Final Fight: Streetwise > Recensione
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Final Fight: Streetwise - Recensione

Inviato il 13/05/2006 da Edy "Kiki" Martarelli
Correva l’anno 1989 quando accadde. Ragazzini di tutte le età affollavano con ostinata ed incessante frequenza le sale giochi e i piccoli bar di quartiere cercando con una tenacia quasi morbosa di abbattere quel maledetto boss o semplicemente bramando di ridurre a brandelli l’amico beffardo che regolarmente si burlava dei loro sforzi mettendoli KO per l’ennesima bruciante volta. Era l’epoca di coloro che, oltre alle emozioni, cercavano un rifugio sicuro (ma non troppo) dagli occhi accusatori di chi li voleva seduti tra i banchi di scuola quando il richiamo di favolosi mondi popolati da smaglianti eroi vestiti di pixel equivaleva ad un ammaliante quanto irresistibile canto di sirena. Ebbene quello fu l’anno in cui Capcom scosse in maniera irreversibile le esistenze dei videogiocatori lanciando sul mercato arcade (e in seconda battuta su quello casalingo) il picchiaduro a scorrimento più amato ed imitato di tutto il globo, una tra le avventure che vengono ancora ricordate tra i “mangia-paghetta” più esosi e violenti della storia, Final Fight. Trama semplice e coinvolgente, sistema di controllo spartano ma funzionale, orde di bizzarri nemici da gambizzare ma soprattutto tante, tante, tante legnate: con questa formula vincente il titolo Capcom fece il giro del mondo, conquistando un successo talmente vasto che ancora oggi, a distanza di 17 anni, questo mitico videogioco senza età lega il suo nome alle console di nuova generazione attraverso la recente raccolta Capcom Classic Collection ed il nuovissimo Final Fight - Streetwise, spin-off basato sulle gloriose gesta di Cody, Guy e Haggar che ha tutta l’aria di promettere beneÂ...ma è davvero tutto oro quello che luccica?
UN RESIDENT EVIL MANCATO?

Sono passati parecchi anni da quando i tre paladini della giustizia riportarono l’ordine nella turbolenta Metro City. Jessica è stata salvata (per chi non lo sapesse si tratta della figlia di Haggar, fidanzata di Cody nonché amica di Guy!) la perfida organizzazione criminale Mad Gear è stata sgominata. Cody Travers non conta più nulla ormai e bazzica nei bassi fondi allenando a combattere il fratello minore Kyle, impulsivo e focoso protagonista di questo titolo. Le loro deprimenti vite vengono presto turbate da uno dei tanti problemi che affligge le strade di Metro City; in città circola infatti una nuova, potentissima droga rispondente al nome di GLOW che, accanto alla ovvia dipendenza, causa un effetto collaterale molto simpatico: trasforma chi la usa in una sorta di zombie forzuto dagli occhi fluorescenti. La situazione inizia a complicarsi sul serio quando Cody viene rapito, lasciando così in mano al fratellino l’arduo compito di salvare l’intera metropoli dalla imminente catastrofeÂ...
IL RISPETTO NELLE STRADE SI GUADAGNA CON I PUGNI
Dopo aver selezionato lingua e risoluzione video (50 o 60 Hz), il giocatore viene immediatamente chiamato a menare le mani per dare sfoggio delle sue abilità in una sorta di lurido e chiassoso Fight Club (in effetti Kyle ha un che di Brad Pitt!). Se in un primo momento questa trovata sembra far pensare ad un modo per prendere confidenza fin da subito con il sistema di controllo, tale intuizione si rivela del tutto infondata dopo appena pochi secondi, frangente in cui, vuoi per infondere un realismo maggiore al contesto o perché ritenuto inopportuno dai programmatori, l’utente si trova nel bel mezzo di un combattimento clandestino senza lo straccio di un tutorial che possa dargli la benché minima idea di come tirarsene fuori. Un primo impatto non propriamente incoraggiante ma che rappresenta, tuttavia, il primo sintomo delle numerose carenze che affliggono questo titolo. Ma andiamo con ordine.

