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Nier - Recensione

Inviato il da Francesco Fossetti
Sul travagliato sviluppo di Nier e sulla sua duplice esistenza s'è già detto molto. Cioè che conta è che la prossima settimana il titolo esordirà sul mercato europeo in una singola versione, senza titolazioni aggiunte, per la gioia di noi videoplayer occidentali.
Nei piani di Square-Enix, infatti, questo strano Action RPG dovrebbe testimoniare l'intenzione di avvicinarsi al pubblico del vecchio continente, dai gusti intrinsecamente diversi rispetto a quelli della grande platea videoludica del Sol Levante. A onor del vero, ci tocca testimoniare che la visione che l'azienda ha di noi utenti europei è abbastanza contorta e fumosa. Il prodotto completo, giunto sugli scaffali dei negozi da qualche giorno, ha dimostrato di avere davvero poche qualità. Nier sembra, a conti fatti, un pastiche poco coerente di generi troppo eterogenei per stare assieme fra loro, affossato per altro da leggerezze tecniche e da una trama malferma e poco intrigante.
 
Risibile
In un nebuloso prologo che funge da lungo tutorial, il giocatore ha modo di conoscere gli antefatti della trama. Il protagonista, a cui può essere attribuito un nome a scelta dell'utente, è un uomo di mezza età, intento a lottare per la sopravvivenza della figlia. La giovane Yonah, infatti, ha contratto uno strano morbo, una malattia incurabile che decima la popolazione di interi villaggi e sembra pronta a cancellare tutta l'umanità. Al nostro eroe, oltre che sperare in un miracolo, non resta che occuparsi del sostentamento della famiglia, dedicandosi ai lavoretti commissionati dagli abitanti del villaggio. Questo almeno fino al giorno in cui, inseguendo la piccola Yonah in un tempio dimenticato, il nostro eroe non recupera uno strano libro senziente, il Grimoire Weiss. Oggetto di numerose profezie, questo tomo magico custodisce il segreto per debellare il morbo oscuro, diffuso poco sorprendentemente da un “libro rivale”; il malvagio Grimoire Noire.
Tralasciando la banalità dell'incipit e quella ancora più disarmante dei primi eventi, spiace constatare che Nier non si salva neppure dal punto di vista della caratterizzazione. Il protagonista e i comprimari non riescono a farsi ben volere dallo spettatore, e se gli artwork preparatori avevano mostrato qualcosa di buono, la realizzazione poligonale è quasi imbarazzante. Il nostro eroe dalle fattezze più che discutibili sembra inoltre dotato di un carattere lamentoso ed arrendevole. Gli scambi di battute con il sagace Grimoire Weiss rasentano il ridicolo, ricordando in più di un caso l'umorismo spicciolo delle comiche. Non giova inoltre il fatto che la localizzazione italiana sia del tutto assente; questo impedisce di fatto a molti utenti di comprendere appieno le povere battute di spirito del duo più improbabile della storia dei videogiochi. Anche l'arrivo di nuovi personaggi viene salutato in maniera poco elegante, con timidi riferimenti al basso corporeo. Con queste premesse, ed un plot che rifugge costantemente momenti epici e personaggi eroici, non c'è da meravigliarsi che la trama di Nier sia fra le più incolori degli ultimi tempi. Non si crea empatia, non ci sono emozioni risvegliate dal rapporto padre/figlia. Soltanto eventi noiosi che si trascinano stancamente per tutta l'avventura. Di tanto in tanto, qualche battuta sagace colorisce l'avanzamento, ma appare sempre fuori posto: Grimoire prova a ironizzare sui clichè dei giochi di ruolo e dello sviluppo videoludico, ma certe uscite starebbero meglio in bocca a Matt Hazard (una produzione chiaramente parodica) che sulle schermate di un titolo che non sa se prendersi troppo sul serio, o prendersi in giro.
Pastiche
Dal punto di vista del gameplay, Nier delinea il profilo di un action Rpg molto basilare. Il combat system è legato, molto canonicamente, alla pressione di pochi tasti: uno per concatenare attacchi con l'arma principale (può essere tenuto premuto per eseguire combinazioni più complesse), ed uno per effettuare un rapido sprint in avanti, capace di stordire gli avversari. A rendere più vario l'impianto dovrebbero pensarci i poteri magici del tomo fluttuante, che ci seguirà nelle nostre peregrinazioni. Con il grilletto sinistro, difatti, è possibile caricare una delle magie equipaggiate, sbloccabili gradualmente all'aumentare dei livelli o abbattendo i vari boss. Ci sono vari incantesimi con cui è possibile avere la meglio sui nemici: si posso evocare grosse mani con cui colpire gli avversari più vicini, scagliare lance d'energia mirando ai punti deboli degli avversari, attivare magie ad area che danneggiano tutte le presenze in un'area che circonda il protagonista. A conti fatti questa introduzione vivacizza lievemente gli scontri, che tuttavia in nessun caso richiedono troppa attenzione o molta strategia. Dosando bene parate, schivate in capriola e attacchi magici, è possibile distruggere tutti gli avversari in brevissimo tempo. Anche i boss danno poco filo da torcere, una volta individuate le routine comportamentali. A complemento di questa impostazione troviamo, assegnata al grilletto destro, la possibilità di sparare proiettili d'energia dalle pagine del libro. Secondo la folle idea del team di sviluppo, questo dovrebbe avvicinare Nier ad uno scrolling shooter dei primi anni '90. Tralasciamo, per non risultare impietosi, un giudizio sincero sull'efficacia di un'ibridazione del genere, e ci limitiamo a dire che il risultato a schermo è sicuramente in