The Last of Us > Anteprima
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The Last of Us - Anteprima

Inviato il 08/02/2012 da Lorenzo "Kobe" Fazio
The Last Of Us è l’esempio calzante di come il marketing giochi un ruolo primario in qualsiasi strategia commerciale videoludica. Creare il giusto hype è vitale almeno quanto lo è infondere la giusta tensione e impazienza nei riguardi del fatidico day one. Dove un tempo bastavano pochi articoli in qualche rivista specializzata per scaldare i cuori dei fan, oggi è addirittura necessario anticipare i trailer con teaser trailer che creino hype per i trailer stessi, che a loro volta hanno il dovere di richiamare l’attenzione sulla produzione di turno. Scatole cinesi, effetto matrioska, chiamatelo come vi pare, ma questo perverso e cannibalistico meccanismo di cross-promotion funziona. Per quanto la sindrome da “morte dell’arte” abbia investito anche i videogiochi, complice anche un Giappone realmente in difficoltà, operazioni commerciali come quella messa in piedi da Sony per The Last Of Us ci dimostrano come siamo facilmente manipolabili e suscettibili, se si fa leva sul giusto punto nevralgico.
Ma poco importa. Chi siamo noi per giudicarci? Cosa possiamo farci se ci è bastato un trailer (non teaser per fortuna) e l’inappuntabile curriculum di Naughty Dog per farci venire l’acquolina in bocca? Forse niente. O forse rincarare la dose con un’altra infornata di stuzzicanti novità.
Gli ultimi due
The Last of Us - anteprima - PS3 Ellie è una sveglia e intraprendente ragazzina di 14 anni. E’ orfana e non ha mai preso la metropolitana. Non ha mai visitato l’Europa e, a dirla tutta, non ha idea di cosa significhi fare shopping per le vie del centro. Quando è nata il mondo era già così come lo ha trovato: piccolo, pericoloso e rinchiuso nella zona di quarantena di Boston. Meno di vent’anni prima, una vera e propria infezione dilagante aveva cambiato per sempre il corso della storia e dell’umanità.
Anche se ancora non era nata, Ellie conosce benissimo la storia. Prima che tutto iniziasse, la parola Cordyceps era nota solo a pochi studiosi e fanatici di natura. In sostanza si tratta di piccole spore, o per meglio dire funghi, che avevano la capacità di costringere organismi semplici come le formiche a suicidarsi, al fine di garantire la sopravvivenza del parassita e la sua eventuale trasmissione ad altri simili. Era una cosa curiosa, per quanto grottesca, che molti scherzosamente affiancavano all’immaginario zombie. Tutto divenne meno “interessante” quando i Cordyceps divennero capaci di infettare l’essere umano. Alcuni morivano, altri sviluppavano un’aggressività fuori dal normale e si scagliavano come furie contro chi invece non era ancora entrato in contatto con il parassita. Il morbo si trasmetteva via aerea, così ogni posto smise di essere sicuro. Fu il panico. Il panico e la fine.
L’umanità resisteva per lo maggior parte protetta in aree di quarantena come quella in cui vive Ellie, con la consapevolezza di poter respirare tranquillamente, ma di dover evitare a tutti i costi alcune zone dove le spore erano concentrate e vivendo con il continuo timore di risultare positivo ai test anti-contaminazione e di essere uccisi sul posto.
L’altro protagonista di questa storia è Joel. Ormai sulla soglia dei cinquanta, non possiede la candida innocenza e ingenuità di Ellie. Lui ha conosciuto il mondo prima dell’apocalisse e come la maggior parte delle persone investite dalla tragedia è stato costretto a compiere scelte morali disprezzabili e dettate dalla necessità di sopravvivere. Il suo passato è torbido, così come il suo presente, tutt’altro che privo di dense nubi: spaccia droga e armi all’interno della zona di quarantena. Vive da persona al limite, in una zona di limite, costantemente minacciato dai Cordyceps e dagli addetti di sicurezza poco inclini a tollerare attività illegali come la sua.
