Pad in mano, palla al centro.... zero Chiacchere.

Da zero, da capo, tabula rasa: l'edizione 06 ha rappresentato una clamorosa bocciatura per il team di sviluppo classico, rivoluzionato e ridisegnato anche grazie all'apporto di ex-dipendenti KCET (su cui pesa l'ingrato compito di trasformare FIFA in un clone ben riuscito del calcio Konami), con l'intento di sfidare winning eleven sul suo terreno preferito: la simulazione totale. Anni di arcade esasperato e di innovazioni "annuali" che si perdevano nel vuoto (dal 2002 al 2005 ci basta citare il trick stick e il sistema "Off the ball") hanno costretto EA a correre ai ripari e a riprogettare un gioco di calcio più simile possibile all'esperienza reale, sia come contenuti che come riproduzione del gioco.
L'anno scorso il passo è stato fatto e abbiamo avuto tra le mani un titolo divertente a metà strada tra il realismo e l'arcade, ma con l'edizione 07 sembra proprio che si sia trovato il piccolo ingranaggio che inceppava ogni possibilità di sviluppo e possiamo affermare di trovarci di fronte a una vera e concreta alternativa alla serie Konami, per due semplici (quasi banali al giorno d'oggi) motivi: finalmente giocare al calcio targato EA è divertente e appagante.
Appare subito evidente il controllo del pallone, molto più concreto e meno "magnetico": la sensazione di poter davvero nascondere il pallone agli avversari c'è, così come è difficile farlo con successo, visto il migliorato sistema dei contrasti che aumenta l'importanza del "fisico". Per questo un giocatore come Kaka può saltare diversi uomini, ma deve eseguire i dribbling al millimetro di fronte al Materazzi di turno (ops, intendevo "Valerio"... ma si sà, le licenze poetiche si concedono a tutti, quelle dei diritti di immagine un po' meno), capace di sradicargli senza troppi problemi il pallone dai piedi in un contrasto. Altra caratteristica piacevole che colpisce in questa edizione è la possibilità di fare gioco: passare il pallone tra le linee e fare cambi di campo con una serie di passaggi è un buon modo per trovare il varco giusto e spingere la squadra avversaria a salire, e spesso viene premiato il possesso palla nella zone di attacco grazie agli inserimenti dei centrocampisti avanzati. Un esempio è il modulo predefinito del Milan, con 1 punta e 2 trequartisi, dove il lavoro di "post" (termine più che altro cestistico, ma che rende l'idea) con Gilardino permette a Kaka e Seedorf di tagliare la difesa in velocità a proporsi al tiro... una vera novità per la serie. I giocatori sulle fasce sono propositivi, la difesa è attendista ma non permissiva e i portieri hanno imparato a comportarsi da tali, abbandonando l'effetto "molla teleguidata" capace di frustrare anche il più insistente degli attaccanti.
É difficile rendere a parole la bontà del gioco, soprattuto ai più scettici e a chi ha abbandonato la serie da molti anni. Diversamente da quello che si può pensare, il gameplay dell'edizione 07 non è il risultato di un intevento divino illuminante, che ha diradato le ottenebranti nebbie delle menti degli sviluppatori, ma è frutto di una crescita graduale, di un costante "trial & error" che ha caratterizzato la serie dall'episodio 2002 (punto più basso mai raggiunto dalla serie) con continue idee e tentativi, che si sono dovute scontrare con il bivio inevitabile affrontato la scorsa stagione: orgoglio o vendite?
La risposta è semplice per una multinazionale come EA, e la strada intrapresa dalla serie diventa inevitabilmente il "plagio" con rivisitazione. Per il secondo anno (e quarto gioco, considerate le apparizioni su X360 e il titolo dedicato ai mondiali) consecutivo è possibile scegliere tra il sistema di controllo classico e quello palesemente copiato da winning eleven, dimostrazione che ogni mezzo è buono per avvicinare chi ormai ha le mani scolpite a forma di dual shock e quando si trova davanti al portiere e preme quadrato non vuole sparare la palla sul terzo anello con un cross.
FIFA 07 è un invito alla prova anche ai we-fan, offre un approccio morbido al mondo del calcio "ufficiale" e merita almeno una chanche da parte anche di chi ha chiuso le porte e, da buon tifoso, vede solo i colori della propria fede.