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Dead to Rights: Retribution - Recensione

Inviato il da Francesco Fossetti
Dead to Rights è un marchio certamente poco conosciuto, per i novelli videogiocatori di questa generazione. La titolazione è legata, infatti, ad una coppia di Action Gme vecchia scuola che vide la luce sulla gloriosa Playstation 2, senza tuttavia raggiungere vette qualitative che gli garantissero l’apprezzamento del grande pubblico. Nonostante le prove non certo esaltanti, tuttavia, Namco recupera il brand per portarlo su Ps3 e Xbox 360, con un reboot dal sottotitolo Retribution. La fede adesione ai canoni del thriller poliziesco (per quel che riguarda il plot) ed a quelli degli action/shooter (sul versante del gameplay) ne fanno un prodotto appena discreto, non disdicevole ma abbastanza standardizzato, adeguato soprattutto per gli appassionati dell’Hard Boiled videoludico.
 
Grant City
Grant City è una metropoli sudicia e logorata dalla criminalità. Amministrare ordine e giustizia, per le strade malfamate e nei sobborghi, è diventato un compito difficile, anche per il distretto di polizia cittadino. Ma Jack, un poliziotto con il grilletto facile a l’aria da duro, tiene botta, accompagnato dal suo fedele amico a quattro zampe: Shadow. I problemi seri, tuttavia, cominciano con l’assalto da parte di un gruppo armato alla Temple Tower, una struttura che ospita famosi studi di registrazione e rappresenta uno dei simboli della decadente Grant. Dopo aver liberato a suon di proiettili gli ostaggi, Jack segue una pista che lo conduce direttamente dai mandanti dell’attentato. Scopre così cospirazioni paramilitari e gruppi d’assalto fanatici, ed ovviamente decide di affrontarli a viso aperto, armato di seri propositi di vendetta e di uno spirito più che combattivo. Il plot, in definitiva, si rivela abbastanza scontato e non riesce ad incuriosire più di tanto, anche se si deve riconoscere qualche dote agli sceneggiatori. La storia è raccontata dalla voce fuori campo dello stesso Jack, in un lungo flashback che ci accompagna fino all’epilogo della vicenda. Metodologia narrativa forse un po’ abusata, ma sempre efficace. Anche alcuni momenti drammatici sono riprodotti con una discreta forza espressiva, e risaltano per una crudezza non comune, grazie ad inquadrature insistenti e curiose. Si tratta, comunque, di pochi istanti esemplari, rovinati in parte anche dalla non perfetta resa scenica, ma che potrebbero colpire gli amanti dei polizieschi.
Globalmente, tuttavia, è impossibile premiare più di tanto un prodotto che rientra pienamente nei mesti canoni del suo genere, senza mai andare oltre per lasciare - nei cuori dei videoplayer - una traccia più marcata.
Gameplay
Dead to Rights: Retribution - recensione - PS3 Discorso non dissimile si può fare per quel che riguarda il gameplay. Dead to Rights è un action game nel senso più antico del termine, in cui si spara e si “fa a cazzotti” senza soluzione di continuità, massacrando come più ci aggrada le orde di criminali impazziti che osano fronteggiarci. Jack ha disposizione un banale set di combinazioni, e sfruttando i quattro tasti della pulsantiera frontale si esibisce in combinazioni basilari, parate e contrattacchi, colpi insidiosi indispensabili per rompere la guardia. Il fighting system non appare mai molto preciso, soprattutto per qualche problema legato al lock-on automatico del bersaglio, che avviene in maniera abbastanza casuale e non si coordina, dunque, con i movimenti della telecamera. Non mancano tuttavia momenti esaltanti, soprattutto quando Jack si esibisce nelle sue violentissime “Finishing Move”. Fra poderosi calci in bocca, colpi fatali alle articolazioni, prese al collo, l’azione di gioco viene interrotta spesso e volentieri da queste truculente “fatalities”, che compiacciono gli amanti degli eccessi in più di un’occasione (notevoli anche quelle che Jack compie sfruttando l’arma da fuoco di cui è equipaggiato). Utilizzando l’addestramento da poliziotto, Jack è in grado anche di effettuare disarmi (per poi finire l’avversario inerme con un colpo ravvicinato). Le armi così raccolte potranno essere utilizzate per liberarsi più facilmente dei nemici, anche se la cronica scarsità di munizioni imporrà all’utente di alternare spesso e volentieri attacchi a mani nude al fuoco dei proiettili. Chiude il quadro del gameplay l’immancabile Bullet Time, tributo evidente all’indimenticabile Max Payne, che ha tracciato per primo il profilo del poliziesco videoludico. Ed è senza dubbio, come dicevamo in apertura, il