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Assassin's Creed 3 - Recensione

Inviato il da Francesco Fossetti
Questa generazione videoludica è cominciata con Assassin's Creed.
Per ciò che ha simboleggiato storicamente, il primo episodio della serie Ubisoft resta un vero e proprio "manifesto" del videogioco contemporaneo. L'esaltazione smodata del colpo d'occhio, la meraviglia quasi poetica della tecnica e dello stile, e la gloria di un impatto visivo che superava di gran lunga la sostanza del prodotto, sono aspetti che non si faticano a riconoscere in moltissimi dei Blockbuster che si affollano sugli scaffali. C'era al contempo un rapporto tutto particolare fra narrazione e contesto: Assassin's Creed proponeva una storia appassionante, ben scritta, che mescolava antico e moderno moltiplicando i livelli di lettura; ma anche un mondo di gioco dai contorni ben noti al grande pubblico (crociate e templari, Damasco e Gerusalemme), che potesse però essere esplorato più in profondità dai curiosi. Insomma: Assassin's Creed è stato il primo titolo che ha fatto propri i valori del postmodernismo, fagocitando il futuribile e l'antico, e costruendo fascinazioni visive e narrative sulla base di un interminabile apparato di sottotesti (fonti storiche, trattati, studi architettonici).
Con il passare degli anni e dopo un esordio non troppo felice dal punto di vista della ricezione di critica e pubblico, la serie si è poi adagiata su una logica di genere un po' più stringente. Senza mai perdere, fortunatamente, questa sua capacità di essere una saga spiccatamente "popolare" ma di altissima qualità.
Adesso, dopo che la storia di Ezio è stata tirata un po' troppo per le lunghe, questa generazione è pronta a finire con Assassin's Creed 3.
Il nuovo capitolo del brand arriva con il suo passo tonante a sconvolgere le classifiche di vendita pre-natalizie, accompagnato dall'ammissione degli sviluppatori che questo titolo terminerà il ciclo narrativo avviato da Desmond e Altair. Un cerchio che si chiude, insomma, mentre il mercato si prepara ad altri terremoti e già le avanguardie del nuovo si affacciano dalle piattaforme del Digital Delivery.
Una visione un po' millenarista, direte voi. Ma giocando ad Assassin's Creed è proprio questa la sensazione che abbiamo avuto: di una saga che, giunta alla fine del suo primo ciclo vitale (siamo ovviamente sicuri che risorgerà), si presenta sulla scena con il suo abito migliore, decisa a portare avanti la sua visione, presentando qualche cambiamento ma senza sconfessare un'eredità ancora golosa per i videoplayer. Niente rivoluzioni, insomma, ma opportune "riforme", fra cui persino la riscoperta di una componente integralmente Free Roaming, legata ad un'esplorazione finalmente libera, senza le costrizioni di sub quest e compiti secondari.
Probabilmente in molti si sarebbero aspettati qualcosa di più: un taglio netto con la "trilogia interna" di Ezio, magari anche dal punto di vista delle dinamiche di combattimento. Dovranno "accontentarsi" invece di una potente riscrittura complessiva, che mescola elementi vecchi e nuovi, intrecciando coraggio e conservatorismo. Quello che ne esce -e non poteva essere altrimenti- è un prodotto di dimensioni ciclopiche, appassionante e avvolgente, che saluta alla sua maniera i fan storici.
 
Aneliti di rivoluzione
La trama di Assassin's Creed 3 riparte con Desmond, nuovamente connesso all'Animus per rivivere le gesta dei suoi antenati, alla ricerca di una soluzione per salvare il mondo. La venetica radiazione solare pronta ad annichilire la vita sulla terra è stata già affrontata dai precursori, ed i loro artefatti, contesi nel corso dei secoli da Templari e Assassini, rappresentano l'unica speranza di affrontare l'olocausto. In questo capitolo al personaggio di Desmond ed alle sue gesta è dato finalmente molto più spazio, così nonostante il titolo segua per la maggior parte del tempo il già famoso Connor, l'utente è spinto a proseguire anche dalla curiosità di sapere cosa succede nel nostro tempo, grazie a sequenze giocate ben più originali e intriganti rispetto a quelle del secondo capitolo. Sarà proprio Desmond a chiudere il sipario su Assassin's Creed 3, con un finale forse un po' frettoloso ma coraggiosissimo, che scalpita addirittura per trasmettere un messaggio universale sull'indole dell'uomo.
Ma ovviamente la trama di Assassin's Creed 3 segue principalmente le gesta e la vita di Connor, un meticcio con i tratti degli indiani e la pelle schiarita dai geni dei conquistatori, che si trova al centro della lotta fra Templari ed Assassini nel corso della guerra d'indipendenza Americana. L'attenzione per la trama appare fin da subito importante: il plot non lesina colpi di scena notevoli, e proprio la lunghissima sequenza introduttiva resterà impressa nel cuore dei giocatori per lungo tempo.

