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Dynasty Warriors 8 > Recensione
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Dynasty Warriors 8 - Recensione

Inviato il da Francesco Fossetti
Pare davvero impossibile rivitalizzare una saga come quella Dynasty Warriors, arrivata alla sua ottava incarnazione ufficiale ma praticamente assediata da un numero stratosferico di serie parallele, spin-off, cross over. Tecmo-Koei, in barba alle lamentele di chi denuncia un preoccupante immobilismo, rilascia sostanzialmente i suoi hack'n'slash a cadenza regolare, proponendoci praticamente un prodotto all'anno. Cercare sostanziali rivoluzioni in seno ad uno dei titoli marchiati “Warriors” sarebbe fra l'altro sbagliato: la software house nipponica continua a convincere i fan proprio grazie all'approccio leggero e per nulla ragionato. Poco male dunque se ripetitività e button mashing sono all'ordine del giorno: l'impostazione è perfetta per chi vuole semplicemente divertirsi senza troppi patemi, catturato semmai da un interessante sistema di progressione ruolistica, o dalla soddisfazione che si prova a far fuori eserciti interi.
Dynasty Warriors 8 arriva dunque tenendo fede alla formula classica, sordo alle critiche dei detrattori: ci sono ancora tonnellate di soldati-fotocopia, un comparto grafico non certo al top, una discreta iteratività anche nella costruzione delle ambientazioni, un combat system votato alla semplificazione più estrema. Se non riuscite a sopportare tutto questo, Dynasty Warriors 8 non fa per voi, e probabilmente non lo farà mai.
Se invece riuscite ad apprezzare l'azione un po' superficialotta del genere d'appartenenza, e di tanto in tanto bazzicate le produzioni del team Omega Force, quest'ultimo episodio potrebbe addirittura stupirvi. Al di là di certe introduzioni che rendono gli scontri più articolati, è senza ombra di dubbio l'aspetto contenutistico che più intriga. Oltre al lunghissimo Story Mode, Dynasty Warriors 8 introduce una nuova, indovinatissima modalità, che rappresenta un buon punto d'approdo per la saga e che sicuramente verrà ulteriormente valorizzata in futuro.
 
Nuove ambizioni, vecchi ritmi
Le premesse di Dynasty Warriors 8 sono sempre le stesse: il focus storiografico della produzione Tecmo-Koei ci porta nei tormentati periodi descritti nell'ormai famoso “Romanzo dei Tre Regni”, che racconta dell'unificazione delle province della Cina in un periodo di furiose lotte intestine. L'intento non è certo documentaristico: gli eventi raccontati nel corso dello Story Mode, qui suddiviso in quattro distinte campagne la cui durata varia dalle quattro alle cinque ore, intrecciano fatti storici ed intricate mitologie, e certo non rappresentano il punto forte della produzione. Per quanto forte possa essere l'interesse per la cultura orientale nel giocatore, la sequenza di scenette alle volte tragicomiche che coinvolgeranno gli oltre settanta personaggi giocabili non è né appassionante né memorabile. Si tratta di collante necessario per le numerose missioni che compongono l'avventura, ciascuna da affrontare con un singolo combattente, da selezionare di volta in volta da una rosa di quattro candidati. La progressione inquadrata dello Story Mode potrebbe sembrare, soprattutto dopo l'ottima varietà dei capitoli Strikeforce, un passo indietro notevole per la saga. In verità anche a fronte delle costrizioni nella scelta del proprio personaggio, il combat system di Dynasty Warriors 8 appare abbastanza vivace e ben studiato. Ogni personaggio impugna infatti due armi, che il giocatore può scegliere prima delle missione. Il grado di affinità permette di identificare quali sono gli strumenti che più si confanno alle abilità del prescelto, mentre un sistema di rapporti di forza tripartito, analogo a quello della morra cinese, mette in relazione ogni arma con le altre. In campo è possibile trovare comandati che impugnano armi deboli o più potenti: affrontare i primi significa travolgerli in un tripudio di colpi che galvanizza il giocatore (il cosiddetto Storm Rush), mentre con i secondi bisogna usare un po' di strategia. Un indicatore di pericolo ci informa della posizione di svantaggio in cui ci troviamo, consigliandoci di usare un po' di cautela: in questi casi bisogna aspettare che il nemico sferri un attacco caricato, per cambiare al volo l'arma impugnata ed esibirci in una spettacolare Switch Counter, che manda gambe all'aria il contingente nemico.

