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Blur - Recensione

Inviato il da Francesco Fossetti
Dopo aver sviluppato e portato alla gloria la serie di Project Gotham Racing, Bizzare Creation sembrava aver perso la bussola. A onor del vero, già il quarto episodio dell'esclusiva Microsoft non fece registrare unanimi consensi, ed il team di sviluppo si trovò “alla guida” di un brand spiccatamente arcade in un mondo videoludico propenso a premiare la simutalività estrema di altri concorrenti. Fu allora che Bizzarre decise di tentare la via dell'action game, sotto l'ala protettrice di Sega, con il mediocre The Club. Compreso che il genere dei Third Person Shooter non era nelle sue corde, il team è oggi tornato alla sua vera passione: i racing game. Con il supporto economico di Activision, ha sviluppato infatti questo Blur, un prodotto che recupera il non troppo sfruttato paradigma dei combat racing, collocandolo -diversamente da quanto ha fatto al serie Wipeout- in un contesto meno futuribile.
Seguendo la scia di classici immortali come Vigilante 8 e Twisted Metal, Blur si propone come un prodotto assolutamente allettante, capace di divertire sia in single che in multiplayer, grazie a competizioni serrate e adrenaliniche.
 
Fare carriera
Nonostante il genere si presti soprattutto competizione diretta con altri giocatori (difatti il multiplayer di Blur è il suo fiore all'occhiello), Bizzare Creation ha strutturato una modalità per il giocatore singolo decisamente intrigante, divertente da affrontare e utilissima per prendere confidenza con le dinamiche di gioco prima di lanciarsi sui già affollati server online.
La carriera è dunque il fulcro principale del Single Player, dotata di un'architettura solida e funzionale. Si tratta, in pratica, di una serie sequenziale di eventi, da affrontare per sbloccare veicoli ed altre competizioni. La serie di gare proposta cerca di stimolare il giocatore con le più disparate richieste, in modo da garantire una buona varietà di fondo. Oltre alla classica “gara con potenziamenti”, una corsa in cui per primeggiare si devono sfruttare i poco sportivi colpi speciali da raccogliere direttamente sul tracciato, si trovano infatti altri tipi di competizione. Negli eventi di distruzione, ad esempio, costruiti sul modello delle sfide takedown dell'ultimo Burnout, si deve falciare più avversari possibile, utilizzando però i “power-up” di base. Nelle gare cronometro, invece, l'avversario principale è il tempo, e l'attenzione deve essere tutta rivolta nel pennellare le curve con discreto garbo, per fare in modo di non perdere secondi preziosi. Bastano poche sessioni prolungate, tuttavia, per accorgersi che nonostante Blur sia un titolo dalle molte facce, in grado di concentrarsi su diversi aspetti della guida e del “combattimento”, la progressione è allegra solo inizialmente, e diventa lievemente monotona già alla metà della carriera.
In ogni caso, esemplare è il sistema studiato per mantenere alta attenzione e competitività. Il completamento di ogni gara assicurerà al giocatore un certo numero di “luci” (identificabili come una sorta di “medaglie al valore”), a seconda del piazzamento o dei risultati conseguiti; tutti gli eventi contengono anche due premi extra, che possono essere guadagnati rispettivamente superando una piccola prova di abilità direttamente sul tracciato, e accumulando un certo quantitativo di Fan. Rivisitando il vecchio sistema dei Kudos di Project Gotham Racing, infatti, Blur premia infatti le azioni più spericolate ed i colpi portati a segno, ricompensando il pilota con un certo numero di Fan. Ogni corsa diventa dunque una sfida con se stessi, ed i maniaci di obiettivi e trofei avranno senz'ombra di dubbio pane per i loro denti. Il sistema ideato da Bizzare è praticamente perfetto: da una parte l'avanzamento è garantito anche senza troppo impegno (basta accumulare un po' di luci per sbloccare gli eventi successivi), dall'altra le sfide extra garantiscono un discreto “replay value”, e soddisfano appieno le voglie più segrete degli hardcore game.
Inoltre, la carriera è suddivisa in sette “leghe”, ognuna capitanata da un “boss”, ovvero un pilota particolarmente dotato. Per guadagnare il diritto di sfidarlo si devono superare determinate condizioni speciali (portare a segno un certo numero di attacchi, terminare una gara usando un potenziamento). Le sfide “uno contro uno”, spesso difficili da sbloccare, garantiscono non solo una competizione serrata e coinvolgente, ma permettono di guadagnare dei potenziamenti da applicare alle proprie vetture, così da migliorarne certe caratteristiche (un sistema non dissimile a quello dei Perks di Call of Duty, che difatti si ripresenta anche nell'online).
Power-Upz
Blur - recensione - PS3 La struttura della carriera, dunque, è ben bilanciata e assuefacente. Il suo successo viene sostenuto anche dal discreto parco macchine di Blur, che offre pittoresche versioni di molte vetture realmente esistenti (dai maggioloni alle compatte, dai Suv alle spider). Ogni automobile ha una serie di caratteristiche di base, dalla resistenza all'aderenza, passando per velocità ed accelerazione, e spesso la scelta dell'utente deve essere ponderata in relazione al tipo di competizione. L'intelligenza artificiale di Blur, del resto, non fa sconti, e per superare le gare si deve dimostrare di essere abbastanza agguerriti oltre che ben equipaggiati. Nota di merito va senza dubbio alla scelta dei power-up, il cui corretto utilizzo in gara è determinante, ma mai troppo invasivo. Fra saette, mine e scariche elettriche, gran parte dei colpi servono soprattutto per rallentare momentaneamente gli avversari, ma è molto difficile che, se non usati con attenzione, i bonus ci permettano di vincere indiscriminatamente. In nessun caso, dunque, Blur tralascia la necessaria attenzione alla guida: traiettorie sporche, urti reiterati, derapate fuori tempo, portano irrimediabilmente al fallimento.
