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Red Dead Redemption - Recensione

Inviato il da Andrea Vanon
Il Far West, negli anni, ha ispirato il mondo dell’intrattenimento a tutti i livelli.
Scavando nel meglio di ciascun settore non possiamo fare a meno di citare Bonelli e Tex Willer per la carta, Sergio Leone e Clint Eastwood (ma anche John Wayne) per il cinema e il binomio Rockstar - Red Dead Revolver per i videogiochi: la prima produzione videoludica in grado di veicolare tramite joypad tutta la magia che i maestri della pellicola e dell’inchiostro avevano saputo infondere in quel mondo lontano, fatto di saloon, sceriffi e pistoleri.
Quello del lontano 2004, tuttavia, fu solo un esperimento -per quanto ben riuscito- di quanto il team newyorkese aveva in mente per il futuro di questo affascinante brand.
Alcuni anni dopo, infatti, venne annunciato Red Dead Redemption; non un vero e proprio sequel ma un’evoluzione del marchio, un free roaming di dimensioni mai viste prima, interamente ambientato lungo le regioni occidentali degli Stati Uniti d’inizio ‘900.
Una vera e propria sfida per il team responsabile dei natali di Grand Theft Auto, un’impegno esponenzialmente maggiore rispetto alla “semplice” ricostruzione di uno spaccato dell’America moderna (GTA IV).
Ebbene, a meno di una settimana dalla release, prevista per Xbox 360 e Playstation 3 il 21 Maggio, è giunta l’ora di verificare se tutte le promesse sono state mantenute e se l’hype da vero e proprio Game Of The Year verrà soddisfatto.
 
A man with no name
Red Dead Redemption - recensione - PS3 Stazione ferroviaria di Blackwater, West Elizabeth: un uomo dall’aria non proprio raccomandabile viene accompagnato da due individui in ghingheri alla banchina di partenza per il New Austin, terra di confine dove la modernizzazione tarda ad arrivare e i banditi trovano terreno fertile per ogni genere di malefatta.
Durante il viaggio l’uomo ascolta in silenzio il chiacchiericcio dei passeggeri, intenti nelle conversazioni più disparate: dalla “questione” Indiani d’America all’importanza della fede in Dio, e prova ad immaginarsi, volando col pensiero già a destinazione, cosa lo attende.
Poco dopo scopriamo che quell’uomo è John Marston, il nostro (e vostro) nuovo beniamino.
La storia di John è delle più classiche: orfano di madre (prostituta) e padre (giocatore d’azzardo) sin dalla più tenera età, crebbe in un orfanotrofio dove, complici compagnie non proprio raccomandabili, prese il via una carriera che lo portò alla co-conduzione di una pericolosa banda di fuorilegge.
Tempo dopo, sperando di lasciarsi tale carriera alle spalle, John si ritirò a vita coniugale; una bella moglie, tre figli e un’esistenza, almeno per qualche tempo, abbastanza serena.
Il passato, però, non intendeva abbandonare il nostro eroe, il che ci riconduce al motivo del suo lungo viaggio in treno: il governo ha infatti preso in ostaggio i suoi cari, obbligandolo a diventare cacciatore di taglie e mettersi sulle tracce di Bill Williamson, l’uomo che ai tempi della banda chiamava “fratello”.
Questa scomoda situazione, oltre ad avere notevoli ripercussioni psicologiche sul protagonista, lo porterà ad un lungo viaggio, sin nell’entroterra messicano; un’avventura caratterizzata perlopiù dall’incontro/scontro con numerose personalità e con realtà diametralmente opposte tra loro: dalla problematica gestione di un Ranch alla rivoluzione contadina oltre frontiera.
Nonostante tocchi molte problematiche diverse, dalle più superficiali alle più impegnate, il plot di Red Dead Redemption rimane sempre ben focalizzato -come il suo protagonista- sulla ricerca dell’amico/nemico Bill, attingendo alla storia americana con garbo e rispetto, per conferire spessore e credibilità all’azione a schermo piuttosto che per mandare un messaggio o costringere il giocatore a schierarsi.
Che la si completi in quaranta, sessanta o cento ore (a seconda dell’approccio più o meno sbrigativo), la campagna principale dell’ultima produzione Rockstar saprà tenere costantemente vivo l’interesse del giocatore, grazie ad un intreccio affascinante e, a differenza di GTA IV, una strutturazione molto meno frammentaria.
Un copione di valore, tuttavia, non sarebbe tale se a recitarlo non vi fossero protagonisti di paragonabile livello; Red Dead Redemption, essendo Rockstar maestra nel character desing, non deficita nemmeno sotto questo aspetto, proponendo una schiera di protagonisti e comprimari di assoluto valore e d’invidiabile profondità, sui quali spicca, trionfalmente, John Marston.



