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X Rebirth > Recensione
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X Rebirth - Recensione

Inviato il da Alessandro Agostinis
Circa un anno fa, prima che Chris Roberts facesse capolino sul web per promuovere il suo attesissimo Star Citizien, le space simulation erano date per morte e sepolte. Nell’ultima decade solo una piccola software house tedesca di nome Egosoft è riuscita a tenere in vita questo genere, che ha vissuto la sua golden age negli anni novanta per poi sprofondare nel dimenticatoio. E così, con una concorrenza praticamente pari a zero, i primi tre capitoli dell’acclamata saga di X si sono fatti strada nel cuore dei fan, resistendo dall’ormai lontano duemila sino ad oggi. Essi rappresentavano gli ultimi capisaldi della categoria, riscuotendo anche un discreto successo tra pubblico e critica. Ciò che ancora attira il giocatore verso queste IP è sopratutto la possibilità di esplorare liberamente lo spazio sconfinato, scalando i vertici di un complesso sistema economico mentre si intraprende un grande ventaglio di attività. Dopo ben sette anni di sviluppo, Egosoft è pronta a lanciare sul mercato il quarto capitolo della saga, X Rebirth. Con questo nuovo titolo gli sviluppatori hanno pensato di rivedere l’intera serie e semplificarne le meccaniche, in modo da attirare nuovi utenti, senza rinunciare al complesso sistema economico e all’universo sandbox, marchi di fabbrica della software house e del franchise.
Sarà riuscita Egosoft a replicare il successo delle space simulation degli anni novanta?
 
