Heavy Rain > Hands on
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Heavy Rain - Hands on

Inviato il 14/12/2009 da Andrea Vanon
Nel 2005 Farenheit (o Indigo Prophecy, a seconda della latitudine) stravolse per sempre la maniera di intendere l’interazione tra il mondo reale (uomo) e quello digitale (videogioco), proponendo un gameplay capace di integrare il sistema di Quick Time Event sdoganato dall’epico Shenmue ad un comparto narrativo superbo, cardine vero e proprio dell’esperienza ludica.
Il progetto di David Cage, fondatore e game designer di Quantic Dream, team francese responsabile dell’opera, era stato tuttavia ridimensionato -e rovinato- a causa delle scadenze e soprattutto del budget limitato concessogli.
Poco dopo, notando le potenzialità di quello che non fu certo un successo commerciale, la lungimirante Sony prese Cage e il suo team sotto la sua ala protettrice, assicurandogli carta bianca, un nuovo potentissimo hardware (PS3) e fondi illimitati per realizzare in esclusiva la sua idea originale.
Nacque così Heavy Rain, il thriller che tutti sogniamo e che abbiamo ormai imparato a conoscere, tassello dopo tassello, tramite video ed hands on giunti dalle varie manifestazioni internazionali.
Oggi una nuova tessera si aggiunge al maestoso mosaico che l’accoppiata Sony-Quantic Dream sta pian piano costruendo: in redazione è infatti giunta la tanto attesa versione preview, completa solo al 20% ma già in grado di darci qualche segnale significativo riguardo alla consistenza della produzione prevista per Febbraio 2010.
ATTENZIONE: Di questo gioco abbiamo pubblicato la RECENSIONE
Profili psicologici
Come sappiamo Heavy Rain pone le sue intere fondamenta nel comparto narrativo, che promette, come abbiamo potuto appurare, un coinvolgimento davvero senza rivali, forse superiore (e parliamo squisitamente di trama ed atmosfere) persino a Shenmue. Ma andiamo con ordine.
Nel corso delle -poche- scene che abbiamo potuto esplorare viene delicatamente pennellato, poco alla volta, il carattere ed il profilo psicologico di tutti (almeno per quel che è dato sapere) i personaggi che avremo modo di controllare.
Si comincia da Ethan Mars, un tranquillo padre di famiglia le cui giornate scorrono serene in compagnia della bella moglie e dei figli.
Dopo un breve assaggio del più classico degli “American Dream”, però, l’equilibrio si spezza: un evento tragico (che non vi sveleremo) ne travolge e sconvolge l’esistenza e la psiche, tramutandolo nel più fragile degli esseri umani.
Posta in apertura la storia di Ethan, pur non avendo -momentaneamente- nulla a che vedere con il famigerato “Origami Killer” ci coglie impreparati, ci stupisce e ci meraviglia per il turbinio di sensazioni che in poche migliaia di fotogrammi riesce a trasmetterci.
Il ritmo sconquassato della “nuova vita” del primo protagonista si spezza all’improvviso, dandoci modo “conoscere” Norman Jayden, meticoloso profiler dell’FBI alle prese con il caso di cui sopra, in cui finalmente ci inoltriamo.
La precisione con cui il poliziotto analizza la scena del crimine, avvalendosi degli oramai famosi occhialini “A.R.I.”, nasconde una personalità fortemente insicura e succube, se vogliamo, dei superiori, trasmessa chiaramente da quella che, almeno a prima vista, sembra una tossicodipendenza che provoca diversi pericolosi sintomi all’agente.
Ancora una volta, mentre siamo intenti a scavare nei più reconditi antri della psiche del nostro alter-ego, la scena cambia: esaminata la scena del delitto Norman scivola via con la sua macchina sotto la pioggia battente, che introduce fragorosamente il terzo dei quattro protagonisti sinora annunciati.
Scott Shelby è un investigatore privato dalle maniere pacate, pur non disdegnando -quando serve- un massiccio utilizzo della sua corporatura, che normalmente lo distingue e lo proietta agli occhi comuni come una sorta di pacifico Buddha.
Per quanto interessante -e movimentato- è forse questo il punto più “basso” del codice a nostra disposizione; per il momento, infatti, non si entra in confidenza con Scott che quindi, a parte una forma asmatica piuttosto aggressiva, non si contraddistingue come fanno invece i suoi “colleghi”.
Da questo punto in poi inizia un breve andirivieni tra i tre, durante il quale riusciamo a prendere confidenza con tutti gli aspetti del sopracitato sistema investigativo (A.R.I.), fenomenale per analizzare le tracce rinvenute (scansiona, ad esempio, le componenti primarie di un reperto e mostra su una mappa dove le potremmo trovare in città) e addirittura per ricreare virtualmente paesaggi rilassanti nella stanza in cui lavoriamo.
Quando le vicende iniziano ad infoltirsi, intrecciarsi e incontrarsi/scontrarsi, ecco apparire, apparentemente esterna al resto della vicenda, la bella Madison Page, alle prese con problemi sia di natura mentale (una cronica insonnia) sia di natura “materiale”, la cui risoluzione porta malinconicamente al termine della prova.
Come abbiamo avuto modo di appurare, pur senza entrare troppo nei dettagli per non rovinare a nessuno l’esperienza di gioco, Heavy Rain presenta un modello narrativo molto affascinante, complesso ed intricato; capace di portare spesso il giocatore a supporre, a riflettere e a sbagliare.
Nel trattare una vicenda matura come quella del “Killer degli Origami” la produzione Quantic Dream non si fa scrupolo di mostrare violenza, crudeltà e nudità (maschili e femminili), utilizzando abilmente una cesura contestuale atta solo a prevenire il volgare e lo scontato.
A partire dalle atmosfere finanche alla recitazione delle innumerevoli linee di dialogo (interamente doppiate in italiano) tutto risulta quindi estremamente curato ed in grado di coinvolgere, ammaliare e scuotere il giocatore sin dai primi istanti, come un buon romanzo.

Heavy Rain

Disponibile per: PS3
Genere: Avventura
Sviluppatore: Quantic Dreams
Distributore: Sony
Pegi: 18+
Pegi Descrittore: Violenza
Lingua: Tutto in Italiano
Sito Ufficiale: Link
Data di Pubblicazione:
PS3: 24/02/2010   
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