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Little Big Planet 2 - Recensione

Inviato il da Francesco Fossetti
Little Big Planet non era un videogioco perfetto. Ma era un Platform nuovo. E strano. Inedito. Il capolavoro di Media Molecule aveva il coraggio di mostrare la bellezza di un'artigianalità fabbrile, e la poesia dolcissima delle produzioni indipendenti, tutte basate sull'esaltazione della creatività e di un comparto artistico particolare. Little Big Planet era un titolo povero: messo in piedi con una suadente voce narrante, dei pupazzi di pezza, ed un paio di scatole di cartone.
E così non tutti riuscirono ad apprezzarlo. Perché per meravigliarsi di fronte ai Sackboy bisognava avere una buona dose di fantasia infantile, ed aver mantenuto vivo quell'incanto primordiale che alberga nelle favole. Bisognava avere la voglia di disinnescare il “canone”, di percorrere sentieri non battuti. Solo così si poteva scoprire un titolo davvero esuberante, fuori da ogni schema, e delicato. Persino: comunitario. Perchè di fatto metteva l'utente nei panni del creatore, perchè moltiplicava il numero di capolavori di Level Design grazie all'apporto del pubblico stesso.
Everyeye volle premiare Little Big Planet per tutti questi motivi. Senza mai vederlo come un semplice “strumento”.
L'importanza di Little Big Planet non risiedeva solo nelle potenzialità del suo Editor. Così, sarebbe davvero riduttivo parlare del suo seguito concentrandosi sul dinamismo del nuovo sistema di creazione dei livelli. Vorrebbe dire banalizzare il prodotto, vederlo come un “software” e non come un videogioco. Ed invece, il Little Big Planet 2, c'è ancora quel guizzo di vibrante stravaganza videoludica. C'è ancora personalità, stile. Intelligenza.
 