Sarà bene, invece, per ottenere discreti piazzamenti, non solo scegliere con attenzione quali power up accaparrarsi (tutti hanno un colore ben distinguibile anche dalla distanza), ma anche studiare la conformazione dei circuiti. Nonostante questi abbiano notevoli carenze dal punto di vista dell'impatto visivo e dello stile (non buona la caratterizzazione di moltissimi tracciati), il design è abbastanza piacevole, con scorciatoie, salti, deviazioni e bivi da conoscere a menadito.
Dal punto di vista quantitativo, insomma, Blur compiace decisamente, proponendo poi un gameplay efficace, in cui le due anime del combat racing coesistono in un connubio bilanciato ed efficace.
Qualche appunto al modello di guida, davvero troppo semplicistico, è però d'obbligo. La gestione dell'aderenza sul terreno, la facilità con cui si entra in derapata, il comportamento delle auto in curva, non sono semplicemente “arcade”: sembrano in certi casi addirittura stilizzati. Un modello più vicino a quello di Project Gotham (di certo non simulativo ma comunque più complesso) sarebbe stato la quadratura del cerchio. Qualche altro fastidio si lamenta anche a causa del sistema che gestisce il riassetto automatico delle auto dopo una collisione o un'uscita di pista. Quando si finisce fuori strada o contromano, si viene riportati bruscamente al centro della pista, nonostante le posizioni perse. L'idea è buona per mantenere alto il ritmo di gioco, ma di tanto in tanto il sistema interpreta come “contromano” anche le derapate più estreme, in cui l'auto resta perpendicolare alla strada. Lievemente frustrante.
Multiplayer
Come dicevamo poco sopra, il multiplayer è uno degli aspetti più riusciti della produzione. La struttura del gioco online è modellata sulla base di quella dei recenti First Person Shooter: si comincia da zero, e si sale poco a poco di livello, sbloccando progressivamente nuove opzioni per le gare, e nuovi potenziamenti per la vettura. Decisamente interessanti sono questi ultimi, capaci di dare risalto ad una varietà di strategie invidiabile. Ci sono quelli “elusivi”, che permettono di schivare con più facilità gli attacchi avversari o di evitare le mine lasciate sul campo, o quelli che incrementano le prestazioni della vettura. Altri sono più “tattici”, diremmo quasi di supporto: vanno dal “vampirismo” dell'energia (la distruzione dei nemici ripristina la nostra salute) alla disseminazione occasionale di falsi power up esplosivi, passando per un mirino laser che consente di sfruttare le saette con più precisione.
Nella magnificenza del supporto per 20 giocatori, questa pluralità di approcci determina competizioni sempre imprevedibili, e si riflette in una serie infinita di strategie. Peccato per qualche episodio di Lag, che mina per ovvi motivi il divertimento. In certi casi, quando la banda di alcuni partecipanti non è proprio larghissima, meglio partecipare ad eventi più contenuti, dato che il netcode fatica a gestire due decine di racer. Il supporto per il multiplayer, in ogni caso, è garantito anche offline, con una modalità split screen per quattro giocatori che farà scende qualche lacrimuccia ai nostalgici di Vigilante 8.
Per quanto riguarda la mole di opzioni disponibili, il multiplayer di Blur non delude, dimostrandosi addirittura superiore alla carriera. Dal Tour Mondiale (è richiesto un livello molto alto per partecipare) alle gare sfasciamotori (che ereditano il fascino perverso di Destruction Derby), le nove tipologie di competizione disponibile saziano qualsiasi palato. Anche se le gare senza power up possono essere tralasciate proprio in virtù dell'estrema semplicità del modello di guida, alcune opzioni sarebbero potute comparire senza ombra di dubbio anche nella carriera, a vantaggio della varietà.
Look
Blur - recensione - PS3 Dal punto di vista tecnico, Blur si difende abbastanza bene, pur senza rappresentare l'eccellenza artistica e tecnologica del momento e del settore. A colpire sono soprattutto i modelli poligonali delle vetture, per costruiti e fedeli alle controparti reali, e gli effetti speciali dei power-up, che risultano in una serie di deformazioni, lampi e saette realizzate in maniera efficace e spettacolare. Al di là di questo, tuttavia, l'intera produzione manca un po' di carattere, con un look patinato e scintillante abbastanza triviale. La realizzazione dei tracciati è altalenante, e in generale non brilla per qualità. Gli elementi di contorno sono realizzati in maniera piuttosto basilare, le texture non certo eccellenti (al di là di quelle metalliche delle carrozzerie), e tutta la pista è proiettato su di un orizzonte pasticciato; spesso su di un cielo plumbeo che di certo non fa risaltare la bellezza scenica. L'interattività con l'ambiente è molto limitata, gli elementi dinamici ridotti all'osso, e l'utilizzo non proprio moderato di sfocatura di campo e motion blur rende il colpo d'occhio meno nitido di quanto dovrebbe. Ovviamente la realizzazione dei tracciati passa in secondo piano di fronte al buon senso di velocità restituito, ma il confronto con il diretto concorrente che spopola in questi giorni, lo Split/Second di Disney, è perduto almeno dal punto di vista grafico-artistico.
Parlando di acustica, si registrano i buoni risultati delle campionature, che accompagnano in maniera degna gli effetti speciali delle esplosioni e caratterizzano in maniera perfetta i power up (bellissimo il suono ovattato dall'attivazione dello scudo). Le tracce, invece, sono qualitativamente meno pregevoli. Incalzanti quanto basta, restano un discreto sottofondo musicale, senza mai spingere più di tanto sul pedale dell'emotività. Un accompagnamento azzeccato, ma senza vertici qualitativi degni di nota.