recupero così meticoloso di questa tradizione antica, che lascia abbastanza sconfortati in più di un momento. Il ritmo di gioco è serrato, ma a conti fatti la progressione lascia poche soddisfazioni. L’avanzamento molto lineare (il level design è quanto di più banale si sia visto negli ultimi tempi, anche dal punto di vista delle soluzioni sceniche) rende il massacro di Jack abbastanza ripetitivo e monocorde. L’interazione ambientale assente, i summenzionati problemi di telecamera, un sistema di coperture che scimmiotta quello di Gears of War senza avere la stessa precisione, sono tutti elementi che concorrono a delineare un incedere abbastanza zoppicante. Ci si mette di mezzo anche un’IA degli avversari non particolarmente brillante, per fare di Dead to Right un titolo da assumere solo a piccole dosi. Completare più di un capitolo alla volta è di fatto abbastanza stancante, così le otto ore necessarie al completamento dell’avventura saranno probabilmente diluite in più sessioni. Non salvano la situazione le sessioni stealth da giocare con Shadow, in cui (alla maniera di Arkham Asylum), si usano i sensi ferini per avere informazioni sulla posizione e lo stato di allerta delle guardie. Essendo ai comandi di un cane non ci si può inventare più di tanto, ed è quindi sufficiente studiare le routine degli avversari (e semmai lanciare un abbaio per attirarne qualcuno) ed avvicinarsi alle loro spalle. Anche in questo caso l’assenza di interazioni ambientali riduce di molto l’attrattiva delle dinamiche stealth, che si rivelano divertenti solo inizialmente. Dunque, dopo i primi tre capitoli dell’avventura Dead to Rights avrà già esaurito i suoi spunti. Continuerà a farsi giocare senza impegno, compiacendo solo giocatori di vecchia data appassionati di polizieschi.
Tecnica
Visivamente, il lavoro del team di sviluppo non è certo ai vertici di questa generazione. Il look dei personaggi è un po’ grezzo, e si possono avanzare serie riserve sulla qualità dello stile utilizzato. Modelli tozzi e grossi si muovono con animazioni abbastanza legnose e certamente poco credibili, mentre la fisica dei corpi rende ogni morte un irreale contorcersi di membra. Fra punk cocainomani e soldati ipertecnologici, la varietà dei nemici è assicurata, ma nessun modello poligonale riesce a distinguersi, pescato senza eleganza dalla più semplice lista di clichè videoludici. Gli stessi problemi di modellazione affliggono anche il protagonista (non cerco carismatico), e le ambientazioni, che variando da cantieri aperti a sudici porticcioli di periferia, passando per stazioni metropolitane viste e riviste. Come accennavamo poco sopra, la struttura architettonica è lineare quanto mai, ed il riuso indiscriminato di elementi dello scenario pesa sulla realizzazione di ogni location. Texture molto semplici, effetti speciali dosati con troppa cautela, routine fisiche fanno rientrare Dead to Rights nella timida cerchia dei prodotti tecnicamente arretrati.
Buono invece il doppiaggio in inglese, meno incisive le musiche di accompagnamento, o le campionature degli effetti speciali, presenti in quantità troppo moderata per non risultare appena sufficienti.
Dead to Rights è un action game che sembra intenzionato a ricordare ai videogiocatori di vecchia data come si sviluppavano, un tempo, gli action game. Riesce a divertire per qualche breve sessione di gioco, stuzzicando l’utente con l’alternanza fra fasi stealth e sequenze d’azione pura, e per la necessità di dosare sparatorie e scazzottate. Ma non fa nulla per emergere, neppure dal punto di vista visivo, o per rendere l’attraversamento dei lunghi livelli un poco più creativo. Risulta quindi capace di divertire gli appassionati del genere e pochi altri. Un passatempo disimpegnato, che ricorda i primi passi di Max Payne, quando bullet time, sparatorie reiterate ed una storia di vendetta e redenzione bastavano per fare un buon thriller.

VOTOGLOBALE6.5
Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

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Dead to Rights: Retribution

Disponibile per: PS3 | XBOX 360
Genere: Sparatutto in Terza Persona
Sviluppatore: Volatile Games
Distributore: Atari
Data di Pubblicazione: 16/04/2010
Dead to Rights: Retribution
5.5
7
7
6
66 voti
6.3
ND.
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diablo aka shadow
Inutile dirlo, le premesse per Dead To Rights Retribution erano discrete, ma il prodotto finale stato abbastanza deludente, sopratutto dal punto di ...[Continua a Leggere]
5.5
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