L’ultimo aspetto da tenere in considerazione è la collocazione ove l’intreccio narrativo prende forma e si sviluppa: ebbene da questo punto di vista, ancor più rispetto a quelli sinora analizzati, siamo di fronte ad una nuova frontiera nella riproduzione dello spaccato di una società, di un’epoca e di un angolo di mondo.
Il mondo di Redemption è quanto di più “vivo” e “reale” si possa trovare, ad oggi, in un videogioco; la vita negli insediamenti urbani scorre lungo le ventiquattro ore: è proprio per questo che, con un minimo di attenzione, potremo trovare un placido negoziante ad un tavolo di poker dopo l’orario di chiusura o un ubriacone molesto rinchiuso nell’ufficio dello sceriffo la mattina dopo.
La puntigliosa caratterizzazione non si ferma agli sporadici agglomerati ma, anzi, viene applicata in maniera ancor più approfondita alle enormi distese che compongono un’ambientazione di ben 72 Km².
Ogni zona sarà caratterizzata da una differente combinazione di flora e di fauna che inciderà attivamente sul gameplay: vi potrete infatti ritrovare coinvolti in battute di caccia alla ricerca di preziose pelli di Daino sulle alture di Cholla Springs, in fuga da un’assalto notturno da parte di un branco di Lupi (o di Puma) sulle colline di Gaptooth Ridge o ancora all’inseguimento di cavalli allo stato selvatico, intenti ad abbeverarsi lungo le sponde del Rio Bravo.
Ma l’aspetto indubbiamente più interessante è il comportamento di tali animali, governato da micro-routine comportamentali completamente diverse tra loro.
Mentre Cervi e Bisonti al solo percepire la presenza umana se la daranno a gambe levate i Lupi, i Coyote o i Puma tenteranno di attaccare in branco, soprattutto se forti delle tenebre; in questo caso il ferimento a morte di uno o più membri porterà l’intero branco a disperdersi.
Il comportamento degli animali è così curato che, con la dovuta pazienza, sarà possibile osservare gli avvoltoi volteggiare sulle carcasse, posarsi nelle vicinanze e far compagnia alle mosche nella ripulitura della carogna; allo stesso modo un comportamento troppo superficiale potrebbe portare, rimuovendo il cumulo di pietre sbagliato o frugando tra le erbacce con disattenzione, ad un debilitante morso di serpente.
In un contesto del genere, in ogni caso, non saremo sempre protagonisti circondati da eventi scriptati, anzi, molte volte capiterà di essere spettatori di altrui battute di caccia, di osservare sceriffo e vice all’inseguimento di un malvivente o d’imbatterci in accampamenti dove il tepore del fuoco ed un racconto (o una discussione politica) ci terranno compagnia mentre il tempo farà il suo corso.

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Red Dead Redemption

Disponibile per: PS3 | XBOX 360
Genere: Azione
Sviluppatore: Rockstar San Diego
Distributore: Take2 Interactive
Pegi: 18+
Lingua: Inglese con Sottotitoli in Italiano
M. Online: Multiplayer online fino a 8 Giocatori
Sito Ufficiale: Link
Data di Pubblicazione: 21/05/2010
Red Dead Redemption
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9.5
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8.9
ND.
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