C'era una volta
Little Big Planet 2 ha una trama. Ed una modalità Single Player. Non fidatevi di chi vi dice che nell'economia del gioco questi aspetti hanno poca importanza. Giocare lo Story Mode, per quanto corto possa essere (i giocatori esperti supereranno di poco la rima delle cinque ore), è come ascoltare una favoletta scherzosa, una di quelle in cui una morale delicata (di una banalità universale, diremmo) si intreccia con le avventure tragicomiche dei suoi protagonisti strampalati.
La storia che ci raccontano le Cut-Scene, realizzate con una regia un po' sempliciotta (ma sempre genuina e ispirata), parla di Negativitron, un essere malvagio che sta letteralmente aspirando intere porzioni dell'universo modellato dalla creatività dei sognatori. Al Sackboy, unico e solo eroe di pezza, il compito di assemblare una squadra in grado di opporsi alla greve minaccia che si estende sull'universo. In controluce ad una vicenda un po' stereotipata, migliaia di significati. La lotta del bene contro il male è anche quella della creatività contro l'omologazione. Dell'immaginazione contro la “lobotomia mediatica” che ci costringe a guardare sempre gli stessi (piatti) orizzonti (o ad aspettare i soliti grandi nomi della scena videoludica?). Il finale dolcissimo, ed anche il viaggio a volte tortuoso ed amaro, sembrano voler lanciare qualche frecciata a chi vuole uniformarsi, a chi non riesce più a sognare. Ma anche senza cercare significati nascosti, la trama incantevole di Little Big Planet 2 è di quelle che riescono a farsi apprezzare per una genuina dose di ironia, per una “mobilità” inaspettata. Come successe del resto per il primo capitolo, la sequenza stessa dei livelli compone “micro-storie” che si intrecciano e si alternano con quella principale, mentre protagonisti surreali calcano alternativamente la scena, mostrandoci le loro personalità esuberanti. L'avanzamento, insomma, è piacevole. E non esclude mai il senso della scoperta, il continuo meravigliarsi per le trovate degli artisti. Perchè uno dei protagonisti di Little Big Planet 2 è lo stesso mondo di gioco. Un universo che ancora conserva molti dei suoi tratti “artigianali”, dei suoi materiali poveri, ma che ha incontrato il disincanto cibernetico della realtà virtuale, del digitale. Sono innesti meccanici che spuntano dai lati più impensabili, robot scattosi, sequenze binarie e circuiti, gli elementi che stupisce trovare in questo luogo immaginifico ancora una volta rinnovato. Oltre il CyberPunk, il mondo di Little big Planet 2 sembra incrociare un'arte povera e distratta con la meccanizzazione moderna. Va oltre la rivoluzione industriale, immergendoci in un vortice di suoni sintetici, di ritmi regolari. E' ancora una volta un “pastiche” artistico rarissimo, praticamente introvabile: che mescola Da Vinci ed i suoi ingranaggi con gli schermi al plasma e le navi spaziali. E', insomma, un'altra chiarissima dichiarazione d'indipendenza.
Un platform atipico
Little Big Planet 2 - recensione - PS3 Il gameplay di Little Big Planet non è quello di un Platform Classico. Al titolo media Molecule manca la precisione impeccabile di Donkey Kong Country Returns, manca il culto per il salto millimetrico. Manca una vera e propria difficoltà di fondo. L'avanzamento si colora, semmai, grazie all'interazione ambientale, alla presenza ingombrante di una fisica realistica, che di fatto costringe l'utente a misurarsi con le reazioni calcolate del mondo di gioco. Il sistema di movimento un po' “impacciato”, insomma, è ancora una volta uno dei tratti distintivi dell'avanzamento. Con buona pace di chi non ha gradito la prima volta. Ma per rassicurare anche i più scettici, diciamo pure che stavolta non manca di certo la varietà. Se già il primo capitolo si riempiva di piattaforme semoventi, automobili, bascule, Little Big Planet fa un uso smodato di vari strumenti, che di fatto trasformano di volta in volta il gameplay. Già il Paintinator (introdotto al tempo con il primo DLC, dedicato a Metal Gear Solid) dimostrò il dinamismo del sistema di gioco, e stavolta troviamo il rampino e uno strano casco in grado di materializzare oggetti e materiali, che ravvivano in maniera inattesa le sessioni di gioco. Little big Planet 2 ha l'insolita capacità di trasformarsi, integralmente, di schema in schema. Ed in questa continua “declinazione” della creatività del team di sviluppo (che poi diventerà quella degli utenti più attivi), si trova a conti fatti il vero valore aggiunto rispetto al primo capitolo. Diventando ora un semplice racing game, ora un emulo di Bionic Commando, ora calcando la mano su “puzzle” ambientali piuttosto semplici, Little Big Planet 2 offre una progressione molto colorita. Ed è vero che anche quando le cose cominciano a farsi serie, e le insidie mortali aumentano, un sistema di Respawn identico a quello del primo capitolo semplifica le cose anche ai meno esperti. Ma non per questo Little Big Planet 2 è un titolo semplicistico: ci sono sempre le bolle speciali da recuperare, i premi legati all'ottenimento della medaglia “asso” (il completamento di un livello senza perdere una vita), e le sezioni segrete da affrontare in due o quattro giocatori, che spingono di fatto a reclutare qualche amico (nel proprio salotto o nei meandri della rete), per guadagnarsi gli sticker, i materiali e gli oggetti da sfruttare nell'editor. Attenti dunque: chi non ha voglia di impegnarsi a fondo, chi non riesce a farsi piacere l'idea di un Platform in cui il culto del salto non è principale, potrebbe trovare un po' troppo estrosa la proposta di Media Molecule, o troppo ridotto il set di schemi. Ma chi ha apprezzato anche solo parzialmente il primo capitolo, potrebbe trovare nelle aggiunte, tutt'altro che secondarie, un valido incentivo ad esplorare ogni anfratto del mondo creato dal team, o di quelli prodotti dalla community.

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Little Big Planet 2

Disponibile per: PS3
Genere: Action/Platform
Sviluppatore: Media Molecule
Distributore: Sony Computer Entertainment
Publisher: Sony
Pegi: 7+
M. Online: Multiplayer online fino a 4 Giocatori
M. Offline: Multiplayer offline fino a 4 Giocatori - SplitScreen
Sito Ufficiale: Link
Data di Pubblicazione: 26/01/2011
Little Big Planet 2
8
8.5
9
9
148 voti
8.5
ND.
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9.5
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