Joel è un uomo consumato dalla vita e assolutamente disincantato: conosce il Bene e il Male, ha salvato vite e ne ha tolte altrettante. Sa come sopravvivere e come uccidere.
Per un motivo ancora sconosciuto gli è stata affidata una missione: portare Ellie fuori dalla zona di quarantena. Questo però sarà solo il primo passo di un piano ancora avvolto nel mistero e che porterà il duo a viaggiare lungo tutti gli Stati Uniti.
Sono queste le premesse narrative che faranno da sfondo all’avventura e al mondo immaginifico di The Last Of Us. La nuova creatura di Naughty Dog ha fin da subito fatto tornare in mente sia Io Sono Leggenda, che Enslaved, produzione Namco-Bandai che riscosse un più che discreto successo di critica. Il motivo di tali richiami è presto detto: l’ambientazione. Lo scenario post-apocalittico creato dagli artisti di Naughty Dog segue la nuova visione del mondo senza umanità, così lontano dagli scorci steam-punk, quando non infernali e desertici, a cui eravamo abituati solo qualche anno fa. La nuova Terra è infatti tornata nelle mani della sua originaria proprietaria: Madre Natura. Le costruzioni dell’uomo fungono da appigli per alberi e edere, mentre il ferro battuto arrugginisce e si piega alla volontà, nuovamente dominatrice, dell’animale e del vegetale.
I primi artwork e filmati hanno già saputo ammaliare in questo senso. Palazzi e strade fagocitate dalla giungla, rumori ferini a sostituire clacson e rombi di motore, corsi d’acqua che sconvolgono la razionale struttura urbana e architettonica con cui vennero costruite le città, simbolo del dominio assoluto dell’uomo. E’ difficile non scorgere un po’ di Uncharted in tutta questa vegetazione, ma è un’associazione incapace di creare fastidiosi dejà-vu, quanto una ferrea speranza di incorrere in ambientazioni altrettanto affascinanti ed estetizzanti.
La stessa infezione che sconvolge l’umanità è di origine naturale: non si tratta di zombie creati in laboratorio, ma di parassiti che aspirano a diventare la nuova specie dominante sul pianeta. E’ la rivincita di Madre Natura che, con la forza, riprende il controllo della Terra, la stessa che la presunta razionalità dell’uomo avvelena di continuo.
A questo tema, già estremamente attuale, se ne legherà poi un altro, fondamentale nell’economia del videogioco e del suo gameplay. La maggior parte dei nemici che dovrete affrontare infatti, non saranno umani infettati dai Cordyceps, ma altri sopravvissuti che cercheranno di uccidere il duo per appropriarsi dei loro averi. Anche qui ci sono lontane eco di un’altra opera letteraria e cinematografica: La Strada (The Road). Come nel capolavoro di Cormac McCarthy, anche in The Last Of Us l’apocalisse non ha fatto altro che rivelare la parte peggiore di ognuno di noi, l’estrema conseguenza della sopravvivenza: la lotta fratricida, se non proprio il cannibalismo come accadeva invece nel romanzo.
Violenza della natura e sopravvivenza a tutti i costi: queste saranno le principali tematiche toccate dal videogioco e affidate al duo protagonista assoluto dell’avventura. Ellie e Joel appaiono sin da ora ben amalgamati proprio perché così diversi, così opposti. Le domande della prima, spingeranno l’uomo a una violenta riconsiderazione della propria scala di valori, mentre quest’ultimo, dal canto suo, costringerà la ragazza a una veloce maturazione in numerosi aspetti. Non mancherà insomma neanche una spruzzata di temi prossimi al romanzo di formazione.
La struttura artistica, sul piano visivo e narrativo, sembra insomma di prim’ordine e dotata della giusta personalità, nonostante le tante fonti d’ispirazione.

The Last of Us

Disponibile per: PS3
Genere: Survival Horror
Sviluppatore: Naughty Dog
Sito Ufficiale: Link
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