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Dragon's Crown - Recensione

Inviato il da Alessandro "Neon" Mazzega
Il declino dell'industria dei videogiochi giapponese è un argomento che ormai si è trasformato in un mantra, che riemerge puntualmente in concomitanza con la pubblicazione di moltissimi videogiochi di provenienza nipponica, per demeriti dei titoli stessi o per la fredda accoglienza che i mercati occidentali offrono alle produzioni giapponesi.
Gli appassionati sanno però che ci sono numerosi publisher che spendono moltissime energie per promuovere produzioni nipponiche dall'appeal tutt'altro che mass market, avendo trovato quindi una nicchia che si è dimostrata ricettiva e in grado di sostenere un mercato settoriale ma assolutamente interessante.
Atlus, Aksys, Rising Star Games sono sono alcune di queste realtà e Dragon's Crown si pone a metà strada tra la tipica tipologia di titoli che queste aziende pubblicano e produzioni di più ampio respiro.
L'ultima fatica di Vanillaware si è infatti imposta agli occhi della stampa e dei fan sin dai primi artwork, soprattutto grazie ad uno stile assolutamente incredibile.
Abbiamo avuto la possibilità di giocare a lungo la versione statunitense, uscita in anticipo rispetto alla pubblicazione europea fissata per il mese prossimo e ad opera di NIS.
 
Stile riconoscibile
È stato semplice innamorarsi di Dragon's Crown molti mesi prima dall'uscita: chi da sempre apprezza lo stile dei titoli prodotti da Vanillaware, tra i quali va sicuramente citato Odin Sphere per Playstation 2 e Muramasa per Wii, recentemente ripubblicato con il sottotitolo Rebirth anche su Playstation Vita, è rimasto subito affascinato dalla particolare interpretazione del fantasy classico proposta da George Kamitani.
L'eclettico presidente della compagnia è anche l'art director< di tutti giochi prodotti da Vanillaware sin dai primi anni 2000, ciascuno caratterizzato dall'uso di un 2D sontuoso fino all'eccesso, con colori accessi e una mole di dettagli incredibile, quasi ubriacante.
Dragon's Crown rappresenta quindi la naturale evoluzione di un percorso iniziato con GrimGrimoire, proseguito con Odin Sphere e raffinato con Muramasa, arrivando ad una destinazione incredibilmente personale, che estremizza quando visto in passato in ogni direzione ed ambito. L'uso della grafica bidimensionale, ridotto per qualità e presenza grazie al passaggio all'era dei poligoni, viene elevato nuovamente ad una soluzione artistica di assoluto valore.
Sono due gli elementi fondamentali che svettano subito nell'impatto grafico di Dragon's Crown: gli sfondi, e i personaggi. I background riprendono quanto visto in passato, sia per quanto concerne lo stile pittorico che per l'uso molto marcato del parallasse, in grado di aggiungere grande profondità e trasmettendo quindi l'idea che ci sia un vero e proprio mondo al di là dei livelli di gioco, nel quale montagne, città, foreste e fortezze si alternano formando un regno vivo e pulsante.

Un discorso a parte va fatto per i personaggi e per il loro stile, assolutamente fuori dagli schemi per quanto riguarda l'industria dei videogiochi: Kamitani ha scelto la strada dell'estremismo, creando un cast composto dai sei protagonisti, ognuno appartenente ad una classe diversa, e da svariati comprimari dalle fattezze esagerate, nei quali seni, cosce, glutei e in generale tutta la muscolatura superano le proporzioni umane, sfociando in un territorio più vicino a quello dei fumetti.
Tale scelta ha però suscitato notevole scalpore, alimentato più che altro da numerose polemiche nate in fase di preview sui principali siti e blog specializzati statunitensi: Dragon's Crown è stato accusato di sessismo e la pietra dello scandalo sarebbe da ricercare nelle due figure femminili più in vista all'interno del gruppo dei personaggi giocabili.
Sia la strega che l'amazzone sono infatti prorompenti ben oltre ogni limite, e ciò ha scatenato parecchie critiche alla direzione artistica del gioco. In realtà affrontando Dragon's Crown ci si renderà conto che anche i personaggi maschili non sono usciti indenni dalla follia di Kamitani, che ha quindi plasmato eroi dalla vita microscopica e dalle spalle larghissime, con montagne di muscoli in bella vista e pochissimi pezzi d'armatura a proteggere la pelle nuda.
Il risultato d'insieme è sicuramente ardito ma c'è una grande coerenza di fondo, quindi i personaggi più particolari si integrano comunque perfettamente con l'immaginario alla base del gioco, non risultando fuori luogo alla luce del taglio particolare dell'intera produzione.
Un genere quasi scomparso
Anche il gameplay di Dragon's Crown può essere considerato come un'evoluzione di quanto proposto da Vanillaware in passato. Azione ed elementi RPG si mescolano e si amalgamano in maniera sapiente, per produrre un titolo ibrido che prende a piene mani da quello che a ragione è considerato uno dei generi praticamente scomparsi nel mercato attuale: i picchiaduro a scorrimento.
Una volta scelto il proprio personaggio si potrà attraversare Hydeland, la capitale del regno, rappresentata come un'unica schermata che scorre verso destra, le cui locazioni sono posizionate lungo il percorso: si partirà dalla classica taverna, luogo in cui assemblare il proprio party, per superare quindi negozi e templi, fino ad arrivare alla gilda degli avventurieri.
In questo modo si potrà iniziare ad accettare qualche quest, scoprendo nel contempo cos'è accaduto in nostra assenza: il Re e numerosi tra i combattenti più valorosi sono partiti alla ricerca della Dragon's Crown, gioiello che si dice possa donare il potere di controllare i draghi.
Poco alla volta, quest dopo quest, si verrà coinvolti nella trama del gioco, alternando le missioni all'interno dei vari luoghi che compongono il regno alla visita delle locazioni presenti in città, con una narrazione in gran parte testuale, semplice ma discretamente coinvolgente.

Una volta accettata una quest e raggiunto il portale magico che permette di spostarsi nel regno, si potrà vedere con i propri occhi la mappa, uno degli elementi di gioco graficamente più sontuosi ed impressionanti, scendendo quindi in battaglia.
L'azione in Dragon's Crown si svolte in maniera abbastanza classica: si avanza nei livelli attaccando tutto ciò che si muove, seguendo la classica freccia che esorta a proseguire fino all'immancabile boss di fine livello.
Si tratta di un chiaro richiamo al passato, ad un'era in cui Golden Axe e Dungeons & Dragons: Tower of Doom dominavano la scena in sala giochi, con cabinati presi d'assalto da appassionati impegnati in lunghe sessioni cooperative, spalla contro spalla.
Lo stesso Kamitani non ha mai nascosto il grande legame che c'è tra titoli storicamente così importanti e la sua ultima produzione, soprattutto perché ha partecipato in maniera attiva proprio allo sviluppo del capolavoro di Capcom, e quindi Dragon's Crown rappresenta a tutti gli effetti il tentativo di riproporre quel gameplay ai giorni nostri, adattando ovviamente l'aspetto estetico al mercato attuale ma non perdendo un briciolo di quella magia così anni '90.

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Dragon's Crown

Disponibile per: PSVita | PS3
Genere: Action RPG
Sviluppatore: Vanillaware
Sito Ufficiale: Link
Data di Pubblicazione: 24/10/2013
Dragon's Crown
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ND.
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