Uncharted 2: Among Thieves - Anteprima
Inviato il 03/06/2009 da Francesco Fossetti Fra i protagonisti più in vista della Conference Sony, Uncharted 2 è stato senza dubbio uno dei più applauditi, assieme a God of War 3. Il titolo Naughty Dog ha monopolizzato anche l'attenzione del pubblico assiepato sullo showfloor, grazie alle numerosissime postazioni in cui era possibile testare il prodotto. Tre le opzioni presenti: agli utenti era data la possibilità di attraversare un intero livello del single player (quello mostrato qualche settimana fa, grazie ad un lungo filmato reso disponibile da Sony), di sfidarsi online nelle modalità competitive, o di provare l'inedita variante del Co-Op mode, un gradito annuncio che accogliamo con favore. Mentre lasciamo gli approfondimenti legati all'online mode competitivo ad un apposito articolo redatto grazie alla Beta Multiplayer (già disponibile), ci pare opportuno, in questa sede, fare una cronaca più o meno dettagliata dei due livelli mostrati, e soffermarsi sulle caratteristiche della modalità cooperativa.
ATTENZIONE: Di questo gioco abbiamo pubblicato la RECENSIONE
Come in un filmÂ...
Nel corso della conferenza, anzitutto, una lunga gameplay session ha mostrato quello che sembra un livello avanzato dell'avventura. Nathan, accompagnato dalla sua nuova partner, si trovava all'interno dei fatiscenti palazzi di una metropoli sudamericana. Qualche rapido scambio di battute rivela al pubblico che lo humor cinico del protagonista accompagna ancora una volta lo storytelling. E poi comincia l'azione vera e propria: Nathan si arrampica, lungo le pareti diroccate della struttura, fino alla sua sommità . Ed allora appare uno spettacolo inimmaginabile. Lo sguardo del player si poggia sull'intera megalopoli, che torreggia giù nella valle, ammassando grattacieli e casupole. Un inurbamento incontrollato e confusionario, su cui svettano alcuni palazzi, che sovrastano le baracche più povere. La draw distance è spaventosa: oltre l'immensa distesa di case, chiusa fra il profilo minaccioso di due monti, si apre un valico montano che conduce verso la vera meta del viaggio: una cima nevosa, un picco dimenticato, ammantato dai ghiacci perenni. Tutto il setting del gioco, insomma, sotto gli occhi increduli della platea, è calcolato in tempo reale, con una perdita di dettaglio irrisoria. Anche il profilo artistico di Uncharted 2 appare imponente, maestoso: se già le ambientazioni del primo capitolo erano sembrate vibranti, ben costruite, ripescate da un immaginario collettivo ben radicato (le rovine dei conquistatori spagnoli), il secondo capitolo porta sulla scena una location disincantata, matura, moderna. Si è già discusso, in occasione della GDC, sull'influenza di questo cambio repentino, e la gameplay session ce ne dà conferma: l'incredibile agilità di Nathan, in un ambiente urbano, trova modo d'esprimersi sfruttando le asperità dei muri diroccati, i piloni dell'elettricità , le insegne luminose: un level design che finalmente abbandona abusate pareti rocciose e balconi naturali. Il viaggio di Nathan attraversa spazi più concreti della città , di finestra in finestra. Il protagonista irrompe negli appartamenti, esce di nuovo per aggrapparsi alle grondaie, si lancia su tetti rossi di tegole, dimostrando un dinamismo eccezionale. Tutta l'azione, in realtà , pare molto più ritmata rispetto ad una qualsiasi altra sessione del primo capitolo: Nathan e compagna, infatti, sono braccati da un elicottero militare, che li insegue con inaspettata tenacia. Mentre tentano di nascondersi nei palazzi cadenti, il Chopper gli vomita addosso una pioggia di piombo. Detriti e scintille si accampano di getto sullo schermo. I due cercano si rifugiano negli appartamenti abbandonati, ma incontrano la resistenza dei soldati, che li raggiungono in fretta. Il sistema di coperture torna dunque ad essere padrone dell'azione, evidenziando però un dinamismo più acceso: adesso è possibile rovesciare tavoli e mobilio per creare ripari occasionali, distruggere con una granata ben piazzata i fragili balaustri di legno che pure i nemici organizzano come possono, sfruttando l'arredamento delle stanze. L'engine fisico gestisce un numero molto elevato di oggetti: i tavoli vanno in frantumi, le suppellettili cadono. Torna poi a manifestarsi la potenza distruttiva dell'elicottero, che non ha arrestato la sua caccia: divelle con un missile un'intera parete, costringendo Nathan a proseguire la sua fuga. La progressione appare davvero serrata, d'una velocità vertiginosa, mentre i pregi della regia dinamica inquadrano i salti del protagonista con precisione impeccabile. La sceneggiatura studiata dal team di sviluppo è eccezionale, rapidissima, coinvolgente. Insomma, se già il primo Uncharted recuperava una struttura ludica sdoganata da Gears of Wars, il secondo capitolo sembra aver fatto propria la lezione di Epic Games, veicolando un gameplay più fluido, meno statico, da adattare ad un ambiente in continua evoluzione. La breve sessione di gioco termina di lì a poco: stanco della strenua resistenza del duo di protagonisti, l'elicottero prende decisioni drastiche. Comincia a bombardare la parte inferiore dell'edificio in cui si trova Nathan, per farlo crollare. La stanza si inclina, il pavimento trema. Tutti gli oggetti scivolano lungo l'asse instabile del terreno, verso la voragine immensa che la furia del piombo ha aperto sulle pareti. Non c'è tempo: anche Nathan viene trascinato verso la fine. Tutto il palazzo si piega, sull'orlo del collasso. La salvezza è proprio di fronte: appena prima del crollo, Drake spicca un salto, verso le vetrate di quello che pare un ufficio ubicato nel palazzo adiacente. E poi si volta, per guardare l'ennesima morte atroce a cui è scampato per miracolo. Le impressioni estremamente positive avute già dopo la prima dimostrazione filmata, si intensificano grazie a quanto mostrato nella conference. Uncharted 2 sembra davvero uno di quei prodotti in grado di fare la differenza, un action game solidissimo, con un'ambientazione visivamente eccellente, fuori dai canoni classici del genere (anzi, forse dai canoni del level design moderno in generale). Ovviamente il tutto dovrà essere supportato da una sceneggiatura all'altezza, dalla stessa cura maniacale per la ricostruzione storica, dall'alternanza perfetta fra fasi action e sessioni esplorative. Per valutare elementi di questo genere bisogna attendere il prodotto finito, ma da quando ha portato su Playstation 2 la trilogia di Jak & Daxter, Naughty Dog ci ha abituato a standard qualitativi piuttosto alti, per quanto riguarda ironia di fondo, caratterizzazione dei protagonisti e impianto narrativo. Il primo Uncharted era una piccola perla, in grado d'un colpo di superare tutte le conquiste archeologiche di Lara Croft, che portava sulla scena un moderno Indiana Jones, sarcastico e dissacrante. E crediamo, davvero, che né Nathan né i creativi del team abbiano perso la loro verve.
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