A BORDO DELLA ALBION SKUNK
X Rebirth - recensione - PC La trama di Rebirth trova collocazione centinaia di anni dopo gli eventi che abbiamo giocato in X 3: Terrain Conflict. L’universo non è più quello che conoscevamo, perché i portali che permettevano alle navi di spostarsi tra i vari settori della galassia si sono inspiegabilmente disattivati, isolando completamente interi sistemi stellari. A causa della mancanza di rifornimenti essenziali, alcuni di essi sono sprofondati nell’anarchia, e vige la spietata legge del più forte. Altri invece sono riusciti ad aprire nuovi mercati, anche se ciò ha inevitabilmente spostato l’equilibrio di potere a favore delle corporazioni commerciali. Il protagonista della vicenda è un certo Ren Otani, un avventuriero spaziale che entra casualmente in possesso dell’Albion Skunk, un prodigioso prototipo di nave spaziale dato per scomparso. Ad accompagnare Otani nei suoi viaggi siderali è la formosa copilota Yisha Tarren, una ribelle che combatte contro l’oppressiva Plutarch Corporation.
Come in ogni sandbox che si rispetti, il giocatore potrà decidere sin dai primi istanti di gioco se seguire le missioni legate alla trama principale oppure cimentarsi con le numerose attività secondarie o con il commercio. La main quest può essere riassunta in un lungo e corposo tutorial che introduce passo passo il giocatore nel complesso mondo di gioco.
"Come in ogni sandbox che si rispetti, il giocatore potrà decidere sin dai primi istanti di gioco se seguire le missioni legate alla trama principale oppure cimentarsi con le numerose attività secondarie o con il commercio."
La trama ingrana molto lentamente: da un lato ci prepareremo a combattere la Plutarch Corporation, mentre dall’altro dovremo svelare il mistero che si cela dietro alla disattivazione dei portali. I compiti che ci verranno richiesti saranno molteplici, dal consegnare preziose mercanzie al parlare con qualche personaggio, fino ad abbordare un vascello nemico. Nonostante un buon avvio, la narrazione incespica a causa di una serie di dialoghi confusionari che, complici dei personaggi principali poco profondi, rendono la trama noiosa e poco avvincente. È però nostro dovere informarvi che non siamo riusciti a completare la storyline a causa dell’elevatissimo numero di bug che affligge il titolo: magari le cose, a livello narrativo, cambiano verso la fine dell'avventura. Ad oggi, proprio per via dei glitch e dell'instabilità del codice, non è comunque possibile vederla.
Dal punto di vista del gameplay emergono subito le buone intenzioni degli sviluppatori, per un’esperienza che risulta il più immersiva possibile. Sin dai primi istanti di gioco siamo rimasti piacevolmente colpiti dalla libertà offerta al giocatore all’interno di un universo pulsante di vita, dove attorno attorno alle enormi stazioni spaziali si assiepa un traffico inesauribile di navi e navette.
Tutto questo lo vivremo attraverso il cockpick della Skunk, che per certi versi ricorda un po’ il Millennium Falcon di Guerre Stellari. Potremo anche scendere fisicamente a bordo delle stazioni spaziali, ormeggiando presso gli appositi punti di attracco per interagire poi con i vari mercanti e piloti per lo scambio di merci o per assumere qualcuno. Purtroppo non saremo in grado di metterci al comando di altre navi come nei precedenti capitoli, ma potremo avere alle nostre dipendenze diverse capital ship per scopi commerciali o bellici. Ma non è tutto oro quello che luccica, perché nonostante l’entusiasmo iniziale, ci siamo dovuti scontrare con una quantità di bug davvero fuori dal comune.
HOUSTON, WE'VE HAD A PROBLEM HERE
X Rebirth - recensione - PC X Rebirth è afflitto da un'interminabile serie di problemi, tanto numerosi ed evidenti da rendere ben poco utili le svariate patch ad ora rilasciate. Il difetto più grave è quello relativo all’intelligenza artificiale delle navi in nostro possesso: nonostante gli ordini impartiti, capita infatti che le navi restino inermi a fluttuare nel vuoto, come inutili pachidermi di metallo alla deriva nello spazio. A questo si aggiungono animazioni che non funzionano (costringendoci a ricaricare il quick save), quest che non si attivano, crash frequenti e un'infinita sfilza di magagne minori ma altrettanto fastidiose.
Oltre ai difetti tecnici che influenzano pesantemente il gameplay, si aggiungono dei concept fallimentari e poco ortodossi, come il menù in-game. Pensato come strumento per interagire con il mondo di gioco, atto a rendere il titolo più semplice e accessibile, si rivela invece disastroso a causa di difficoltà di navigazione e scarsa leggibilità. Il tutto risulta ancor più macchinoso e complicato che nei capitoli precedenti, a causa di alcune scelte artistiche che intendono sfruttare il cockpit 3D dell’astronave per scopi più scenici che ludici. Un esempio su tutti è la finestra di navigazione: poco chiara, disordinata, sembra faccia di tutto meno che orientare il giocatore nel vasto universo da esplorare. Non potremo neppure usare lo scroll del mouse sulla mappa per fare zoom in e zoom out, ma saremo forzati a cliccare sulle icone, quasi fosse stato pensato esclusivamente per un uso con joypad. Peccato che quest’ultimo non sia ben implementato, costringendo così il giocatore a ricorrere alla tastiera per accedere ad alcuni comandi essenziali.
Il fatto che in questo capitolo si possa pilotare una sola nave dovrebbe essere sopperito dai droni. Ne esistono diversi, ognuno con la sua mansione: ricognizione, intercettore, hacking, minerario e così via. Purtroppo mettersi alla guida dei droni significherà lasciare l’Albion Skunk in balia dei nemici, rischiando così di perdere ben più di un semplice robot. L’idea alla base è valida ed offre interessanti spunti, ma è stata sviluppata male, tanto che ci limiteremo all’uso di droni solo quando specificamente richiesto dalla trama.
"X Rebirth è afflitto da un'interminabile serie di problemi, tanto numerosi ed evidenti da rendere ben poco utili le svariate patch ad ora rilasciate."

