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Bioshock Infinite - Recensione

Inviato il da Andrea Vanon
Tra i giochi più attesi del 2013 Bioshock Infinite occupa una posizione di assoluto rilievo. Quello che tutti attendono è un FPS diverso dai soliti Call of Duty, Crysis e Battlefield; capace d'immergere totalmente in una realtà completamente nuova ma allo stesso tempo non così lontana. Uno shooter che tratta ambiziosamente il combattimento come una delle tante componenti all'esperienza videoludica, fondata principalmente sulla minuziosa caratterizzazione del contesto, sulla costruzione di vicende e personaggi che sappiano lasciare il segno, emozionare.
In tutto questo l'opera Irrational Games primeggia senza riserve. Rimanendo esclusivamente in ambito shooter, dopo Rapture, Columbia è certamente l'ambientazione più intrigante realizzata in questa generazione. Una città viva e pulsante, ma allo stesso tempo decadente. Fondata sugli ideali granitici dell'America dei primi ‘900 e dilaniata dall'interno, dietro alla facciata fulgida e splendente dell'esibizionismo a stelle e strisce, da conflitti insanabili e ciechi moralismi.
Ma la vera domanda non riguarda la qualità o la bellezza di Columbia, o di Bioshock Infinite. Che fosse un'opera magistrale lo si sapeva da tempo. Il quesito che attanaglia le menti dei frementi videogiocatori di tutto il Mondo, soprattutto in queste ore, è se Infinite sia in grado di surclassare il primo Bioshock. Se il gameplay della fase shooter abbracci dinamiche di più ampio respiro e Columbia sia "meglio" di Rapture. Ebbene, è meglio chiarirlo subito, la risposta è "non del tutto". Bioshock Infinte è un videogame imperdibile, una delle migliori esperienze in questa generazione. Ma nel complesso -come vedremo- rimane meno potente, meno brillante e sorprendente rispetto al suo naturale capostipite. Ciononostante, lo ribadiamo (e lo dimostreremo), si tratta di un must have nella propria collezione videoludica.
 
Ci sono sempre un uomo, un faro e una porta
Bioshock Infinite - recensione - PS3 A livello narrativo Bioshock Infinite è uno di quei prodotti che lasciano il segno. La storia, almeno nelle prime fasi di gioco, è molto semplice. Booker De Witt, protagonista dell'avventura e veterano della Guerra di Secessione, ha un debito con individui poco raccomandabili. Il suo compito è strano, ma è semplice. Dotato di una pistola e poche essenziali informazioni, deve recarsi a Columbia e recuperare una bambina di nome Elizabeth. Una vera e propria passeggiata per un uomo che ha passato buona parte della sua giovinezza sul campo di battaglia.
Ma niente, in Bioshock Infinte, è come sembra. Booker pare intuirlo quando i traghettatori che lo stanno accompagnando lo abbandonano nei pressi di un Faro (l'incipit ricorda molto da vicino il primo Bioshock), dal quale dovrebbe avere accesso alla città. Ma come? Giunto in cima, sempre più sospettoso, si ritroverà semplicemente di fronte ad una sedia da barbiere: una sgargiante poltrona rossa, nuova di zecca. Poco dopo (non vogliamo svelarvi come) si ritroverà tra le strade di Columbia, immediatamente posto di fronte alle sue bellezze ed alle sue contraddizioni. I bistrot francesi lungo le strade piastrellate, i carri che trasportano nobildonne ed i ragazzini eleganti che giocano spensierati lungo le strade sono l'immagine dell'America benestante, dell'opulenza di una Pleasantville dove tutto pare intoccabile. Poco più in là si assiste ad uno spettacolo improvvisato: una sorta di gospel itinerante che un giovane gruppo tiene fluttuando su un dirigibile-palcoscenico in volo attorno alla città. Infine, nel piazza principale, è in atto una grossa fiera. La gente festante inneggia strabiliata ai banditori, che sponsorizzano i nuovi ritrovati della tecnologia americana: i Vigor, intrugli miracolosi in grado di far sprigionare saette dalle mani di un uomo, o di consentirgli di sollevare dieci volte il suo peso. E gli Handyman, metà uomo metà macchina - possenti e bizzarre creature domate dai flash delle macchine fotografiche, in una scena che ricorda il King Kong di Cooper e Schoedsack. Ma c'è anche qualcosa di più subdolo, che ci da l'idea di cosa troveremo inoltrandoci "oltre la facciata". Alcune bancarelle danno la possibilità di partecipare a piccoli giochi a premi; il classico tiro col fucile è il più gettonato. Ma invece che i bandidos (o gli indiani) dobbiamo colpire gli attivisti della Vox Populi, un movimento dissidente guidato da Daisy Fitzroy - donna afroamericana che rappresenta il bersaglio più remunerativo. Ad imporsi, dunque, non è solo la tecnologia. Molto più radicata e molto più forte è infatti l'ideologia puritana e razzista dell'epoca: la supremazia della razza bianca sugli schiavi neri, il dominio dell'alta borghesia sui lavoratori, dei ricchi sui poveri. La superiorità dei discendenti dai Padri Fondatori. Non a caso l'intero aspetto religioso di Columbia si basa su queste figure, mitizzate all'esasperazione. George Washington, che brandisce una spada (simbolo della forza, della decisione che recide, del genio militare); Benjiamin Franklin, con in mano un'immensa chiave che rappresenta l'acume scientifico, la conoscenza. E Thomas Jefferson, la cui pergamena simboleggia la cultura. Portatore della loro voce, nonché fondatore di Columbia, è Padre Comstock, minaccioso profeta che annuncia la venuta dell'Agnello (Elizabeth) e la caduta tra le fiamme di Sodoma (l'America). Inneggiando al suo volere, alla sua vicinanza a Dio e alle rivelazioni che l'Arcangelo in persona gli avrebbe fatto, la milizia giustifica i massacri e le repressioni; il controllo e persino le esecuzioni pubbliche.

