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Killzone! Stories - Speciale

Inviato il 11/12/2004 da Redazione
Nella settimana che è seguita all'annuncio di un concorso su Killzone la redazione di Play2eye ha ricevuto molti racconti. Selezionare i vincitori del Contest è stata un'opera piuttosto ardua: di fronte ad una tematica svalutata dall'odierna situazione mondiale i lettori di Play2eye hanno saputo mostrarsi sensibili e saggi. Del resto, le tematiche che permeano gli scritti dei concorrenti, vuoi per naturale visione del fenomeno guerra, non possono che seguire un filo conduttore comune. Eppure in ogni racconto inviato si trova uno spunto originale, un istinto alla sopravvivenza fra i tanti.
Così si può apprezzare il distacco giornalistico e inflessibile senza commenti (espliciti) di fronte all'orrore, nel puro piacere di raccontare. O, altrove, riferimenti storici, e ancora allegorie inconsuete ma perfettamente funzionali. Di più, lo stile impeccabile della narrazione esasperata, che segue la marcia forzata della morte e del conflitto. La perdita della speranza, dell'identità, della fiducia, della volontà d'animo. Di tutti quei valori, insomma, che la guerra da sempre e per sempre tenderà a distruggere.

Ovviamente è stato necessario assegnare i premi soltanto ai quattro migliori racconti, ma la redazione di Play2eye vuole comunicare a tutti i partecipanti la grande conquista a cui hanno partecipato in prima persona e la cultura di spirito che ognuno ha dimostrato.
Questo speciale spera di provare come persino un videogioco possa ispirare emozioni forti e possa far riflettere chi ha tempo e volontà.
E' piacevole pensare che un'iniziativa del genere -o un gioco del genere- abbia risvegliato tutto quello che avete scritto.
Da questo punto di vista i premi sono più che meritati, così come la visibilità che vogliamo dare a questo speciale vero e proprio, come mai ci saremmo aspettati di poter realizzare.

Ovviamente la redazione aspetta i commenti degli utenti (Link@Play2eye.it), sperando di poter realizzare nuovamente iniziative del genere al di là dei premi a disposizione.

Buona Lettura a tutti.
ATTENZIONE: Di questo gioco abbiamo pubblicato la RECENSIONE
Mr. The Fly
01:07 del 13 Maggio, incrocio tra Indipendence Boulevard e Golden Lion Lane.
7° Piano dell'Armstrong Building, appartamento 4, Scala C2.

 

            Il rumore fu assordante e, nonostante il sonno pesante, John Morgan si svegliò di soprassalto. La terra aveva persino tremato. Se ne rese subito conto. I vetri della finestra erano in frantumi. Le orecchie fischiavano. Accese la luce sul comodino, si mise gli occhiali e cerchò di schiarirsi le idee. La prima cosa che gli venne in mente fu il terremoto; il sessantunenne dottore in penumologia non fece caso che quella zona di Vekta non era particolarmente soggetta ad eventi di natura sismica, e un terremoto era l'unica cosa che gli sembrasse plausibile. Si alzò a fatica dal letto, indossò una vestaglia leggera, prese le chiavi di casa dal piccolo mobile in legno del salone e uscì dall'appartamento. Mentre si avviava verso le scale sentiva diverse porte aprirsi. Altri, come lui, pensavano che la cosa migliore da farsi fosse scendere in strada. Quando arrivò in Golden Lion Lane non capiva perchè tutte le persone correvano in direzione Nord su Indipendece Boulevard. Alzò lo sguardo è capì. Le fiamme erano alte e si riflettevano nella volta del cielo notturno. Corse verso la strada principale e dopo aver svoltato l'angolo si rese conto di quello che era successo. L'imponente edificio nel quale erano situati gli uffici dello Stato Maggiore dell'Esercito dell'ISA era completamente sventrato. Le fiamme uscivano vigorose dalle finestre, i veicoli vicini incendiati, persone giacevano insanguinate sull'asfalto. Alcune chiedevano aiuto, altre piangevano. Lo spettacolo era raccapricciante. Per un attimo il Dottor Morgan rimase immobile. Non capiva cosa fosse successo. Semplicemente non capiva. Sicuramente un incidente.

D'istinto si avviò verso l'edificio sventrato, come medico sentiva il dovere di aiutare chi ne aveva bisogno. Le grida si facevano sempre più forti. Qualunque cosa fosse successa, probabilmente un'esplosione, anche gli edifici vicini erano stati coinvolti. Quand'era ormai in prossimità dell'imponente palazzo di dieci piani, in cemento armato, sentì un ronzio proveniente dall'alto. Dapprima era difficilmente distinguibile, tra le grida e i lamenti, ma in seguito divenne più forte e distinto. Dal buio della notte uscirono tre apparecchi volanti, simili a quelli sui quali aveva lavorato, anni prima, quando prestava servizio come volontario per le emergenze. Erano però più grandi, più scuri e decisamente poco rassicuranti. Fu sorpreso da come i soccorsi fossero giunti in fretta. Quasi orgoglioso. Non ricordava però che quel genere di apparecchi fossero dotati di fari, i quali adesso erano puntati verso il suolo. I fasci di luce, quattro per ogni veivolo, si muovevano nervosamente come a scandagliare il suolo sottostante. Mentre si copriva gli occhi dalla polvere, si chiese come mai aspettassero tanto ad atterrare e rimase assolutamente stupido quando vide degli uomini calarsi attraverso delle funi. Se erano infermieri, pensò, le cose erano molto cambiate dai suoi tempi. Molti, come lui, stavano fissando i veivoli e le persone, vestite con delle tute simili a quelle dell'esercito, che scendevano da essi. Il Dottor Morgan rimase incredulo e immobile quando vide che erano armati. Non erano infermieri, non erano medici, non erano volontari. Erano soldati con strani visori notturni che velocemente si avviavano verso l'edificio in fiamme.