linea con la volontà dei creativi. Alcune schermate di gioco ricordano davvero i classici da sala, e persino i boss più coriacei si esibiscono in attacchi a distanza in cui vomitano sullo schermo tonnellate di proiettili luminosi e sfere di fuoco. Il compito del giocatore, in questi frangenti, sarà quello di rispondere al fuoco, schivando raggi e bolle esplosive come se si trovasse di fronte ad un nuovo Ikaruga. Di tanto in tanto, la telecamera di gioco asseconda in maniera più evidente le oscure trame dei game designer, posizionandosi “a volo d'uccello” ed inquadrando la scena dall'alto. Ripulire le stanze chiuse è quasi completare un “quadro” di Geometry Wars, ma senza la precisione del sistema di controllo. La possibilità di sparare proiettili senza nessun limite, inoltre, banalizza oltremodo gli scontri. Anche i nemici più testardi possono essere abbattuti mantenendo la distanza, e vomitando sui loro poveri copri sfere d'energia e proiettili luminosi. L'incedere si fa così banale e tedioso, laddove il battle system classico non offre mai serie alternative al button mashing, e viene addirittura disturbato da qualche problema con la telecamera.
Inutile dire, poi, che l'alternanza di queste sezioni lascia piuttosto interdetti, facendo incontrare due generi difficilmente conciliabili. Nier è un titolo che mescola stili di gioco così diversi che è davvero difficile, per un giocatore, accettare con serenità i suoi “balzi”. Oltre al passaggio dalle tre alle due dimensioni, infine, di tanto in tanto le schermate di gioco scoloriranno fino a diventare in bianco e nero o - ancora - scimmiotteranno le inquadrature fisse dei Survival Horror. Lasciato senza spiegazioni per tutte queste opinabili scelte stilistiche, il giocatore comincia a pensare di di trovarsi di fronte ad un contenitore di stramberie, un poco sofisticato sfogo artistico di qualche game designer poco creativo, che si è limitato a far cozzare stili di gioco e registri espressivi del tutto inconciliabili.
Se pure ci fosse, fra i lettori, qualcuno interessato alla strampalata commistione, bisogna contare che Nier non raggiunge vette d'eccellenza in nessuno aspetto: non sono necessari i riflessi estremi richiesti da R-Type e soci, né si mostrano qualità particolari sul versante ruolistico. Un fighting system semplificato ed una crescita del personaggio banale (in pratica, totalmente automatica), affossano il prodotto quasi senza appello.
A questo si devono aggiungere varie altre scelleratezze. In primis, la gestione dell'inventario, affidata interamente ad una lista di oggetti scritta sulle pagine di un libro. Confusa e poco chiara, sarà un impedimento anche nelle fasi avanzate dell'avventura. Interessante sarebbe però l'idea di abbandonare l'oggettistica classica accogliendo, al posto di armature e armi, le parole. In pratica, in Nier è possibile di modificare le proprietà di armi e magie utilizzando segmenti di parole oscure che possono influire sull'essenza ultima delle cose, raccolti randomicamente dai nemici. A conti fatti però, questo sistema non viene sviscerato a dovere, e mentre in Avalon Code un concetto del genere risulta sensibilmente più curato, in Nier l'utilizzo delle “parole magiche” si riduce semplicemente alla scelta del sintagma più conveniente. Ci sarebbe un certo fascino nell'avvicinamento alla magia verbale della Cabala o dei misteriosi riti ebraici, ma ovviamente è un fascino tutto potenziale, che i creativi non hanno né coltivato né opportunamente declinato.
Poco coinvolgente è anche la progressione. Il mondo di Nier è strutturato a grandi compartimenti stagni, macro-zone che si estendono ai margini del villaggio centrale, in cui si deve ritornare ogni giorno per prendersi cura della piccola Yonah. Al di là del fatto che il backtracking reiterato stimola un discreto nervosismo, il ritmo della progressione è piuttosto blando. Ai combattimenti, di per sé ripetitivi, si alternano sessioni in cui dedicarsi alle esose richieste degli abitanti del villaggio, in quello che sembra un emulo mal riuscito di Harvest Moon (fra pecore da mungere e cinghiali da uccidere). Le timide incursioni di un minigioco dedicato alla pesca o di un Crafting system basilare e semplificato, sono retaggio di un'eredità ruolistica davvero troppo abusata per risultare in qualche modo attraente.
Stilisticamente
Anche dal punto di vista tecnico, Nier ha poco da dire. I modelli poligonali sono abbastanza grezzi, e anche quelli dei protagonisti lasciano poco meravigliati. Affatto curati dal punto di vista del design artistico, mostrano facce discutibili e prive di espressività, portando sullo schermo alcuni dei protagonisti meno riusciti della recente storia videoludica. Animazioni semplificate al massimo, interazione ambientale ridotta, sono fra i grandi difetti della produzione. Anche la modellazione ambientale, per quanto trasporti l'utente in zone aperte e discretamente vaste, non meraviglia in nessuna occasione, dipingendo anzi panorami spogli e piatti. Nelle prime ore di gioco, manca anche un solo orizzonte sinceramente ammirevole. La texturizzazione è piatta e poco convincente, e ignora bellamente tutte le conquiste fatte in questa generazione per quel che riguarda mappe superficiali e texture in alta definizione. Molto meglio il fronte degli effetti speciali, che non risparmia qualche esplosione d'energia degna di nota, o il design di alcuni mostri, sommariamente gradevole. Ma questi dettagli positivi si perdono nel desolante profilo tecnico della produzione.