Proprio il tentativo di fermare una di queste esecuzioni fungerà da fattore scatenante per rivelare la nostra presenza in città. Una presenza stranamente annunciata, come confermano un telegramma che ci viene recapitato ed un manifesto che invita a diffidare dal falso profeta - l'uomo con le lettere "AD" marchiate sulla mano destra: Booker De Witt. Inizierà così un crescendo il cui culmine sarà l'incontro con Elizabeth, un momento magico e straniante. Da lì in poi la catena di eventi non si arresterà fino al tripudio finale, quando la stessa ragazzina rivelerà al protagonista la più dura delle verità. Una chiusura che colpisce come un gancio allo stomaco, lascia il segno e porta a rivedere con nuovo interesse tutto il comparto narrativo. Un comparto in definitiva solido, ben organizzato ed interessante dall'inizio alla fine. A fare la voce grossa, oltre alla minuziosa caratterizzazione del contesto, il profilo psicologico dei personaggi. Da Comstock a Booker, passando per Elizabeth e Jeremiah Fink (il magnate dell'industria), ogni personaggio mostra uno sviluppo curato, coerente ed assolutamente affascinante. Il duo principale, in particolare, sarà coinvolto in un viaggio interiore, oltre che nell'avventura vera e propria. Elizabeth dovrà affrontare il fantasma della segregazione, l'abbandono, la natura della capacità di aprire varchi spazio-temporali e molto altro ancora. De Witt, all'opposto, il peso delle brutalità di una vita di battaglie (Wounded Knee, per citarne una storica che ricorre nel gioco) e la convinzione di essere un essere umano deplorevole. 
Quello che attende in Bioshock Infinite è dunque un viaggio non solo di scoperta ma soprattuto di redenzione. Un percorso che ha il pregio di non scadere mai nella retorica, anche quando ci viene mostrato come ogni ideale, per quanto giusto, spinto all'estremo possa causare indicibili catastrofi. Una vicenda molto ben raccontata, forte di uno script maturo e sempre intrigante, dell'alone di mistero attorno alle capacità della ragazza e del suo rapporto con il profeta Comstock e con Booker De Witt ed, infine, di un doppiaggio italiano molto convincente.

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Bioshock Infinite

Disponibile per: PS3 | XBOX 360 | PC
Genere: FPS - Sparatutto in Prima Persona
Sviluppatore: Irrational Games
Publisher: 2K Games
Pegi: 18+
Lingua: Tutto in Italiano
Sito Ufficiale: Link
Data di Pubblicazione: 26/03/2013
Bioshock Infinite
9
8
8.5
9.5
83 voti
8.9
ND.
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leuzzo93
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