La storia segue il percorso di Connor fin dagli albori, raccontandoci dei suoi giochi di ragazzo e del tormento della sua gente, e poi dei lunghi anni d'addestramento che lo trasformano in un vero e proprio Assassino. Da qui la trama procede in maniera un po' più lineare, mentre bersaglio dopo bersaglio il compito di Connor è quello di eliminare i membri dell'Ordine dei Templari che cospirano per avere il controllo sulla nazione. Non mancano fortunatamente sequenze dal forte impatto emotivo, scene sinceramente memorabili, costruite ad arte anche grazie all'ottima caratterizzazione dei personaggi. Assassin's Creed 3 si prende insomma il tempo che gli serve per presentarci protagonisti dal carattere mutevole, che si intrecciano in una complessa rete di rapporti e vivono cercando di difendere il loro credo. Saranno proprio le personalità di questa lunga epopea a rendere il plot ben ritmato e sempre pronto a riservare qualche colpo al cuore. Il ritorno dei dialoghi surreali fra l'assassino e la sua preda morente, finalmente più vicini a quelli del primo capitolo che al fugace "Requiescat in Pace" di Ezio, permette di approfondire quelle che sono le ragioni dei Templari, indagando più a fondo il punto di vista dei seguaci dell'Ordine. L'inaspettata vicinanza fra gli intendi degli Assassini e quelli dei Templari sarà alla base di alcuni momenti amarissimi, che come un colpo di ghigliottina caleranno impietosi sulle buone intenzioni di Connor e del giocatore.
Ed è questo sicuramente il pregio migliore della trama di Assassin's Creed 3: il suo saper essere epica e cinica al contempo, evitando in fondo troppe semplificazioni retoriche. Ci sono alcune leggerezze, quando ad esempio il problema dello schiavismo viene affrontato con un buonismo sinceramente antistorico, ma alla fine Assassin's Creed 3 riesce a trasmettere la brutalità di una rivoluzione con pochi vincitori e troppi vinti, e ci lascia completamente insicuri su quale sia la categoria a cui appartiene Connor, trascinato dal suo credo in un finale di solitudine e silenzio.
Questo "Ending" non sarà potente come quello di Red Dead Redemption, ma certe sensazioni si avvicinano a quelle provate nei panni di Marston, a sottolineare che il capolavoro Rockstar è sicuramente una delle fonti di ispirazione del team (come vedremo attraversando la Frontiera).
L'eredità di Ezio
Gambadilegno
Attorno al molo della tenuta Davenport si aggira un vecchio marinaio senza una gamba, in possesso di lettere che indicano l'ubicazione delle quattro parti di una mappa che conduce ad un enorme tesoro. Portandogli i “gingilli” disseminati in tutto il New England, Gambadilegno ci rivelerà i luoghi dove cercare, sbloccando alcune fra le più belle missioni di Assassin's Creed 3. Si tratta di cinque quest molto simili per concetto a quelle che già sono comparse in Revelation: brevi sequenze fortemente scriptate, caratterizzate da una spettacolarità senza pari. E' in questi momenti, quando l'attenta disposizione di ogni elemento fa risaltare le doti atletiche di Connor o le sue abilità di Assassino silenzioso, che il titolo raggiunge una compiuta perfezione. Lo si può accusare di avvicinarsi un po' troppo alla linearità di Uncharted, ma il risultato è assolutamente sconvolgente. E allora perchè non pianificare un po' meglio anche le missioni principali, pur lasciando la libertà esplorativa della frontiera a fare da collante tra i vari incarichi?
Si provano sensazioni contrastanti, giocando ad Assassin's Creed 3. Da una parte la sottile meraviglia per un titolo che sa reinventarsi cambiando pochi tratti della sua personalità, dall'altra una leggera delusione per il fatto che non voglia farlo totalmente, restando ancorato agli schemi ed alle strutture di gioco definite dalla saga di Ezio.
Una larga fetta del Gameplay di Assassin's Creed 3 è sostanzialmente identica rispetto ai predecessori. Tutte le sequenze ambientante in città, fra le strade di Boston o quelle di una New York popolosa e indaffarata, ricordano molto (troppo) da vicino le scorribande di Roma, Firenze e Costantinopoli, limitando fortemente le soddisfazioni di chi cercava qualcosa di nuovo. Procedendo di missione in missione si scopre una struttura sostanzialmente identica al passato, che non brilla neppure per l'inventiva degli incarichi principali o secondari.
Rivisitata l'interfaccia di gioco e semplificati i comandi, il team di Assassin's Creed 3 ha migliorato anche gli automatismi alla base delle scalate dinamiche, che adesso risultano abbastanza fluide e sempre spettacolari. Ma è un peccato che le caratteristiche architettoniche delle due colonie del New England non siano le più adatte a rendere giustizia alle doti atletiche di Connor. Abitazioni ed edifici abbastanza bassi, strade principali molto ampie, qualche campanile troppo facile da scalare, limitano fortemente le soddisfazioni provate nell'ambiente cittadino, che si risollevano solo nei momenti ci si trova ad esplorare spazi particolari: l'incrocio di vicoletti nei quartieri più affollati, che si apre di tanto in tanto su un orto di fortuna delimitato da qualche staccionata, oppure le zone di New York devastate dall'epidemia del Vaiolo e da un incendio purificatore: un inferno di cenere e macerie. O ancora le gallerie scavate sotto la città, illuminate solo da una lampada ad olio, che vanno attraversate per sbloccare le "stazioni" di un utile sistema di Fast Travel. E' in questi ambienti che la curiosità del giocatore si ravviva, frustrata però dalle solite caratteristiche non troppo felici di combattimenti e sistema di allerta. L'abbondante presenza di guardie in città costringe ad un'attenzione quasi smodata per le nostre gesta, mentre strappare cartelloni e corrompere banditori o tipografie diventa spesso un'esigenza opprimente, se non si vuole essere inseguiti anche solo per aver corso in strada. In questi casi, oltre la fuga, la soluzione è affrontare un numero impressionante di guardie, riscoprendo sostanzialmente immutato il solito sistema di parate, contrattacchi e istant kill. Il control scheme è stato semplificato, ma le sensazioni non cambiano poi molto. Anzi il ritmo degli scontri appare un po' più frammentato, mentre l'intelligenza artificiale non fa nulla per migliorare le situazioni già abbondantemente criticate dai detrattori della serie. Salvo rari casi, i nemici non attaccano contemporaneamente, e l'agilità con cui Connor ne falcia uno dopo l'altro resta molto innaturale. I combattimenti sono animati da un reparto animazioni più convincente, ma le uccisioni non sono sempre ben amalgamate con il flusso dell'azione, tanto che le spettacolari Double Kill si avviano come fossero brevissime Cut Scene. C'è poi ancora l'assurdo alone bianco che ci mostra il nostro target, ed una telecamera non proprio amichevole, a "sporcare" ulteriormente questo aspetto. Il sistema, ovviamente, continuerà ad ammaliare chi si esalta per la brutale cattiveria con cui Connor si sbarazza delle guardie, ma Assassin's Creed 3 avrebbe avuto bisogno di novità integrali su questo fronte.