Decisamente sotto tono il comparto sonoro. Da una parte abbiamo un doppiaggio inglese abbastanza standardizzato, che non si fa scrupolo di utilizzare i “clichè vocali” più spiccioli per caratterizzare l'inflessione dei protagonisti. Dall'altra un accompagnamento musicale assolutamente snervante, fatto di cori sacri, inni, lugubri sviolinate. Di per sé le musiche sono ottime e ben caratterizzate, ma collocate come sottofondo senza variazioni, si ripetono in loop per lunghe mezz'ore, diventando fastidiose dopo poco. E sperate di non dover mai mettere il gioco in pausa, o le note dei temi principali continueranno a stressarvi le orecchie.
Nier è un titolo decisamente deludente. Le premesse su cui si fonda sono instabili, traballanti, malsicure. L'idea è infatti quella di creare un action RPG fortemente contaminato, in cui ripetute incursioni di altri generi ludici si intersecano con la struttura portante. Ma fra i tediosi compiti delle “simulazioni di vita rupestre” e i proiettili luminosi degli shooter 2D, quello che viene consegnato al giocatore è un pasticcio senza capo né coda. Non solo: nessun aspetto del gioco viene approfondito a sufficienza, e ci si ritrova così per le mani un battle system semplificato, un mondo che non richiede di essere esplorato, una serie di quest ripetitive ed una curva di difficoltà non certo bilanciata.
Ma il difetto più grande di Nier è forse tutto l'impianto stilistico. Locazioni triviali sono popolate da protagonisti dal design discutibile, che non riescono a far breccia nei cuori dei giocatori, con i loro modelli poligonali goffi ed i modi ridicoli ed eccessivamente drammatizzati.
Nier è, in definitiva, una di quelle produzioni che saranno presto dimenticate. Una sperimentazione stravagante ma senza estro, un gioco nato senza identità.
VOTOGLOBALE5
Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

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Nier

Disponibile per: XBOX 360 | PS3
Genere: Azione/Avventura
Sviluppatore: Cavia
Sito Ufficiale: Link
Data di Pubblicazione: 23/04/2010
Nier
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85 voti
5.6
ND.
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Nier ha avuto una scarsa pubblicizzazione, una strana (a dir poco) presentazione con due titoli diversi per il Giappone e gli altri continenti, pochi ...[Continua a Leggere]
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