La possibilità di poter sbarcare sulle stazioni spaziali e andare a caccia di membri per il nostro equipaggio dovrebbe essere un incentivo per il giocatore ad esplorare a fondo l’ambiente di gioco. Ma già dalle prime ore ci si rende conto che il level design degli interni è soggetto ad un estremo riciclo, che porterà presto alla noia, quasi ci trovassimo sempre nello stesso avamposto.
È un vero peccato che X Rebirth si presenti con tutti questi difetti, perché la sensazione di immersione offerta dal titolo è potenzialmente altissima (pur rimanendo latente). Ogni settore è pieno di vita grazie a un continuo traffico di astronavi civili e navette della polizia alla ricerca di carichi illegali. Le enormi stazioni sono sempre affollate da ogni genere di pubblico, offrendoci infinite possibilità lavorative (trasportare un carico da un pianeta all'altro, oppure catturare un importante criminale che bazzica i sistema planetario). Gli scenari offrono scorci mozzafiato, passando dai campi di asteroidi agli impianti di energia solare sulla corona di una stella. Il mondo di gioco è in continuo movimento e tutto viene calcolato in tempo reale. Siamo rimasti piacevolmente colpiti anche dall’uso delle autostrade iperspaziali, che si suddividono - proprio come quelle tradizionali - tra svincoli e corsie per il traffico. Un piccolo e divertente mini-game ci inviterà a metterci in coda alle astronavi che ci superano, così da sfruttare la loro scia e raggiungere più velocemente la meta.
Pur non facendo gridare al miracolo, le dogfight funzionano piuttosto bene, con quel pizzico di spettacolarità che non guasta mai in un titolo di fantascienza. Naturalmente c’è stata più di un’occasione in cui abbiamo visto un caccia nemico schiantarsi contro le enormi navi o stazioni spaziali, ma in altri casi ci siamo sorpresi di fronte a degli agguerriti inseguimenti, con evoluzioni e manovre degne dei migliori piloti.
Grazie alla nostra nave potremo anche cambiare l’aspetto dell’HUD ed accedere a diverse modalità di scansioni. Tra le più utili sicuramente si trovano quelle per identificare i diversi moduli che costituiscono le stazioni e le grandi navi, ma la più interessante è costituita da una specie sonar che potremo utilizzare per raccogliere detriti o oggetti abbandonati nello spazio, così da rivenderli al miglior offerente.
Insomma, se lo sviluppo del titolo fosse stato più curato in tutti i suoi aspetti, X Rebirth si sarebbe senza dubbio assicurato un posto nel podio delle space simulation. Ci sentiamo però in dovere di spezzare una lancia a favore di Egosoft che, in meno di un mese, si è prodigata per rilasciare ben 19 patch. Sebbene migliorata, la situazione resta però tanto critica da rendere il titolo praticamente ingiocabile.
BRUTTO DENTRO MA BELLO FUORI

Dal punto di vista tecnico X: Rebirth si presenta con una versione aggiornata del motore grafico di X3: Terrain Conflict ed i risultati sono davvero impressionanti. Nonostante vengano ancora usate le librerie DirectX 9, la resa grafica complessiva è di ottima qualità con una cura nei dettagli a dir poco maniacale, a cominciare dalle texture e modellazione poligonale, in grado di rendere astronavi e stazioni ricchissimi di particolari, per non parlare degli effetti di luce e riflessi, che rendono gli scenari spaziali davvero mozzafiato. A questo si accompagnano realisticamente gli irraggiamenti delle luci al neon, i fari delle navette o i lampeggianti della polizia, che rendono lo spazio di X così vivo che ci sembra quasi di poterlo toccare con mano. Anche gli effetti particellari risultano di ottima fattura, con esplosioni spettacolari accompagnate dal fumo volumetrico che emerge dai moduli in fiamme delle capital ship danneggiate. Nonostante l'eccessivo riciclo a livello di design, nemmeno gli interni delle stazioni stonano di fronte alla bellezza degli ambienti esterni. Unico neo è la povera modellazione poligonale degli NPC e le scarse animazioni al seguito, in netta contrapposizione al dettagliatissimo mondo di gioco.
"Nonostante le librerie DirectX 9, la resa grafica complessiva è di ottima qualità."

