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Heavy Rain - Recensione

Inviato il da Andrea Vanon
Da sempre, ma negli ultimi anni in particolare, l’intento di molti sviluppatori di videgiochi è stato quello di creare nuove modalità d’interazione tra utente e mondo virtuale.
Diverse sono le correnti di pensiero sviluppatesi, tutte accomunate dall’intento di accrescere l’immedesimazione dell’essere umano in un "avatar".
La conclusione più ovvia, per molti di questi game designer, è stata l’abbattimento di alcune delle barriere fisiche che bloccavano il giocatore, rendendolo così virtualmente libero -posti i necessari paletti- di esprimersi.
Alcuni, poi, hanno notato come tanta libertà d’azione fosse inutile senza un mondo organico, vivo ed in continuo mutamento in cui inserire il giocatore; un mondo che lo stesso utente potesse, in qualche modo, plasmare.
Altri ancora, infine, sono giunti alla conclusione che un personaggio “vuoto”, quasi completamente libero d’agire in un mondo vivo non contava poi così tanto; sono quindi carisma, personalità e modo di fare di un personaggio che permettono più d’ogni altra cosa al giocatore d’immedesimarsi nel proprio Alter Ego.
E’ da questi basilari presupposti che è partito, diversi anni fa, David Cage, fondando Quantic Dream e portando avanti, prima con Omicron poi con Farenheit, un ambizioso e rischioso progetto.
Il progetto, in sostanza, consisteva nel cristallizare i concetti di cui sopra in un’avventura guidata, per certi versi simile ad un’avventura grafica, completamente basata sulla narrazione e nella quale la narrazione stessa potesse essere -tramite bivi- radicalmente modificata dal giocatore.
Un libro-game virtuale più che un videogioco nel senso più comune del termine, dove tutto doveva essere veicolato da una sapiente programmazione degli script, in combinazione a meccaniche Quick Time Event che mettessero alla prova il fruitore, permettendogli d’interagire.
Inutile dire che, per un motivo o per l’altro (carenze tecnologiche, inesperienza, mancanza di adeguati sostegni economici, tempi di sviluppo stringati...) entrambi i titoli finirono -a posteriori- con il risultare dei traballanti apripista per quello che ci aspetta quest’oggi.
Grazie all’incondizionato supporto di Sony, a cui va il merito di aver creduto in quest’idea, David Cage e il suo team sono finalmente riusciti a sviluppare il loro sogno senza compromessi, creando ciò che tutti conosciamo come Heavy Rain, ultima fatica Quantic Dream in esclusiva per Playstation 3 dal 24 Febbraio.
 
Hollywood in una manciata di gigabyte
Heavy Rain - recensione - PS3 L’aspetto più importante di Heavy Rain è senza ombra di dubbio la trama, chiaramente ispirata -nelle idee- ad alcuni dei thriller più avvincenti degli ultimi anni, tra i quali scorgiamo Zodiac (simpaticamente citato all’interno del gioco stesso) e Saw.
La vicenda è incentrata infatti sulla serie di omicidi che porta le autorità, ancor prima che iniziamo a giocare, ad aprire un’inchiesta su un fantomatico serial killer, soprannominato “il killer dell’Origami”.
Il suo modus operandi è sempre lo stesso: vittime molto giovani (sotto i 10 anni) appartenenti a famiglie disagiate, rapite, uccise per affogamento entro un determinato numero di giorni e ritrovate in luoghi simili tra loro, seppur distanti.
Nel ritmato crescendo che porterà alla possibile risoluzione del caso iniziamo piano piano a conoscere i quattro protagonisti, slegati tra loro e, in alcuni casi, inizialmente estranei alla vicenda.
Si parte con Ethan Mars, architetto di successo e felice padre di due figli, donatigli da una splendida moglie con cui vive la relazione perfetta in una casa fantastica, nel quartiere residenziale più tranquillo della città.
La vita che ognuno di noi sognerebbe (non a caso), almeno fin quando un catastrofico ed irreversibile evento non turba per sempre l’equilibrio idilliaco della coppia, che si sfalda irreparabilmente.
La psiche di Ethan subisce un tremendo scossone, le cui conseguenze lo porteranno, per svariati motivi, molto vicino alla vicenda “dell’Origami”.
Il secondo attore è Norman Jayden, un giovane profiler dell’FBI inviato da Washington per indagare sul serial killer, che si avvale di un nuovissimo prototipo iper-tecnologico chiamato ARI: un paio di comunissimi occhiali abbinati ad un guanto che consentono al detective di analizzare ed immagazzinare in tempo reale qualunque traccia chimico-organica.
Le sua determinazione e le sue integerrime qualità morali, in chiara contrapposizione alla dipendenza da stimolanti, lo porteranno a seguire una pista ben precisa, irta di scontri diretti con colleghi ed “avversari”.
Troviamo poi Scott Shelby, investigatore privato designato dalle famiglie delle vittime del killer per far luce su una vicenda che pare sfuggire alla polizia ogni giorni di più.
La sua mole goffa ed imponente ed il suo carattere da “bonaccione” nascondono un uomo più che mai determinato, che non disdegna, ove servisse ad uno scopo “più nobile”, l’uso della forza bruta.
L’ultima, ma non meno importante, è Madison Page, avvenente giornalista afflitta da una curiosa forma d’insonnia che non le da pace quando si stende nel suo letto, costringendola spesso ad inforcare la fidata motocicletta per un poco allettante tour dei Motel di zona.
Anche lei, inizialmente estranea, diventa protagonista delle indagini (aiutata dal fiuto giornalistico) quasi per caso, nell’intento di aiutare un “amico” e redimere la propria coscienza.
Ognuno di questi personaggi, in Heavy Rain, avrà un suo personalissimo destino, sul quale influiranno in primis le scelte del giocatore ed in un secondo momento le azioni legate agli altri protagonisti.
Molti, da questo punto di vista, i colpi di scena, i repentini stravolg

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Heavy Rain

Disponibile per: PS3
Genere: Avventura
Sviluppatore: Quantic Dreams
Distributore: Sony Computer Entertainment
Pegi: 18+
Lingua: Tutto in Italiano
Sito Ufficiale: Link
Data di Pubblicazione: 24/02/2010
Heavy Rain
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