John non poteva sapere che si dirigevano verso il cuore dell'edificio: il sottosuolo. L'edificio era stato attaccato con bombe dotate di un gel altamente infiammabile, simile al Napalm, che però non lesionava la struttura portante in maniera decisiva. Questo lasciava ancora qualche minuto prima che la struttura implodesse a causa del calore.


01:45 del 13 Maggio, Deserto sabbioso del Nord
Galleria 36/C, diramazione W della Cava di Uranio a 24km dal Rio da Morte


            Sam Scott e la sua squadra camminavano ormai da diversi minuti. La cava di Uranio, fondamentale per la sussistenza energetica dell'intero pianeta, era gigantesca. Niente di simile era mai stato costruito. Oltre al classico cratere superficiale, simile a quello delle cave di rame, nel sottosuolo erano stati scavati, nel tempo, numerosissimi tunnel. Neanche i più importanti apparati militari sotterranei arrivavano a coprire una tale superficie e, soprattutto, una tale profondità. Un presidio di circa trenta ambientalisti stazionava permanentemente vicino i cancelli di ingresso.
La squadra H, addetta al manutenzione dei generatori sotterranei era a circa 840 metri sotto il livello del suolo, erano stati mandati li per controllare un guasto che impediva il regolare svolgimento delle operazioni di estrazione in tutto il lato Ovest. Tutto il personale era stato evaquato per motivi di sicurezza. Le perdite economiche erano incalcolabili. Zhang Yushu, ingegnere elettronico, aiutava Sam Scott nel decifrare la cartina che appariva sul sofisticato palmare del suo capo. Gli altri due membri del gruppo, anche loro ingegneri, erano intenti a preparare i computer che dovevano essere poi collegati al sistema centrale. Erano quasi giunti in prossimità del generatore guasto quando un rumore sordo e prolungato giunse alle loro orecchie. Un attimo dopo la terra tremò, le poche luci di emergenza si spensero e la galleria si riempì di polvere. "Oh cazzo!" esclamò, incurate di essere vicino al suo superiore, il giovane Freddie Curran. "Oh mio Dio, che diavolo è successo?". Sam Scott non aveva idea, ma non poteva lasciare che il gruppo si lasciasse prendere dal panico. "Una scossa di terremoto" disse con tono sicuro mentre accendeva la torcia elettrica. Lo stesso fecero gli altri membri del gruppo. Zhang Yushu, con mani tremanti, raccolse il palmare che era caduto nel momento in cui la terra si era mossa. Cercò di mettersi in contatto con il centro di comando di superficie, così come prevedeva il manuale. Ma non c'era segnale. Yushu non aveva mai visto quel palamare segnalare l'assenza di segnale. "Scott" disse, "non c'è segnale... è assurdo. E' impossibile". Qualcosa era successo. Qualcosa di molto più grave di un terremoto. Yushu iniziò a tremare, ma sarebbe sicuramente svenuto se avesse saputo che il più potente ordigno, non nucleare, in possesso delle odiate truppe Helgast era appena esploso nel deserto sopra le loro teste. L'esposione della bomba da quasi 2 megatoni, contrassegnata dal codice di identificazione KR-45/Q, aveva distrutto e polverizzato ogni forma di vita, nonchè edificio, presente sulla superficie. Aveva creato un cratere largo quasi un chilometro, profondo 250 metri. Nessuno, al di fuori dell'equipaggio che aveva sganciato la bomba e della squadra H era sopravvissuto.


02.35 del 13 Maggio, Johnson Hospital
Piano Terra, Accettazione e Controllo Veicoli d'Emergenza


Fino a quasi due ore prima era stata una serata normalissima. L'esplosione in Indipendece Boulevard però aveva messo in moto gli addetti al primo intervento del non lontano Johnson Hospital. Due veivoli del pronto intervento erano decollani sette minuti dopo l'esplosione. I reparti di radiologia e  ortopedia erano stati allertati. Tutto era anche pronto per soccorrere gli ustionati.

Dopo quasi mezz'ora, circa 178 persone erano state portate d'urgenza all'ospedale. Per 35 di loro non c'era stato nulla da fare.

Quando Alison Borden, la responsabile per quella notte, sentì il telefono squillare per l'ennesima volta non aveva idea di cosa stesse per sentire.

Roger Reid, nella stanza affianco, si dondolava sulla sedia mentre controllava, anche se violando le norme, la propria casella e-mail. Il suo compito, per quanto riguardava l'emergenza era terminato: ora era tutto nelle mani dei medici e degli infermieri. Improvvisamente Alison spalancò la porta e iniziò a gridare: "Chiamali tutti! Sbrigati sbrigati! Chiama i medici! Svegliali!", Roger di scatto si alzò dalla sedia e raggiunse la collega, cercando di fermala e di farsi spiegare che diavolo fosse successo. "Hey Ali, ma che stai dicendo? Che diavolo succede?" - "Hanno chiamato..." cercò di dire mentre tremava - "Chi? Chi ha chiamato" - "Non lo so, quelli dell'esercito... stanno attaccando Roger, è un attacco!" - "Ti senti bene Ali? Sei sicura che..." - "Per Dio Roger! Chiama tutti i medici... chiama tutti quelli che sono ancora vivi!".

Killzone

Disponibile per: PSP | PS2
Killzone - PS2
Tipo: ND.
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