Prima di chiudere ci preme comunque fare una piccola dissertazione sui rapporti fra Blur e Split/Second. I due prodotti sono concettualmente e sostanzialmente diversi. Se del primo Everyeye ha deciso di premiare la freschezza alla base dell'idea, l'ottima e brillante realizzazione tecnica, di Blur non si può che lodare l'eccellente struttura del Multiplayer ed il buon bilanciamento della formula. I due titoli non si escludono a vicenda: semplicemente rispondono a diverse esigenze. Chi cerca un'esperienza nuova, coinvolgente anche dal punto di vista tecnico, dovrebbe orientarsi sulla distruzione ambientale di Velocity, chi invece desidera un prodotto adatto al multiplayer, magari adagiato sui canoni classici ma perfetto per l'online, allora punti diretto al titolo Activision.
Blur è una gradevole sorpresa nel panorama dei Combat Racing, a onor di cronaca mai troppo affollato. Proponendo una formula ben bilanciata, in grado di far risaltare sia le abilità di guida che quelle più distruttive dei piloti virtuali, il titolo Bizzarre riesce a farsi amare dai fan del genere, ed allo stesso tempo si lascia giocare da neofiti e curiosi. La struttura del prodotto cattura le attenzioni di una vasta fetta di pubblico, e se in single player diventa un po' ripetitiva dopo qualche giornata, in multiplayer ha le capacità per diventare nuovo paradigma del genere. Recuperando la struttura dei Perks degli ultimi Call of Duty, gratifica l'utente e rende imprevedibile ogni competizione. Un peccato che l'impatto visivo sia qualitativamente inferiore al top del genere, e che il modello di guida non sia stato ereditato in toto da Project Gotham (ma mostri qualche ulteriore semplificazione). Anche in presenza di questi difetti, Blur resta un'esperienza da prendere in considerazione, soprattutto per i malati dell'online gaming.
VOTOGLOBALE8
Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

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Blur

Disponibile per: XBOX 360 | PC | PS3
Genere: Racing Game Arcade
Sviluppatore: Bizarre Creations
Distributore: Activision-Blizzard
Costo iPhone: 0,00€
Data di Pubblicazione: 28/05/2010
Blur
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