True Crime: New York City > Recensione
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True Crime: New York City - Recensione

Inviato il da Stefania Sperandio
Da quando la rinomata e la tanto nota quanto criticata serie Grand Theft Auto conquistò il panorama PlayStation ormai un millennio fa (battuta scadente, eh?), i cloni del titolo Rockstar invasero subito il panorama Sony nella fantomatica speranza di poter replicare e, perché no?, superare il successo ottenuto dai precursori di Vercetti e Johnson. Fu il caso di World’s Scariest Police Chases, che metteva il giocatore alla guida di una volante per combattere il crimine avvalendosi anche di un efficiente multiplayer, e fu il caso di Driver, inizialmente orientato su un sistema di gioco “pacifista” e più dedito ai motori che non alle armi. Su PlayStation 2, Driver si vide letteralmente polverizzato dalla maestosità di GTA III prima e di Vice City dopo e, quando vide la luce il cosiddetto Driv3r, dovette fare i conti con niente poco di meno che il signor GTA: San Andreas. Ma, mentre tutto questo accadeva, faceva la sua comparsa sulla scena un titolo molto ambizioso, accompagnato da sponsor commerciali di altissimo livello, che voleva contrapporsi al panorama criminale: con il titolo di True Crime: Streets of Los Angeles, infatti, Activision ci metteva nei panni di Nicholas Kang, non criminale bensì poliziotto da strada dalle metodologie di servizio cruente ma senz’ altro efficienti. Con la sua innovativa visione del gioco da strada, True Crime: Streets of Los Angeles si affermava come un titolo degno del paragone con le migliori fiction poliziesche americane. Ora, Activision ha deciso di riprovarci, e di dire nuovamente a gran voce la sua, nel disperato tentativo di spodestare l’intramontabile titolo Rockstar.
L’eredità di Nick Kang

Mentre nel primo True Crime ci trovavamo ad agire nei panni dell’agente Nick Kang, uomo diretto dall’aspetto vagamente simile a quello del celebre Neo di Matrix e di origini chiaramente orientali, in True Crime: New York City l’agente di turno è l’afroamericano Marcus Reed, ex membro di una gang ed ora al totale servizio delle forze dell’ordine per bloccare la dilagante criminalità nella Grande Mela. Il giovane Marcus entra in polizia in seguito ad un atto di vendetta nei confronti dei criminali che hanno provato, inutilmente, ad assassinare lui e suo padre, il quale ora sta scontando tranquillamente la sua pena in carcere. Nel momento della morte di un collega, però, Marcus scopre la presenza di una talpa all’interno del suo distretto, della quale vuole a tutti i costi scoprire l’identità. Al contrario del suo predecessore, New York City non presenta finali alternativi o sequenze fanta-mistiche, caratteristica che lo rende maggiormente convincente. In comune con Streets of Los Angeles è invece la possibilità del videogiocatore di scegliere se rendersi noto tra i colleghi come un agente “buono” o un agente “cattivo”, agendo con nervi saldi e rispetto oppure scatenando la propria collera su criminali e non, al punto da rendersi praticamente un latitante. Tutte le azioni compiute da Marcus, infatti, vanno a formare un punteggio positivo, da agente buono, o uno negativo, da agente cattivo, e, oltre che essere promossi per la nostra condotta da manuale, potremo essere degradati ed essere costretti a portare addirittura l’uniforme se il nostro atteggiamento non sarà gradito ai superiori. Tuttavia, è bene analizzare ordinatamente True Crime: New York City, per capire di cosa Activision si può far pregio e di cosa, invece, deve assolutamente vergognarsi.
Con le buone si ottiene tutto. Ma anche con le cattive.
L’ agente Reed, proprio come tutti i poliziotti di New York, è dotato di tre oggetti che ne costituiscono l’ equipaggiamento fondamentale: l’auto di servizio, la pistola d’ordinanza ed il distintivo di riconoscimento. Sta unicamente al giocatore scegliere se andare in giro su una volante oppure requisire le auto dei passanti in caso di emergenza (premendo il tasto Selezione), se utilizzare le pistole legali d’ordinanza oppure impadronirsi delle armi sequestrate ai criminali, se mostrare il distintivo per giustificare le proprie azioni oppure rimanere nell’ombra. Qualsiasi sia la vostra scelta, True Crime si divide in due vie fondamentali: la trama principale, per l’avanzamento della quale è necessario recarsi in un determinato punto indicato sulla mappa, che ritrae ottimamente l’intera Manhattan, ed i casi secondari, ossia le emergenze ed i disordini per la risoluzione dei quali è indispensabile il vostro intervento. Così, Reed si troverà ad indagare sulla mafia italiana e quella giapponese, sul riciclaggio di denaro sporco e sullo spaccio di droga e, mentre le sue facoltà di poliziotto saranno impegnate a far fuori i pezzi grossi provenienti dalla Sicilia, il centralino del 911 lo pregherà di sedare delle risse tra camerieri per una mancia o tra automobilisti per un incidente, a salvare degli ostaggi in un ufficio o ad interrompere uno stupro in albergo. I casi secondari, che permettono di ripulire progressivamente le aree cittadine dalla criminalità e che conferiscono una maggiore longevità al gioco, sono divertenti e vari e, oltre agli esempi citati, non mancheranno anche gli inseguimenti, gli allarmi bomba e le rapine. Una volta sedati i criminali, con le buone o con le cattive, Marcus potrà arrestarli premendo semplicemente il tasto cerchio. Volendo essere più cattivi, invece, potremo infierire sia a mani nude che a mano armata su un criminale anziché arrestarlo. Ma quali atteggiamenti potranno effettivamente condurci sulla strada del poliziotto buono? Mostrare sempre il distintivo, per esempio, in maniera tale da rendere legittima ogni perquisizione ed ogni requisizione. Sparare in aria per dare a tutti i criminali la possibilità di arrendersi. Mirare a punti non mortali tramite l’ottimo mirino in prima persona attivabile premendo il tasto R3 per gambizzare o disarmare i fuorilegge anziché ucciderli. Non infierire sui criminali messi ko o ammanettati, né tantomeno sugli innocenti passanti. Portare le prove trovate addosso a dei colpevoli alla centrale di polizia anziché rivenderle al mercato nero per guadagnare soldi a dir poco sporchi. O, ancora, gettare queste prove, sequestrate durante delle perquisizioni che è possibile compiere in ogni momento premendo cerchio, nelle tasche di un incolpevole cittadino, per poterlo incastrare per semplice scelta personale. Reed, volendo, può addirittura imporre lo stop ai veicoli per perquisirne il bagagliaio o, con una indiscutibile acidità, multarne il conducente per divieto di sosta. La possibilità di scegliere cosa fare e soprattutto come farlo regna sovrana in True Crime dove il giocatore, qualora lo volesse, può addirittura minacciare i commessi per estorcere loro del denaro, nascondendosi poi comodamente dietro al potere del distintivo. Inoltre, la già citata visuale in prima persona ha la sua bella importanza nella lotta tra buono/cattivo, tanto che permetterà di scegliere se uccidere o ferire, se far esplodere ad un’auto uno pneumatico o, con un colpo ben piazzato segnalato dal mirino che diviene immediatamente rosso, semplicemente il serbatoio.

True Crime: New York City

Disponibile per: PS2 | NGC | PC | XBOX
True Crime: New York City - PS2
Tipo: ND.
Data di Pubblicazione:
NGC: 25/11/2005   
True Crime: New York City
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