A differenza del suo glorioso antenato, Final Fight - Streetwise vanta una struttura di gioco tridimensionale che permette di alternare le solite fasi di scontro fisico, elemento preponderante del gameplay, a modesti momenti di esplorazione della città che serviranno soprattutto a reperire informazioni utili al proseguimento dell’avventura. Lo scopo del gioco, infatti, è quello di girovagare per le quattro aree in cui è suddivisa Metro City (Quartiere di Kyle, Quartiere del Molo, Little Italy e Japantown) pestando a sangue tutti coloro che si oppongono al vostro volere, in modo da compiere la missione che di volta in volta viene assegnata dal copione. Come era lecito aspettarsi, Kyle dispone di strumenti di offesa classici di un beat ‘em up ovvero calci, pugni e relative combo che possono essere coadiuvati dall’utilizzo di svariate armi di durata limitata (pistole, coltelli, fucili, bombe molotov, katane, mazze da baseball, travi di legno e molto altro ancora) reperibili nei vari negozi o, come accadeva nella vecchia produzione, direttamente sul campo di battaglia dopo averle fatte cadere ai nemici o scovate semplicemente rompendo i vari oggetti presenti nell’arredo urbano.

Per implementare il sistema di combattimento, accanto all’introduzione della barra di istinto (indicatore da consumare per rendere ogni mossa più potente), è stata aggiunta una sorta di “valutazione stilistica” molto simile a quella già vista nella serie di Devil May Cry, con una serie di giudizi che vanno dal Decente al Fantastico; un’applicazione decisamente accattivante ma che risulta tuttavia poco incisiva e stimolante: effettuare mosse spettacolari ha difatti un’influenza puramente monetaria che permette di racimolare qualche misero dollaro extra da aggiungere al vostro gruzzolo. Ottenere punteggi elevati si rivela però tremendamente difficile poiché, nonostante una scelta di mosse piuttosto ampia (ventiquattro combinazioni disponibili), nella stragrande maggioranza dei casi la situazione è talmente caotica ed affollata da indurre il giocatore a pigiare forsennatamente e senza alcun criterio logico qualsiasi tasto faccia parte del joypad.

Questa tendenza ad agire “alla cieca” viene inoltre incoraggiata da una macchinosità dei movimenti quasi imbarazzante che penalizza in maniera inaccettabile le movenze e gli attacchi del vostro alter-ego tanto da dare la sensazione di manovrare un gargoyle ubriaco anziché un giovane e scattante guerriero della strada: un esempio lampante di questa eccessiva artificiosità è dato dal fatto che per raccogliere oggetti ed afferrare i nemici si utilizza lo stesso tasto, il che risulta estremamente problematico visto che il personaggio è quasi sempre circondato da balordi pronti a fargli la pelle.

Un altro motivo che spinge l’utente a fare a meno delle mosse speciali è rappresentato dalla sorprendente facilità degli scontri: ogni nemico difatti, ad eccezione dei boss che offrono un grado di sfida e di difficoltà molto più soddisfacente, mostra una IA (acronimo di Intelligenza Artificiale) decisamente scarsa che lo porta spesso ad aspettare pazientemente il proprio turno senza muovere un muscolo. In alcuni casi Kyle può contare sull’aiuto di altri personaggi tra cui i mitici Haggar e Guy, la cui presenza, pur offrendo un valido sostegno in battaglia e ottimi insegnamenti, non riesce tuttavia a gratificare il giocatore infondendo quella giusta diversificazione agli scontri che sarebbe stata auspicabile per un titolo come questo. Questi difetti, purtroppo, fanno venire presto a noia le fasi di combattimento che, totalmente prive di stimoli e monotone fino all’inverosimile, non offrono altro diletto (se così può essere definito) all’infuori della pressione casuale dei tasti. Ad aggravare pesantemente una situazione non esattamente idilliaca, oltre alla totale ed inspiegabile assenza di save point (avete capito bene, per salvare la partita occorre uscire dal gioco e rientrare!!), contribuisce una gestione della telecamera a dir poco oscena che diventa veramente fastidiosa soprattutto nei momenti di maggior confusione, circostanza in cui le inquadrature si rivelano particolarmente avverse impedendo all’utente di visualizzare i nemici che gli stanno intorno.

Final Fight: Streetwise

Disponibile per: PS2 | XBOX
Final Fight: Streetwise - PS2
Tipo: ND.
Final Fight: Streetwise
6
4
5
5
12 voti
5,9
ND.
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