Una completa riscrittura dell'Intelligenza Artificiale sarebbe stata auspicabile anche per raffinare le fasi Stealth, che restano sempre troppo complesse da gestire. Purtroppo il sistema che regola l'allerta delle guardie è ancora impreciso, ed il giocatore ha solo raramente il controllo sulla situazione. Tanto che eseguire la Sincronia Totale in certe missioni resta un'impresa francamente noiosa, da compiere procedendo a tentoni.
Insomma, chi già aveva avvertito come difficile da sopportare il peso dell'ipersfruttamento della struttura forgiata da Assassin's Creed 2 avrà dei momenti di sincero abbattimento giocando al terzo capitolo, che prometteva grossi mutamenti ma ne porta in dote non troppi. Anche la selezione di missioni secondarie (assassini su commissione, lettere da consegnare e pagine dell'almanacco di Benjamin Franklin da recuperare) non fa troppo per cambiare le carte in tavola.
Ma per fortuna Assassin's Creed 3 non è tutto qui. Anzi, ci sono enormi novità che ravvivano l'impianto di gioco, rappresentando la parte meglio riuscita di un prodotto veramente immenso.

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Assassin's Creed 3

Disponibile per: PS3 | PC | XBOX 360 | Wii U
Genere: Azione/Avventura
Sviluppatore: Ubisoft
Publisher: Ubisoft
Pegi: 18+
Lingua: Tutto in Italiano
Sito Ufficiale: Link
Data di Pubblicazione:
PS3: 31/10/2012   
XBOX 360: 31/10/2012   
PC: 22/11/2012   
Assassin's Creed 3
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