionante, War of the Roses è dotato di un gameplay solido, profondo ed avvincente che non mancherà di appassionare tutti gli amanti delle ambientazioni e delle battaglie medievali. Secondo alcuni rumor non confermati, infine, anche il prezzo (attualmente 29,99 Euro su Steam) dovrebbe essere ritoccato verso il basso e col passare del tempo il titolo potrebbe trasformarsi in un vero must have del genere.
VOTOGLOBALE7.3

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War of the Roses

Disponibile per: PC
Genere: Azione
Sviluppatore: Fatshark
Data di Pubblicazione: 02/10/2012
War of the Roses
7
7.5
7.5
6.5
9 voti
6.4
ND.
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