Nonostante la presenza di due armi e del “cambio in corsa”, non bisogna cercare ovviamente sottili finezze da action game compassato. I polpastrelli finiscono in fondo sui soliti due pulsanti, i ritmi degli attacchi sono scanditi da una cantilena abbastanza monocorde, e le soddisfazioni nascono quasi tutte dal Kill Count piuttosto che dai tecnicismi. L'unica, moderatissima apertura riguarda un sistema di juggling che permette di tenere in aria gli ufficiali nemici per molti secondi, ma che proprio dalla furia dello Storm Rush (che si attiva quasi automaticamente) viene in parte sporcato.
Dynasty Warriors 8, anzi, propone una progressione ancora più “furiosa”: il Rage System recuperato dal quinto capitolo permette di aumentare, una volta riempita l'apposita barra, tutte le statistiche, dal danno alla velocità, mietendo un numero impressionante di vittime. Se usata in combinazione con gli attacchi Musou, la “rabbia” trasforma i combattenti in vere e proprie macchine da guerra, capaci di eseguire combinazioni dalla lunghezza quasi imbarazzante.
Il miglioramento delle dinamiche di gioco, in ogni caso, è piuttosto evidente, almeno per chi frequenta con regolarità i titoli Omega Force: questo ottavo capitolo riesce a ravvivare la formula degli episodi regolari, che fino ad oggi si erano sempre dimostrati un passo indietro rispetto alle variazioni delle saghe parallele.
Sfortunatamente è molto meno interessante la composizione della campagna principale, fatta di missioni abbastanza standardizzate che, nonostante si sforzino di proporre condizioni di vittoria dinamiche o sempre differenti, si scontrano con un design di livelli abbastanza piatto e oramai stanco.
Di contro, è estremamente interessante il sistema di progressione dei personaggi. Oltre all'incremento delle statistiche legato ad ogni level-up, uccidendo i generali nemici in particolari condizioni si potenziano delle abilità passive che è possibile equipaggiare come dei perks, mentre continuando a lavorare su personaggi è possibile sbloccare una variante più potente dell'attacco Musou. Il senso di progressione ne esce rafforzato, e dal momento che i personaggi mantengono il proprio livello in ognuna delle modalità disponibili, una volta completato lo Story Mode è possibile proseguire senza aver sprecato neppure un briciolo dell'energia spesa a premere il tasto d'attacco.
In effetti l'esperienza di gioco di Dynasty Warriors 8 prosegue ben oltre l'avventura principale, se non nella “modalità libera”, che ci permette di riaffrontare le varie missioni scegliendo la fazione d'appartenenza e quindi il nostro combattente preferito, nella splendida “Ambition”.
Come si diceva all'inizio dell'articolo, Ambition è l'introduzione più indovinata di questo capitolo, e funge da perfetta cornice per le scorribande sui campi di battaglia, magnetizzando l'attenzione del giocatore. Il nostro compito, in questa modalità, è quello di creare un castello che possa essere visitato dall'imperatore in persona. Per farlo dovremo combattere duramente in eventi di diverso tipo, alla ricerca di fama, ricchezza e nuovi alleati. Solitamente le battaglie a cui prendiamo parte sono più brevi rispetto a quelle dello story mode, e ci ricompensano con varie materie prime per allargare la nostra torre o la sfera d'influenza. Poco a poco possiamo sviluppare nuovi negozi: fabbri per costruire armi più potenti o ristoranti per offrire deliziosi manicaretti ai propri combattenti (le cui statistiche vengono ovviamente rinvigorite dal gustoso banchetto). La componente “gestionale” permette di assegnare al vostro eroe delle guardie del corpo che lo scortano in battaglia, diventando preziosissimi alleati quanto l'affinità col protagonista, battaglia dopo battaglia, aumenta. E' possibile inviare manipoli in altre province dell'impero, acquistare animali da battaglia, ed in generale dedicarsi allo sviluppo strutturale del villaggio, secondo un sistema ben più intrigante di quello visto nei capitoli Strikeforce. La speranza è che in futuro il team di sviluppo voglia concentrarsi sempre di più su questa modalità, abbandonando le superate velleità narrative della saga per potenziarne ancora di più la componente ruolistica.

Qualche commento prima di chiudere sul comparto tecnico, tutt'altro che brillante. Dynasty Warriors 8 chiude (?) la parabola della serie in questa generazione con il solito Engine, leggermente rivisitato per offrire modelli dei protagonisti più dettagliati. I ritocchi devono aver scombussolato qualche equilibrio, soprattutto nella versione Xbox 360, che per larghi tratti risulta ingiocabile a causa di rallentamenti imprevedibili e inspiegabili. Su Ps3 il problema non si verifica, nonostante i cali di framerate siano comunque presenti. Il look generale della scena non è migliorato rispetto agli ultimi capitoli, e le texture ambientali sono quelle che sono. Pop-up, generale uniformità dei modelli delle truppe, strutture poligonali abbastanza spoglie restano la norma, mentre gli effetti speciali si salvano. Il commento sonoro è affidato come sempre a brani insolitamente “metallici”, che funzionano ma non si possono definire memorabili o particolarmente indovinati.
Tecmo-Koei coccola i suoi fan, con un capitolo solido nelle dinamiche e nei contenuti, che resterà tuttavia criptico e del tutto inspiegabile per chi proprio non digerisce il genere Musou. A chi non si fosse mai avvicinato alla categoria forse non consiglieremmo di farlo con Dynasty Warriors 8: questo episodio mostra introduzioni indovinate, che si spera vengano approfondite in futuro, ma ormai vale la pena attendere la prossima generazione per vedere se la saga saprà scrollarsi di dosso i suoi difetti storici. Non tanto la ripetitività congenita, quanto una generale piattezza degli stage ed un colpo d'occhio molto datato.
Agli appassionati che non si perdono un capitolo, a patto di superare le venti ore dell'avventura principale, Dynasty Warriors 8 regalerà grosse soddisfazioni, soprattutto grazie alla modalità Ambition, vero e proprio fiore all'occhiello della produzione. Anche il combat system rinvigorito si distingue per spunti interessanti.
Evitate la versione Xbox 360 almeno finchè non arriverà una patch correttiva.
VOTOGLOBALE7
Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

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Dynasty Warriors 8

Disponibile per: PS3 | XBOX 360
Genere: Action RPG
Sviluppatore: Omega Force
Publisher: Tecmo Koei
Data di Pubblicazione: 19/07/2013
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