Parlando di prestazioni, sulla nostra configurazione di fascia media (Intel i5 2500, NVIDIA GeForce GTX 560 Ti, e 8 GB di memoria RAM) abbiamo notato un framerate poco stabile, con cali sotto i trenta fps anche in situazioni che non dovrebbero pesare troppo sull'hardware. La scarsa ottimizzazione dell'engine ci ha costretto a rinunciare a qualche filtro, pur senza riuscire a risolvere del tutto la situazione. Abbiamo però notato netti miglioramenti con la patch 1.19 e questo fa ben sperare per il futuro.
La fisica si dimostra ineccepibile: ogni volta che vorremo cambiare la direzione della nostra Albion Skunk, subiremo un ritardo della virata a causa del momento di inerzia; ugualmente ben implementato il sistema di collisioni. Purtroppo la fisica non si applica sempre alle astronavi più ingombranti. Più di una volta le abbiamo viste passare attraverso le stazioni o altri ostacoli come se fossero “eteree”, rovinando in parte l’atmosfera di gioco.
Il comparto audio si avvale di buone tracce sonore, che, pur non rimanendo impresse nella collettiva memoria, si fanno piacevolmente ascoltare senza mai risultare noiose o ripetitive. Il doppiaggio (esclusivamente in lingua inglese) è ben al di sotto della qualità media. La recitazione è poco incisiva e manca di pathos, a causa di una sceneggiatura alquanto banale e a causa della mancata caratterizzazione dei personaggi.
Non è stato facile dare un giudizio ad X Rebirth. Nonostante l'ottimo concept, le buone idee, il grande grado d'immersione e un comparto grafico degno di nota, ci sentiamo in dovere di scoraggiarne l’acquisto. Il titolo si presenta incompleto e con una quantità di bug tanto elevata da renderlo praticamente ingiocabile. Egosoft sta correndo ai ripari con diverse patch, ma ciò non basterà a risolvere la situazione in tempi brevi. La casa di sviluppo tedesca è nota per il suo costante supporto, quindi ci riserviamo il diritto di tornare sul X Rebirth, magari tra qualche mese, con la speranza di vedere sensibili miglioramenti e un codice più stabile e completo. La situazione attuale è però tanto grave da consigliare a chiunque di tenersene lontano, volgendo lo sguardo verso altri orizzonti. Persino se siete dei fan sfegatati del genere, il nostro suggerimento è quello di essere pazienti e aspettare, sperando che un giorno il titolo possa essere veramente pronto per il mercato.
VOTOGLOBALE4

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X Rebirth

Disponibile per: PC
Genere: Sparatutto in Terza Persona
Sviluppatore: EgoSoft
Data di Pubblicazione: 15/11/2013
Requisiti minimi:
OS: Windows 8 (64-bit), Windows 7 SP1 (64-bit), Vista SP2 (64-bit), XP SP2 (64-bit)
Processore: Intel Serie I a 2GHz o AMD equivalente
Memoria: 4 GB di RAM
Scheda Grafica: NVIDIA serie GT400 con 512MB di RAM o superiore ATI 4870HD con 512MB di RAM o superiore
DirectX: Version 9.0c
Hard Disk: 8 GB di spazio libero su disco

Requisiti consigliati:
OS: Windows 7 SP1 (64-bit)
Processore: Intel i5 (Quad) o i7 a 2.5GHz o AMD equivalente
Memoria: 8 GB di RAM
Scheda Grafica: NVIDIA serie GT500 con 1GB di RAM o superiore, ATI 5870HD con 1GB di RAM o superiore
DirectX: Version 9.0c
Hard Disk: 12 GB di spazio libero su disco
X Rebirth
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